Il blog di Antonio Tombolini

Vino dei Blogger #5: Merlot o Pinot nero?

V

La bella idea del Vino dei Blogger, lanciata da Imbottigliato all’origine qualche mese fa, giunge al suo quinto round. E’ Luca Risso a lanciare il tema della degustazione: un gustoso e opulento Merlot o un nervoso e snobistico Pinot Nero? E se andasse male: un mal riuscito, slegato e goffo Merlot o un diluitissimo magrissimo e diafano Pinot Nero?

Rispondere tutti e due, per le regole poste da Luca, non vale. Questo mi causerà qualche difficoltà. Non sono uno di quelli che si schierano alla Sideways (Merlot è banale, Pinot è cool). Ci sono momenti, cibi, situazioni che mi fanno schierare sul versante Merlot, e altri in cui divento Pinot-oriented.

Altro vincolo posto da Luca: il vino ha da essere italiano. Sarà forse questo a orientare alla fine la mia scelta: ho un’assai bassa stima dei Pinot Neri italiani, credo di averne bevuti non più di due o tre soddisfacenti, e mi sa che lascerò volentieri agli altri amici blogger l’onere e l’onore di cimentarsi alla scoperta di qualche Pinot Nero italiano degno. Dovessi decidere adesso, insomma, mi butterei su un bel Merlot. Ma c’è tempo sino a fine marzo, vi farò sapere…

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  • Il pinot nero stilisticamente non rientra nei miei parametri degustativi, caratterialmente sono piu’ merlottista, anche se ti diro’ che un certo pinot nero di Albani, negli ultimi assaggi mi aveva sorpreso……

  • Io ho assaggiato un grande pinot nero italiano: Pinot Nero Linticlarus Riserva 2003 di Tifenbrunner. Provare per credere è veramente speciale. Ciao

  • Merlot all the way: il Pinot nero è il massimo vino del pianeta, se lo fanno in Frnacia. Mi ricorda una dark lady: arriva in scena a passi felpati e ti turba ogni fibra, restando sempre al centro delle sensazioni con una presenza quasi indefinibile, come un presagio di fascinosa svenutra che ti ossessiona e ti ammalia, anche quando non è in scena. Ma questo miracolo della persistenza sottile spesso, troppo spesso si tramuta in una presenza invasiva e rompiballe, querula e ciabattona come una soucera. Accade sempre, per la mia limitatissima (ma qualificata) esperienza, con quei vinastri californiani tanto decantati da Sideways, che non a caso è ambientato nell’orrenda Napa valley fatta di mall e vigneti piatti, nulla a che vedere con la poesia assoluta della Sonoma county, una sorta di Chianti californian-messicano con vista sul pacifico proprio accanto all’orrida Napa.
    Allora dico Merlot, succo d’uva rotondo e gustoso, delizia dello stomaco più ancora che del palato, cibo e bevanda da masticare a gran sorsate. Vino alla spina, lo chiamo nel nostro lessico famigliare, senza volerlo affatto sminuire: perché è buono quando è tanto, perché ti abbraccia, ti confornta e ti fa sentire nell’abbondanza.

  • In effetti, sono due mondi completamente diversi a cui secondo me corrispondono anche modi diversi di approcciarsi alla vita e alle persone. Aperti, estroversi, conviviali, esuberanti, diretti, talvolta perfino invadenti i merlottini; introversi, cerebrali, sottili, intriganti, eleganti, talvolta perfino snob i pinottini.

  • Mah, io continuo a non capire il vostro manicheismo. Sarà che nasco democristiano, ma insisto: io a volte preferisco l’uno, a volte l’altro. Ah, dimenticavo: a volte perfino tutti e due!

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