Il blog di Antonio Tombolini

Diario Francofortese /3: chiariamoci su Google Editions, a Radio 3 Scienza lunedì

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Lunedì 19, tra le 10.50 e le 11.30 del mattino, sarò ospite di Radio 3 Scienza (grazie a Luca T. Barone per l’invito!), per tentare di chiarire insieme ai conduttori qual è il senso dell’operazione annunciata da Google nel corso della fiera di Francoforte, ovvero Google Editions (se ne può leggere utilmente su Associated Press e – con maggiori dettagli sugli aspetti commerciali – su El Pais).
Provo intanto a chiarirne i termini qui (i commenti usciti qua e là su siti e blog italiani risultano per lo più ahimé confusi e poco informati).
Con Google Editions big-G dirà all’editore: affidami questo tuo libro, dammelo di carta, o dammi il PDF di stampa, e io lo digitalizzo per consentirti di venderlo come ebook.
Primo problema: in quale formato? Sarà ePub? O, visto che dovrà essere letto via browser, html?
Secondo problema: con che livello di qualità? Se è quella che viene rilasciata oggi in Google Books, non ci siamo proprio!
Poi Google Editions dirà all’editore: ok, ora l’ebook è pronto per essere venduto e letto via browser, nella maniera più sicura, perché chi lo compra non potrà mai scaricarlo e quindi piratarlo.
Terzo problema: per leggere i libri di G-Editions occorrerà essere sempre online, e per leggere offline Google utilizzerà (come fa oggi per Gmail e G-reader) Google Gears. Detto in termini più semplici, la lettura offline sarà assai intermittente, limitata e faticosa.
Poi Google Editions dirà all’editore: il prezzo del libro decidilo tu, ma tieni conto di come lo vorrai vendere. Se te lo venderai tu editore, da solo, dal tuo stesso sito, mi basterà un 15%; se vuoi che lo venda io su Google, dovrai darmi il 37%, se vuoi che sia venduto attraverso altre librerie online allora dovrai darmi il 55% perché poi dovrò pagare anche loro.
Quarto problema: partendo dal presupposto che anche gli ebook, come i libri di carta, si comprano dove ci sono altri libri (e non nel sito dell’editore), ovvero in libreria, l’editore si ritroverebbe col 55% del prezzo di vendita, esattamente (a quanto pare) l’importo che gli propone Amazon per Kindle, con la differenza che però Amazon ti dà il 55% (o giù di lì) non del prezzo dell’ebook, ma del prezzo del libro di carta.
Quinto problema: le librerie online dovrebbero esserne felici? Perché mai un lettore dovrebbe comprare un libro da leggere attraverso il browser e con connessione attiva, sapendo che questo vuol dire trattarsi di un libro G-Editions, quando potrebbe pagarlo un buon 40% in mano su Google?
Detto tutto ciò, mi viene una riflessione: fino a non tanto tempo fa, a parlare di ebook si veniva guardati con aria di compatimento. Ora è sotto gli occhi di tutti che la cosa è così allettante da scatenare gli appetiti di tutti i maggiori protagonisti del business in rete (se Amazon e Google non vi bastano, tranquilli, Apple arriverà), per non parlare dei produttori di elettronica di consumo. Eppure… eppure ancora tutti a lavorare e competere per quello che io chiamo il futuro del libro: sulle cose cioè utili a dare al libro, così come lo conosciamo, un futuro anche nel mondo digitale. Nessuno, mi pare, che si avventuri a sperimentare cosa si può fare per il libro del futuro, nella direzione delle trasformazioni radicali cui il libro, come concetto e come prodotto, sarà sottoposto proprio a causa dell’impatto che il digitale e la rete hanno sulle tecnologie di produzione, distribuzione, fruizione, condivisione. Se qualche avesse visto esempio che a me sono sfuggiti, e volesse segnalarli… grazie 🙂

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