Il blog di Antonio Tombolini

Franco, Filippo: eddaje, su!

F
[Aggiornamento delle ore 10.55 di lunedì 26 giugno: pare che il post di Ziliani di cui parlo qui sotto non riguardasse la querelle Ziliani/Ronco, ma non so cos’altro (su questo c’è un misterioso comunicato della neonata, e ahimé – mi duole dirlo – già un po’ sovietica associazione). E tuttavia: se il mio equivoco dovesse servire almeno a risolvere da gentiluomini la querelle tra Franco e Filippo, ne sarei comunque molto felice.]

Franco Ziliani riparte con l’ennesimo post (pubblicato sia su Vino al vino che su WBA) in cui allude a "personaggi" innominabili e a "fatti" inenarrabili, tali da fargli "sospendere" la sua adesione alla sua stessa neonata creatura, la Wine Blog Association.  La cosa mi sembra ormai grottesca, e non mi trattengo più.

Caro Franco, ma allora io predico a vanvera!
Franco Franco, sai che ti voglio bene. Per questo mi intrometto: altri mi sarei astenuto, mantenendomi indifferente, nel tuo caso no.

Tanto per cominciare, quando hai un minuto, dai un’occhiata al Decalogo del Blogger-Giornalista.

Poi: non puoi continuare a scrivere in pubblico che "accadono cose" non meglio precisate, perpetrate da "cattivi" non meglio identificati, e che per questo ti inalberi e mandi a monte ogni cosa. Non va bene. Se problemi ci sono, e se se ne vuole parlare in un blog, occorre chiamarli col loro nome (cose e persone). Altrimenti si tace, non se ne parla. Tertium non datur: parlarne con lo stile allusivo degli "avvertimenti" riservati ai "pochi" che possono capire è tutto tranne che nello spirito nel blogger, e chi lo fa, inevitabilmente (e meritatamente, mi viene da dire) viene rigettato dalla blogosfera. Cosa che per il tuo caso (e il tuo blog) non vorrei mai.

Allora, vista la mia anzianità di servizio bloggeristico, mi permetto di fare io quello che rompe il gioco, e se qualcuno ha da smentirmi lo faccia. Le cose stanno così: tempo fa (non so perché, non so parlando di cosa, non è più possibile risalire a quel post) Filippo Ronco, titolare di Tigulliovino.it, in un commento a un post su Peperosso (che non è più online, ecco perché non posso ricostruire di più), evidentemente nel corso di un flame, diede del "vecchio patetico" (o qualcosa di simile) a Franco Ziliani. Espressione infelice, di cui Ronco non si è mai scusato (male!). Espressione infelice, che Ziliani si legò al dito. Da allora (se la mia ricostruzione è esatta) i due non si possono vedere. Ogni volta che Franco Ziliani allude a "qualcuno" (come nel post di oggi, e in altri precedenti), lasciando pensare a chissà che, parla di Filippo Ronco.

Ora capita che io conosca tutti e due. Franco é un amico. Il suo blog è ospitato (e ne sono orgoglioso) nella mia Blog Farm. Filippo Ronco l’ho conosciuto di persona una settimana fa: è un ragazzo in gamba, che rischia del suo per fare della sua passione (il vino) anche il suo mestiere: cosa che gli fa onore.

Stando così le cose, ecco la mia proposta: che Franco e Filippo risolvano finalmente la questione una volta per tutte, sfidandosi lealmente a singolar tenzone. Arma del duello: il vino, naturalmente. Per il luogo, candido fin d’ora la mia magione in Loreto, e candido me stesso come arbitro (con diritto di assaggio).

Spero che molti vogliano aderire a questa proposta-appello a Franco e Filippo. Fatemi sapere!

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  • Oh Antonio! meno male che hai fatto questo intervento. Avrei voluto scrivere io qualcosa del genere, ma non conoscendo il merito della cosa e conoscendo invece la suscettibilitá del sempre attivo ed interessante Franco Ziliani mi sono detto “Mah, lasciamo perdere, avrá le sue buone ragioni. Se non vuole, libero di farlo.”
    Peró spero che questo tuo invito sia raccolto da Franco ( e da Filippo, naturamente) per quello di positivo che porta in sé. Di Filippo non so, ma per quanto riguarda Franco Ziliani credo che il suo blog e la sua mai abbastanza apprezzata professionalitá gioverebbe di una fase di riconsiderazione, non solo del blog ma dell’ approccio al mondo con cui colloquia. Certo, é sicuramente fuori le righe scrivere una cosa come quella che sto scrivendo,
    dacché tocca la persona piu´che il blogger, ma il suo stile sempre sul suscettibile, sul chi va lá, a mezza strada tra i messaggi criptati da Radio Londra e il trasversale dire-non-dire, non genera né chiarezza, ne´ la benevolenza di una parte di quel mondo da cui – volente o nolente – un giornalista enograstronomico dipende.
    E qui il discorso si allarga: che significa che un giornalista debba leccare
    il posteriore ai produttori ed essere amico di tutti per pagare l’affitto di casa e le scarpe ai figli ? Certamente no. Ma esiste, a cercarlo bene, un giusto equilibrio tra una critica sana ed oggettiva ed una critica per partito preso.
    Il giornalista-animale politico non risparmia a nessuno lo spirto guerrier ch’ entro gli rugge ? Bene! E´amico degli amici e nemico dei nemici ? bene!
    Il problema é che gli amici ed i nemici se li sceglie lui, senza appello e senza clemenza. Ora: a chi serve tutto questo ? Un po´al lettore perché polemica e miniscandali fanno sempre notizia, un po´a cementare la fama del giornalista come freccia affilata nel fianco dei rei del ramo. I nemici precostituiti: il centrosinistra del mondo vinicolo, il Gambero Rosso e dintorni e via via a partire da tutti quelli che non fanno le cose ( premi, degustazioni, pubblicitá, comunicazione) come il giornalista vorrebbe o peggio, senza consultare il giornalista in questione, fino a chi fa vini cattivi, industriali e taroccati facendoli passare per buoni.
    Ora, meglio una voce critica in piu´che una in meno. Ma si acchiappano piu´mosche con il miele che con l’aceto: delle querelle private, dei piccoli rancori, delle idiosincrasie, dei preconcetti, penso tutti possano farne a meno. Perlomeno io. Ed a Franco in particolare, che leggo sempre con interesse (che gli faccia piacere o no!) auguro di voler provare per un periodo, anche
    breve, come esercizio spirituale, a fare la meridiana: “horas non numero nisi serenas”.
    Ciao,
    Carlo

  • Caro Antonio, credo che il post su WBA non c’entri nulla con me. Per una volta ma mi dai il la per afrrontare alcune questioni che ho sempre cercato di evitare di affrontare per quieto vivere.
    Certo, lo stile di Franco, spesso cristallino, qui che ci sarebbero da fare nomi di persone e cose e invece non si fanno, si è fatto più criptico. Questo ermetismo si evince anche in altri post, a seconda dell’umore e del momento, pare. Io ne sono stato vittima diverse volte con post di Franco tipo “Giornalismo parassitario”, “Le Buffe” et similia (devo essere sempre nei pensieri di Franco a quanto pare) ma dare un nome e un cognome ai propri bersagli non sarebbe più corretto ? No, solitamente preferisce chiamarmi “omino piccolo piccolo” oppure “carneade”, si carneade è decisamente quello che gli piace di più.
    Quando dici quindi : “non puoi continuare a scrivere in pubblico che “accadono cose” non meglio precisate, perpetrate da “cattivi” non meglio identificati, e che per questo ti inalberi e mandi a monte ogni cosa. Non va bene. Se problemi ci sono, e se se ne vuole parlare in un blog, occorre chiamarli col loro nome (cose e persone). Altrimenti si tace, non se ne parla”
    non posso che essere totalmente d’accordo. Anzi, mi sembra un dato di fatto riscontrabile da chiunque e la pretesa di chiarezza – da parte di tutti, non solo mia – credo sia in perfetta sintonia con la lealtà, l’integrità e rettitudine che Franco non manca mai di sottolineare come sue qualità peculiari.
    La vicenda accaduta su Peperosso è una delle tante, io credo sia quella che ha fatto scaldare maggiormente “il nostro” ma non ne ho la certezza è solo una mia idea e posso chiaramente essere smentito. Quindi non ho certezza che sia l’elemento scatenante. Quel mio commento era comunque una risposta ad atteggiamenti e attacchi diretti alla mia persona che in un diverbio possono anche starci. Non ho più – come tutti purtroppo – pepe sottomano ma sono sicuro che la provocazione non sia stata da meno. Non sono uno che risponde così, senza motivo.
    Anni fa ricordo il primo scontro quando gli chiesi se avesse potuto dare spazio a TigullioVino.it sulla sua newsletter BVino!. Parlo di 4-5 anni fa. Mi rispose che ci avrebbe dato spazio ma che nutriva diverse riserve sia sul sito che sul nostro operato. Nulla di male, ci mancherebbe. Quando però gli chiesi di espormi quali fossero le riserve, per consentirci di poter migliorare e, visto che non aveva sincera stima del nostro lavoro, di non recensire nulla fintanto che ci fossimo guadagnati la sua stima, si inalberò chiedendomi come mi permettevo a fare domande del genere. Segno che non aveva capito la mia richiesta ? Magari. Erano le prime avvisaglie del modo di fare di una persona. Mi sembrava lecito pretendere che la recensione del nostro lavoro avvenisse solo nel momento in cui ci fossimo guadagnati la sua fiducia e stima. Non voelvamo regali, tanto più se controvoglia. Poi la stima non arrivò mai, pazienza. Abbiamo quella di molti altri. Ma il confronto – forse non valeva la candela perdere tempo con me – non sapeva neppure cosa fosse.
    Tu, Antonio, stimoli un incontro inutile.
    Secondo me c’è poco da tenzonare.
    Molte volte, Franco lo sa, ci siamo trovati totalmente d’accordo sul giudizio espresso su questo o quel vino. Non ho mai mancato di segnalarlo a Franco e spesso, almeno sui gusti e sull’interpretazione di come dovrebbe essere e su cosa dovrebbe dare un vino, ci siamo incontrati. Voglio dire : non ci siamo mai scontrati sul merito delle cose, almeno, non ne ho memoria. E’ innegabile che Franco abbia maggiore esperienza di me, quei 15 – 20 anni in più di bagaglio…ma io faccio l’editore e molte altre cose tra cui coordinare un gruppo di validissimi collaboratori. Lui si occupa solo ed esclusivamente di fare il giornalista di vino. Che senso avrebbe una tenzone ?
    Il problema è che quando attacca me non critica me solo ma l’intero operato del mio gruppo di collaboratori dacché il lavoro è unanime e diretto verso valori comuni. Per la mia persona non c’è problema ma ho il compito ed il dovere di difendere coloro che collaborano con me, non foss’altro perché li ho scelti ed accolti sulla base della stima che ho verso di loro.
    Poi perdonatemi, quando un Riccardo Modesti o un Fabio Cimmino scrivono su WineReport sono bravi e quando scrivono su TigullioVino.it diventano imbecilli ? E’ colpa mia se WR ha chiuso ? E’ illecito proporre una collaborazione a giornalisti del vino che non scrivono più su una rivista ? Capisco il rammarico di Franco per WR – non manca di sottolinearlo lui stesso ogni volta che può – ma non si può pretendere che un’esperienza terminata vincoli le persone a non prendere parte ad altre iniziative. Forse anche questo è un dato che da fastidio a Franco. Anzi, senza il forse. Ma che ci posso fare, io lavoro per il meglio di TigullioVino.it e scelgo le persone in base alla stima che ho per loro. Non credo ce ne sia bisogno ma è chiaro che le collaborazioni con queste persone sono nate DOPO il loro libero abbandono di WR.
    Chiunque può verificarlo : Franco ha sempre denigrato me ed il mio sito. Non so perché, anche se forse un pizzico di invidia per un giovane qualunque che ha messo online qualcosa di seguito ed apprezzato da molti potrebbe essere una buona risposta. Io non ho mai denigrato il suo lavoro. Posso aver avuto scambi anche duri con la persona ma mai con il suo operato che anzi ho sempre rispettato proprio perché in sintonia – nei contenuti – con quanto da me sentito; e mi riferisco, in particolare, alla visione del vino.
    Per quanto riguarda la mia esperienza personale, Franco si è più volte dimostrato una persona incoerente. Conservo ancora mail dove mi riconosce estrema gratiduine e stima (si, avete letto bene !) ed altre dove invece mi tratta come il peggiore dei nemici. Spesso si tratta di mail in sequenza ravvicinata tanto che talvolta ti chiedi se soffra di qualche strana sindrome. Sempre sulla coerenza, trovo strano che persone con cui ha avuto problemi e scontri ben più gravi che con me siano poi tornati ad essere “amici” apprezzati e stimati. Tutto dimenticato ?
    E ancora.
    Trovate normale che su un blog venga proibito ad una persona di commentare i post ? Io non ho mai impedito a Franco di commentare alcunché mentre sono stato costretto a smettere di commentare i suoi post su Vino al Vino e sul precedente blog perché ogni mio commento veniva da lui cancellato perché non gradito. Questa cosa mi sembra piuttosto grave oppure la libertà di commento è un optional per un blog ? Bella democrazia. Bella trasparenza.
    Ho sempre raccolto ed incassato, risposto mai – soprattutto – alle provocazioni e agli attacchi personali che partivano dal suo blog di cui molti sono testimoni. Qui siamo in campo semi-neutro e quindi ho deciso di sfruttarlo per commentare ma ho il sospetto che purtroppo il tuo post potrebbe aggravare la situazione e costringere le persone che leggono a dividersi tra guelfi e ghibellini. Spero di no.
    Un auspicio per chi legge.
    Badate a cose più importanti ed interessanti.
    lasciate perdere le nostre beghe personali, leggete chi vi piace e chi vi stimola. Fregatevene di queste stronzate e fatevi un bel calice di Pinot Nero.

  • “Badate a cose più importanti ed interessanti.
    Lasciate perdere le nostre beghe personali, leggete chi vi piace e chi vi stimola. Fregatevene di queste stronzate e fatevi un bel calice di Pinot Nero.”
    PAROLE SANTE… magari cambierei il contenuto del calice, ma il senso è quello. Senza essere voler essere tacciato di inciucismo, penso che le energie di tutti dovrebbero essere concentrate ad allargare la platea dei lettori, raggiungendo più persone possibile, cercando di capire che chi legge vuole solo avere delle informazioni e non lambiccarsi il cervello intorno a contrasti molto spesso poco chiari perché manca la possibilità di ricostruirli.
    TUTTO IL RESTO E’ NOIA….

  • Ho letto le divertenti considerazioni del signor Ronco. Ci sarebbero molte cose su cui replicare, ma sarebbe tempo perso. Voglio solo rispondere al punto in cui il signor Ronco scrive: “Poi perdonatemi, quando un Riccardo Modesti o un Fabio Cimmino scrivono su WineReport sono bravi e quando scrivono su TigullioVino.it diventano imbecilli ?”.
    Sfido il signor Ronco a dimostrare che io abbia sostenuto una tesi, assurda e stravagante del genere. Di Fabio Cimmino ho la massima stima e ho mantenuto contatti regolari con lui. Di Modesti, senza nominarlo, ho solo detto che mi ha deluso da un punto di vista umano, ma sul suo operato giornalistico, che purtroppo per lui si esplicita anche sul sito Internet del signor Ronco, non ho mai speso e non spenderò nemmeno in questo caso una sola parola di disistima. Anche se mi dispiace che da WineReport sia passato a collaborare a Tigullio vino…
    Quanto al resto si commenta da solo, anche il pensare che questa discussione aperta da Antonio Tombolini, che erroneamente aveva pensato che nella mia presa di distanza dalla WBA c’entrasse il signor Ronco, possa “costringere le persone che leggono a dividersi tra guelfi e ghibellini”, ovvero sia a schierarsi a favore di Ziliani o di Ronco…
    Va bene avere una grande considerazione di sé, ma mi sembra che il giovin signore genovese stia leggermente esagerando…

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