Il blog di Antonio Tombolini

Amare Mascarello, ma nel senso di Giuseppe

A

Barolo Monprivato 2003 Giuseppe Mascarello
Margherita-ginestra-pesca-nespola-rosa-anice-caffè-cioccolato-uva spina-melone-amaretto-zucchero filato. Tanto per rimanere al naso e per non dire degli occhi (velluto rosso trasparente) e del palato (seta finissima). E tutto in un bicchiere di Barolo Giuseppe Mascarello Riserva Monprivato 2003. Solo l’uva è capace di miracoli come questo.

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  • errore Antonio non dovevi scrivere “solo l’uva é capace di miracoli come questo”, bensì “solo il Nebbiolo”, o meglio “solo il Nebbiolo da Barolo é capace di miracoli come questo”… Perché di uve ce ne sono tante, alcune anche meravigliose, ma la magia del Nebbiolo, che si esprime al suo vertice nel Barolo, é unica, inimitabile, inconfondibile…
    Quanto ai Barolo del mio amico Mauro Mascarello (figlio di Giuseppe e padre di Giuseppe) li conosco bene e li adoro. Il Monprivato é poi uno dei tre Barolo “del mio privilegio” come avrebbe detto Veronelli. Dovresti sentirne la musica, la sottile malia, dopo anni d’invecchiamento. Ho ricordi splendidi di bottiglie di 1978, 1982, 1989 di Monprivato bevute in questi anni e ora consiglio di cominciare a bere il 1999, mentre per il 1996, altro monumento, suggerisco di aspettare ancora. Evviva il Barolo!

  • Leggere tali lodi al Barolo non può che seppellire vedute diverse su altri argomenti.
    Devo però dire che il 2003 non l’ho amato particolarmente. Se non sono annate da invecchiamento non ci trovo le caratteristiche che fanno del Barolo un vino ssublime.
    Per l’annata che è stata comunque il Monprivato (Riserva?) 2003 è effetivamente un piccolo miracolo.
    È che poi mi sovviene il Cà d’Morissio 2001 che, anche se bevuto troppo presto, annienta il paragone.
    Nel mio cuore comunque Mascarello significa innanzitutto Bartolo (e Maria Teresa ovviamente).

di Antonio Tombolini
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