Il blog di Antonio Tombolini

Corriere della Sera: ho fatto perplimere Betori!

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Anche oggi il Corriere della Sera riporta una mia piccola dichiarazione a proposito di quanto affermato da monsignor Betori, vescovo di Genova e (errata corrige: il vescovo di Genova è mons. Bertone) segretario della CEI, che riporto qui:

«Siamo perplessi di fronte a chi pensa che le parole del Papa siano di sostegno ai vescovi, ma contemporaneamente permettano di disattendere le indicazioni dei vescovi. Qui ci fermiamo e non esprimiamo nessun giudizio»

Adesso che ci penso, mi vengono in mente due considerazioni. Una è positiva: se dichiarare da cattolico che andrò a votare (insieme a un bel po’ di altri, per fortuna) ottiene il risultato di creare falle di "perplessità" nel monolitismo di granitiche certezze con cui si è mossa finora la CEI, beh, questo mi sembra un gran bel risultato.

La seconda considerazione è un po’ preoccupata: se a creare "perplessità" è sufficiente un cattolico che va a votare, chissà cosa prova monsignor Betori nei confronti di un cattolico che – addirittura! – voterà quattro sì, come nel mio caso?

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  • Letto – condiviso – riproposto
    “…ognuno è tenuto ad obbedire soltanto alla sua coscienza”.
    Non è una frase tratta dall’ultimo invito di questo o di quel politico: è una frase del Concilio Vaticano II (documento Dignitatis humanae).
    Se chiediamo all’uscita di un supermarket cosa ciascuno pensa di questa affermazione, credo che sia impossibile trovare qualcuno che non sia d’accordo.
    Ma cosa vuol dire “obbedire alla coscienza?”
    Prima di continuare a leggere pensiamoci, cerchiamo di farcene una idea precisa.
    Ora proviamo ad ascoltare ciò che la maggioranza ha risposto: “fare ciò che onestamente e sinceramente penso”.
    Bene: perché allora usiamo la parola coscienza, invece che dire “obbedire soltanto al proprio pensiero”? (Anche i dittatori hanno fatto sinceramente ciò che pensavano).
    Cos’è la coscienza?
    La coscienza è lo strumento radicale, insito in ognuno, che ci obbliga a cercare di vedere se ciò che pensiamo (sinceramente e onestamente) è vero.
    Non è ciò che pensiamo, ma l’obbligo scritto in noi di uscire da noi per vedere se ciò che abbiamo in testa è vero.
    Ma quando è vera una nostra idea?
    Semplicemente quando corrisponde alla realtà.
    Ciò che penso non è vero solo perché lo penso.
    Ma io da solo rischio di vedere nella realtà ciò che voglio, o comunque ciò che già penso.
    Per questo, per vedere se ciò che penso è reale, ho necessariamente bisogno degli altri.
    Anzi la diversità, l’esistenza di altri che non sono me ma che sono come me, è preziosissima.
    Può darsi che io scopra che ciò che penso è vero, e il rapporto con gli altri mi rende certo.
    Può accadere che io veda ciò che non vedevo.
    A un patto, decisivo, come una sfida inesorabile.
    Che io incontri altri che cercano il vero, non che mi ingannino.
    Allora la coscienza ci spinge ad un duro lavoro, tipico dell’essere umano: la ricerca del vero e l’obbedienza a ciò che riconosciamo come tale. A questo punto la coscienza ci obbliga ad obbedire, viceversa ci tormenta.
    Ma se agire in coscienza significa fare ciò che penso, al massimo ascoltando chi mi da ragione, io non uso la coscienza, ma la uccido.
    Non si capisce perché la Chiesa cattolica possa essere accusata di violare la coscienza semplicemente perché ha indicato, non consigliato, di ASTENERSI al referendum sulla legge 40 (quello sulla fecondazione artificiale): i Pastori hanno il dovere di guidare e di “costringere” ad usare la coscienza. Infatti non si può obbedire all’indicazione della Chiesa se non “in coscienza”.
    Più semplicemente: è talmente serio ed importante ciò che è in gioco che i Pastori “scommettono” che se noi usiamo davvero la coscienza non potremo se non astenerci dall’andare a votare.
    Il vero dramma è che molti (anche tra parroci e preti) non hanno per primi giocato la loro coscienza nell’obbedire (obbedire al dovere di formarsi la coscienza!) e quindi hanno paura ad aiutare i fedeli a capire le ragioni, ad approfondire.
    Oppure pensano di dover organizzare incontri mettendo uno pro, e uno contro, a parlare (come in televisione), pensando che la coscienza degli ascoltatori sarà convinta dall’uno o dall’altro.
    Questo metodo, che può andare bene in certi contesti, non è il metodo indicato oggi dalla Chiesa.
    Bisogna chiarirsi la coscienza capendo le ragioni di ciò che indica la Chiesa, per giocarle in ogni ambito e suscitare problemi gravi nel cuore di tutti.
    Insomma: i cristiani sono chiamati da questa indicazione della chiesa a formarsi una retta coscienza del problema e a parlarne con tutti. Solo così potranno accorgersi che la posizione cristiana non è un punto di vista ma il modo più aderente alla realtà, più capace di rendere ragione della posta in gioco: la vita personale di uomini e donne, i loro desideri, la nascita, il dolore…
    L’indicazione della Chiesa è una occasione per verificare la verità della fede.
    D’altra parte la posta in gioco è la vita di esseri umani innocenti.
    E su questo punto vale la pena di riportare per intero la citazione con cui abbiamo iniziato:
    “…ognuno di noi renderà conto di sé a Dio (Rm 14,12) e sia tenuto ad obbedire soltanto alla sua coscienza”.
    Commento (mio) : buon lavoro a tutti.

  • Saranno solo particolari…ma monsignor Betori non è vescovo di Genova ma segretario generale della CEI. Forse ti confondi con il fatto che l’attuale cardinale Tettamanzi fosse stato segretario della CEI prima di essere nominato arcivescovo di Genova.
    Sono solo piccole cose appunto, ma che dicono quanto uno sia cattolico: non sa neanche di quello che scrive, e non sa chi siano i suoi interlocutori.
    Piantiamola di pensare Gesù Cristo sì, la Chiesa no. Anche perchè, caro mio, potresti dirti tranquillamente cristiano genericamente se Gesù è un bell’esempio di umanità (ma a me sembra ancora poco): la dizione cattolico reca con sè alcune precise condizioni nelle quali mi pare che tu non possa ritrovarti.
    Piantala quindi di definirti cattolico dei radicali. E non mi riferisco semplicemente alla questione del referendum: mi piacerebbe con te esplorare altre vicende “insignificanti” del pensiero cristiano cattolico. Il sacramento della Riconciliazione, l’Eucarestia, la missionarietà…
    A presto,

  • Marco, grazie per la segnalazione, ho provveduto a correggere. Scrivendo di notte ho confuso Betori con Bertone, sorry.
    Quanto al resto delle considerazioni che trai dal mio “fatal error”, cose sobrie tipo “piantala di definirti cattolico”, beh… credo si commentino da se’.

  • per carlo:
    tante parole sulla coscienza e l’obbedienza sprecate a proposito di una pura indicazione di tattica politica.
    cosa ha a che fare tutto questo con l’obbedienza che lei auspica?
    la gerarchia ecclesiastica e’ contraria alla fecondazione assistita in toto (che la 40 invece consente con delle limitazioni che poco hanno a che fare con la carita’ cristiana), così come era contraria al trapianto di cuore e all’espianto pro donazione per chi si trova ad essere clinicamente morto.
    troverei molto piu’ corretto (ma sicuramente impopolare, e qui sta il nocciolo della questione) e coerente da parte della gerarchia chiedere che questa legge venga abrogata e che la fecondazione assistita sia abolita.
    perche’ non si chiede la fantomatica obbedienza su questo?
    le indagini prenatali (villocentesi, amniocentesi, ecografia di secondo livello) che portano il 90% delle donne che vi si sottopongono ad abortire (qualora il feto abbia dei problemi, ma lei queste cose le conosce melio di me, se non sbaglio e’ un medico) non dovrebbero essere piu’ consentite secondo questo modo di procedere.
    come minimo chi invoca l’obbedienza dovrebbe essere autorevole, cosa ben diversa dall’essere autoritario.
    bene, a questa gerarchia io non riconosco, in questo caso, alcuna autorevolezza, dunque non obbedisco, anzi poiche’ non si tratta per me di obbedienza, io non mi inchino andreottianamente a Ruini.
    Don Milani docet.

  • cito:
    Più semplicemente: è talmente serio ed importante ciò che è in gioco che i Pastori “scommettono” che se noi usiamo davvero la coscienza non potremo se non astenerci dall’andare a votare.
    scusate: ma perché?
    (il ma non ci vorrebbe ma rafforza il senso di perplessità 🙂
    perché non bisogna andare a votare?
    il referendum non è una consultazione, come quelle che si fanno più in piccolo in qualsiasi gruppo, anche di amici, per decidere cosa sia meglio fare?
    e se questo strumento è stato creato e offerto al popolo italiano un po’ monco, perché nato in un momento un cui si temeva un eccesso di emotività nelle scelte del “popolo”, perchè ora che – ormai fortunatamente lontani da certi trambusti – potremmo usarlo in serenità non lo vogliamo fare?
    il quorum è plaesemente una menata, che inficia una corretta, diretta, inequivocabile lettura di “cosa pensa la gente”: e pazienza, facciamo quel che possiamo con gli strumenti a disposizione, ma perchè dovremmo rinunciare a dire ciò che pensiamo?
    Si, voglio abrogare la legge, ne voglio una migliore
    oppure
    No, la condivido, mi va bene così
    Qui si tratta di una legge, di una norma, di qualcosa che già esiste: o ti piace o non ti piace, cosa significa non dire niente? a mio parere, solo che in proposito non si sa che pesci pigliare e si lascia il compito di decidere (fosse così) a chi invece – magari sbagliando – ha però il coraggio di prendere una posizione, da una parte o dall’altra.
    Milena

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