Il blog di Antonio Tombolini

Pirateria digitale: e basta coi luoghi comuni!

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[UPDATE: chi si fosse perso la puntata e volesse riascoltarla la trova qui] Ho appena finito di essere intervistato in diretta su Nòva24 a Radio24 (grazie!), e sono arrabbiatissimo. Non per altro, ma non si può continuare a parlare impunemente con aria professorale (come ha fatto uno degli ospiti, un megatipografo, se non sbaglio) affermando cose tecnicamente false del tipo “se fosse un ebook Dan Brown sarebbe tutto piratato e se ne venderebbero un migliaio di copie“, o “i Radiohead rilasciarono tempo fa un disco solo in download con prezzo a offerta e la cosa è andata male e ne sono usciti scornati“: ma cosa state dicendo?
E neanche si può dire salomonicamente che “è un tema complicato, difficile dirne qualcosa, bisogna andarci cauti“. Andarci cauti un corno, scusate! Ci sono ormai studi sul campo (non chiedetemi il link ora che sono troppo inc… per andarlo a cercare leggi per es. qui) in base ai quali NON SOLO la cosiddetta pirateria non sottrae un bel nulla alle vendite “legali” (laddove quel contenuto sia effettivamente disponibile per l’acquisto digitale), MA ADDIRITTURA quelli di O’ Reilly hanno rilevato una CORRISPONDENZA DIRETTA tra le vendite legali di un titolo e la sua circolazione piratesca nelle reti peer-to-peer!
Avete sentito bene, ficcatevelo bene nelle orecchie: appena esce il nuovo titolo fa un picco di vendite, e poi si adagia. Se per caso di quel titolo esce una copia piratata nelle reti p2p, ebbene in quel momento quel titolo conosce un nuovo inatteso picco di vendite, cosa che non accade se nessuno si preoccupa di piratarlo!
[prometto che vi metterò qui appena disponibile la registrazione della puntata, così sarà più chiaro il contesto della mia arrabbiatura]

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