Il blog di Antonio Tombolini

Un burka per Naomi, presto!

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Naomi Wolf
La proprietaria del generoso decolleté di cui sopra risponde al nome di Naomi Wolf, femminista professionista molto à la page, di cui La Stampa ha pubblicato ieri l’altro un pezzo, il cui titolo è già un programma: Com’è sensuale quel velo.
Il pezzo merita attenzione, perché le perle si sprecano:

Ho imparato che l’atteggiamento musulmano verso l’aspetto e la sessualità femminile non ha le sue radici nella repressione, ma in un forte senso del pubblico rispetto al privato, di ciò che si deve a Dio e ciò che si deve al proprio marito. Non è che l’Islam sopprima la sessualità, è che ha un fortissimo senso di come vada incanalata in modo appropriato: verso il matrimonio, verso i legami che sorreggono la vita familiare, verso l’attaccamento che protegge la casa.

E ancora:

Questa liberazione (quella del velo, ndr) l’ho sperimentata anch’io. Un giorno in Marocco ho messo un shalwar kameez e un velo per andare al bazar. Una parte del calore che ho trovato era probabilmente dovuto alla novità di vedere una donna occidentale vestita così, ma mentre giravo per il mercato – la curva del seno coperta, la forma delle gambe oscurata, i lunghi capelli che non svolazzavano intorno al viso – ha provato un insolito senso di calma e serenità. Mi sono sentita, in un certo modo, libera.

Come mai Naomi, sperimentata la libertà che viene dal velo, abbia poi preferito ritornare alle scollature occidentali resta da comprendere.
Ma forse, ancora una volta, non c’è nulla da capire, e ha ragione la mia amica scrittrice Milena Ortalda a scrivere alla direzione del giornale la lettera che qui di seguito pubblico a beneficio comune:

Al quotidiano LA STAMPA
Volevo scrivervi ieri, ma per problemi sul lavoro non ho trovato il tempo. Lo faccio oggi.
Sul vostro giornale di ieri, dove abitualmente trovo il bravo e illuminato Gramellini, ho trovato (e letto attentamente) un articolo di una simpatica signora americana, sedicente femminista, Naomi Wolf: incredibilmente nata nel 1962, non nel Medioevo.
Il titolo era (certo non suo, ma dell’abbastanza incauto titolista, almeno credo): “Com’è sensuale quel velo”.
Nell’articolo, la sensibile signora esprime appassionatamente quanto lei trovi tanto bella ed elegante la silhouette tutta nera di una donna islamica che se ne va in giro coperta (mediamente COSTRETTA, tant’è che ci va anche quando ci sono 45 gradi all’ombra, ma questo alla simpatica Naomi pare non interessare minimamente…), a stridente contrasto con le scollature e le minigonne un po’ ostentate e magari volgarotte delle varie signore e ragazzine occidentali (che lo hanno però LIBERAMENTE SCELTO di vestirsi così, in barba agli stupratori… Ma anche questo alla signora non importa).
La signora dice poi che anche lei (!) ha provato UNA VOLTA ad andare ad un mercato islamico vestita con il velo integrale, e che si è trovata tanto bene perchè così gli uomini (islamici?? ma non è peccato???) non le potevano guardare le tette, e lei si sentiva tanto più rilassata (problema degno di uno psicanalista, a mio parere…): però poi è tornata a casa, si è cambiata, si è rimessa le sue scollature o quel che le andava in quel momento, e PER LEI è finita lì.
Come inquietante “gran finale”, la intelligente e davvero perspicace signora esortava tutti gli occidentali a ricominciare a riflettere bene sul vero significato della “LIBERTA’ FEMMINILE”.
Lasciando perdere – solo per pietà – tutta la CATERVA DI IDIOZIE (a mio parere eh, per carità!) esposte nell’articolo, la INFELICE espressione in chiusura NON PUO’ E NON DEVE passare sotto silenzio: MA DA QUANDO ESISTE UNA “LIBERTA’ FEMMINILE” E UNA “LIBERTA’ MASCHILE”????? LA LIBERTA’ NON DOVREBBE ESSERE UN BENE DI TUTTI E PER TUTTI, SENZA SESSUALIZZAZIONE (ALMENO NELLA DICITURA, PER CARITA’!)???
E non dovrebbe – questo BENE SENZA SESSO – comprendere anche (e per certi aspetti SOPRATTUTTO) IL DIRITTO SACROSANTO DI VESTIRCI E PRESENTARCI COME CI PARE E PIACE, accettandone peraltro le conseguenze (se uno si presenta sporco e stracciato a un colloquio di lavoro, magari non lo assumono, e ha scelto male il suo vestito, ma SONO TUTTI CAVOLI SUOI) e fatto salvo ovviamente il SACROSANTO RISPETTO DELLE LEGGI (prima fra tutte, quella che IMPONE – A TUTTI, MASCHI E FEMMINE – di andare in giro con il VOLTO SCOPERTO)???
Sono esterrefatta che, anche solo per l’espressione finale, la redazione del vostro giornale non abbia fatto finire questo “articolo” (???) nella CARTA STRACCIA, come a mio parere meritava, invece di CONTRIBUIRE COSI’ AD AGGRAVARE IL DANNO in una situazione dove FA MOLTO COMODO trovare tante belle scuse per METTERE LA TESTA NELLA SABBIA, NON CREARE CONFLITTI NEL NOME DEL “POLITICALLY CORRECT” e lasciare che le donne musulmane SI RISOLVANO IL PROBLEMA DA SOLE: in fondo, se fa loro tanto “piacere” di mettere il velo, è perchè se lo sono voluto no???
Con immensa tristezza per l’ennesima delusione,
Milena Ortalda

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  • HIO LETTO QUANTO SCRITTO DA LEI E DA ORTALDA E NON SONO D’ACCORDO.
    ANZI, DOPO AVER LETTO L’ARTICOLO DELLA WOLF, SONO TALMENTE D’ACCORDO CON LEI CHE AVANZO UNA PROPOSTA:
    VISTO CHE ANCHE LE RAGAZZE, ANCHE QUELLE SENSUALISSIME RAGAZZE
    MUSULMANE CHE VANNO IN GIRO CON IL BURKA, HANNO IMPARATO A GUARDARE E A PONDERARE CON GUSTO QUELLO CHE DA UN PO’ DI TEMPO – E NON SI SA IL PERCHè – VIENE DEFINITO COME IL “LATO B” DEGLI UOMINI, PROPONGO CHE ANCHE GLI UOMINI, TUTTI GLI UOMINI, VADANO IN GIRO CON IL BURKA.
    COSì NON CI SARANNO PIù DIFFERENZE E TUTTE/TUTTI SARANNO CONTENTE/I E PRONTE/I A SFODERARE IMMANI LIBIDO TRA LE PARETI PIù O MENO DOMESTICHE (MA CI SONO ANCHE GLI HOTEL O LE PROSSIME CASE CHIUSE, NON SCORDIAMOLO!).
    E SARà CONTENTA SOPRATTUTTO LA WOLF, CHE POTRà FAR ONDEGGIARE I SUOI MAGNIFICI E LUNGHI CAPELLI NELLA PROFONDA SCOLLATURA DEL SUO ABITO SOLO PER SUO MARITO (MA PENSA TE!).
    SE LA LIBERTA’ DEVE ESSERE ASESSUATA, MI SEMBRA CHE QUESTA SIA LA SOLUZIONE MIGLIORE.
    UNA SOLUZIONE CHE TAGLIA LA TESTA AL TORO (E ANCHE ALLA VACCA)O NO?

  • La lettera della lettrice è la dimostrazione più evidente di come di fronte ad un’opinione ci sia sempre qualcuno che si arrabbia e che, scandalizzato, armato di tastiera, lettere eccessivamente maiuscole e punti esclamativi, impone il suo punto di vista credendo inevitabilmente di saperla lunga.
    A me pare che la Wolf, a differenza della lettrice arrabbiata, un contesto musulmano lo abbia vissuto sulla pelle (o sul burqa) e che non si permetta di esprimere un parere senza sapere di cosa stia parlando.
    Infatti la lettera della Milena Ortalda più volte parla di libertà non rendendosi conto di affermare che essa non esiste nemmeno in occidente dove, e ci mancherebbe, non puoi andare in giro vestito come più ti aggrada, tant’è che se ti presenti ad un colloquio di lavoro con degli stracci addosso non verrai assunto.
    Lo stesso vale per coloro che mostrano tette e culi spacciandoli per libertà di espressione, non pensando invece che il loro modo di esprimersi sia frutto di una cultura dell’apparire e dell’esposizione tanto deleteria quanto, come suppone la scrittrice, lo sia il burqa.
    Tra l’altro è del tutto sbagliata la tesi secondo cui le donne musulmane siano costrette ad indossare questi addobbi neri poichè altrimenti se ne priverebbero viste le temperature in questi luoghi così calde. Infatti un Tuareg qualsiasi potrebbe spiegarle come, per difendersi dal caldo, anzichè spogliarsi, sia utile coprirsi.
    Il ragionamento della Wolf è molto semplice: la libertà della donna, per essere tale (ebbene sì, esiste una libertà femminile ed una maschile, altrimenti perchè si parla tanto di emancipazione?) deve prescindere dal proprio corpo in modo, appunto, da diventare libertà assoluta, quindi slegata da qualsiasi differenza di genere. Questo poichè oggi, soprattutto in Italia e grazie ad una cultura cattolicamente retrogada (tanto quanto quella musulmana) la donna viene vista solo come oggetto. Di più, oggetto sessuale.
    Io credo, purtroppo, che non si può prescindere dal proprio corpo, ma anche che, per sentirsi un po’ più liberi, dovremmo tutti liberarci dalle catene imposte dai tabù sessuali radicati, nonostante l’ostentazione, più vivi che mai.
    E soprattutto credo che, criticare ipocritamente la Wolf solo perchè tornata in occidente si è vestita di nuovo da occidentale, sia almeno poco sagace.

  • Una volta, in una riunione di lavoro, mi trovai a condividere una bellissima ragazza il posto di “capo-tavola” in uno di quei tavoli molto lunghi e stretti.
    Per la prima volta ho provato fisicamente quante volte una ragazza come lei potesse essere guardata, e con che insistenza osservata (in quanto desiderata) dai numerosi uomini ai due lati del tavolo. Sguardi che, data la mia e la di lei posizione, sfioravano anche me.
    Pensai che qualsiasi donna, con gradi diversi ma tutte, dovesse convivere fin dall’adolescenza con il quotidiano assedio di sguardi da parte dei maschietti. Un assedio sempre gradito? Ed la donna è libera di rinunciarvi?

  • Quote: “Quando ho il velo o il chador, la gente si mette in rapporto con me come individuo, non come oggetto. Mi sento rispettata”
    Che tristezza….. ma perché una donna per sentirsi rispettata deve mettersi il velo…???
    Non sono gli uomini che dovrebbero cambiare invece…?
    Quote: “Questa liberazione l’ho sperimentata anch’io. Un giorno in Marocco ho messo un shalwar kameez e un velo per andare al bazar. Una parte del calore che ho trovato era probabilmente dovuto alla novità di vedere una donna occidentale vestita così, ma mentre giravo per il mercato – la curva del seno coperta, la forma delle gambe oscurata, i lunghi capelli che non svolazzavano intorno al viso – ha provato un insolito senso di calma e serenità. Mi sono sentita, in un certo modo, libera.”
    Scusate, ma chi è questa idiota…!!????
    A me sembra il clone americano di Eugenia Roccella…
    l’ex femminista che deve dimostare a se stessa e al mondo quanto sono belli “i vecchi valori di una volta”…
    A me sembra un atteggiamento al culmine del narcisismo e dell’ipocrisia…. come quelle attrici hollywoodiane strafifghe che dietro contratti di milioni di dollari ingrassano per fare un film, sotto controllo di medici e personal trainer pronti a farle ritornare subito dopo al loro splendore…, per poi dire con una faccia di bronzo larga dieci milioni di chilometri quadrati: “Ah! Ingrassare non è mica poi così male…. si è più liberi…. si ha un rapporto più intenso con il proprio corpo, è un’esperienza così eccitante…! Ci si sente più donna…. è più sexy!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”
    Ma va, va…!
    Capisco benissimo e condivido l’amarezza di Milena Ortalda, anche se non i toni, più che arrabbiarsi, la povera Milena Wolf va compatita… chissà, forse arrivata ad una certa età la signora è a corto di emozioni….
    Per quanto riguarda i commenti dei maschietti sopra (guarda guarda sono sempre i maschietti a disquisire lungamente sulla libertà femminile e a ritenersi depositari della Verità…), escluso Marco, che con la sua solita intelligenza e senisbilità ha sollevato una questione che fa riflettere…, gli altri mi fanno un po’ pena…. poi conisglirei a jac di non URLARE quando scrive su un forum o su un blog, la netiquette non la conosce…?
    Il rispetto per le donne passa attraverso la buona educazione e il senso civico… non attraverso il velo e il burqa!
    Come dissero sia John Stuart Mills (lo conoscono i commentatori di cui sopra?) sia mio padre, il livello di civiltà di un Paese si vede dal modo in cui vengono trattate le donne…
    e quanto a inciviltà Occidente e Paesi Islamici stanno disputando il derby per la vittoria del trofeo più importante….
    al di là delle donne semi-nude ovunque in Occidente, in televisione e nei cartelloni pubblicitari…, ricordiamoci anche della piaga (tenuta) nascosta delle violenze domestiche…
    Gli sguardi per strada ad una donna ci possono anche stare, purché non si superino certi limiti….
    A me detto sinceramente piace, e nemmeno poco (!), essere guardata ed ammirata (purché non si tratti di animali bavosi….!) come a TUTTE le donne….!
    La povera Naomi Wolf che dice di sentirsi più sicura e protetta portando il velo, perché così gli uomini non la guardano (falsità che più garnde non si può… come disse giustamente della “ingannevole protezione del velo” proprio una donna musulmana intrevistata in una trasmissione televisiva) fa solo pena….
    è una donna bugiarda e ipocrita che ha fatto una messa in scena soltanto per compiacere se stessa e il suo narcisismo: …proviamo un po’ che effetto fa entrare nei panni delle altre….
    Che poi una donna debba essere libera di indossare il velo, qualunque velo (purché sia riconoscibile), per me va benissimo, non ho nulla in contrario, DEVE essere però una sua LIBERA scelta!
    Ci risparmi, tuttavia, la singora Wolf la sua sociologia d’accatto di turista americana in vacanza….
    Gli americani erano più simpatici quando pensavano di poter comprare la Fontana di Trevi…..!
    Vi lascio con questa piccola perla di saggezza:
    “Non credo nell’esistenza di donne puritane. Credo che non vi sia una donna al mondo che non sarebbe un tantino lusingata se le si facesse la corte. Ecco il fascino irresistibile della donna”
    (Oscar Wilde)
    …come al solito sono sempre gli omosessuali a capire le donne.

  • che bello, se non altro se ne parla! 🙂
    …. solo alcune necessarie precisazioni:
    1) la signora dell’articolo si chiama Naomi Wolf, non Milena Wolf. Milena sono io 🙂
    2) jac non voleva “urlare”, si tratta del testo di una mail scritto in lettere maiuscole, poi postato nel blog non so neanche se da lui direttamente
    3) anche per quanto riguarda la mia lettera, essa è stata scritta al giornale LA STAMPA – che peraltro si è ben guardato dal pubblicarla, pur non avendo inserito l’articolo della Wolf in un “contraddittorio” come correttezza vorreebbe… – e NON per questo blog, dove pure mi va benissimo che sia stata postata, anche e soprattutto vedendo il genere e il tono delle reazioni suscitate….
    Mi sa che ancora una volta “la lingua batte dove il dente vuole”! 🙂 …e a certuni “duole parecchio”, n’est-ce pas? 😉
    ciao Antonio! 🙂

  • Se è sembrato un urlo me ne scuso. In effetti le maiuscole sono il frutto di un copia-incolla e dell’effetiva ignoranza della netiquette. Prometto: ci starò attento. Quanto al contenuto, credo che l’invito a riflettere oggi possa nascere per lo più da paradossi. E tale voleva essere il mio contributo.
    Ciao a tutte/tutti.

  • Grazie Jac 🙂 un chiarimento ci stava bene, di questi tempi il gusto per il paradosso “maieutico” non è pane di tutti i giorni 😉

  • Ci sono tornato su per caso, per vedere se ci fossero stati altri commenti.
    Rileggendo, però, ho notato una cosa che mi era sfuggita.
    Era nel commento di Valeria, laddove parla di “maschietti”.
    Chissà cosa direbbe l’attenta Valeria se qualcuno la assommasse nel concetto di “femminuccia” (o di “femminetta”, se preferisce).
    Come diceva quel celebre film? “Chi parla male, pensa male”.
    E mi pare proprio che il termine sia il prodotto di un tic linguistico che denuncia un modo di pensare un po’ stereotipato. Ripeto, però: mi pare.
    Se così fosse mi spiacerebbe: i problemi culturali (perchè di questo si tratta) non hanno bisogno di stereotipi, ma di un pensiero libero, che sappia affrontare ogni questione da un punto di vista autonomo.
    Saluti a tutti.

  • Mah, mi sembra che si sia un po’ perso il nocciolo della questione, e lo riprendo, questo nocciolo, perchè davvero se il fil rouge dovesse definitivamente affogare nella matassa delle elucubrazioni mi dorrebbe parecchio, come insinua Valeria.
    Come sottolinea Jac, quando si arriva a farne questioni di “maschietti” e “femminucce” si ricasca nella orrenda variabile della “libertà femminile”, che si suppone diversa dalla “libertà maschile” stando a come viene posta dall’inqualificabile testo della Wolf.
    L’IMPOSIZIONE – di un abbigliamento, di un comportamento, di un pensiero – da un singolo a un altro singolo, e peggio ancora da una società, da una comunità culturale e/o religiosa a un individuo LIBERO, donna o uomo che sia, che abbia avuto come solo margine di esercizio della LIBERA SCELTA l’essere nato in una famiglia piuttosto che in un’altra, in un paese piuttosto che in un altro, è e rimane a mio parere una inqualificabile vergogna, che nessuno – specie se titolare proprio di quella libertà di autodeterminazione a così tanti altri mancante – dovrebbe permettersi di avallare, portando a sostegno traballanti argomentazioni che non possono non crollare alla prova del più banale BUON SENSO.
    Per questo ho trovato e continuo a trovare scandaloso il testo della Wolf, e mi ha affranta il vederlo pubblicato sulla prima pagina di un noto quotidiano, nello spazio (di massima visibilità) di una rubrica abitualmente lettissima, e soprattutto SENZA CONTRADDITTORIO ALCUNO.
    Da qui l’origine di tutta la questione.
    Saluti a tutti,
    Milena

di Antonio Tombolini
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