Il blog di Antonio Tombolini

Diigo Daily 08/01/2008

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  • Non prendertela,l’UDC e’ il futuro partner del PD,quindi si regolano di conseguenza! 🙂
    Scherzi a parte immagino quanto i radicali,all’interno del PD,abbiamo apprezzato la cosa…

  • Gentile Antonio, per favore, almeno qui, dove di solito si respira un buon italiano, teniamo distinti l’eutanasia dall’accanimento terapeutico. Se non si è chiari sui termini, la gente farà fatica a capire e non vinceremo mai la nostra battaglia sul testamento biologico.( E infatti la vignetta di ElleKappa su Repubblica di oggi mi ha fatto molto arrabbiare)

  • Marina, prima di tutto grazie per l’apprezzamento, assai gradito 🙂
    Approfitto della tua osservazione per chiarire che di norma (come in questo caso) nei miei “Diigo Daily” riporto un testo altrui, tratto dalle cose che leggo in rete e mi pare utile segnalare. Quel che hai letto, quindi, è una citazione da Alessandro Gilioli, e non testo mio. Dalla prossima volta ci metterò le virgolette, così sarà più chiaro.
    Ciò detto però, non posso nasconderti che questa attenzione, a ben distinguere tra accanimento terapeutico ed eutanasia, mi sta sempre più stretta. Siamo davvero sicuri che sia così determinante, e che non si tratti in realtà che di pietosa (nel senso ottimo, di vera pìetas) ipocrisia?
    Siamo sicuri che il problema sia l’accanimento e non l’eutanasia? Nel caso di Eluana, ad esempio: trovo che sia un gesto comprensibile e forse meritorio di pìetas tenere conto che – a legislazione vigente – parlare di eutanasia sarebbe controproducente rispetto al caso specifico. Ma al di là di questo, non sarebbe tempo di dirci che – se il criterio determinante è la volontà del paziente, come è giusto che sia – di eutanasia, di poter scegliere una dolce morte, in realtà si tratta?
    Finché si parla di “accanimento” si parla dell’atteggiamento di chi ha cura di te, e costui potrà sempre contestare la tua volontà di paziente (come infatti avviene) contrapponendole il suo preteso atteggiamento di non-accanimento (“non mi accanisco affatto, ti do soltanto da mangiare e da bere!”). Quel che occorre è invece un vero e proprio diritto all’eutanasia, spostando semmai il discorso a individuare tutte le cautele del caso, nel delineare le forme di esercizio di quel diritto.

  • L’eutanasia è aiutare qualcuno ad abbreviare le sue sofferenze ponendo termine alla sua vita: un suicidio assistito, se si vuole. Esempio: tumore, dolore atroce, ma non immediato pericolo di vita. Stabilire per legge da che punto in poi la vita è insopportabile sarebbe impossibile. Accanimento terapeutico (su questo hai regione, è sbagliata l’espressione): ho una malattia che mi paralizza tuttui i muscoli, compresi quelli della respirazione: senza ventilazione non campo. Il mio tutore legale potrebbe pretendere che venga staccato, se passasse l’idea del “testamento biologico”. Sono d’accordo sul fatto che le due cose siano “vicine di casa”, meno sul fatto che bisogna metterle nello stesso calderone. La lotta per la legge sul testamento biologico potrebbe essere condivisa da molti, anche in questo schifoso paese cattolico, se solo si avesse l’accortezza di tenere da parte la “morte dolce”. Per ragioni personali sono vicina a molti che si trovano in una condizione di assoluta lucidità mentale ma imprigionati in un corpo immobile (locked-in syndrome), e ti assicuro che i familiari vivono con angoscia non solo il dramma del malato, ma soprattutto la totale impossibilità di rigettare interventi anche molto invasivi come la tracheostomia.

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