Il blog di Antonio Tombolini

Sensible (E)commerce: live lessons

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Questa mattina, ore 9.30, mercato coperto di Ancona. Ci vado sempre, quando passo da Ancona, per procurarmi lo Stoccafisso più buono del mondo dai Gioacchini. Lì davanti, mi fermo al banco della frutta, uno dei tanti che ci sono lì, quello con la ragazza più giovane a servire. "Un chilo di taccole", chiedo. E lei: "Le vuole già pulite?". Di solito la verdura già pulita non la prendo, costa almeno il doppio, ma lei: "Tanto costa uguale!". "Come costa uguale?", faccio io incuriosito. "E sì, la pulisco io mentre sto qui quando è orario morto, a me non mi costa niente, e i clienti che escono dagli uffici se non è già pulita non me la comprano, cosa la aumento a fare?".

Grandissima lezione. Un approccio tradizionale, quello dominante, direbbe: è normale che la verdura già pulita costi di più di quella da pulire, perché qualcuno ci ha lavorato su, e quello è un costo di cui occorre tenere conto. L’approccio della giovane verduraia è rivoluzionario: niente astrazioni a tavolino, ma concretezza. Il valore aggiunto "verdura pulita" viene posto al centro: se non la pulisco ne vendo la metà. Questo significa farsi guidare dal mercato. A questo si aggiunge una considerazione concreta dei costi: nei tempi morti io devo stare qui ugualmente, magari a fare la settimana enigmistica. Già che ci sono mi pulisco le verdure, e questa operazione è in realtà per me a costo zero. Ecco perché riesco a venderti la verdura pulita allo stesso prezzo di quella da pulire, e quando te la propongo, la tua reazione non può che essere un ammiratissimo WOW!

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  • Grandissima lezione!
    A Pesaro c’è un negozio di frutta, neanche tre Km dal centro commerciale più grande della città.
    L’Iper Rossini è lì da non so, penso almeno 6/7 anni e, come è logico, offre i prezzi di frutta e verdura più competitivi..
    La signora del piccolo negozietto è un piccolo tutorial di marketing: il mercoledì offre il minestrone già pronto, il venerdì la macedonia, secondo stagione prepara la verdura già cotta..
    Piccole cose, che nel suo caso fanno la differenza tra esser lì e non esserci più!

  • In questo mio nuovo mestiere di marinaio, similmente alla tua simpatica verduraia che pulisce (capa, si direbbe a Roma) per te la sua verdura, io uso offrire sistematicamente, gratis, i miei libri in prestito, lezioni di vela e varia cultura marinaresca, cucina, cocktail, pesca d’altura, oltre ai pesci che catturo con l’arpione. Tutto questo lo offro a costo zero, molti dei miei ospiti ritornano volentieri in barca con me, ma, soprattutto, sono io che mi diverto… Il valore aggiunto in questo caso, “aggiunge” a chi compra come a chi vende in egual misura. Nespà?

  • Giusto per fare l’avvocato del diavolo, qualcuno lo dovra’ pur fare no?
    Provo a guardare la cosa da un altro punto di vista.
    Mi sembra di capire che la pausa a leggere la settimana enigmistica viene considerata tempo perso.
    Questa gentil signora si e’ magari alzata alle 4.30/5 di mattina per arrivare al mercato presto e preparere il banchetto della verdura e’ l’una e comincia un’altro orario morto ma sono gia’ 8 ore che e’ in ballo e le spettano ancora un 3/4 ore di lavoro magari per portarsi a casa 1.500 euro al mese senza ferie e malattia, invece di leggere la settimana enigmistica si pulisce le taccole, certo non e’ un gra lavoro, ma giorno dopo giorno dopo giorno e’ abbastanza alienante, arriva a casa ed e’ nervosa sa che deve sbrigarsi a fare le faccende di casa perche’ deve andare a letto presto visto che domani dovra’ alzarsi sempre molto presto, si mette ad urlare con i figli e non capisce il mezzano che ha sempre la testa fra le nuvole e gli urla piu’ degli altri perche’ non combina mai niente e si dimentica le cose che lei gli chiede di fare, non riesce a seguirlo e magari il ragazzo prende una brutta strada e… ma invece di pulire le taccole lei si mette a leggere la settimana enigmistica si rilassa, scaccia i pensieri di tutta la girnata,la schiena non e’ piu’ cosi’ tesa e quando arriva a casa riesce ad ascoltare i propri figli e li capisce e si gode un mondo ad ascoltare il mezzano che suona cosi’ bene quel violino usato chissa’ che… quanto vale allora quella settimana enigmistica?? e se invece della settimana enigmistica si mette a leggere qualche rivista interessante dove magari scopre che esiste internet e che uno strano personaggio di nome Tombolini che si occupa di internet cibo e altro ancora, si interessa, apre un blog e diventa il fenomeno dell’anno in internet? Ancora, quanto vale quella meritata pausa durante l’orario morto??
    Molto probabilmente in realta’ la gentil signora ha la villa al mare e l’appartamento in montagna e lavora solo quttro mesi l’anno, ed i figli stanno tutti prendendo bellissimi voti all’universita’ pero’… Giusto per mettere un tarlo.

  • è una lavoratrice autonoma bisogna stare attento, evade!
    A me non piace questa fruttarola, prende troppe iniziative, preferisco l’usciere della ASL 6 ore di “lavoro” non sa che fare ma non si permette e non si azzarda a prendere iniziative.
    Per fortuna che le fruttarole sono poche rispetto agli uscieri altrimenti in questa nazione andremmo a picco.

  • In molte attività svolte in proprio il costo del lavoro del titolare e dei famigliari costituenti l’impresa viene calcolato solo in parte. Credo sia una scelta giustà che rende l’azienda più competitiva.

  • Caro Carlo, io per oltre 6 anni non ho mai calcolato il mio lavoro. Poi arriva il momento in cui quel tempo capisci che non puoi regalarlo perché è tutta la tua vita. Certo, non è la stessa cosa della verduraia.

  • Bah, fra pulire le verdure e fare la settimana enigmistica, preferisco…le verdure.
    Io l’enigmistica non riesco a farla nemmeno in vacanza d’estate, mi annoia da morire.
    Invece, le verdure sono sempre diverse. E i modi per pulirle, anche. Alcune le sfogli, altre le tagli, altre ancora le lavi e scortecci, e…
    Ma forse Isacco non ha mai pulito una verdurina…
    ;-))
    l.

  • Be’, Isacco dice Settimana Enigmistica per dire una cosa; non necessariamente quella.
    Il fatto e’ che il tarlo me l’ha insinuato. Se qualche anima buona me lo scacciasse, ora, sarei quasi contento. (Sono sotto gli effetti della visione del film “Lavorare con lentezza”).

  • Isacco, Fiorenzo, non prendiamoci in giro. A chi lavora in ufficio non sarebbe consentito passare 5 ore su 8 a fare la settimana enigmistica, no?, e questo è un punto.
    Un altro punto: la signora verduraia quel tempo non l’avrebbe passato probabilmente con la settimana enigmistica, ma con novella 2000. Lungi da me ogni moralismo, ma se Isacco ne fa, allora che ci faccia il peana anche di novella 2000.
    Non basta ancora: ha ragione lizzy, Isacco non ha mai “capato” (anche da noi, Michè, è capato, certo!) le verdure. Io sì, ed è assai più rilassante e perfino *istruttivo* della settimana enigmistica, su questo non ci piove.
    E ancora (e da lavoratori autonomi anche voi, se non sbaglio, Isacco e Fiorenzo, dovreste saperlo): qual è il momento più alienante di un’attività commerciale? Quello in cui non hai niente da fare. Quello in cui non entra nessuno in negozio, e tu non hai niente da fare. E’ così in negozio, è così in fiera (quando c’è un casino di gente nel tuo stand sei stanco morto, ma ti piace!), è così perfino nella bottega online. E in quelle situazioni: o riesci a inquadrare gli inevitabili (ci si augura non troppi e non crescenti) tempi morti come tempi da “vivificare” facendo altre cose, sempre inerenti al tuo lavoro, e quindi come spazi di creatività per svilupparlo migliorarlo, ecc… oppure ti metti a fare la settimana enigmistica (o affini, magari il videogame al pc, che ne so) e sei perso.

  • @Michele: Michele, certo che è come dici te. A proposito: sai che hai fortemente rischiato di dover scorrazzare la mia famigliola a fine settembre con la tua bagnarola? Abbiamo desistito ahime’ all’ultimo a causa delle procedure di iscrizione di Stefano all’università. Ma tienti pronto… Inoltre: e se invece di fare la settimana enigmistica ti mettessi a pensare a un libro da pubblicare come ebook sulle tue cose di mare? Famme sapé.

  • So bene che il mio discorso poteva venir visto da un punto di vista estremamente moralistico, ma volevo dare solo un’occhiata da un’altra angolazione, giusto per vivacizzare la discussione.
    Non capisco il paragone con quello che lavora in ufficio, visto che qui si sta parlando della verduraia in proprio (credo) che quasi certamente se ne fa ben di piu’ di otto ore di lavoro.
    Comunque
    1) Se la ragazza, gentilsignora o quel che e’, si e’ dimostrata cosi’ intraprendente forse non legge ne la settimana enigmistica ne novella 2000 ma qualche libro interessante.
    2) Le ho pulite anch’io le verdure si, anche se una volta ogni tanto, ma credo che qualsiasi operazione non creativa ripetuta all’infinito diventi alienante, e 365 giorni l’anno a “capare” taccole mi sa di alienante.
    3) E’ verissimo che se gli affari non vanno a gonfie vele i periodi morti sono devastanti psicologicamente ma e’ anche vero che se gli affari vanno bene qualche minuto di pausa non guasta certo.
    Ed infine il mio voleva essere anche semplicemente un piccolo elogio dell’ozio cercando di uscire dalla logica tempo=denaro. In fondo la maggior parte degli scenziati e premi nobel ha avuto le idee migliori mentre era fuori dal laboratorio e faceva tutt’altro.
    Ad ogni modo credo che la ragazza abbia avuto un’iniziativa meritevole.
    Ciao
    I

  • Isacco, se il mio occhio clinico non m’inganna, quella ragazza si prende più pause, per un caffè, una chiacchiera, una boccata d’aria, di quelle che fanno la settimana enigmistica. E proprio lei è la dimostrazione vivente del fatto che il tempo (neanche il tempo di lavoro!) è denaro, tant’è che te lo regala! 🙂

  • CARO ANTONIO TOMBOLINI,
    non mi va di fare particolari commenti sulla verdura pulita gratuitamente dalla ragazza in questione che è motivo di accrescimento del reddito della stessa.
    Desidero, invece, dopo aver appena letto per intero il tuo curriculum vitae, farti tanti sinceri complimenti.
    Devo sinceramente dirti che mi è proprio piaciuto non solo per il contenuto, ma anche per la dettagliata descrizione dell’ iter della tua vita.
    Voglio confidarti che in più circostanze ti ho giudicato non bene, poichè in svariati tuoi articoli hai fatto una serie di affermazioni fortemente anticlericali.
    Ma mi sono dovuto ricredere!
    Pertanto, pur restando distante da alcune tue posizioni, ti apprezzo per la tenacia e per l’intelligenza che hai più volte dimostrato nell’arco dei tuoi 46 anni, nonchè per i vari tentativi di conquistare un lavoro in svariate aziende che poi di volta in volta hai deciso con coraggio di abbandonare.
    Complimenti ancora!
    Spero che le cose continuino ad andarti bene!
    Io, di contro, ho una laurea in scienze politiche che non serve ad un cavolo, per cui cerco di fare ciò che “mi è concesso”!
    Anzi, sulla base della mia esperienza personale, vorrei vivamente raccomandare a chi legge di non iscriversi e di non consigliare a nessuno l’immatricolazione al corso di laurea in scienze politiche.
    Anche dopo svariati anni ci si ritrova con niente e ci si deve sempre “arrangiare”.
    E di tale situazione sono vittime tanti colleghi che conosco da svariati anni.
    A meno che non si è già impiegati e la laurea serve solo per un avanzamento di carriera.
    Allora forse a qualcosa serve!
    Ciò detto, caro Antonio, voglio aggiungere che lo stoccafisso di cui parli mi ha fatto venire l’acquolina in bocca.
    Ricordo quando da piccolo mia nonna, che adesso non c’è più, mi preparava lo stoccafisso con la salsa, i pinoli e l’uva sultanina. Era proprio una delizia!
    Ciò avveniva principalmente durante le vacanze di Natale, in cui lasciavo la città dei templi per recarmi nel capoluogo di regione per visitare i miei nonni.
    Era bellissimo!
    Sin dal pianerottolo dello stabile in cui abitava mia nonna si sentiva “impetuoso” il profumino delle prelibatezze che erano già state preparate ed aspettavano soltanto di incontrarsi con il mio palato!
    Senza considerare poi le coccole e le gentilezze continue dei miei nonni di cui ero “vittima”, lontano dagli impegni di scuola, dalla sveglia del mattino e dal solito mondo noioso che mi circondava abitualmente!
    Antò, è inutile, con il tuo curriculum vitae e con lo stocafisso sei riuscito a far emergere in me ricordi lontani, di cui sono fortemente nostalgico.
    Il tuo curriculum si conclude con la frase “non so darmi ragione dell’unico vero problema di tutti noi: che di sicuro ci tocca morire”!
    Io ne aggiungerei un altro: “che le cose belle debbano sempre passare, ed anche in fretta, lasciandoci quell’amarezza e quella nostalgia non facilmente colmabili per il resto della nostra vita”!
    Antò, buona notte, mi faccio ste cinque ore di sonno, visto che ormai l’ora è tarda!
    Saluti e complimenti ancora!

  • max porco cane, così mi distruggi. Proprio oggi che mi sono laureato in scienze politiche devo sentir ‘ste cose?
    Vabbè dai, tanto lo sapevo anche prima, però son contento lo stesso di una laurea inutile… almeno per oggi 🙂

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