Il blog di Antonio Tombolini

Amare Stanley Moss

A

“Avrei preferito essere gli spaghetti alla carbonara del Tempo”

Tobia mi ha incautamente inviato una poesia di Stanley Moss, che tra l’altro è suo padre. Approfittando bassamente della sua amicizia, ve la ripropongo qui, senza chiedermi se ci siano su diritti non diritti ecc… E come se non bastasse, ve ne fornisco sotto una mia traduzione non autorizzata.

Allegory of Time
If I could I’d gorge on Time, twirl hours on my fork
and wipe my plate clean with my daily bread,
but I am Time’s pretzel, his pistachio nut.
I wish I were Time’s spaghetti carbonara.
I’m what Time munches on, kept on the bar
long enough for the waitress to take the order,
for Time to be seated whoever he is –
this godlike No God who little by little
devours me. Eat, eat, my Lord,
you will not swallow me in one gulp.
I will give you such indigestion in Paradise
with my hard head, stiff neck, broken bones,
you will wish you were never born. Eat.
You may think, Wise Guy, you can fart me out,
but what about Mount Etna, Mount St. Helen,
who were those nobodies?
Invisible universal glutton,
you had better let me stay around awhile.
Eat your sheep, not this Jew.

(Traduzione italiana mia, miserere)

Allegoria del Tempo
Se potessi mi abbufferei di Tempo, avvolgerei le ore con la mia forchetta
e pulirei ben bene il piatto col mio pane quotidiano,
ma sono io il salatino del Tempo, la sua nocciolina di pistacchio.
Avrei preferito essere gli spaghetti alla carbonara del Tempo.
Io sono ciò che il Tempo sgranocchia, lasciato sul bancone
giusto il tempo che la cameriera possa prendere la comanda,
che il Tempo possa sedersi, chiunque egli sia –
questo simildio-Non-Dio che poco a poco
mi divora. Mangia, mangia, mio Signore,
non mi ingoierai in un boccone.
Ti farò venire una tale indigestione in Paradiso
con la mia testa dura, il collo rigido, le ossa spezzate,
che ti augurerai di non esser mai nato. Mangia.
Potresti pensare, Sapientone, di scorreggiarmi via,
e a proposito che mi dici dell’Etna, e del Sant’Elena,
chi erano quei nessuno?
Invisibile ingordo universale,
avresti fatto meglio a lasciarmi qua in giro ancora un po’.
Mangia le tue pecore, non quest’ebreo.

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