Il blog di Antonio Tombolini

Google si mangia la pubblicità online di RCS e L'Espresso

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Il fatto è qui: RCS e L’Espresso, ovvero cane e gatto, danno vita a un consorzio comune per il piazzamento della pubblicità online. Cosa vuol dire? Che sono in crisi tutt’e due e cercano così di ridurre danni e strutture.
Non solo. Stando al comunicato ufficiale il consorzio attiverà “una specifica offerta a performance text link, ossia dove gli inserzionisti pagano solo per i clic che i clienti fanno sull’annuncio“, ovvero (traduco io) gli AdSense di Google, anche se non viene detto.
Non solo (e qui viene il fatto più significativo): i due gruppi dichiarano formalmente di non essere capaci di vendere pubblicità online, visto che il consorzio non si avvarrà delle concessionarie di casa, ma “affiderà a una concessionaria terza, che è stata già individuata, la vendita degli spazi al mercato.
Tutto ciò può avere solo un nome, ovvero Google. Chi altrimenti?
Ah, tanto per dire: ho udito con le mie orecchie non più di tre mesi fa Giorgio Riva, direttore generale di RCS Digital e neo-presidente del neo-consorzio, concionare gli astanti con aria di sufficienza sul fatto che le testate RCS non avrebbero mai usato il pay-per-click alla Google, ma sempre e solo le impression, perché “da noi il cliente non paga la performance, ma il prestigio e l’autorevolezza del mezzo di cui è inserzionista“. Già.

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  • A mio parere non sarà Google, perché Google ha giù il suo network e credo che difficilmente si metterebbe a vendere un circuito di una terza parte che sta invece cercando di costruire e posizionare un nuovo brand nel panorama degli ad network (non a caso si chiama Premium Publisher nerwork).
    Il fatto che a gestirne la vendita sia una concessionaria terza è IMHO piuttosto normale, sono prodotti diversi rivolti almeno in parte a clienti diversi, e si vuole creare un nuovo revenue stream senza cannibalizzare la vendita del c.d. media tradizionale a CPM (che nella mia esperienza Manzoni online sa fare piuttosto bene)

  • antonio,
    credo che il progetto abbia uno scopo preciso: smettere di dare soldi immeritati (perc. altissime) a fornitori esterni di sistemi di pianificazione automatizzati.
    Ho visto i dati di FCP sull’online di quest’anno i ricavi da keywords incassati dagli editori che “ospitano” i sistemi di google sono in caduta libera. Qui l’unico che guadagna è solo lui.. che gli editori iniziassero a porsi dei perchè era solo questione di tempo.

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