Il blog di Antonio Tombolini

Abbasso le banche, viva PayPal!

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Ho aspettato a lungo prima di postare il lieto fine del mio PayPal Nightmare, ma adesso è ora di farlo. Ho aspettato perché fosse tutto a posto, perché la soluzione fosse definitiva, e per capire meglio cosa fosse successo. Adesso ci siamo: il nostro giro d’affari nel frattempo è aumentato, e gli importi in ballo sono ancora più importanti di quelli che avevo indicato a suo tempo, ma i rimborsi avvengono regolarmente nei termini previsti dal contratto: PayPal ha risolto il mio problema, e si è dimostrata totalmente affidabile.
Quelli di PayPal (hanno seguito il mio caso dal quartier generale di PayPal Europe a Dublino) hanno alla fine sistemato tutto e risolto un problema che sembrava irrisolvibile.
Ed ecco cosa è successo: il sistema bancario (di cui PayPal deve ancora servirsi per i trasferimenti, non potendo assurgere al rango di banca in prima battuta) non risultava l’esistenza della mia banca. Il baco era dunque non in PayPal ma nel sistema bancario tradizionale.

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  • PayPal ha una licenza (o autorizzazione, o come diavolo si chiama) per operare come banca in Europa. Che poi non siano ancora attrezzati per farlo è un altro discorso, ma una banca almeno di nome lo sono.
    Me lo diceva l’anno scorso l’AD di PayPal Italia, con cui ho avuro un breve colloquio (cercava un profilo completamente diverso dal mio, ma qualcuno gli aveva detto che ero il candidato giusto).

  • In questo gioco a rimpiattino tra l’essere banca e nonbanca si gioca il futuro di internet. Serve una moneta che metta in moto il cd gratuito. Che gratuito assolutamente non è. Semplicemente è un nuovo tipo di asset che si valorizza sulla base di condivisione e digitalizzazione nei social network. Qualcosa di assolutamente incompatibile con la logica finanziaria tradizionale, basata sull’esclusione.
    Io le chiamo moneta di choc ed economia emozionale.
    (Tu che hai visto l’alba sul golfo di cagliari sai a cosa mi riferisco).
    saluti

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