Il blog di Antonio Tombolini

Buon anno, secondo me

B

Matilde e la gioia del paneBilanci, certo, se no a che serve la fine dell’anno?

Lascio
stare, almeno qui, i bilanci sulla cosa pubblica, o sulle cose
pubbliche
. Non perché’ non siano importanti, o non mi/ci riguardino
(al contrario!).
Ma perché qui, ora, mi va di
condividere con voi, oltre all’augurio per l’anno nuovo, qualche
piccola considerazione su quel che mi é accaduto quest’anno, su com’é
andata a me, insomma, per quel che vale.

Una cosa
su tutte: Matilde. Certo, lo so, è nata l’anno scorso. Ma è
quest’anno che ci siamo resi conto di quanto sia stata – e sia –
importante per noi, per me, per Patrizia, per Stefano, per Caterina.
Per quanto mi riguarda, mi ha cambiato la vita: i ritmi di vita, il
modo di vivere, le cose che faccio ogni giorno, e quelle che non
faccio.
Sono tornato (o forse finalmente diventato), come usa dire, un po’ più bambino, questo è sicuro: sono perciò
diventato un po’ più saggio, anche questo è sicuro.

Mi ha
cambiato la vita, Matilde, e di conseguenza ha cambiato anche la…
Vyta, nel senso di Vyta.com, nel senso del mio lavoro. E’ un argomento
che non mi è facile spiegare qui, comunque ci provo: la nascita di Matilde mi
ha portato a comprendere ancora di più che le cose vere, autentiche,
quelle importanti sul serio, hanno bisogno di tempo per crescere, e non
sono mai definitivamente fatte, e spesso, proprio come Matilde, arrivano quando non te le aspetti più, e quando quasi non ne parli neanche. Questo tempo, per Vyta, me lo sono
preso, me lo sto prendendo. E l’idea, il progetto di Vyta, continua e
continuerà a crescere, a modificarsi.

Domani, per esempio, giorno di Capodanno, sarà online la prima versione stabile, diciamo una specie di Vyta.com 1.0 🙂

Infine.
Infine l’amicizia.
E’ un tema di cui in genere non parlo mai. Ma che ho
molto a cuore, da sempre. Ho la mia opinione su questo, s’intende. O
meglio, ho su questo un’opinione che ricalca quella che mi si stampò
dentro tanti anni fa, quando mi capitò di leggere un prezioso libretto
di C.S. Lewis, I quattro amori. Affetto, Amicizia, Eros, Carità.

Dell’amicizia
Lewis dice che è tutt’altro rispetto a quel sentimento puerile che di solito gli
attribuiamo. Una vera amicizia non è quella che serve ad avere una
spalla su cui piangere al momento opportuno. Una vera amicizia non è
l’affetto un po’ posticcio che riversiamo su qualcuno in surroga di
qualche affetto più vero che non abbiamo o non abbiamo più. Una vera
amicizia non è avere qualcuno cui ricorrere come ultima spiaggia
quando non sappiamo più che fare.

L’amicizia
è quel legame che unisce non chi si guarda negli occhi (come
nell’eros), a tu per tu: l’amicizia è il legame d’amore tra chi guarda
in avanti verso lo stesso punto, nella stessa direzione, verso la
stessa meta, e cammina insieme verso di essa. E l’amicizia cessa quando gli sguardi e il cammino iniziano a divergere, può succedere, e succede.

Per
questo l’amicizia può anche essere buona o cattiva, in dipendenza della
meta. Per questo si può essere amici anche contro gli altri, ma
amici.

Ecco
perché non mi piace assolutizzare l’amicizia, col rischio di farne un feticcio patologico. Ecco perché ogni volta
che qualcuno me ne parla, o usa troppo disinvoltamente il termine,
rivestendolo dell’immancabile melassa, mi torna a mente l’ammonizione
di Aristotele: Amicus Plato, sed magis amica Veritas, Platone mi è
amico, ma ancor più amica mi è la verità.

Vivere
così l’amicizia e le amicizie, quest’anno, mi ha aiutato ad evitarne le derive
patetiche, a filtrare le amicizie vere da quelle fasulle o interessate,
a non soffrire per quelle che – evidentemente fragili – erano destinate
a rompersi, e si sono rotte. Come mi ha aiutato a percepire il piacere
della solidità di un’amicizia fatta di cammino e di fatica comune
verso una comune meta, capace di reggere – e anzi di nutrirsi e
crescere – anche dei momenti di difficoltà e di attrito.

Buon anno a tutti voi, e a tutti quelli che amate.

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