Il blog di Antonio Tombolini

Daniele Mastrogiacomo alla luce di Elias Canetti

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Ci ho messo un paio di giorni a capire. Al cospetto dell’immagine di Daniele Mastrogiacomo che – appena atterrato in Italia – leva le braccia al cielo in segno di vittoria, come avevano fatto, per l’ultima volta, quasi un anno fa i campioni del mondo di calcio della nazionale, ebbene, al cospetto di questa immagine avevo subito provato un istintivo senso di imbarazzo e di repulsione.

Hai patito un sequestro. Hai visto trucidare, decapitato dai tuoi carcerieri, un povero disgraziato che si guadagnava il pane facendoti da autista. Per la tua liberazione sono stati rilasciati cinque terroristi, che probabilmente non si faranno scrupolo di moltiplicare i dolori e i crimini e le torture.
Non te ne faccio una colpa, e capisco la gioia del ritorno, ma non è osceno, in questo contesto, un gesto così?

Questo avrei voluto scrivere di getto. Ho aspettato, e ho fatto bene. In questi due giorni la scena si è ripresentata più volte ai miei occhi, fino ad accendere un ricordo mai sopito: quello di Elias Canetti in Massa e Potere, che a fondamento della sua ricerca e fenomenologia del fenomeno del potere pone proprio questo: la gioia, per lo più inconfessata, del sopravvissuto al cospetto della morte dell’altro.

Ecco perché quel gesto appare osceno: è la manifestazione nuda e senza pudore della vittoria di chi ha visto la morte altrui testimoniare la sopravvivenza propria. Per questo leva le braccia: non è un gesto di gioia, ma un gesto di vittoria. La vittoria di chi è sopravvissuto su chi è morto. Mastrogiacomo in quel momento non gioisce nonostante quel che aveva visto (la morte dell’altro), ma esulta a causa di questo.

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  • sai che non brillo per ruffianaggine, ma mi sembra che insieme a Michele Serra tu stia svolgendo in Italia il compito che avrebbe fatto PP Pasolini.

  • e della “giornalista” Sgrena che ha un morto sulla coscenza cosa diciamo ? Della figura di omuncoli che abbiamo fatto nei confronti del mondo, cosa diciamo? Del redditizio “mercato” che con Mastrogiacomo abbiamo aperto ai Talebani sulla pelle di tutti gli alti operatori, cosa diciamo? Di quel lungo signore, che per un pugno di voti per sopravvivere, vuole invitare i taleban al tavolo della pace, cosa diciamo? “la gioia, per lo più inconfessata, del sopravvissuto al cospetto della morte dell’altro..” o la gioia di un progetto predeterminato e andato a segno, con il pensiero gridato nel gesto di “l’abbiamo messo in quel posto agli americani”. Chiediamo l’estradizione di Lozano e ci opponiamo al bandito Battisti. Vogliamo ancora parlare?

  • Devis, che dire, abbiamo avuto un omuncolo come premier per 5 anni… ci siamo abituati ormai. Stammi bene e statti buono, ché se ti agiti per di le i per strada…

  • @malvino: su questa storia dell’ubi consistam del cristiano sappi che potrei, e vorrei, demolire le tue certezze in un attimo, e da tempo. Ma non lo faccio, ché poi mi priverei delle delizie del tuo blog, e ci mancherebbe altro!

  • Di nuovo e come sempre e , forse come giusto, l’Italia é divisa in due. Come la ragione: i pro ed i contro. Vai a vedere che l’ Italia é il paese piu´ “ragionevole” del mondo ? Se il governo avesse scelto la linea dura della non-trattativa con i terroristi, Mastrogiacomo avrebbe avuto poco da esultare: sarebbe morto o – peggio – non sarebbe mai stato rapito. Se il governo avesse scelto – come ha scelto – la linea umanitaria – Mastrogiacomo esulta. Vorrei vedere chi non esulterebbe dopo averla scampata. Io credo che esulta per se stesso, non per qualcuno o contro qualcuno. E se poi esulta per aver sconfitto “il male” ed essere sopravvissuto alla decapitazione, chi non esulterebbe ?
    Antonio porta in ballo un’oscenitá che ci puo´anche stare. Ma l’ oscenitá Mastrogiacomo giá l’ aveva giá con se, nel suo bagaglio, magari inconsapevole l’oscenitá di una forma mentis che prevede vinti e vincitori, morti e sopravvissuti, informanti, informati e disinformati. Insomma: se siamo in Afganistan siamo anche nell’ oscenitá. (Tra l’altro un po´di normale studio della storia di quel paese insegnerebbe che gli afgani finche´hanno combattuto a modo loro ed alle loro condizioni, non hanno mai permesso a nessun invasore o potenza straniera di controllare al cento per cento il loro paese)

  • A me non ha tanto impressionato Mastrogiacomo che, a ben vedere, esulta per il fatto di essere vivo, ringrazia tutti e capisce che l’ha scampata bella. Tra l’altro, ha subito detto che non sarebbe più tornato in Afganistan, rispetto a quanto invece avevano fatto le due Simone. La domanda che mi pongo è:se non fosse stato un giornalista di Repubblica sarebbe stato fatto tutto questo? Mi ricordo ancora quanto NON è stato fatto per cercare di salvare Enzo Baldoni

  • sono d’accordo con Romanelli,nn ho mai capito l’oscenità di questi diversi trattamenti e poi..ma che notizia doveva darci questo signore..? forse la soluzione di tutte queste morti inutili? la fine di tutto questo dolore..lo sapeva che poteva anche finire in altro modo il film della sua vita era uno da un pezzo del mestier nn uno sprovveduto e adesso logicamente dopo che un disgraziato di 25 nn c’è più resterà in Italia acontinuare il suo ” lavoro “al comodo e al caldo…

  • Condivido in pieno i commenti di Francesco Annibali, tranne il fatto che io lascerei di fuori Michele Serra.
    Devis, sulla coscienza la morte di Calipari non ce l’ha la Sgrena, ma quegli assassini di militari che hanno impiombato la sua macchina.
    L’oscenita’ e’ in primo luogo di chi va a riprendere il momento del ritorno di un sequestrato, con tanto di closeup da pornografi sulla gestualita’. Idem per l’uso di riprendere i funerali. Del resto questi gesti, osceni, giuste Antonio e Francesco, vengono praticati esattamente ad uso e consumo delle telecamere che si sanno presenti. Si veda l’evoluzione della gestualita’ in senso sempre piu’ istrionico dei calciatori da quando le riprese non sono piu’ a camera fissa a tutto campo, ma sempre piu’ holliwoodiane e in cerca di brufolo, di luccicone, di fogliolina di prezzemolo incastrata fra incisivo e incisivo. Un sistema tossico e di tossici che celebra se stesso.

  • Leggo su vari blog e giornali di diverso colore una cosa ovvia: il vero prezzo della vita di Mastrogiacomo sarà presto pagato attraverso le vite dei soldati e dei civili che cadranno sotto i colpi dei Talebani liberati.
    Basta un po’ di buon senso e la volontà di fermarsi un attimo per una semplice, lucida riflessione ed anche gli italiani (tutti, o quasi) ammettono che la liberazione di Mastrogiacomo, così com’è avvenuta, contraddice pesantemente l’obiettivo dichiarato di chi l’ha voluta, ovvero quello di salvare vite umane.
    Qui non c’entra l’orientamento politico (il Governo Berlusconi si comportò in modo simile), ma piuttosto la “testa” degli italiani, governata dall’emotività prima ancora che dalla ragione.
    E siccome la testa non si cambia dall’oggi al domani (ammesso che sia possibile farlo), la cosa che trovo più scandalosa è l’atteggiamento spregiudicato dei politici che invece di mettere in guardia dai rischi dell’emotività, la cavalcano e strumentalizzano a proprio favore.
    D’Alema, sul Corriere della Sera di oggi: “Non mi pento di aver salvato Mastrogiacomo”.
    ferma

  • Bravo Romanelli !Caro Cintolesi tu dici su Calipari/Sgrena: ” ma quegli assassini di militari che hanno impiombato la sua macchina.Chi è assasino un militare in piena zona di guerriglia ( attenzione no di guerra)che in piena notte spara anche sopravalutando la situazione , ma stiamo in un posto di blocco in mezzo ad un deserto o una signora attempata che parte a fare la “giornalistra” priva pure di copertura assicurativa. Mi dite quale grande verità ci ha svelato la “giornalista” Sgrena (Montanelli a sentire chiamare questa giornalista si sta rigirando nella tomba). Grande lezione di Stato hanno dato gli Stati Uniti difendendo un loro militare in una azione di guerra,perchè in tale contesto è avvenuta

  • Anche io come Silvana sono d’accordo con Romanelli. Come al solito “siamo tutti uguali” in Italia. Tutti uguali come i due tecnici Cosma Russo e Francesco Arena sequestrati per quasi tre mesi in Nigeria. Il mondo politico esulta asserendo che è stata la vittoria del silenzio e della diplomazia. Ma per favore. E per finire in bellezza ad attenderli l’inviato del Corriere della Sera e la troupe delle Iene? Le Iene? Se non fosse una storia maledettamente seria, si potrebbe dire che le Iene in Africa…

  • Assassina la Sgrena, devis? Assassina perche’ era andata (senza copertura assicurativa, oh! an vedi) a documentare gli abusi commessi dalle forze armate statunitensi? Ah ecco. Tutto qui allora. Ti stava sul cazzo perche’ giornalista del Manifesto andata a rompere i coglioni agli interessi dei padroni della terra. Tutto qua. Le lezioni di Stato le conosciamo gia’, le abbiamo viste in occasione del Cermis.
    L’argomento della morte di Calipari sulla coscienza e’ vile come te che per scrivere ste monnezze manco ti firmi col tuo nome completo. Per questo hai bisogno di eccitarti al pensiero dei militari in zona de guera. E scommetto che le “signore attempate” ti stanno invece benissimo quando si mettono a vomitare deliri razzisti come faceva quella che non c’e’ piu’.
    E ora basta perche’ in questi giorni ho proprio fatto il pieno di canea e di truculenza.

  • Cintolesi, la monnezza la scrivi tu. Se la Sgrena e i suoi amichetti del Manifesto – e il resto della cloaca “de sinistra” nazionale e internazionale – fosse sensibile alle difficoltà della nascente democrazia irakena quanto lo è agli “abusi” dei “padroni della terra”, forse le cose in quel martoriato paese andrebbero un po’ meglio. In ogni caso, vi risparmiereste di passare per infami.
    Shame on you, Cintolesi!

  • I prossimi anni:70. Insegnante ,Preside di Liceo,Ispettore M.P.I.Da 4 anni in pensione. Vorrei vedere in faccia Mastrogiacomo e sputargli in faccia. Dica come ha fatto a salvare la pelle e lasciare a morire il suo interprete.Mio Padre nel ’43 é morto in mare per aver lasciato il suo posto sulla zattera al suo attendente.Non sono nostalgica di un mondo di eroi, ma voglio sputare in faccia ai vigliacchi.
    Maria Grazia Gerini

  • in quel gesto non ci vedo il trionfo del sopravvissuto , che in canetti viene inteso sempre come un sentimento segreto e quasi incoffessabile, quanto magari la gioia della “muta di caccia” vittoriosa , un’azione di gruppo , le trattative , che ha avuto alla fine esito positivo.
    Preferivamo forse partecipare all’ennesima “muta del lamento” ?
    Per chi spara troppo facilmente a zero sulle persone lasciatemi dire , per conoscenza quasi diretta, che mastrogiacomo e la sgrena hanno subito traumi fortissimi che richiedono solo comprensione e rispetto.

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