Il blog di Antonio Tombolini

Il Postulato del Copyright ai Tempi della Rete

I


Dopo mesi di studi e approfondimenti sulla materia, sono finalmente in grado di rendere pubblico il testo ufficiale del Postulato del Copyright ai Tempi della Rete (con dimostrazione empirica a seguire):

Dato un prodotto X coperto da copyright (dove X è indifferentemente un brano musicale, un film, un libro, ecc…), la sua disponibilità per il download illegale è funzione diretta e proporzionale della resistenza opposta dal proprietario dei diritti (autore o più spesso editore) al rilascio in rete, in forma legale, di detto prodotto.
(Nuova e corretta formulazione, giusto il commento di Camillo):
Data un’opera X coperta da copyright (dove X è indifferentemente un brano musicale, un film, un libro, ecc…), la sua disponibilità per il download illegale è inversamente proporzionale alla disponibilità – per volontà del detentore di diritti – (autore o più spesso editore) al rilascio in rete, in forma legale, di detta opera.

Chi pensa che i libri siano esenti dal fenomeno (lo erano, fino a un po’ di tempo fa), si sbaglia di grosso. Le cose stanno cambiando, e molto rapidamente. Eccone una dimostrazione empirica.
Quella che vedete qui sotto è la top-ten dei libri più venduti in Italia secondo la classifica di Tuttolibri di sabato scorso:

Quello che vedete qui sotto è il risultato della disponibilità (7 libri sui 10 di cui sopra) in formato ebook in una delle reti p2p più diffusa. Il risultato è stato ottenuto in 4 minuti, inserendo semplicemente il titolo dell’opera nella casella ricerca del programma: una ricerca più accurata avrebbe probabilmente condotto al reperimento anche dei rimanenti 3 libri.
NB Nessuno dei suddetti libri è ad oggi legalmente disponibile in formato ebook. CVD.

Cari editori, cari autori, ebbene sì: il problema della pirateria dei libri sta diventando un grosso problema, e siete voi a generarlo. Forse conviene provare a vedere cosa succede rilasciando i libri anche in formato digitale, no?
[no, allo stesso prezzo del cartaceo, o giù di lì, non si può. Col digitale di soldi ne risparmiate tanti, e i lettori lo sanno. Accà, specialmente tra chi legge libri, nisciuno è fesso.]

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  • eh già, con internet e col p2p si risparmiano un sacco di soldi, diciamo che chi le compagnia distributrici di libri e dvd/cd possono soltanto spremere ancora chi non usa queste tecnologie, ma è un numero che sta scendendo
    c’è ancora chi fa dei finti moralismi (“ah è illegale e immorale scaricare da internet”) ma evidentemente questa dottrina tradizionalista filo-major è destinata a soccombere e a lasciare il posto a un nuovo ragionamento sul copyright e sui compensi degli autori

  • Ciao Antonio, l’idea è totalmente condivisibile e corretta, ma se non sbaglio e le mie nozioni di analisi non sono troppo arrugginite c’è un problema nella funzione:-)
    Da come hai enunciato il teorema non otterresti una curva ma una retta – o almeno un segmento se dai dei limiti fisici alla “resistenza dei detentori di diritti” 🙂
    La funzione che hai graficato (non ho capito se l’immagine l’hai fatta tu 🙂 ) mostra una proporzionalità inversa del tipo y=1/x fra la disponibilità del download illegale (asse y) e la disponibilità del download legale (asse x) come scritto correttamente nella didascalia in corrispondenza degli assi. 🙂
    Quindi l’enunciato del teorema dovrebbe essere, per congruenza con il grafico:
    Data un’opera X coperta da copyright (dove X è indifferentemente un brano musicale, un film, un libro, ecc…), la sua disponibilità per il download illegale è inversamente proporzionale alla disponibilità – per volontà del detentore di diritti – (autore o più spesso editore) al rilascio in rete, in forma legale, di detta opera.
    Oppure, come detto, per congruenza con il tuo enunciato il grafico dovrebbe essere una retta ma l’asse delle x dovrebbe la “resistenza del detentore di diritti – e non la disponibilità legale per il download (LAD) 🙂
    Ciao!

  • che the times they are a’ changing e´roba vecchia come Robert Zimmermann; che se la roba non é tua la devi lasciar stare, tipo dieci comandamenti o monito della mamma, mi sembra sia altrettanto vecchio e valido.
    Ma non ne parla nessuno. Non é che voglio rubare il mestiere a Nane Cantatore ma dell’aspetto etico della rete non se ne parla mai. Certo che se uno lascia per strada o si perde un libro, qualcuno che lo raccolga lo trova sempre: e´furto ? non é furto ? ma da qui a dire che scarichiamo che tanto il copyright é moribondo, mi sembra lasci uno spazio vuoto molto ampio. Lo so: sono un po´ fuori seminato, in quanto il tuo post tende ad evidenziare lo stato delle cose, ma comunque…..

  • @Carlo, mi pare (o almeno io l’ho inteso cosi…) che il senso del post sia un po’ diverso, ovvero: se i libri fossero disponibili in formato digitale in modo legale allora i lettori li acquisterebbero di piu’ in quel formato facendoli circolare di meno nelle reti p2p

  • Mi sembra che meglio di cosi i fatti non si possono spiegare. Editore avvisato mezzo salvato (forse)
    Secondo me oggi chi è autore farebbe meglio a cercarsi altri circuiti per la vendita di libri che non solo le librerie, e chi è un editore farebbe meglio a cercare di capire meglio il suo ruolo, perche sta cambiando.

  • @Luca, il senso è quello, anche se a mio avviso, visto che le reti p2p sono le più efficienti in termini di distribuzione, è lì che andrebbe portata la possibilità di pagare.
    Da questo punto di vista segnalo la proposta della Electronic Frontier Foundation, la Licenza Collettiva Volontaria per il File Sharing:
    http://snipurl.com/eff-license
    NB Questa cosa l’ho imparata da Luca Vanzella che l’ha segnalata nel BookCamp Social Network, dove si imparano un sacco di cose:
    http://bookcamp.ning.com

  • Finti moralismi ? non so: i diritti d’autore pagano lo stipendio ad un bel numero di gente, dall’artista fino al commesso della libreria. Forse un giorno il libro cartaceo fará la fine della stilografica, prodotto artigianale e di lusso, e non vedo perché intanto e-book e libro tradizionale non possano viaggiare di pari passo per un bel po´di tempo. Poi magari un bel giorno l’ e-book sará cosi´comune come lo sono il DVD o il telefonino oggi.
    Nel frattempo e´solo comprensibile che ognuno continui a proteggere i proprii interessi e cercare di cavare piu´ soldi possibili dalle proprie posizioni. Non e´falso moralismo richiedere che le regole vengano o rispettate o cambiate. Non é che é improvvisamente diventato piu´giusto e bello scopiazzare perché tanto il copyright e´moribondo.
    In quest’ ottica la Licenza Collettiva Volontaria é solo un tentativo di mercato che abbassa il prezzo del prodotto, ma solo perché l’offerta é superiore alla richiesta o meglio la richiesta ha trovato altre fonti di approvviggionamento. Soluzione finale ? Non credo. Ci sará sempre qualcuno che preferirá rispiarmare anche quei pochi dollorai annui e continuerá a scopiazzare.
    Per me il p2p e´e rimane sfruttamento del lavoro altrui, non molto diverso dalle fotocopie non autorizzate. Se gli editori decideranno di “stampare” libri anche in rete e venderli piú economicamente, sará solo perché a fin dei conti gli converrá di piu´.Non prima. Forse questo é uno degli esempi in cui il mercato si regola da solo. Date tempo al tempo ed intanto guardate i nomi degli attori che hanno investito negli e-books: tutti colossi mondiali (per Antonio: absit iniuria verbo).

  • Mi fa piacere di esserti stato d’aiuto 😉
    Anche perché l’idea di sistematizzare questo fenomeno può essere un’arma in più per convincere di dovere ad un’inversione di rotta. Non sarà facile ma dovrà avvenire. Senza nulla togliere al diritto d’autore, che non dovrà scomparire ma dovrà mutare. Lo dico da musicista e in più in generale da creatore di contenuti. I mezzi per farlo ci sono, come dimostra l’esperienza di molti artisti ma anche di molti scrittori. I radiohead saltano subito in mente ma tanto per fare un esempio possiamo citare anche Cory Doctorow, blogger (boingboing.net) e scrittore di successo in prima linea nella difesa della open-ness dei contenuti culturali in rete.
    E’ difficile ovunque fare sì che la situazione cambi, ma in Italia, dove l’Idra di Lernia altresì detta SIAE è un mostro assai ostico da abbattere (perché la SIAE, così com’è va solo abbattuta, eliminata, vaporizzata, o altri termini meno cruenti… si è capito quel che voglio dire). Dal punto di vista più generale dell’editoria le cose non vanno di certo meglio… 😉
    Ma senza scomodare libri e scrittori basti vedere il tentennante approccio dell’editoria informativa alla rete…

  • Sto facendo un personale esperimento. Mi sto appuntando i libri che vorrei leggere con il rispettivo prezzo più basso che riesco a trovare tra librerie e negozi in linea.
    Se riesco a trovare il libro in versione elettronica dal p2p questo entra nella lista altrimenti ne entro in possesso con i metodi tradizionali.
    Al momento nella mia lista ci sono 11 libri per un totale di 144 euro. Per lavoro e passione ho la necessità di leggere molti libri tecnici che a) costano molto b) sono dei veri e propri mattoni c) dopo un anno diventano vecchi (e qui imvho gli e-reader la faranno da padrona il prossimo anno).
    Il mio scopo è arrivare alla cifra “risparmiata” equivalente al costo di un iLiad (o altro lettore ebook “libero”) ma non c’è garanzia che i pdf scaricati siano leggibili sul device…
    Come vedi sono abbastanza lontano dall’obiettivo. Secondo me la strada è ancora lunga: a partire dal costo dei lettori, ancora troppo alto per la massa.
    iLiad è vero sì che offre molte funzioni: secondo me anche troppe. Un e-reader dovrebbe a) permettere di leggere b) permettere di scrivere c) non utilizzare formati DRM di nessun genere.
    Il pricing del CyBook è ottimo ma il dispositivo non permette di scrivere. Le altre funzioni sono secondo me troppo accessorie (come il Wi-fi, per esempio).

  • Esperimento molto interessante, tienici aggiornati! 🙂
    Giusto un paio di precisazioni:
    > ma non c’è garanzia che i pdf scaricati siano leggibili sul device…
    Come sarebbe a dire? Tutti i PDF sono leggibili sia su Cybook che su iLiad!
    > Un e-reader dovrebbe (…) c) non utilizzare formati DRM di nessun genere.
    Un e-reader legge, e non utilizza DRM: i DRM sono una scelta di chi pubblica i libri. Un lettore semmai può leggere “anche” i libri protetti da DRM, e francamente se può farlo non capisco perché non dovrebbe. Semmai si può dire che un editore non dovrebbe usare i DRM per le sue pubblicazioni, ma questo è un altro discorso.

  • >Come sarebbe a dire? Tutti i PDF sono leggibili sia su >Cybook che su iLiad!
    Vada per i romanzi ma se il layout è un po’ complicato (tabelle che se ne fuori dei bordi, varie combinazioni di font) ho letto di alcuni problemi specialmente su Cybook. Vedi [0].
    > Un e-reader legge, e non utilizza DRM: i DRM sono una > scelta di chi […] questo è un altro discorso.
    No. Scegliere di supportare anche i formati DRM equivale ad essere possibilisti su una classe di tecnologie che non solo si è rilevata fallimentare su tutti fronti ma che, peggio, imbriglia e suddivide le informazioni e le condanna ad essere controllate dall’alto. I produttori di e-book non dovrebbero nascondersi dietro il dito del “non è colpa nostra” ma dovrebbero comunicare alle case editrici perché il DRM è brutto e cattivo.
    [0] http://fantasy.gamberi.org/2008/01/11/il-mio-lettore-di-ebook/

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