Il blog di Antonio Tombolini

Adorare Glenn Gould

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La sedia di Glenn Gould
Pensi a Glenn Gould e vai subito con la mente alle sue sublimi esecuzioni delle Variazioni Goldberg, da quella sfacciatamente iper-virtuosistica del 1955, a quella metafisica e definitiva del 1981.
Eppure il vertice della sua arte risiede secondo me nella più che controversa (e parziale) esecuzione (compratevela!) dell’Arte della Fuga. Prima di proseguire nella lettura, guardatevi almeno un po’ del video qui sotto, ché altrimenti non ci capiamo.

Ora, a parte che se una lacrima non vi ha nemmen lambito il ciglio sarà il caso che vi facciate vedere da qualcuno, sostengo che in nessun altro punto la musica ha espresso con maggiore nettezza la cifra e l’essenza proprie della civiltà occidentale (l’eterno ritorno dell’uguale e la volontà di potenza) altrove che nella sua esecuzione dell’Arte della Fuga da parte di Glenn Gould.
All’eterno ritorno dell’uguale giunse, e prima di ogni altro con quella nettezza, Johann Sebastian Bach, proprio con la più circolare delle sue opere, l’ultima, anzi postuma Die Kunst der Fuge. Ma la volontà di potenza, che si dispiega nel voler eseguire l’Arte della Fuga al pianoforte, è un’acquisizione tutta sua, di Gould, che con questa esecuzione perviene a rendere plasticamente la moderna intuizione della co-appartenenza circolare tra interpretante e interpretato (tra autore ed esecutore), fino alla totale fungibilità dei rispettivi ruoli.
Tanto che a me par di vedere il vecchio Bach sorridere soddisfatto ascoltando Gould, felice che sia riuscito a liberarlo dal polveroso sgabuzzino ad accesso controllato in cui vorrebbero rinchiuderlo i tristi fanatici della Prassi Esecutiva.
Gödel – Escher – Bach, certo, ovvero il cerchio dell’Eterno Ritorno.
Ma Nietzsche – Heidegger – Gould, ovvero la Volontà di Potenza che si appropria – gioiosamente rompendolo – di quel cerchio, e giunge all’ostensione finalmente chiara e priva di maschere del nichilismo come cifra definitiva dell’Occidente (ovvero di tutti noi, orientali inclusi, beninteso).
[PS Astenersi moralisti da passeggio, please: per lo scrivente il nichilismo (e il relativismo) è l’unica vera base solida di un possibile futuro per l’occidente e per l’uomo.]

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  • forse aderendo più al primo termine che al secondo -ma sto gioco di etichette non è soprattutto antinichilistico?- debbo che dire che da un relativista sentir parlare di “occidente” – e da un nichilista di “futuro”- mi fa una strana impressione.
    per il resto è davvero un enorme piacere sentire Glen Gould che si immerge dentro Bach, a prescindere dalle categorie filosofiche

  • L’Arte della Fuga è stata anche oggetto di un recente lavoro del giovane pianista iraniano Ramin Bahrami, da molti paragonato a Glenn Gould. Magari sarebbe interessante un confronto. In ogni modo c’è, con Bahrami, un’intervista audio su Da Capo al Fine. E’ qui: http://tinyurl.com/2o34fc
    Magari vi va di ascoltarla 😉

  • 20 anni fa avrei detto le stesse cose ascoltando Fade to Black dei Metallica…adesso in effetti ascoltare Glenn è una esperienza un pò più completa.
    Però a me non ispira nessun sentimento nichilista! Credo sia il bello della vera arte di farci risuonare ognuno secondo le sue corde…

  • A proposito di Bahrami (per rispondere a Marco), posso dire di aver sentito la sua esecuzione dell’Arte della Fuga al teatro La Fenice(Venezia) e non ha assolutamente ne’ la profondita’ di pensiero ne’ la maturita’ di Gould. Se a qualcuno piace un Bach esuberante e leggero, lo ascolti pure nell’esecuzione di Bahrami. Ma Bach non e’ cosi’, e Gould lo ha detto in modo chiaro in un’intervista a Monsaingeon quando spiega che nell’Arte della fuga Bach ci spalanca una sequenza di mondi infiniti, metafisici, che vanno oltre persino la solitudine nordica tanto amata da Gould.

  • Non c’è niente di più distante da Bach e dalla sua musica del nichilismo, un pensiero che, di certo, può costituire una base solida per la fine del mondo, non per il suo futuro. Cerchiamo di godere dell’infinita bellezza di questa musica, e della grande genialità di un interprete quale Glenn Gould, evitando certe fantasticherie del tutto fuori luogo. Non confondiamo, poi, il nichilismo con il relativismo, e tanto meno offendiamo una composizione quale l’Arte della Fuga, che, così come tutta l’opera di Johann Sebastian Bach, costituisce un vero monumento contro ogni tipo di nichilismo.

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