Il blog di Antonio Tombolini

Cercando di capire /4

C

Referendum per l’abrogazione delle norme che escludono la responsabilità civile dei giudici: vinto. Vanificato da legge in senso opposto.
Referendum per l’abrogazione del Ministero dell’Agricoltura: vinto. Nasce per legge il nuovo Ministero delle Politiche Agricole.
Referendum per l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti: vinto. La legge lo reintroduce, più ricco di prima.
Referendum per la privatizzazione della RAI: vinto. La RAI eccola lì.
Referendum per l’abrogazione delle trattenute sindacali da parte del datore di lavoro: vinto. La Confindustria fa l’accordo coi sindacati per ristabilirlo.
Eccetera.

Conclusione: da tempo gli Italiani hanno sperimentato (per rimanere all’ambito referendario, ma l’analisi ci sta già conducendo a una prospettiva più ampia) che chi detiene il potere può, se vuole, permettersi di buttare nel cesso le deliberazioni referendarie, senza che nessuno glielo impedisca. Questo è per me uno dei principali motivi di questa vasta astensione.

Domanda: ma se è così, visto che si tratta di un’analisi da tempo fatta e condivisa in casa radicale, perché i radicali hanno voluto ugualmente promuovere questi referendum?

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  • Impavidi idealisti? Talebani della coerenza?
    E io perchè continuo a votare alcuni o a non votare candidati, quando poi con le quote proporzionali il “Partito” sulla poltrona ci pone chi vuol’esso, tipo i classici trombati illustri?
    Cosa muove la coscienza in queste battaglie contro i mulini a vento? (“Coscienza? Quale coscienza?” cfr. Marty Feldman – Frankenstein Jr.)
    E’ una domanda impossibile.
    Intanto col tuo permesso copio/incollo il breve riassunto dei referenda inutili.

  • a) perché una forza politica che non ha rappresentanti in Parlamento e voglia incidere (urgentemente e concretamente) nel reale non ha altri mezzi.
    b) perché (se si fosse vinto) avrebbe potuto essere un’occasione di portata storica per rinnovare questo Paese.
    c) perché era l’occasione per aggregare in modo non solo accademico o salottiero, ma eminentemente politico, quell’area liberale trasversale di cui questo Paese ha grande necessità.
    d) perché era la “cosa giusta”: e quando si fa la cosa giusta si può vincere o perdere, ma non si é mai sconfitti.

  • Perché, forse, si spera sempre che le idee giuste possano avere la meglio sull’idiozia; perché alle idee non si rinuncia volentieri; perché in Parlamento non c’è spazio per migliorare una legge del genere.
    Ma la realtà dei fatti è devastante: uno su quattro. Beh, tre persone attorno a me, le vorrei altrove, lontane.

  • Io mi sono rifiutato di fare la campagna per la raccolta firme. Era scontato il finale fin da subito. Certamente l’appoggio avuto nelle ultime settimane da giornali e altri partiti poteva sovvertire l’infausto risultato, ma così non è stato.
    E ora di una severa autocritica, come giustamente ha detto Capezzone. Ha vinto a posteriori la linea (purtroppo) minoritaria nel partito di Della Vedova, che individuava nella presenza nelle istituzioni l’indirizzo da prendere invece delle lotte fuori dal palazzo. E già tempo fa scrivevo di come la battaglia sul referendum sia di gran lunga più lunga e tortuosa di una battaglia per le elezioni, contrastata com’è da troppi paletti e burroni (raccolta firme, corte, quorum)
    Purtroppo al buon Marco bisogna fargli capire che non siamo più negli anni 70 e 80, ma siamo nel 2005, gli anni degli SMS di 160 caratteri e non dei colti lunghi monologhi.
    Proporrei al congresso una mozione di moratoria dello strumento referendario fino a quando non verrà cancellato il quorum.

  • ben strano questo modo di ragionare Salvio, le questioni che poni hanno gia’ avuto risposta nel secondo commento a questo post.
    La panacea che proponi quale sarebbe stata una bella allenza con i berluscones astensionisti, giovanardisti , casinisti o peggio peristi?
    Quella con il primo ministro muto, chiuso nella villa sarda silenziato da Ruini?
    Ragionare su astratte proposizioni di intenti, come quello della presenza nelle istituzioni dal di dentro piuttosto che la lotta fuori dal palazzo, e’ fin troppo facile, rasenta l’ovvieta’ ed e’ purtroppo, nel panorama politico attuale, inutile quanto dannoso. Spiegami come si fa ancora oggi, 14 giugno, dopo il voto referendario (se serviva un’altra dimostrazione ), a dare credito ad una presunta CdL (???) che esprime il suo meglio, ed e’ tutto dire, in Fini?

  • Dimenticavo:
    Pannella non si sara’ accorto che “non siamo più negli anni 70 e 80, ma siamo nel 2005, gli anni degli SMS di 160 caratteri e non dei colti lunghi monologhi.”,
    ma qualcun altro, piu’ giovane, difetta ugualmente della memoria recente.
    Il 1994 e’ tracorso da piu’ di un decennio.
    Berlusconi, dopo un po’ di apprendistato e di esilio forzato, ha imparato a capire bene quali sono i poteri forti con cui stringere alleanza, non certo i Radicali.

  • X SALVIO: ti sei rifiutato di raccogliere le firme perché gia sapevi, ecc.(un anno fa, tu gia sapevi…).Un po’ come gli astensionisti. Che si sono astenuti, ma adesso, ovviamente, esultano per aver vinto una battaglia cui non hanno partecipato. Bene: buon pro vi faccia. Ognuno fa i conti con sè stesso.
    Ma veniamo alla Politica. Ha vinto (sempre a posteriori) la linea Della Vedova? Ma ne sei certo? A me risulta che la “linea istituzionale” che tu e Della Vedova proponete sia stata sconfitta pochissimo tempo fa, con la campagna dell’ “ospitalità”. Quando (chi per un motivo, chi per l’altro) ci hanno mandati elegantemente a cagare.
    La Politica si fa con i FATTI. Tu cosa proponi di FARE?

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