Il blog di Antonio Tombolini

Io e la guerra(Слава Україні!)

I

Nel frattempo c’è stata la prima vera pandemia (da COVID-19) su scala globale, da cui stiamo appena forse cominciando a uscire. Nel frattempo è pure scoppiata una guerra vicino a noi, in Europa. E di questa voglio parlare, con un po’ di calma, per raccogliere le idee, prima di tutto con me stesso.

Dice Ah, la guerra non è mai giusta, quindi non è mai giustificato combattere una guerra.

Sbagliato. O meglio, giusta la prima proposizione, sbagliata la seconda. La guerra non è mai giusta: ci sto, a patto di intendersi bene sul termine guerra: la guerra è una lotta condotta con armi sulla base di regole (c’è un diritto di guerra). La guerra non è mai giusta dal punto di vista di chi scatena una guerra, di chi per primo sceglie di aggredire qualcun altro con le armi. Chi si difende però non fa la guerra, ma per l’appunto si difende dalla guerra che gli viene mossa da un aggressore. Quindi ok, la guerra non è mai giusta, ma combattere una guerra per difendersi, e per difendere una giusta causa, può essere giustificato. Se poi la guerra viene mossa da un aggressore che con la violenza armata viola lo spazio di un altro e ne minaccia la vita, allora combattere quella guerra per difendersi è sacrosanto.

Dice Ah, ma la Costituzione italiana ripudia la guerra, quindi l’Italia non dovrà mai combattere, direttamente o indirettamente, una guerra.

OK, questa è fin troppo facile: la Costituzione Italiana all’articolo 11 ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Chiaro no? La ripudia come strumento di offesa: se sei attaccato non solo puoi difenderti, ma, dice sempre la Costituzione, stavolta all’articolo 52, La difesa della Patria e’ sacro dovere del cittadino. Piuttosto forte no? Difendere la Patria, la propria terra, la propria comunità, da chi muove guerra di aggressione è un dovere. Non solo, è perfino sacro dovere di ogni cittadino.

Dice Ah, ma parli proprio tu, Antonio, che sei stato Obiettore di Coscienza, che sei stato dirigente dell’Azione Cattolica, e poi di Radicali Italiani, e ti dichiari tutt’ora nonviolento, e adesso sei a favore della lotta armata e delle armi da inviare all’Ucraina?

Qui servono alcune disclosures personali:

  1. Sì, sono stato obiettore di coscienza e ho effettuato il Servizio Civile Sostitutivo del Servizio Militare nel 1982-83 quando il servizio militare di leva era ancora obbligatorio.
  2. Sì, sono stato Vice-presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana e precisamente responsabile nazionale di uno dei tre settori dell’associazione, l’ACR, Azione Cattolica Ragazzi.
  3. Sì, ho partecipato attivamente a Radicali Italiani, di cui sono stato membro della Direzione Nazionale nel 1995 (o giù di lì).
  4. Sì, mi dichiaro e ritengo di essere ancora oggi nonviolento.
  5. No, non sono a favore della lotta armata né lo sono mai stato.
  6. Sì, sono stato e sono ancora a favore dell’invio di armi (e non solo) a supporto della Resistenza Ucraina contro l’aggressione russa.

Ma veniamo al merito. Sono stato (e sono ancora) un Obiettore di Coscienza. A cosa? All’uso delle armi. Rivendicavo, e rivendico ancora per me, il diritto di non usare le armi. La cosiddetta obiezione di coscienza è il diritto di obiettare all’uso delle armi. Questo si traduce immediatamente nella condanna a prescindere e quale che sia la situazione concreta nei confronti di chiunque faccia uso di un’arma? No. Io stesso, obiettore, non sono sicuro di cosa farei se qualcuno minacciasse seriamente la mia vita o, ancor più, la vita delle persone che amo e che mi sono vicine: avendone la possibilità sono proprio sicuro che non userei un’arma, potendolo fare? No, non ne sono sicuro. Ma ho sempre rivendicato (e ho lottato attivamente per questo, quando questo diritto non era riconosciuto) per il riconoscimento su base individuale della possibilità di obiettare all’uso obbligatorio delle armi, così come viene ovviamente richiesto a chi fa il servizio militare, cosa che all’epoca era obbligatoria.

Dice Ah, ma allora come mai sei contrario all’obiezione di coscienza da parte dei medici nei confronti dell’aborto?

OK, questa non c’entra con la questione della guerra, ma già che ci sono… Sì, è vero, sono contrario, contrarissimo a questa forma di cosiddetta obiezione di coscienza. Non perché chiunque, o qualsiasi medico, debba essere obbligato, ove occorra, a praticare l’aborto su una persona quando non corrisponda alle proprie convinzioni. Ma semplicemente perché in questo caso non serve obiettare a niente: fa parte della professione del medico ginecologo aiutare una donna ad abortire quando necessario o quando questo corrisponda a un caso consentito dalla legge. Bene. Tu non vuoi per principio farlo: nessuno ti obbliga a fare il medico ginecologo. Così come io non pretendevo di obiettare all’uso delle armi pretendendo di fare il generale dell’esercito: obiettando rinunciavo consapevolmente a una professione, quella delle armi. Non è difficile da capire.

Ancora due parole sulla mia obiezione di coscienza all’uso delle armi, che possono credo aiutare a capire quel che ci sta succedendo anche oggi. All’epoca il servizio civile obbligatorio sostitutivo del servizio militare prevedeva la penalizzazione (chissà perché) di una durata maggiorata: il servizio militare durava 12 mesi, quello civile 18. Anzi, prima addirittura 24. Io mi battevo per l’equiparazione della durata, trovando la maggior durata una penalizzazione senza giustificazioni e anticostituzionale. Sapete chi trovavo come avversari di questa mia lotta? I fascisti, in nome della contrarietà all’obiezione di coscienza. Ma anche i Comunisti, e tutta la variegata schiera della Sinistra più o meno extraparlamentare, in nome della purezza delle idee. Era giusto secondo costoro che gli obiettori venissero sottoposti a un obbligo maggiore e punitivo perché così si poteva dimostrare la verità e la purezza delle loro convinzioni. Naturalmente io obiettavo che nessuno aveva il diritto di indagare le mie convinzioni personali, che doveva trattarsi semplicemente un diritto da riconoscere a ogni individuo nella misura in cui non era di nocumento a nessuno.

Dice Ah, ma allora come la metti col sacro dovere di difendere la Patria che adesso rivendichi anche per l’Ucraina, visto che sei stato obiettore?

Questa era l’obiezione che mi fece a un dibattito pubblico il senatore democristiano Bartolo Ciccardini, all’epoca sottosegretario alla Difesa: non si può ammettere l’obiezione di coscienza all’uso delle armi perché la Costituzione prescrive tassativamente e inequivocabilmente un Sacro Dovere di difesa della Patria in capo a ogni cittadino. La mia risposta fu, era e resta la stessa, tanto mi sembra chiara: la Costituzione prescrive (giustamente) il dovere della difesa, ma non il dovere della difesa armata. Io credo nella nonviolenza come strumento di lotta e di difesa dei diritti, non come pacifismo da salotto pigro e comodo di chi non fa nulla e si sottrae alla lotta. Credo quindi nella possibilità che possa contribuire alla difesa anche chi obietta all’uso delle armi, collaborando con la Resistenza con altri mezzi (inutile stare a fare qui esempi no?). Per questo il mio nemico oggi non è chi invia armi all’Ucraina, tanto meno è chi combatte con le armi in Ucraina per difendere la propria Patria (così come saremmo chiamati noi a fare ove malauguratamente dovesse accaderci ai sensi dell’articolo 52 della Costituzione). Il mio nemico oggi, il nemico di me che ripudio la guerra come strumento di aggressione, di me che personalmente non vorrei usare mai un’arma, neanche per difendermi, se ci riesco, è uno e solo uno: l’aggressore, Putin. E il mio dovere è uno e solo uno: non voglio usare le armi, ok. Credo nella nonviolenza, ok. E allora:

  1. Non giudico, né tantomeno condanno, e anzi cerco di aiutare chi si difende con l’uso delle armi.
  2. Non lo invito alla resa di fronte all’aggressione.
  3. Cerco di supportarlo come posso: con l’invio di armi, con aiuti, con azioni nonviolente.
  4. Cerco di attivare iniziative nonviolente concrete: nel caso specifico lo stop immediato alla importazione di gas dalla Russia, come arma nonviolenta che potrebbe indurre la Russia a desistere dall’attacco (astenersi saputoni del eh, ma pensi che così la Russia smetterebbe? Ahahaha…, perché certo che non lo so, così come nessuno che si accinge a combattere un qualsiasi tipo di battaglia con qualsiasi arma sa prima di farlo se funzionerà, ma ho il dovere di farlo).
  5. Ah ma non possiamo chiudere le forniture di gas russo. E perché no? Chi si difende con le armi mette a rischio la sua vita. I Partigiani che hanno difeso la nostra comunità e con la loro lotta hanno posto le basi della Repubblica Italiana hanno messo a rischio la loro stessa vita, e molti l’hanno persa. E cosa potrebbe accaderci se smettessimo immediatamente di importare gas dalla Russia? Crollo dell’economia, chiusura di aziende, crollo del PIL, rinuncia a un bel po’ di comodità e di consumi? E allora? La guerra nonviolenta si combatte anche così, per difendersi in maniera nonviolenta. E tutti i guai che potrebbero capitarci addosso sarebbero comunque infinitamente meno gravi del rischio di vita che si trova ad affrontare in ogni istante chi si difende in prima linea (cioè a casa sua in questo caso) dall’aggressione.

Dice Ah, ma bisogna che tutte le parti in conflitto depongano le armi e diano vita a un negoziato in cui ciascuna rinuncia a qualcosa in nome della pace per far finire la guerra, le violenze, gli orrori, la strage di civili.

A questo vorrei rispondere pacatamente: MAVAFFANCULO! In Ucraina non ci sono parti in conflitto. C’è un aggressore, la Russia totalitaria di Putin, che invade un Paese libero e indipendente. Se tu vieni a casa mia per cacciarmi da casa mia con la minaccia delle armi, nessuno potrà dirmi dai, non ti difendere, deponi le tue armi in nome della pace. Primo perché è praticamente sicuro che l’aggressore non deporrà le sue, tutt’altro. Magari oltre alla mia casa pretenderà anche il mio giardino, e la casa dei vicini. Secondo perché in una guerra di aggressione c’è solo un modo per uscirne: che l’aggressore la smetta di aggredire. Chi ha così tanto a cuore pace e negoziati la smetta quindi di fare prediche pacifiste agli aggrediti, e se ne ha la possibilità si rivolga a Putin e convinca lui a fare quello che deve fare.

Dice Ah, ma allora perché tutta questa tua sensibilità adesso per l’Ucraina, e non ti sei mai occupato di Jugoslavia, di Libia, di Siria, di Palestina, di Iraq, di questo e di quest’altro?

Beh, a questo risponderei così: sicuro sicuro che io non me ne sia occupato? Prima di dirlo, magari ci si può provare a documentare, qualche idea su quelle situazioni penso di averla espressa.

Ma c’è dell’altro, e qui è in gioco senza dubbio una mia valutazione personale, che l’andamento delle cose mi pare purtroppo corroborare: Putin è un dittatore impazzito (capita a quasi tutti i dittatori), in preda alla paranoia nel suo stadio più pericoloso (capita a quasi tutti i dittatori), e va fermato. E per fermarlo, ha ragione uno che lo conosce bene, che ha cercato di contrastarlo nel suo Paese, Gary Kasparov, c’è una sola strada: perseguire la sua sconfitta militare. Finché non verrà sconfitto militarmente Putin non si fermerà nella sua escalation di aggressione e di orrore. Per questo mi sento minacciato. Sento minacciata la libertà in cui credo e di cui, con tutti i limiti e le contraddizioni, godo. Sento minacciato il futuro mio, della mia famiglia, dei miei amici, del mio Paese, dell’Europa. Insomma, per dirla in termini giuridici, sento che stiamo entrando, e forse siamo già entrati, nella fattispecie prevista proprio dall’articolo 52 della Costituzione Italiana, quella per cui ogni cittadino di questo Paese ha il sacro dovere di non stare lì a giudicare gli altri, a fare sofismi da tempo di pace, ma di difendere la comune Patria da un’aggressione e da un aggressore: ciascuno a suo modo. Per quanto mi riguarda, almeno finché riuscirò, senza armi, e sgolandomi a favore del boicottaggio totale e immediato del gas russo da subito. Ma anche a favore dell’invio di armi a sostegno della Resistenza del popolo ucraino che si sta difendendo a casa sua.

Amen

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