Il blog di Antonio Tombolini

Ebook a scuola: ecco perché sono urgenti

E

Dunque una delle maestre di Matilde (seconda elementare) ritiene didatticamente utile strappare il foglio dal suo quadernone nel caso di esercizi contenenti errori.
Da ciò consegue che Matilde cambierà immantinente scuola.
Da ciò consegue che per la signora maestra (e forse per l’intera scuola, e l’intera cultura italiana) lo sbaglio va punito, anziché onorato e rispettato come la via principe di ogni vero processo di apprendimento.
Da ciò consegue anche che, di minima, se l’esercizio fosse stato fatto su una qualche tavoletta digitale il misfatto non avrebbe potuto essere compiuto. O che la signora maestra avrebbe scaraventato il device a terra.

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  • Anche io a volte ho strappato dei fogli dai quaderni dei miei bambini perchè c’era uno sbaglio, ma non si può prendere questa come una questione di principio: dipende dal tipo di sbaglio, dal tipo di esercizio e dall’organizzazione del foglio che ne consegue, da quante volte ha fatto quello sbaglio e del perchè l’ha fatto. E poi, una cattiva maestra resta una cattiva maestra anche se lavora con una tavoletta digitale, secondo me

  • Non credo che cambiare scuola possa essere la soluzione, Matilde si troverà davanti a tante maestre nella sua vita che non credono che sbagliare sia utile, l ‘importante è che sappia cosa è giusto e non in qualunque “scuola”. Ma questo non era il punto dell’articolo la questione era il device , sono uscito fuori tema ora stacco lo schermo del mio computer 😉

  • In realtà non c’erano errori veri e propri ma “gli amici del dieci” (= numeri che sommati danno 10) non erano stati elencati dalla bambina in ordine decrescente, ma senza alcun ordine anche se c’erano tutti.
    Il problema serio, oltre all’umiliazione del foglio strappato, risiede nella presunzione che esista solo una modalità di ragionamento: quella della maestra, che non ritiene degna di alcuna considerazione la possibilità per il bambino di arrivare allo stesso risultato percorrendo strade diverse.
    Questa e altre riflessioni ci hanno portato alla decisione di farle cambiare scuola, Matilde è molto contenta del cambiamento e questo basta.

  • Con 9 figli (di cui 6 già passati dalla seconda elementare) ritengo che alle volte strappare la pagina sia un metodo educativo altrettanto valido quanto correggere il singolo passaggio.
    Spesso le maestre danno delle consegne, non importa solo il punto d’arrivo ma anche il percorso obbligato (altrimenti un ciclista potrebbe andare direttamente all’arrivo senza fare tutta la corsa). Se le consegne prevedevano che i numeri fossero messi in ordine (e l’apprendimento dell’ordine è importante a quella età) è evidentemente che il compito era sbagliato.
    E’ anche importante imparare che non tutti gli sbagli possono essere rimediati, alcuni sono incancellabili.
    La scuola elementare non è fatta per far uscire la genialità di chi può costruire un palazzo di 1000 piani ma perché tutti facciano le fondamenta solide allo stesso modo. E l’edilizia è appunto un settore dove se si commettono errori non si rimedia senza distruggere e ricostruire, sperando di non fare vittime.
    Se poi c’erano altri elementi che indirizzavano ad un cambio di scuola d’accordo.
    Se poi il post era orientato a dire che con un bel tablet basta eseguire il comando “sort” per rimettere tutto in ordine ed annullare lo sbaglio d’accordo.
    Ma non diciamo che un foglio strappato è un dramma per l’educazione di un bambino.

    • Un foglio strappato per punire l’errore di fronte alla classe, ovvero una umiliazione, è MOLTO più che un “dramma” per un bambino. Stupisco sempre davanti alla ottusa insensibilità degli adulti nei confronti della sofferenza dei bambini. Dimentichi dei lucidi versi di Montale di fronte ai quali, lo confesso, ogni volta piango: “Ma nulla paga il pianto del bambino / a cui fugge il pallone tra le case.”
      Ed è così, lo ripeto, che insinuiamo nell’animo l’aberrante convinzione che lo sbaglio va evitato ad ogni costo, e nel caso nascosto e dissimulato, perché è qualcosa di cui vergognarsi, e per il quale si verrebbe umiliati. Ed è così che si formano animi pusillanimi e codardi, che sempre preferiranno di non fare, pur di non sbagliare. Quanta distanza dalle culture in cui alla verità ci si approssima per tentativi ed errori…
      Comunque grazie dei commenti: mi confermano che il problema non è la maestra, e neanche la scuola, ma un’intera cultura ahimé molto diffusa nel nostro paese.
      Cultura che traspare anche – perdonami S., ma non posso non dirtelo – dal tuo incipit: “Con 9 figli ecc… ritengo che ecc…”. Forse che i 9 figli ti danno maggior titolo e danno maggior forza alla tua opinione? Mia nonna ne aveva 11 di figli, e ciononostante di venerdì 17 non metteva un piede fuor dal letto, sicura che ne sarebbero conseguite sciagure inenarrabili per tutta la famiglia.
      La questione peraltro non riguarda i figli, né solo l’educazione dei bambini, come ho provato a dire, ma l’educazione e la formazione degli uomini e delle donne, in ogni ambito, quello professionale incluso, dove spesso la prima preoccupazione è “non sbagliare”, o se si sbaglia di scaricarne la “colpa” su qualcun altro, per non subire le ire del capo. Tutto ciò è molto triste.

  • Chissà se i genitori del bambino della poesia di Montale si saranno trasferiti in campagna per evitare che gli sfuggisse di nuovo il pallone tra le case…
    Non c’è una certa sproporzione tra il ‘misfatto’ (un foglio stappato dal quaderno) e la decisione di trasferire Matilda in una nuova scuola?
    E qui sarà tutto rose e fiori per i piccoli allievi?
    O si ripresenterà l’occasione per qualche nuovo screzio, una piccola prevaricazione, una parola men che gentile che provochi nuove irrimediabili ferite nella giovane anima di Matilda?

  • Il foglio di carta posso sempre recuperarlo dal cestino e rimetterlo al suo posto, sempre che la maestra non se lo sia mangiato in preda ai fumi del suo problema personale con quell’errore. Con la tavoletta no…
    Dai… fa un po’ diva…

  • due anni e mezzo fa, per una serie di motivi ma sopratutto per l’educazione dei figli (3,6,8 anni, che sono italo/inglesi) abbiamo trasferito la famiglia in Inghilterra. In questo paese e’ normale giudicare il servizio che da una scuola alla stregua di un qualsiasi altro servzio, solo ovviamente molto piu’ importante per una famiglia, ed e’ normale fare “shopping” nel scegliere la scuola, aiutati sopratutto dal fatto che ogni scuola viene annualmente valutata da un organo indipendente che poi rende pubblici questi risultati. Le scuole sono quindi ordinate in una classifica (http://www.education.gov.uk/performancetables/).
    Per cui trovo le motivazioni di Antonio e Patrizia piuttosto normali, alla luce della mia esperienza.
    Antonio, ma qui in UK, come sono messi a proposito di eBooks e scuola? Che c’abbia ad essere qualche opportunita’ di buisiness? Io un po’ di tempo libero quando sono qui ce l’ho.

  • Buongiorno Antonio, a te e alla tua famiglia. L’umiliazione è una brutta bestia! Credo di poter dire che la correzione, la punizione, il rimprovero, la sottolineatura di un errore debba servire a capire, a cambiare, a migliorare, a comprendere, ad evitare ma anche a costruire, a formare, a “sintonizzare”. Sicuramente mai ad umiliare…
    Pur essendo novello papà, mi permetto di potermi sentire in accordo con l’Antonio&Patrizia genitori ed in quanto tali protettori ed educatori esperti dei propri figli: Matilde è stata umiliata dal gesto plateale e “pubblico” della maestra che avrebbe invece potuto e dovuto correggere in altro modo. Avrei fatto la stessa vostra azione e per questo, per quel che conta, vi sono vicino e solidale.
    Da tempo invece mi trovo a dover gestire persone sul lato professionale ed anche qui ho maturato e portato in azienda l’idea che in qualche modo si deve essere anche genitori dei propri dipendenti o del gruppo di lavoro di cui si ha la responsabilità. Non credo che con l’umiliazione si ottengano risultati, nè con la platealità dei gesti, delle parole o del tono di voce. Credo invece che il rapporto umano, la costruzione di un modo semplice e di un metodo efficace, fermamente corretto e comprensibile, reciprocamente condiviso nel mantenimento dei propri ruoli, porti alla crescita e al rispetto professionale ed umano di ognuno. Purtroppo c’è chi, in azienda, non condivide questo mio pensiero strappandomi continuamente pagine del quaderno.
    Eh sì, l’umiliazione, soprattutto se fatta per “manifesta supriorità di ruoli” (vedi maestra vs alunna o titolare vs dipendente) è proprio una brutta bestia: e pensare che basterebbe fare in modo, con una semplice e convenientissima operazione economica, di vendere 7 lettere per acquistarne solo 2, facendo sì che si trasformi in “umiltà”.
    un abbraccio, Francesco.

  • No, nessuna superiorità da parte mia. Certamente una maggior esperienza di scuola, sia nel carattere dei bambini (non sono tutti uguali), sia nel carattere dei maestri (che sono ancora più diversi dei bambini), sia nel gruppo classe e nel gruppo famiglie di una classe.
    Non trovo difficile che Matilde sia contenta di andarsene, credo che gli abbiate prospettato la cosa come un miglioramento per lei e non una “punizione” per la maestra punitiva.
    Poi ribadisco, mi pare di leggere fra le righe che questo non sia il primo screzio che c’è stato in quella classe.

  • passo di qui per caso.
    sono completamente d’accordo con Antonio.
    a cui, a questo <> aggiungo:
    si creano adulti che evitano l’errore non per presa di coscienza ma per evitare la vergogna (o la punizione), spesso non verso se stessi ma nei confronti di qualche figura di riferimento…

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