Il blog di Antonio Tombolini

Oggi vi spiego la vita, la nascita, la morte. Sul serio.

O

In principio era il nulla. Poi qualcosa. Ma non all’improvviso, no: qualcosa viene alla vita dal niente di vita, un po’ alla volta. Guardare a questa storia isolando fotogrammi è sbagliato. “C’è già la vita adesso?” chiede il moralista (bio-eticista, ok, se proprio ci tenete alla cacofonia à la page), e fissa un attimo, e poi un altro, e poi un altro ancora.
Sì, no, secondo me sì, secondo me no, si strillano addosso.
Che stronzate. La vita è flusso e nasce come tale. Ovviamente finisce anche come tale (ché altrettanto stupido sarà chiedersi bloccando i fotogrammi “non c’è più vita ora? E ora? E ora?“).
Ci serve fissare un attimo, un istante, per la vita, e per la morte: certo, ci serve per farne scaturire conseguenze giuridiche, per regolare il nostro stare insieme. E non saranno, non potranno che essere, devono essere soltanto convenzioni giuridiche, come tali aggiustabili nel tempo, modificabili in funzione di quel che sappiamo e di quel che vogliamo, di ciò su cui vorremo e sapremo basare il nostro vivere insieme.
Ma a indagare l’essere, la vita nella sua essenza, no, il fotogramma è fuori luogo, è cinema, e non vita.
La vita non la vedi nascere nell’istante, l’istante è la negazione della vita. Non si nasce in un attimo, la vita non nasce in un attimo: la vita nasce come storia, in una storia, la vita è una storia, una storia tra il non-esserci-ancora-del-tutto (che è già un modo di essere), l’esserci-ancora e il non-esserci-più-del-tutto (che è anch’esso, naturalmente, un modo d’essere).
La vita è la storia che parte dal non-esserci e cammina, e camminando è già-vita-ma-ancora-no a lungo, per molti istanti, ambigui e indistinguibili, vitalmente ambigui e vitalmente indistinguibili. La vita richiede l’ambiguità come condizione: dove non c’è ambiguità non può esserci vita. E costoro (pensierino strada facendo…) i bio-eticisti dico, si proporrebbero di indagarla, la vita, allo scopo di eliminarne l’ambiguità… che idioti.
La vita nasce, dunque, certo: a patto di non voler con questo intendere che divida la storia in due con la nettezza della lama di un bisturi: di là non c’era ancora, di qua c’è, già nata. No, la vita è uno stato nascente che dura. E continua a nascere, e a un certo punto nascendo, mentre ancora nasce (ché senza nascere e ri-nascere mai potrebbe durare) comincia anche a morire, finché muore, lasciando luogo al non-esserci-più, che è la stessa storia del non-esserci-ancora di prima della nascita, ma arricchita dell’esserci-stato, nel frattempo, di quella singola vita.
Ma è davvero tanto difficile pensare così la vita? E’ davvero così tanto difficile pensare la vita nel modo in cui poi, di fatto, la viviamo? Viviamo forse noi un istante, o una successione di istanti? O non piuttosto una storia, la nostra storia, e l’incontro con la (e l’incontro della) storia altrui?

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  • A Antó, quanno facevo sti discorsi co’ mi madre, lei me risponneva sempre “Ce l’hai li sordi ? No? allora sei stupido”.
    La vita, la luna, la comunicazione se la sono cavata benisimo – forse anche meglio – per migliaia di anni, grazie anche al nostro disinteressamento o mancanza di progresso. Che forse non sia il caso
    di dare un po´di attenzione a questo fatto e godere l’esserci, qui, in vita, quam minimum creduli postero ? (E vvai!..)

  • Mi hai fatto venire in mente la domanda cruciale che si fanno i bambini, e che poi piano piano crescendo smettiamo di porci: ma prima di esserci dove ero?
    Piano piano si rovescia come alla strettoia di una clessidra il quesito, perdiventare: dopo che non ci sarò più, dove sarò. Meravigliosa specularità.

  • Pur condividendo e apprezzando quello che scrivi, non capisco questa severità nei confronti dei bio-eticisti (sempre che tu ti riferisca a una bioetica “laica”, ragionevole, fallibilistica). Se costoro si propongono di indagarla (la vita) è proprio per far sì che, nel flusso di coloro che sono alla vita, non vengano frapposti gli ostacoli di false morali fondate su degli assoluti – e sono questi a render il fluir della vita estremamente tortuoso.

  • >Ci serve fissare un attimo, un istante, per la vita, e per la morte: certo, ci serve per farne scaturire conseguenze giuridiche, per regolare il nostro stare insieme. E non saranno, non potranno che essere, devono essere soltanto convenzioni giuridiche, come tali aggiustabili nel tempo, modificabili in funzione di quel che sappiamo e di quel che vogliamo, di ciò su cui vorremo e sapremo basare il nostro vivere insieme.
    E’ proprio quello che fa chi si occupa di bioetica. Ed è in un certo senso quello che ti dissi quando si parlava di IVA, ma allora ti sentisti preoccupato…
    Se ne parlò qui

  • Antonio ti ricordi quando mi dicevi che fumavo. Ecco finalmente è successo anche a te. Fa bene. A me a dire il vero così misteriosa e difficile da capire la vita non sembra. Le persone sì, molto di più. Vedi è come un treno. Quello che succede sopra è tutto un altro discorso dal treno che le ospita. L’hai visto il film train de vie?

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