Il blog di Antonio Tombolini

Considerazioni inattuali

C

Se non ne accennassi mi sentirei un codardo: ecco come la penso su un paio di cose in cui mi pare che l’unanime automatismo dell’opinione dominante possa andare pericolosamente nel senso del pensiero unico.
La recente sentenza Thyssen, che condanna penalmente a 16 anni di reclusione l’amministratore delegato della società, mi sembra un’aberrazione, oltreché una palese violazione della costituzione: la responsabilità penale è personale. Rinuncia a questo principio e addio stato di diritto.

Leggo, rileggo e leggo ancora: nonostante il disastro accaduto in Giappone, il nucleare mi pare, tra le tecnologie esistenti, la più sicura ed efficiente. Cui affiancare senz’altro altre fonti. Per l’Italia mi resta solo il dubbio che – in termini di rapporto costi-benefici – per l’Italia possa essere troppo tardi, dovrò studiare meglio questo aspetto.

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  • Bravo Tom,
    allora avanti con aziende insicure, centrali nucleari insicure, e disastri senza colpevoli.
    Sono certo che la sicurezza non si possa fare con le sentenze. Tuttavia quando è chiaro dalle indagini che vi è una palese consapevolezza di un grave rischio, e viene presa la decisione di accettare questo rischio per motivi economici in barba alla legge e al senso civile, non ci si sosrprenda o ci si lamenti se poi qualcuno viene a chiedere di pagare il conto.
    Il “pensiero comune” non è quello che tu critichi, ma quello che ha preso il controllo del tuo modo di ragionare.

    • Come vedi, Paolo, anche tu parli, giustamente, di “pagare il conto”, ed è quello che auspico anch’io. Ed è la giustizia civile quella che si occupa di far “pagare i conti”, anche in base al principio della responsabilità oggettiva, che invece non deve MAI essere applicato nella giustizia penale. Ah, una cosa, di passaggio: so che anche questo risulterà strano e magari anche un po’ “urtante” all’orecchio (sorry) del pensiero unico dominante, ma attenzione, i “disastri senza colpevoli” a volte accadono. In fondo chi cerca a tutti i costi un “colpevole” per es. nel disastro che ha colpito il Giappone, non è molto distante dalle posizioni di un De Mattei qualsiasi: http://goo.gl/45jbW
      Lui cerca il colpevole nel peccato dell’uomo, altri nella kattiveria del kapitale, e invece (Leopardi docet) a volte i maremoti accadono perché devono accadere, e basta.

  • Certo che la responsabilità penale è personale, proprio questo sottolinea la sentenza. Ci sono due modi per costringere le aziende a prendersi le proprie responsabilità, in materia di sicurezza sul lavoro, in caso di inadempienza: colpire il patrimonio e sanzionare chi il patrimonio amministra. Nel caso della Thyssen, dove le dinamiche dell’incidente sono state pienamente appurate, a chi va la responsabilità di non avere investito sulla sicurezza dei dipendenti, di non averli messi, pur a conoscenza della precaria situazione dello stabilimento, in condizione di operare in sicurezza? La legge non ammette ignoranza in caso di infrazione, è giusto che non la ammetta nemmeno in questi casi.
    Non turbarti per lo stato di diritto: è stato ampiamente tutelato.
    E in ultimo, non vedo cosa c’entri la paura del pensiero unico in un contesto come questo.

    • C’è una responsabilità penale (dolo o colpa grave) diretta del signor amministratore delegato? No, non sembra. E allora la sua condanna penale assume solo un valore “esemplare”, ovvero “etico”, ovvero quanto di più lontano dallo stato di diritto ci sia. Le aziende vanno sanzionate, e pesantemente, in questi casi, sul patrimonio, e questa si chiama responsabilità civile, dove invece la “responsabilità oggettiva” in relazione alla funzione svolta può e deve essere applicata: quindi risarcimenti adeguati a cui obbligare in solido sia l’azienda sia chi la amministra. Ma condannare e mettere in galera per 16 anni l’AD serve solo a trovare un capro espiatorio da esporre alla gogna, e rischia perfino di essere di minor impatto sulle condotte aziendali: tolto un AD (il colpevole!) se ne fa un altro.

  • Certo, i maremoti e altri disastri naturali accadono e non ci si può fare niente, se non raccogliere i morti e feriti e ricostruire dalle macerie. Ma il disastro nucleare in Giappone non era inevitabile… bastava che NON ci fossero centrali nucleari, punto. E non è che non si sapesse che il Giappone è sottoposto ai terremoti eh?
    Semplicemente il nucleare NON è gestibile, quindi non va usato. Confondere il terremoto col disastro nucleare è una sciocchezza e non voglio pensare che tu la commetta involontariamente.

  • Nel caso Thyssen la sentenza è stata emessa considerando che è stata appurata la responsabilità dell’azienda (e quindi dei suoi amminstratori) nel non applicare le norme di sicurezza (e la Thyssen è un’azienda ad alto rischio, non è una profumeria) e nell’omissione della necessaria formazione al personale in materia di gestione degli incidenti. Destinare qualcuno a determinate mansioni senza averlo messo in condizione di rispondere ad un emergenza è reato, previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza (D.LGS 81/08 + Dlgs 231/2001). E lo stesso Testo Unico definisce chiaramente quali sono le responsabilità. Fine.
    Parlando da poveri, l’amministratore delegato è quello che caccia fuori i soldi e fa la cresta sulla spesa ed è pagato – un bel po’ – per fare bilancio.
    Mi fermo qui, perché discutere di una cosa come questa senza conoscere il T.U è sterile.
    E anche perché faccio parte di quella fetta di persone che pensano che sì, i maremoti accadono, ma costruire impianti nucleari in quella zona senza avere valutato tutte le probabilità è da coglioni.

  • Perfetta @Elisa sulla Thyssen, plaudo.
    Quanto al nucleare, un discorso è quello “di laboratorio” (anche se gli scienziati non ci hanno ancora spiegato cosa fare delle scorie, che durano qualche migliaio di anni e non si è ancora trovata una tecnologia non dico per smaltirle, ma manco per tenerle al sicuro), un altro è la realtà:
    il Giappone sta di mostrando quanto le rassicurazioni sulle tecnologie “sicure” siano aleatorie; e sta dimostrando, anche, che di fronte al business, tutti fanno la cresta. Il Giappone.
    In Italia non riusciamo a smaltire la munnezza, che la gestisce la Mafia, che si mangia 3 appalti su 4 (vedi il ponte di Messina; vedi tutte le TAV, etc etc).
    Davvero volete far fare le centrali nucleari alla Mafia?
    Mah!

  • Il nostro non direi che sia un paese esente da terremoti, , fatto salvo che si riesca a trovare un posticino, dobbiamo considerare altre caratteristiche che ci contraddistinguono, come la mafia e la camorra. Siamo sicuri che non ci metteranno lo zampino? che non faranno strutture di contenimento con sabbia anzichè cemento? Perchè in Italia gli edifici pubblici (scuole e ospedali) sono solidissimi, come rocce, non crollano assolutissimamente mai!
    Ma per favore!!!!!!!!!!!
    Negli altri paesi (Svizzera) stanno considerando di abbandonare il nucleare, noi ci entriamo, da buoni ultimi, ad occupare i posti che si liberano.

  • Ed in un oeriodo di distensione e pace con i nostri vicini come è questo, quale momento migliore per costruire una centrale e vedersela poi colpita da un 747!

  • Mi fa piacere che Antonio non abbia paura a passare per bastian contrario, sempre meglio di chi fa il salto della quaglia. Detto questo, cerco di riportalo all’ovile dove si sta tutti belli al calduccio.
    Le centrali nucleari giapponesi hanno generato una catastrofe
    non a causa del terremoto
    non a causa del maremoto
    non a causa di un errato comportamento umano
    ma per l’interruzione di corrente elettrica agli impianti secondari di raffreddamento all’impianto.
    Circostanza che chiaramente si può verificare solo sulle coste giapponesi.

  • Spiacente Tombolini, ma stavolta il suo commento sulla vicenda Thyssen tradisce una discreta ignoranza della esatta dinamica dei fatti.
    L’ A.D. dichiarato colpevole e’ lo stesso che nello stesso anno dirotta 600mila e passa euro da investire sulla sicurezza degli impianti da Torino a Terni e questo perche’ Torino e’ destinato a chiudere.
    La stessa persone che poi decidera’ di riaprire lo stabilimento torinese per un ulteriroe commessa, ancorche’ sia verificato non veniva svolta alcuna manutenzione sugli impianti da diverso tempo (poiche’ erano fermi in vista della chiusura).
    C’e’ n’e’ da riflettere a riguardo, io personalmente, semmai, porrei l’accento non tanto sulla “epocalita'” della sentenza quanto sul fatto che e’ un perfetto esempio di responsabilita’ personale.
    Tutte le decisioni di cui sopra sono “responsabilita'” dell’AD (ancorche’ nelle dinamiche operative di un’azienda cosi’ grande possa non averle compiute tutte, ma sono sua potesta’, lui viene pagato per assumerle, lui ha firmato i documenti sotto cui venivano assunte quelle decisioni).
    Fossi azionista della Thyssen e l’incidente avesse creato un rischio di valore per l’azienda valuterei seriamente azioni risarcitorie nei confronti dell’AD.

  • Eppure a me, caro Luca, pare che le tue osservazioni dimostrino esattamente quello che io sostengo (riguardo alla sentenza Thyssen intendo). Dici infatti:
    “Tutte le decisioni di cui sopra sono “responsabilita’” dell’AD (ancorche’ nelle dinamiche operative di un’azienda cosi’ grande possa non averle compiute tutte, ma sono sua potesta’, lui viene pagato per assumerle, lui ha firmato i documenti sotto cui venivano assunte quelle decisioni).”
    D’accordissimo con te, salvo il fatto che questa è la base su cui si fonda proprio la “responsabilità oggettiva” che vale per la responsabilità civile, e non deve mai valere, in uno stato di diritto, per la responsabilità penale, che deve sempre essere PERSONALE. In altre parole, le tue considerazioni fondano la responsabilità IN SOLIDO con l’azienda da parte dell’amministratore per quanto riguarda i risarcimenti, ma non fondano affatto la sua responsabilità penale.
    Che la responsabilità penale ha da essere personale significa che è l’accusa a dover dimostrare dolo o colpa grave, con riferimento specifico ai fatti accaduti, da parte di quella singola persona lì.
    Mentre per fondarne la responsabilità civile (e la responsabilità in solido con l’azienda) basta e avanza quello che hai richiamato.
    E a dimostrazione di quanto io sostengo (ovvero che una sentenza di questo tipo conviene proprio all’azienda, che tolto via un amministratore si sentirà libera di trovare un altro “mercenario” da pagare abbastanza per fargli firmare quelle decisioni) tu stesso affermi:
    “Fossi azionista della Thyssen e l’incidente avesse creato un rischio di valore per l’azienda valuterei seriamente azioni risarcitorie nei confronti dell’AD.”
    Si arriva dunque perfino al “povera azienda, nelle mani di un così cattivo amministratore”. E invece no, l’azienda crea le condizioni strutturali (“comprando” un AD disponibile a quelle cose) perché quegli incidenti possano accadere. Per modificare le cose non va sbattuto in galera quell’AD (se ne fa presto un altro), ma va invece creata una barriera reale al fatto che si possa facilmente trovare un altro AD disponibile a quello. Come? Facendolo responsabile in solido con l’azienda di risarcimenti “tosti”.
    Allo stesso modo Elisa dice “la sentenza è stata emessa considerando che è stata appurata la responsabilità dell’azienda (e quindi dei suoi amminstratori) nel non applicare le norme di sicurezza (e la Thyssen è un’azienda ad alto rischio, non è una profumeria) e nell’omissione della necessaria formazione al personale in materia di gestione degli incidenti.”
    Elisa, lo dici tu stessa: è stata appurata la responsabilità dell’azienda “e quindi” quella dei suoi amministratori: in quel “e quindi” c’è tutta la “oggettività” di una responsabilità come questa. Questa è la definizione esatta di “responsabilità oggettiva”, principio che va fatto valere nel diritto civile (risarcitorio) e che non dovrebbe mai essere fatto valere nel diritto penale (quello per cui si va in galera e si viene privati non del patrimonio, ma della libertà personale). Ed è proprio su questo fondamento che contesto la sentenza (penale!) come applicazione del principio di responsabilità oggettiva, laddove la costituzione chiaramente ne sancisce l’inapplicabilità. E con questo ti rispondo anche sul testo unico, con due considerazioni:
    1. qui stiamo parlando “de iure condendo”, e non “de iure condito”, ovvero del diritto “come dovrebbe essere”, e non come è. Rispondermi che ho torto perché il diritto “come è” (ovvero col Testo Unico che tu citi) prevede che si tratti comunque di un reato penale ascrivibile all’amministratore non rileva.
    2. Ma non basta: sostengo che anche ragionando “de iure condito”, col diritto così com’è, la sentenza dovrebbe essere resa nulla per via di incostituzionalità della norma che applica (il testo unico), visto che la fonte “legge” (il testo unico) è comunque subordinata alla fonte Costituzione, che su questo è tutt’altro che “ambigua”.
    E visto che piace a tutti fare un po’ di scenette con la Costituzione in mano, salvo il conoscerla poco e l’applicarla meno, ne approfitto per citare testualmente l’art. 27 primo comma della Costituzione, lapidario:
    “La responsabilità penale è personale.”
    Punto. Senza prevedere, come fa altrove, possibilità di eccezioni o deroghe di legge. Ci sono pochi altri principi espressi in maniera così netta e inderogabile.
    La parola “Fine”, cara Elisa, andrebbe messa qui, non dopo il Testo Unico, se permetti.
    Spero quindi che tu voglia, se te la senti, continuare a discuterne, o quanto meno a pensarci, perché se “discutere di una cosa come questa senza conoscere il T.U è sterile”, lo sarebbe ancora di più senza conoscere la costituzione cui il T.U. dovrebbe uniformarsi.

  • Sul nucleare. Troppo facile rispondere a Micra, facile quanto il semplicismo della sua osservazione:
    “il disastro nucleare in Giappone non era inevitabile… bastava che NON ci fossero centrali nucleari”.
    Già. E per evitare i 27000 (ventisettemila) e più morti a causa dello tsunami sarebbe bastato che nessuno avesse costruito casa lì, il mondo è grande abbastanza per non doversi accanire a voler vivere proprio lì, dove (facile dirlo oggi, post-eventum) possono abbattersi anche terremoti di quella portata.
    Ma ti dirò di più: per evitare di morire, basta non nascere.
    Non è una frase ad effetto: o si accetta questo fatto, o si passa la vita a rincorrere il colpevole di ogni cosa (spesso come alibi all’impotenza o alla pigrizia nel voler darsi da fare per rimediare).
    Perché mai tutelare la voglia di riprendersi il centro de L’Aquila da parte di quelli che ci vivevano? C’è stato un terremoto, potrebbe essercene un altro. Si potranno costruire edifici antisismici, ma il rischio (vedi Giappone) resterebbe comunque, e allora?
    E allora vivere è anche rischiare di morire, non c’è scampo.
    Ma torno alla centrale (che come giustamente è stato osservato non ha ceduto al terremoto, ma alle sue conseguenze indirette): non ci fosse stata quella, probabilmente l’energie sarebbe stata prodotta con altre fonti, magari un po’ più di centrali “tradizionali” qua e là… con quale impatto a seguito del sisma? E siete, siamo, del tutto sicuri che l’impatto ambientale complessivo delle centrali nucleari giapponesi sia (stato) superiore a quello del disastro petrofilero che ha colpito le coste della Louisiana pochi mesi fa con la fuoriuscita di petrolio?
    Non ho nessuna ricetta da vendere. Ma trovo che il dire “no, questo non si fa” e basta non sia un approccio razionale al problema. La tragedia di una vita persa o rovinata è una tragedia assoluta dal punto di vista di ogni singola vita individuale. Quando però ci si pone nell’ottica di scelte collettive, chi ne ha la responsabilità (e chi vuole partecipare a determinarle) non può sottrarsi da un necessario approccio di “relativismo comparativo”, che dice “fermo restando che la perfezione non è di questo mondo, quale sarebbe la scelta ‘meno peggio’ che è possibile fare in un contesto dato?”.
    A questo scopo, e per favore ulteriori riflessioni, ho aggiunto in testa al mio post un grafico assai tendenzioso, ma da meditare.

  • NO, non ci siamo. Forse facciamo finta di non capire, ma dato che se siamo qui a leggere questo blog siamo tutti lettori, non ha molto senso intortarsi a parole.
    Quando dico “è stata appurata la responsabilità dell’azienda (e quindi dei suoi amministratori) quel “e quindi” sottolinea il fatto che le scelte economiche e il bilancio di una azienda sono decise dal Consiglio di Amministrazione e dal suo AD, dato che l’Azienda non è un’entità soprannaturale (e tanto meno è dotata di autonomia di spesa).
    Non discuto della differenza tra responsabilità amministrativa e penale, non fa una piega e nemmeno sulla fondatezza dell’art. 27 della Costituzione. La responsabilità penale è personale, certo, e per fortuna che è così. Ma quello che non vuoi vedere è che nello specifico caso della Thyssen ciò che è accaduto è stato riconosciuto come ascrivibile a responsabilità personale di una o più persone.
    L’AD e il Consiglio di Amminstrazione sapevano che lo stabilimento non era in regola con la sicurezza perchè in dismissione e sapevano che non avrebbero dovuto farlo riaprire. Nel momento in cui un calcolo di profitto rende più conveniente esporre i dipendenti ad un RISCHIO NOTO piuttosto che far svolgere il lavoro in uno stabilimento idoneo, la responsabilità cessa di essere amministrativa ed è giusto che diventi penale, dato che si è trattato di una scelta deliberata.
    Visto che ci piace citare la Costituzione, faccio un po’ di scenetta anche io e ti rimando all’art. 41: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.” Un altro principio espresso in maniera netta e inderogabile. Come vedi, anche da questo punto la Costituzione è tutt’altro che ambigua e la sentenza non ha nulla di incostituzionale.
    Il Testo Unico stabilisce che il responsabile ultimo della sicurezza in azienda è il Datore di Lavoro, che può essere il proprietario (e quindi il Consiglio di Amministrazione) o comunque il Legale Rappresentante, quindi è chiaro che il responsabile ultimo davanti alla legge sia chi in azienda ne ricopre il ruolo. In questo caso, l’AD.
    In ultimo, non mi pare che qui si stia parlando “de iure condendo”, in quanto diritto ancora da codificare. La sentenza Thyssen ha applicato la legge come è quindi parliamo “de iure condito”. E attenzione a non confondere il diritto ancora da elaborare/codificare con il diritto “come dovrebbe essere”. Anche perché, perdona la franchezza, ma parlare di diritto come dovrebbe essere secondo te (ma anche secondo me) mi pare quanto meno immodesto.
    Parliamone ancora, sì. Il blog è nel mio aggregatore di feed e non mi perdo un post.

  • Non mi permetto di entrare nel primo argomento per mancanza di competenze e non riesco ad approfondire il secondo per mancanza di tempo.
    Tuttavia devo dire che, nonostante li trovi entrambi importantissimi e appassionanti, fatico a trovare un nesso diretto fra i due che non sia il compiacimento di trovarsi contrari agli “unanimi automatismi”.
    Una nota sul nucleare la lascio. È vero che sulla questione stanno scorrendo fiumi di ormoni, ma la presenza sulla scena di false argomentazioni non toglie forza a quelle serie.
    Non vedo verginelle nucleariste alla mercé di maramaldi ecoterroristi. Qui c’è chi può coprirsi, se necessario, con il segreto di stato e i militari. Soprattutto, non c’è ancora nessuno che abbia davvero spiegato su basi quantitative e documentate il ruolo strategico che dovrebbe avere il nucleare in Italia. E sì che se fossero convincenti potrei essere d’accordo anch’io.
    Invece si prospettano soluzioni salvifiche e senza soluzioni di continuità col business as usual. Ma allora, siamo nei guai o no?
    Le criticità sarebbero da valutare a moltissimi livelli; invece io continuo ad avere la sensazione del solito pasticcio all’italiana.
    Considerato quello che è in gioco, io l’unanime automatismo dell’opinione dominante lo lascerei stare.

  • Il prof. Umberto Veronesi Presidente, tra le altre cose, dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, di recente ha dichiarato che, l’Agenzia non dispone ad oggi di una sede e che dunque i suoi componenti si riuniscono al bar.
    http://www.forumnucleare.it/index.php/notizie/notizie2/veronesi-decreto-agenzia-firmato-ma-ancora-tutto-fermo
    Siamo in una botte di ferro! Sì, ma come Attilio Regolo
    ——
    considerando le aree del grafico ed il numero di incidenti gravissimi (Chernobyl e Fukushima, lista breve) direi che il nucleare ha un ottimo indice di affidabilità! ah ah ah! (per non piangere)

  • Spiacente Antonio, non ci siamo, seguendo la tua logica, per paradosso, anche un boss mafioso non sarebbe “colpevole” avendo lui ordinato di compiere un crimine ma non avendolo commesso direttamente ne potendo avere certezza che sarebbe sato commesso, insomma la responsabilita’ personale si ridurrebbe alla flagranza di reato.
    Nel corso del dibattimento e’ stato invece mostrato (con documentazione interna della Thyssen, lettere, relazioni, email) come non solo si sia prima scelto di non svolgere manutenzione degli impianti (e la cosa ci sta’ visto che erano destinati alla chiusura e smantellamento, come poi e’ avvenuto in effetti), ma una volta decissane la riapertura per smaltire un carico di lavoro che a Terni avrebbe impiegato troppo tempo per essere concluso, si sia scientemente ignorato il rischio (dacche’ lo svolgimento di quei lavori sarebbe costato soldi che non si intendeva spendere).
    Queste decisioni sono state prese da diversi manager dell’azienda tant’e’ vero che non solo l’AD e’ stato condannato e sono stae riconsciute dalla corte diverse gradazioni di responsabilita’, per l’AD che e’ stato si il terminale ma e’ colui che statuatriamente e per incarico ricevuto, doveva dire l’ultima parola e l’ha detta ovviamente c’e’ una responsabilita’ maggiore degli altri.
    Torno a ripetere non credo che sia una sentenza epocale, semplicemente una sentenza in cui viene compiutamente individuata che la responsabilita’ delle scelte gestionali compiute in un’azienda conosce una gerarchia e da li ne discendono le relative responsabilita’ anche penali. Non mi sembra una cosa epocale.

  • Luca, forse le cose stanno come dici tu (e proverò a leggermi le motivazioni della sentenza, quando ci saranno), nel qual caso non avrò difficoltà a dire che hai ragione e io la penso esattamente come te, ma temo che non sia così: troviamoci qui quando avremo le carte, ok? 🙂 Gli stessi magistrati si sono precipitati a parlare di sentenza epocale, di sentenza esemplare ecc…, non io.
    E comunque non farmi il torto di banalizzare le mie motivazioni. Non è vero che con quel che sostengo io viene cancellata la responsabilità penale del mandante, nient’affatto: solo che, come tutti sanno, la responsabilità del mandante va provata, ne va provato il dolo positivo (o omissivo), ecc… Ora nel caso della sentenza in questione siamo in presenza di una condanna per OMICIDIO VOLONTARIO! Si pensi che se io metto sotto e uccido un pedone andando troppo forte vengo condannato (io che l’ho fatto!) per omicidio COLPOSO, e non volontario!
    L’art 43 del codice penale dice che il delitto è doloso o “secondo intenzione” quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell’azione o dell’omissione da cui la legge fa dipendere l’esistenza del delitto, è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione; al contrario, il delitto è colposo o “contro l’intenzione”, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa della negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
    Ecco, se proprio di condanna penale si doveva trattare, non vedo come sarebbe possibile andare oltre l’omicidio colposo senza infrangere costituzione e leggi.
    C’è un perché a tutto questo, ed è, perdonatemi, il perché di tutti quelli che si indignano per quel che sto sostenendo qui: il fatto che si abbia finalmente una sentenza ESEMPLARE. Occhio, che con le sentenze esemplari non si ottiene niente, se non di rovinare il diritto. Il diritto penale non deve mai essere esemplare, deve sempre punire il singolo individuo per il singolo caso. Se si arriva alle sentenze esemplari, di nuovo, addio stato di diritto.
    Se poi, come sta avvenendo qua e là su twitter, al riparo della lapidarietà dei 140 caratteri, si vuol rispondere a queste mia considerazioni con un “Vergogna!”, pazienza. Io qui, il mio blog, provo a usarlo per ragionare e dialogare insieme, offrendo il mio punto di vista alla discussione, grato di qualsiasi parere contrario.

  • Davvero il nucleare ti sembra sicuro ed efficiente?
    Sono curioso: come risolverai il problema di stoccaggio delle scorie? Serve un sito sicuro per qualche centinaio di milioni di anni e fino ad ora a livello mondiale non ne è ancora stato trovato uno…
    Perché hai tutta questa voglia di lasciare un mondo distrutto ai nostri figli?

  • Antonio, come gia detto, non credo che la sentenza sia epocale, di quello che dicono i protagonisti ed i commentatori dei giornali me ne faccio un baffo, avendo la possibilita’ e la capacita’ di documentarmi, giudicare e decidere da par mio.
    Detto questo, confermo l’appuntamento a quando avremo le carte per giudicare 😉 (e ti diro’ sono quasi convinto che la sentenza in secondo grado sara’ riformata, immagino rivedendo il titolo del reato e dimezzando le condanne).

  • P.S. sull’agomento nucleare magari uno di questi giorni, con calma, ci confrontiamo in modo piu’ esteso, promesso 🙂

  • L’idea del nucleare in Italia inorridisce questo espatriato (a solo 2 ore da Ventimiglia…). Due cose in particolare:
    1) abbiamo una certa reputazione per lo smaltimento efficiente dei rifiuti, figuriamoci quelli nucleari
    2) gran parte del territorio è a rischio sismico comparabile a Fukushima – dove li mettiamo i reattori, in Campania o in Friuli, a L’Aquila o in Sicilia?

  • si chiama “culpa in vigilando”, e determina la responsabilità di chi svolge funzioni apicali all’interno dell’azienda.
    Nel 2001, con il d.lgs. 231, è definitivamente venuto meno il dogma “societas delinquere et puniri non potest”, con la possibilità che i soggetti apicali incorrano in responsabilità PENALI PERSONALI, in violazione della cd. “colpa in organizzazione”.
    Per questo la sentenza non sembra fare una piega..
    Non si tratta (come innegabilmente è successo in passato, con le sentenze in materia di amianto, per esempio) di responsabilità oggettiva.
    Chi amministrava la società ha agito violando consapevolmente le norme in materia, e conoscendo chiaramente i rischi che correva.
    Non facciamo di tutta un’erba un fascio, per favore..

    • Ma la culpa in vigilando determina responsabilità penale per omicidio colposo. La sentenza in questione ha condannato l’ad per omicidio *volontario*, e per questo ha suscitato tanti entusiasmi. Quindi, a me pare, siamo fuori da quel che sostieni tu, caro ***.

  • Mi sembrava si dibattesse sulla personalità della responsabilità, non sulla volontarietà.
    Ad ogni modo, il VOLONTARIO e CONSAPEVOLE mancato rispetto delle norme sulla sicurezza può essere sufficiente a perfezionare omicidio volontario, sorretto non dal dolo diretto (a meno che l’amministratore o chi per lui non abbia rispettato la normativa con il fine esclusivo di uccidere i propri lavoratori, ma non mi pare questo il caso), ma da dolo cd. eventuale, tale per cui agisci con lo scopo primario “Y” (mettiamo, “risparmiare su attrezzatura e sistemi necessari”), accettando (rappresentazione dell’evento piena, volizione più sfumata ma comunque latente) il rischio che avvenga l’evento “X” (“morte del lavoratore”).
    non conosco bene la sentenza, ma credo che il dolo in questione sia proprio quello eventuale (che tra l’altro, va molto di moda).

  • Buongiorno a tutti, anche se in ritardo vorrei dire la mia sulla sentenza dell’AD della Thyssen.
    Anche secondo me la sentenza penale emessa nei confronti dell’AD è eccessiva.
    Chiunque è a conoscenza di come vanno i consigli di amministrazione o le assemblee dei soci ecc… sa che la responsabilità non può e non è di certo tutta dell’AD, che invece alla fine è quello che paga con 16 anni di carcere.
    Se i soci sapessero che in caso di inadempienze, nel caso specifico, sulla sicurezza, la società deve rispondere in solido di pesantissimi risarcimenti economici, tanto da precludere la chiusura definitiva degli stabilimenti. Tutti i Soci (persone che hanno il vero potere decisionale all’interno delle aziende) vigilerebbero e darebbero mandato ai preposti di fare tutto ciò che la legge prevede.
    Nel caso di specie, tolto un AD, ce n’è subito un altro a disposizione.

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