Il blog di Antonio Tombolini

Ultima Kiosk, l'edicola digitale di Simplicissimus

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Nell’App Store di iTunes trovate da oggi Ultima Kiosk, l’ultima fatica di Simplicissimus Book Farm e Kiurma. Niente di particolarmente rivoluzionario: un’edicola, dove cercare, trovare e comprare giornali e riviste; un software di lettura ben fatto, stabile, veloce; una library per tenere in ordine, sui propri scaffali, tutti i giornali e tutte le riviste comprate. Questa versione, per iPad, è il primo pezzo di un progetto più complessivo, vòlto a fare di Ultima Kiosk un’edicola digitale disponibile su tutte le piattaforme, e per tutti i dispositivi di lettura digitale: dai tablet (dopo iPad, in settembre, sarà la volta di Android) ai computer (via web).
Abbiamo avviato il lavoro su Ultima Kiosk più di sei mesi fa, quando tutti i principali editori erano lì a sfidarsi a colpi di applicazioni, facendo a gara a chi avrebbe stupito di più con effetti speciali.
La parola d’ordine era “con iPad tutto cambia, non si può riproporre quello che è stato fatto fino ad oggi, un giornale non può più essere un giornale e una rivista non può più essere una rivista così come l’abbiamo sempre fatta“.
Questo approccio apparentemente radicale mi ha sempre convinto poco: quando si cercano soluzioni così estreme, si finisce spesso col non fare nulla e coltivare lo status quo.
Vero: la transizione al digitale non potrà – macluhanamente – non comportare anche un fortissimo cambiamento delle forme e dei contenuti di ciò che oggi chiamiamo giornale o rivista. E intendiamoci, noi stessi ci stiamo muovendo seriamente in questa direzione (non avete ancora visto JPM, l’avveniristica rivista di fotografia digitale di Jumper, di cui abbiamo pubblicato già il secondo numero?).
Ma è un processo lungo, che nel frattempo consente e anzi richiede un approccio più, per così dire, riformista: come sta accadendo coi libri e gli ebook, intanto chi sceglie di leggere (anche) in digitale non disdegna affatto, se ben fatti, gli stessi giornali e le stesse riviste trasposte e adattate ai nuovi dispositivi di lettura. E sono proprio questi, ad esempio tutti i tablet con la loro interfaccia touch, a invitare in questa direzione, con la metafora fortissima dello sfoglio, che abbandona il clic del mouse a vantaggio dell’antico gesto del voltare pagina. Insomma: c’è un grande spazio per rilanciare nel digitale un mercato (quello dei periodici su carta) ormai insostenibile.
Secondo motivo per cui abbiamo deciso di sviluppare Ultima Kiosk, un’edicola digitale che distribuisce riviste: ma vi sembra ragionevole che ogni editore debba svilupparsi in proprio, coi propri soldi, e per ogni testata, una applicazione ad hoc per quella testata? Quanti soldi vanno sprecati per riscrivere ad ogni applicazione, fatta da questo o quello sviluppatore, del software che fa sostanzialmente sempre le stesse cose? E quanti sono gli editori che possono permettersi questo approccio? Come potrebbero entrare in questo mercato la miriade di piccole ma preziosissime, per chi le ama, testate specializzate e di nicchia? Ci vuole una cosa come Ultima Kiosk, ci vuole un’edicola che ospiti e distribuisca le riviste, senza investimenti per l’editore, e in cambio di una percentuale sulle vendite, come succede nelle edicole “vere”.
Terzo motivo, connesso al precedente: ha senso che un utente debba riempirsi il desktop del proprio tablet di mille icone, una per ciascuna delle mille riviste che – magari per una volta sola – ha deciso di leggere? E quante riviste e articoli interessanti si sarà perso perché quella rivista non ha la sua app, o perché lui semplicemente non conosceva la testata e non l’ha mai cercata? Ci vuole un’edicola, come Ultima Kiosk: che esponga le testate negli scaffali, perché io possa essere incuriosito anche da quella testata di cui non avevo mai sentito parlare, che però parla di una cosa che mi interessa. E che abbia anche un’efficiente casella di ricerca: per cercare tutti i numeri di tutte le riviste (anche quelle che non conosco) che hanno al proprio interno un articolo che parla di quel che sto cercando. Con la possibilità (tecnicamente potremmo già farlo, dobbiamo risolvere i soliti problemi di licenze con gli editori, e li risolveremo) di poter acquistare anche singoli articoli tratti da più riviste, ad esempio.
Morale:

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  • “Quanti soldi vanno sprecati per riscrivere ad ogni applicazione, fatta da questo o quello sviluppatore, del software che fa sostanzialmente sempre le stesse cose? .. Ha senso che un utente debba riempirsi il desktop del proprio tablet di mille icone?”
    Sacrosanto! Di solito le idee più semplici e funzionali sono anche le migliori! Della serie: quando semplificare è innovare.

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