Il blog di Antonio Tombolini

Monsignor Casale, pensaci tu!

M

Ancora una bella, serena, e (tocca dire) eroica intervista di monsignor Giuseppe Casale, Arcivescovo emerito di Foggia, ne l’Unità di oggi.
Se all’ateo devoto Ferrara è consentito invocare – davanti alla platea ciellina in delirio – “Benedetto XVI pensaci tu!”, nella speranza di tirare per la giacca anche il Papa nella propaganda antireferendaria – sarà permesso anche a un umile peccatore di Santa Romana Chiesa quale il sottoscritto di rivolgersi a un Pastore che sta dimostrando equilibrio e saggezza per dirgli il suo grazie. Ecco: grazie, monsignor Casale.

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  • Antonio, senza far polemica permettimi di farti notare una cosa.
    a) Il 19 maggio hai postato tutto contento un documento in cui vari cattolici (laici e sacerdoti) contestano alla Chiesa ufficiale di voler “forzare le coscienze col principio di autorità”, di aver “chiamato all’ubbidienza” e di non aver fiducia nel senso di responsabilità dei fedeli;
    b) meno di una settimana dopo, con altrettanta baldanza, indichi a modello di virtù un vescovo che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni (copiate e incollate dal sito dell’Unità):
    “(il documento della Cei) non contiene imposizioni di sorta. Piuttosto, il documento esprime un invito molto sereno e oggettivo alla coscienza, con un richiamo ai grandi valori in causa…”;
    «Comunque la si voglia interpretare la linea assunta dal Consiglio permanente della Cei è di orientare la coscienza del cattolico, invitarlo a regolarsi in modo bene informato, tenendo anche conto del invito dei vescovi all’astensione… Ma tener conto non vuole dire ordinare. Non è un comando. Anche se quell’invito è avvalorato dalle prese di posizione di alcuni scienziati e studiosi»;
    ” Anche dalle dichiarazioni autorevoli dei cardinali Tettamanzi e Bertone non leggo anatemi verso chi andrà a votare. Colgo piuttosto un appello alla responsabilità personale.”.
    Forse faresti meglio a leggere più attentamente gli articoli che posti.

  • > Antonio, senza far polemica permettimi (…)
    Forse faresti meglio a leggere più attentamente gli articoli che posti.
    Caro Tommaso, anche quando ti proponi di “non far polemica” (cosa che a me, sia detto per inciso, comunque non dispiace affatto), non ti riesce (la chiusa del tuo commento lo dimostra) di fare a meno, invece di discutere, chiedere, contrapporre argomenti, di metterla sul personale… evabbe’, me ne faro’ una ragione. Nel merito: mi rimproveri in sostanza di essere contraddittorio, perche’ da un lato (con altri) me la prendo con le gerarchie ecclesiastiche che vogliono “imporre” l’astensione; dall’altro plaudo a chi (come monsignor Casale e – ahime’ – pochi altri) fa osservare ai cattolici che qui non c’e’ in ballo nessuna “obbedienza”.
    La contraddizione, mio caro, e’ solo apparente. Ruini sa benissimo che non puo’ esplicitamente usare il suo “invito all’astensione” come “ordine” rispetto a cui richiamare all’obbedienza i fedeli. Ciononostante lui, e gran parte delle gerarchie concordi con lui, mentre “nel bel mondo”, tra le “elite” intellettuali, politiche, ecclesiali, ci tengono a dire “Un ordine? Ma per carita’… ho solo fatto un invito, ci mancherebbe altro!”, poi, “alla base”, coi fedeli “peones”, fanno passare surrettiziamente che invece altroche’, proprio di obbedienza si tratta! E fanno tranquillamente veicolare il concetto dai loro “sottoposti”, disorientando proprio i fedeli piu’ “semplici”. E per questo interventi come quello (coraggioso) di monsignor Casale sono preziosi: servono a tranquillizzare chi si sente “assediato” quando va in parrocchia, quando va a messa, quando va alle riunioni della sua associazione, dove il pressing e’ pesantissimo.
    E’ una vecchia (e squallida) tecnica, mio caro, di tutte le elite al potere, specie quando il potere e’ tirannico. Il tiranno non da’ mai “ordini”, ma “inviti”. E il “traditore” (a proposito, il cattolico che non si astiene o e’ stupido o e’ traditore, ha detto Buttiglione: traditore di che? E Ruini non l’ha rimproverato, mi pare…), l'”eretico” non e’ mai “costretto” all’abiura, ma “si pente” da se’ e fa “autocritica”.
    E’ per esempio cio’ che mi condusse, qualche giorno fa, all’invettiva che trovi qui:
    http://www.simplicissimus.it/2005/05/i_soliti_chieri.html
    Le posizioni come quelle di monsignor Casale tendono a “provocare” l’autorita’ ecclesiastica alla verita’ di se stessa: se cio’ che *vuole* (come dimostra di volere) e’ *l’obbedienza*, che abbia anche il coraggio delle *forme* di tale volere. Ma non e’ degno della Chiesa e dei suoi Pastori l’ipocrisia delle forme “ambigue”, come quella dell’invito da brandire poi come “ordine” alla fanteria.

  • “Il tiranno non da’ mai “ordini”, ma “inviti”.”
    La Chiesa, quindi, se non da’ “ordini” è tiranna. Per non essere tiranna, che deve fare? E’ un bel problema…
    Tombolini, Tombolini: già hai scritto che vuoi fare eugenetica. A questo punto falli nascere obbedienti, così non ci sarà più bisogno né di “ordini” né di “tiranni”.
    Friedrich

  • Mio caro Antonio,
    secondo te l’intervista voleva “provocare l’autorità ecclesiastica alla verità di se stessa”? Ma dove?
    Guarda che l’eroico mons. Casale non sta mica commentando dichiarazioni di Ruini alle “elite”. Quando il suddetto afferma che la Cei non ha dato ordini, lo fa in un contesto in cui sta spontaneamente e liberamente esprimendo la SUA opinione.
    E la sua opinione è che, “COMUNQUE LA SI VOGLIA INTERPRETARE”, la linea assunta dalla Cei è “un invito molto sereno ed oggettivo alla coscienza”. Inoltre lui (rispondendo a precisa domanda)”NON COGLIE UN ATTEGGIAMENTO DI CONDANNA” verso i cattolici che andranno a votare.
    Della provocazione di cui parli non c’è traccia. Come non c’è traccia di denuncia dell’autoritarismo ipocrita della gerarchia da te descritto. A questo punto perciò le ipotesi sono tre:
    -o l’emerito arcivescovo non si è accorto dei “peones” che disorientano i fedeli “semplici” minacciando autodafè nei cinema parrocchiali;
    -o durante l’intervista mons. Casale aveva una pistola puntata alla tempia da parte di uno dei suddetti “peones”;
    -oppure tutto il tuo discorso non c’entra assolutamente nulla con le dichiarazioni di Mons. Casale, per cui la conclusione è la stessa del mio commento precedente.
    Sarebbe interessante a questo punto ragionare sui termini da te utilizzati (“sottoposti”, fedeli “semplici”, “tirannia” che “costringe all’autocritica”)…ma lo faremo un’altra volta.

  • Mi permetto di inserirmi nell’interessante (e importante) dibattito di questi giorni inviando quanto scritto privatamente ad Antonio la scorsa settimana. Spero che la cosa sia di qualche interesse, se no……pazienza. Ecco qua :
    “Quando ho letto
    “Antonio Tombolini, già vicepresidente nazionale di Azione Cattolica” credevo di trovarmi di fronte a uno scherzo di cattivo gusto. Poi, incuriosito ho provato a digitare su Google nome e cognome e sono entrato nel simpatico sito di tua creazione e….credo di avere capito che non era uno scherzo……era tutto vero! Eh già ! Come ho fatto a non pensarci prima ! : “Il vostro votare sia SI, SI, SI, SI. 4 bei SI. Chi si astiene viene dal maligno”(Ant.T 5:37). Adesso ho capito gli insegnamenti del Vangelo! E io che credevo che il signor ruini fosse una brava persona e che la pensasse più o meno come gli ultimi 2 papi…..Che illuso che ero!
    Questo sopruso del signor ruini ai danni della libertà di coscienza (anzi coscienscia) dei cattolici è addirittura scandaloso !
    Perchè mai un cattolico dovrebbe ascoltare cosa ne pensa il signor ruini e magari cercare di immedesimarsi nelle ragioni che sostengono le valutazioni e i giudizi del signor ruini e poi fare la fatica di verificare le proprie idee, più o meni istintive, su questioni delle quali non si è del tutto esperti nè veramente informati. E perchè un cattolico dovrebbe fare la fatica di parlarne, di confrontarsi con chi gli è autorevole (che parolona!), e magari sacrificare in parte il proprio modo di vedere per amore alla Chiesa e all’unità della Chiesa? Ma no! Non stiamo a perdere tempo! Ci pensano già i reverendi Capezzone e Coscione a spiegarci qual’è il vero Bene dell’umanità e ad insegnarci come non farci fottere dalle arroganti teorie dei paolotti.
    Capisco che del parere del signor ruini, a chi cattolico non è gliene possa fregare meno di un cazzo.
    Quello che mi riesce veramente incomprensibile è da dove nasca l’odio per la Chiesa e per gli uomini di chiesa che trapela dalle parole di chi si dichiara cattolico , ha un passato (mi sembra non rinnegato) di immersione nella realtà degli oratori e dell’associazionismo cattolico, ed è parte di una bella famigliola cristiana.
    Non credi che ci sia chi è diventato cristiano per avere sentito una parola (o una pacca sulla spalla) più umana, più corrispondente alle esigenze del cuore (e della Ragione!) che non altre parole o altre idee ?
    Non pensi che per qualcuno la Chiesa non sia solo clero (cloro al clero) ma che sia una …vita in cui si è immersi e in cui si fa esperienza di…libertà ?
    Credi che le parole di Ruini, o di Ratzinger o di Madre Teresa debbano essere per forza lontane dalla “libera coscienza” di ogni persona?
    Chissà se c’è poi qualcosa d’altro che ci accomuna oltre al Battesimo e all’anno di nascita 1960 ….”
    charlie

  • mai che entriate nel merito.
    invocare l’obbedienza a cosa, ad una indicazione di pura tattica politica?
    In questo dovrebbere consistere la vostra obbedienza.
    quale sarebbe l’indicazione: non andare a votare per non far raggiungere il quorum.
    bene.
    in nome di cosa si chiede l’obbedienza? di un mancato quorum?
    la vostra fantomatica esperienza di liberta’ vi impedisce di prendere atto che, dal vostro punto di vista, di cattolici che vorrebbero uniformare la legislazione di uno stato laico ai desiderata della Chiesa (???), state appoggiando una legge in contraddizione stridente con i vostri presunti valori.
    datevi da fare a chiedere un referendum ( o quello che vi pare) abrogativo della legge 40 , della 194, delle indagini prenatali (amniocentesi, villicentesi…) solo allora potrete avere un minimo di dignita’ per discutere, nel merito, argomenti così importanti.
    per ora state obbedendo solo ai motivi della tattica politica.
    Un consiglio disinteressato: permettesi giudizi di valore sul grado di appartenenza alla chiesa di alcuni, tra i fedeli, non mi risulta essere tra i doveri di un buon cristiano. Qualcuno, molto piu’ autorevole di me,le ricorderebbe l’episodio dell’adultera minacciata di lapidazione dalle autorità religiose giudaiche, e il Suo rifiuto di giudicarla (“Io non giudico nessuno”, Giovanni 8,15).
    immagino pero’ sia uno sforzo troppo arduo, per quelli come lei, cercare di assomigliare un po’, non troppo, a quel Qualcuno.
    poi ancora, lo confesso, anche io devo fare i conti con i miei peccati, mi permetto di segnalarle che qual e’ non si scrive con l’apostrofo.

  • Gentile signora Patrizia
    Nonostante i suoi toni minacciosi mi sento in dovere di controbattere alle (le?) sue osservazioni con il rispetto che una donna, peraltro madre, merita sempre.
    Non mi sembra che dalle mie osservazioni (lo ammetto: un po’ provocatorie data la verve e la vis polemica di suo marito) si possa dedurre un giudizio di condanna o una misura della moralità altrui da parte mia (non vedo poi perché dovrei considerarmi un “buon cristiano”…..)
    Ammetta però che non si possa ignorare che fra voi e me (noi?) vi siano:
    1) una radicale differenza di sensibilità rispetto alle tematiche in questione
    2) una percezione del tutto diversa del rapporto fra il singolo cristiano e l’autorità ecclesiastica, e un significato molto diverso della parola obbedienza
    3) un sentimento assai diverso nei confronti di chi guida la Chiesa e una considerazione diversissima riguardo alla intelligenza, lungimiranza, saggezza e paternità di figure come il Cardinal Ruini (adesso oso scriverlo maiuscolo) e coloro che sono più vicini al Papa (di ieri e di oggi).
    Non crede, signora Patrizia, che per alcuni cristiani ci possa essere una immediata sintonia nei confronti dei giudizi storici, antropologici ed etici che, in circostanze particolarmente gravi, vengono offerti (si ! offerti e non imposti !) da chi istituzionalmente guida la Chiesa e che intendono rivolgersi non solo ai cristiani ma a tutti gli uomini e le donne di buona volontà , giacché la concezione di uomo e di vita umana che la Chiesa testimonia a tutti i suoi livelli, istituzionali e non, può essere comprensibile, condivisibile ed estimabile da chiunque?
    Non crede che , nel caso di una sintonia meno immediata o meno chiara, come in questo caso, valga la pena fare quello a cui ho precedentemente accennato, cioè un piccolo sforzo di immedesimazione nelle ragioni che portano l’altro (che non è precisamente una persona qualsiasi ma è il Cardinal Ruini, vicinissimo agli ultimi 2 amatissimi –dal popolo- papi) ad assumere una pubblica posizione così difficile , netta e rischiosa (in molti sensi)? E che valga la pena poi sottoporre il proprio iniziale giudizio a una rigorosa autocritica che potrebbe portare (forse) ad accantonare momentaneamente quello che all’inizio ci sembrava il parere più giusto?
    A questo punto, Patrizia, invece di sottolineare inesistenti intolleranze fra cristiani o inesistenti patenti di appartenenza o legittimità, non ti sembra più che legittimo porsi il seguente,….. drammatico interrogativo : come è mai possibile che la medesima appartenenza cristiana, la medesima esperienza di vita vissuta nella fede in Gesù Cristo e nella Sua Santa Chiesa,
    suo Corpo Misterioso e tuttavia intriso di debolezza umana (“Casta Meretrix” è uno degli storici appellativi), possano condurre ad antropologie diverse ?
    Capisco le diverse opzioni politiche, capisco le diverse strategie di azione, capisco il desiderio e la volontà di vivere responsabilmente nella società, costruendo, rischiando un giudizio autonomo su tutto, non necessariamente vincolato ad un imprimatur o al dover rendere conto di ogni propria scelta alla autorità ecclesiastica (al clero). Ma la circostanza attuale (cioè la posizione di fronte al Referendum e alle tematiche referendarie) mi sembra che metta in luce una più profonda diversità, dato che l’esperienza cristiana, a mio modo di vedere, non può condurre che ad una cultura e ad
    una antropologia.
    Ritengo che, al di là di tutto, questa sia la grande questione su cui coloro che si dicono cristiani (si potrebbe dire cristiano-cattolico-romano-apostolico , per maggiore chiarezza) dovrebbero serenamente, ma apertamente e sinceramente confrontarsi.
    P.S. Ho sentito un ascoltatore di RadioRadicale, tale Antonio……definire se stesso cattolico E radicale….. Beh, la necessità di una specificazione per meglio chiarire la propria identità è già un buon argomento di confronto e di discussione.
    Spero che i miei contributi non disturbino troppo il vostro forum, in tal caso tacerò !
    Cordiali saluti
    Carlo Conti (medico e padre fra le altre cose)

  • Signora Tombolini,
    se ci tiene tanto a dare dimostrazione della Sua padronanza della lingua italiana cominci col non dimenticare che dopo il punto la frase deve iniziare con la maiuscola (cosa che Lei frequentemente trascura).

  • la trascuro, come Lei ha notato, perche’, avendo poco tempo e tre figli, la piu’ piccola dei quali ha venti mesi, scrivo con una sola mano, generalmente mentre la allatto.
    come puo’ ben comprendere, non riesco a tenere premuto il tasto della maiuscola.
    con mio sommo dispiacere, inoltre non scrivo con la maiuscola neppure i nomi propri.
    tanto Le dovevo.

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