Il blog di Antonio Tombolini

Il caso FIAT, intermezzo: come si riconoscono i furbi dagli idioti

I

(3. – …segue)

Prima di proseguire con la storia del caso FIAT, nel tentativo di capire come mai un’azienda che va malissimo da anni, negli ultimi quattro mesi ha messo a segno in borsa un +77% (dai 4,40 Euro di aprile ai 7,80 Euro di questi giorni), fermiamoci un attimo, e vediamo di capire come funziona la borsa.

Per capire la borsa occorre infatti conoscerne le segrete leggi e regole fondamentali. Leggi che, nel mio immenso altruismo, ora vi svelerò, e che dovrete fissare bene nella vostra mente.

Per prima cosa, occorre sapere che la borsa è frequentata prevalentemente da due categorie di persone: i furbi e gli idioti. Tenendo ben presente quella che chiameremo la prima legge di Simplicissimus: in borsa (come e più che altrove) i furbi sono pochi, gli idioti sono molti. Chiameremo  Volessimo azzardare una stima, diremmo 5% furbi, 95% idioti (ma ho largheggiato coi furbi, probabilmente).
Attenzione: questo è un postulato, e non va mai messo in discussione, anche (e anzi: soprattutto!) quando le apparenze direbbero il contrario. E’ la cosiddetta Sindrome del MSLHCPLQA (Ma Se Le Ha Comprate Pure Lui Quelle Azioni!), che conduce ineluttabilmente a far parte dell’ampia schiera degli idioti.

Si pone ora il problema di riconoscere i furbi dagli idioti, cosa a
tutta prima non così semplice: entrambi infatti, in borsa, fanno le
stesse identiche cose, comprano e vendono azioni. A volte comprano, a
volte vendono. Ecco come si fa a distinguerli: quando il furbo compra, l’idiota vende; quando il furbo vende, l’idiota compra.
Ma questa regola, da sola, non basta: è un ragionamento ricorsivo, ci
manca un punto d’appoggio. Se vediamo un po’ di gente che compra e un
po’ di gente che vende, come facciamo a sapere se in quel momento sono
i furbi o gli idioti a comprare? Ci viene in soccorso, per fortuna, la
prima legge di Simplicissimus (non l’avrete dimenticata, vero?), in
base alla quale i furbi sono pochi e gli idioti sono tanti.
Diventa
un gioco da ragazzi: se mi affaccio in borsa, e vedo che tanti comprano
e pochi vendono, capisco subito che a comprare, in quel momento, sono
gli idioti, e a vendere sono i furbi. E viceversa. E per questo
esistono i grafici. Se avete mandato bene a mente quanto sopra, non vi
sarà ora difficile capire il significato essenziale di un grafico
azionario. Riprendiamone uno di nostra conoscenza:

Nella parte superiore, quella in rosso, c’è l’andamento del prezzo delle azioni FIAT  dall’1 agosto 2001 al 31 maggio 2002.

Abbiamo già imparato a dare un significato all’andamento complessivo
di un grafico in un periodo così lungo. Qui il grafico, da questo punto
di vista, ci parla di un’azienda che va malissimo. Ma in realtà, ai
furbi e agli idioti, questo interessa poco. A loro interessa un’unica
cosa: comprare delle azioni a 1000 sperando di poterle rivendere al più
presto possibile a 1100, o a 1500, o magari a 2000. Si chiama
speculazione. Ai furbi la cosa riesce, agli idioti no. E vediamo
perché. Prendiamo un grafico FIAT su un periodo più breve, quattro
mesi, da maggio a settembre 2002:

Fiatmagset2002

In un grafico di breve periodo come questo ha meno senso tirare
conclusioni sull’andamento dell’azienda. E’ vero, si può dire che il
titolo complessivamente è andato male (è passato da 12,70 a 8,70 Euro
in quattro mesi, perdendo più del 30%!), ma questa potrebbe essere una
parentesi all’interno di un andamento più complessivo positivo,
eccetera.

Quello che interessa di più nel breve periodo sono le oscillazioni, i
picchi: i picchi al rialzo e quelli al ribasso, le vette e gli
strapiombi. Vette e strapiombi che – quando sono tanti e netti come in
questo caso – segnalano che su quel titolo è in corso una forte
attività speculativa.

Ma è tempo di dare un’occhiata anche alla parte inferiore del
grafico, quella con le barre blu. Qui viene segnalato, giorno per
giorno, il numero delle azioni scambiate (cioè comprate e vendute) al
prezzo di quel giorno (al valore corrispondente del grafico rosso
sopra).

Spesso in televisione, quando un titolo crolla di valore, vi dicono
che è crollato perché tutti hanno venduto e nessuno ha comprato. Così
come se un titolo si impennano vi dicono che tutti litigano per
comprarlo e nessuno lo vende. Ecco: questa è la fabbrica degli idioti.
Come è possibile infatti che tutti possano aver venduto delle azioni,
se non c’è stato nessuno a comprarle? Se qualcuno vende, c’è sempre
qualcun altro che compra, ovviamente. Ma la televisione, questo, sembra
essere dispensata dal saperlo. Ed è la cosiddetta Sindrome del AMLHDALTV (Ah, Ma L’Ha Detto Anche La TV!).

Allora, cosa dice il nostro grafico? Facile: quando c’è un picco in
basso, i pochi furbi comprano (a pochi soldi) tutte le azioni che i
molti idioti vendono; quando c’è un picco in alto, i molti idioti
comprano (a prezzi gonfiati) tutte le azioni che i pochi furbi vendono.

Risultato: i pochi furbi hanno comprato a due lire e rivenduto a mille;
i molti idioti… beh, avete capito come funziona, giusto?

Ma è tempo di tornare al nostro caso FIAT: senza dimenticare le regolette appena imparate, ok?
(3. – Continua…)

Commenta

Rispondi a Gianni Cancella risposta

  • Come spieghi la situazione che c’è ora in borsa e come ti comporteresti ? Non vorrei fare sempre la parte dell’idiota. Grazie

  • Ne starei alla larga. Come ho già detto anni fa, FIAT è ormai un titolo-spazzatura, buono solo per speculazioni a brevissimo termine, per chi fa trading al volo, caratterizzato da oscillazioni speculative. Il suo valore a lungo termine tende inevitabilmente a zero (come tutti quelli del comparto dell’auto, giapponesi escluse).

Il blog di Antonio Tombolini

Antonio Tombolini

Get in touch