Il blog di Antonio Tombolini

Quando dire web 2.0 è tutt'altro che fuffa

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  • Sulla soluzione proposta riguardo il mito dell’e-mail ho qualche dubbio.
    O meglio una soluzione potrebbe essere quella di ridimensionare la e-mail a quello che é: un modo piu´veloce di comunicare rispetto alla tradizionale busta, foglio, francobollo. Quindi reintrodurre il criterio di “need to”, separare il privato dal professionale, disseminare solo in modo saggio ed oculato la propria e-mail ed usarla solo per quello che serve.
    In tal modo si riducono automaticamente spam evirus, si contiene il traffico elevato. Su i tempi di lettura e risposta sempre più grandi: beh se la mail interessa bene, altrimenti si cancella. Per il tempo ricerca di messaggi vecchi basta una buon sistema di archiviazione tipo Monsú Travet.
    Ciao,
    Carlo

  • > Il mito dell’Email
    un buon, vecchio e sano fax, no?
    magari con servizio di recapito nella mail
    zero problemi di spam
    zero problemi in invio
    zero problemi in lettura

  • Sito aziendale: confermo con la mia modesta esperienza. Quando abbiamo rinnovato il sito dello studio (www.studiopietropoli.it), ho deciso di trasferirlo su piattaforma WordPress. Volevo fosse più semplice pubblicare nuovi lavori, ma, lateralmente, mi rendevo anche conto che il “fattore indicizzazione” poteva riservare interessanti sorprese. Infatti: dopo qualche giorno dalla pubblicazione, “pietropoli” in google da come primo risultato mondiale il nostro. Certo: uno deve proprio cercare quello (che non è “sesso”, ne convengo), però il risultato m’ha confermato della bontà della scelta. Resta un sito istituzionale, ma con un’architettura un filo più moderna. Risultato secondario: quando vedo siti di architetti blasonati in flash ridacchio neanche troppo sommessamente.

  • La sede di lavoro “falso mito”?
    Io abolirei lo stipendio, anch’esso è un falso mito, è molto più 2.0 fare un lavoro open source non pagato…
    Ma a questi guru l’inchiostro nella penna non si secca mai?

  • Tommaso, sai che questa tua uscita non l’ho capita proprio? Prendi me, ad esempio: io non ho una “sede di lavoro”. Ho una specie di ufficietto a casa, ma il mio lavoro è quel che faccio con un pc e le persone che incontro. Adesso per esempio sono in treno, e sto sbrigando un sacco di faccende!

  • Eh certo, però non è certo così per tutti. Da come l’argomento viene trattato, sembra che si parli di cose ovvie e lapalissiane, mentre non mi sembra proprio che lo siano così tanto.

  • Lo sono abbastanza, ovvie e lapalissiane, Tommaso: almeno la metà dei viaggi che faccio per fare “riunioni” e “incontri” sono inutili, e potrebbero benissimo essere fatte grazie agli strumenti della rete. E invece non si fanno: non perché non si sappia che ci sono, ma perché riunioni, trasferte, “sede di lavoro”, sale riunioni ecc… fanno parte di una mitologia e di rituali “rassicuranti”, a cui non si vuole rinunciare.

  • E’ ai loro capi che devi parlarne: credi che loro, gli impiegati e le persone normali, siano così felici di farsi tutti i giorni quell’1-2 ore di auto per andare e tornare dall’ufficio? Anzi, guarda, ne ricavo un postulato: l’attaccamento alla sede di lavoro è direttamente proporzionale al livello di carriera raggiunto. Più sei capo e più ci tieni (ovvio: più sei capo e più hai bisogno di simboli del tuo potere, per convincerti – in assenza d’altro – che sei davvero più bravo dei tuoi sottoposti).

  • sono d’accordo.
    a BBN si dedicano più di trenta persone, ne conosco sei o sette, e il più vicino abita a 270 km da qui.
    e sto pensando che ho bisogno di una segretaria, ma so già dove trovarla, si chiama Eva: http://www.eva24.it
    no, non è un sito per soli uomini.

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