Il blog di Antonio Tombolini

Editech 2008: la fredda cronaca

E
[Avvertenza 1: lungo, anzi lunghissimo, ma non poi così noioso] [Avvertenza 2: le opinioni espresse, che appartengono esclusivamente, come è ovvio, al sottoscritto, non riguardano in alcun caso le persone, ma ciò che da esse ho ascoltato oggi. Insomma, come canta il poeta, nessuno si senta offeso] [Avvertenza 3: indispensabili tool di riferimento sono il Programma dell’evento e il profilo dei Relatori] Sono le 20.16 e mi trovo imbarcato sull’Intercity MI-AN stracolmo e con aria condizionata non funzionante, con una temperatura di circa 48°: la condizione ideale per riferirvi le mie impressioni sulla giornata trascorsa oggi a Editech 2008, il forum organizzato dall’AIE (Associazione Italiana Editori) e dedicato all’editoria digitale, innovazione e compagnia bella.
Nota logistica: il convegno è stato ospitato nella sede italiana di Siemens, in zona Bicocca a Milano. La sala era dotata di rete wifi per accedere alla quale era stato predisposto un apposito manuale disponibile in unica copia cartacea dove, con dovizia di particolari, si spiegava il processo di attivazione della connessione che qui si riassume:

  1. Ricerca di detto manuale
  2. Inserimento della chiave di protezione della rete WiFi
  3. Registrazione dei propri dati (nome, cognome, azienda, numero badge ricevuto all’ingresso)
  4. Annotazione manuale (vabbè, io c’avevo iLiad, eheh) di username, password, indirizzo del server proxy da utilizzare per la configurazione manuale del browser, numero della porta del server da utilizzare per la configurazione manuale del browser
  5. Avvio del browser
  6. Inserimento di username e password nell’apposita finestra di controllo per l’attivazione delle funzionalità del browser
  7. Presa d’atto del messaggio di errore inviato dal browser
  8. Re-inserimento di username e password in base all’assunto che a sbagliare sia stato tu
  9. Presa d’atto del messaggio di errore inviato di nuovo dal browser
  10. Ripetizione della routine 6-9 per un numero n di volte, dove n è un numero intero direttamente proporzionale al senso di colpa e al complesso di inferiorità avvertito dall’utente nei confronti di cotanta infrastruttura
  11. Definitiva rinuncia alla connessione
  12. Riconsegna della preziosa Copia Unica Cartacea del Manuale per la Connessione alla Rete WiFi Siemens Italia Riservata agli Ospiti alla Reception

I lavori si svolgevano naturalmente in sala adeguatamente schermata da qualsivoglia copertura UMTS, così da impedire l’eventuale tentativo di connettersi attraverso scheda G3.
Ecco, se volevate sapere perché non vi ho fatto il live coverage dell’evento, ora lo sapete.
Ma veniamo finalmente a ciò che conta, i lavori del convegno.
Una prima annotazione: il tutto era congegnato in maniera da ridurre praticamente a zero la possibilità che gli astanti potessero fare domande ai relatori, sebbene il vostro cronista sia riuscito, con abile manovra, a piazzare due misere striminzite domandine (le uniche della giornata dal pubblico!) su un paio di cose tra le millanta che gli sarebbe piaciuto approfondire.
Morale: VIVA I BARCAMP!
I lavori iniziano con il saluto da parte dell’ospite, il Presidente dell’AIE Federico Motta, il cui intervento trova il suo acme semantico nell’intemerata con cui se la prende con tutte queste voci che circolano sugli ebook a scuola: Naturalmente noi ci schieriamo per la conservazione in questo campo!.
Che poi l’ospite ritenga comportamento urbano quello consistente nel tagliare la corda immediatamente, senza fermarsi ad ascoltare mezza parola di tutto quello che seguirà, è cosa che va lasciata agli esperti di Pubbliche Relazioni. O forse anche solo ai manuali di bon ton.
Nel suo primo intervento, un’analisi della situazione relativa all’editoria digitale e al mercato ebook, David Worlock spiega che le vendite di tutto quello che si stampa crollano, tranne i casi in cui vengono affiancate dalle versioni digitali. Spiega anche che il mercato della lettura online, pur in forte crescita, ha ancora un peso relativamente basso sul totale del valore del mercato. Trascura il fatto (pensiero mio, ndr) che se da quest’analisi prescindi dai fenomeni (legali o no) e dal peso della lettura di materiali digitali disponibili gratuitamente grazie alla rete, probabilmente ti stai perdendo il fenomeno più rilevante e la fetta più grossa dei consumi di pubblicazioni digitali. Hint: nell’iPod medio meno del 5% della musica che contiene proviene da un regolare acquisto effettuato su iTunes.
Dalla carta al digitale: cambiamenti culturali e organizzativi, questo il titolo dell’intervento di Kenneth Brooks, che ha spiegato agli astanti che ci vuole una vera e propria rivoluzione, culturale, strutturale, organizzativa. E che tale rivoluzione consiste nel somministrare alle maestranze un bel po’ di slides, con dei gran fumetti con dentro scritto cose come Change!, o Motivation!, o anche Quality!, per dire, purché con tutti i loro begli esclamativi, naturalmente. Wow.
Segue la presentazione da parte di Federica Bianco di una ricerca commissionata dall’AIE all’Università di Salerno sui sistemi di gestione dei contenuti adottati da alcuni (dieci) editori scolastici italiani, da cui si desume che alcuni, i più grossi, hanno investito di più di altri, più piccoli, sui software che fanno questo lavoro. Evabbè.
Nel ruolo del brillante boiardo 2.0 Andrea Granelli comunica che nell’ambito del faraonico Progetto 2015 potrebbero starci anche dei “soldi per voi editori“, visto mai. Mi sono appena affacciato nel sito del progetto, e spero ardentemente che qualcuno voglia stopparlo prima che quest’ennesima emorragia di denaro pubblico diventi irreversibile.
Segue siparietto promo-pubblicitario del duo CostaCammarata (Telecom-Siemens) per la serie vi abbiamo ospitato, vi abbiamo sponsorizzato, fatece parla’.
Coffee break. Fin qui esperienza alquanto frustrante.
Per fortuna, e dico sul serio, nella seconda parte della mattinata si cambia marcia.
Santiago De La Mora presenta le meraviglie (e sono davvero tali!) di Google Book Search. Ecco il modello di business: l’editore dà a GBS l’accesso a tutti i suoi libri, GBS glieli digitalizza gratis, li inserisce nel suo motore di ricerca, fa di tutto per renderli visibili e per motivare l’utente all’acquisto del libro cartaceo presso il sito dell’editore e presso le principali librerie online. Tutto così altruistico? Ovviamente no: espandendo a dismisura i contenuti ricercabili Google aumenta le occasioni in cui piazzare la pubblicità. Ma cosa forse ancora più importante (anche se non dichiarata, e anzi negata, da Google) si candida a diventare di fatto la Biblioteca Globale Universale di riferimento per tutto lo scibile umano. Ed è qui che (con la complicità del moderatore, l’ottimo Marco Ferrario) sono riuscito proditoriamente a piazzare la mia domanda, sulla qualità, a quanto pare assai scarsa, delle digitalizzazioni prodotte su scala industriale da GBS, di cui si parla anche nel recente Il Manifesto dell’Editore del XXI secolo di Sara Lloyd (scaricalo gratis qui, è imperdibile!). Insomma, GBS non vende ebook, ma semmai porta visibilità, e magari vendite, di libri cartacei agli editori tradizionali. Praticamente il contrario di Amazon con l’operazione Kindle, che per inciso, a questo punto già oltre mezzogiorno, in un convegno su queste cose, nessuno aveva ancora neanche nominato.
Approccio identico (editori dateci la roba da digitalizzare che rendiamo visibili e ricercabili tutti i vostri libri) ma orientato (anche) alla vendita degli ebook e dei contenuti in formato digitale il progetto Gallica 2, reazione francese (e dal sapore sciovinista fin nel nome, per la verità) proprio a GBS. Lo ha presentato Denis Zwirn, cui ho chiesto come si regolassero col fatto che la proprietà dei diritti digitali è tutt’altro che chiaramente definita: sono dell’autore? Li ha ceduti all’editore? E la formulazione adottata nel contratto è chiara e corretta? Per quel po’ che ho capito in quest’ultimo anno incontrando molti editore, la confusione regna sovrana sotto questo cielo. In effetti anche Denis si è limitato a dire che la loro policy (ovviamente) rispetta la proprietà dei diritti, ma non ha saputo dirmi come fanno a gestirne la rintracciabilità. Aldilà di questo, forse ancora più interessanti sono stati i cenni che Denis ha fatto al suo sito Numilog.com, una libreria di soli ebook, che vale la pena di visitare.
Segue Piero Attanasio, senza dubbio l’intervento italiano di maggior rilievo, che presenta il lavoro che sta conducendo sugli standard (DOI, ISBN, ecc…) come chiave per rendere i contenuti editoriali liberi dalle gabbie di chi detiene i canali del futuro, per inseguire i libri anche in questi canali innovativi. Lodevole intenzione, non fosse che, dal mio punto di vista, la macchinosità e artificiosità del DOI ne ha già provocato il flop, che ora si tenta di rivitalizzare coniugandolo all’ISBN per dar vita all’ISBN-A (ISBN Azionabile) un ibrido che dubito fortemente avrà effettiva applicazione.
Lunch time. Incontri, chiacchiere, cin cin, evviva.
Beh, sono le 23.17, l’aria condizionata ormai non funziona più qui nella carrozza 7 posto 13 dell’Intercity MI-AN, davvero non ce la faccio più.
Ragion per cui di quello che è successo nel pomeriggio vi dirò soltanto che tacerò di alcuni interventi a esser buoni esilaranti, mentre accenno soltanto ad una efficacissima presentazione fatta da chi di nuovi modelli di business, legati alla fruizione di contenuti digitali, se ne intende e come: Safari Books Online (gruppo O’ Reilly Media). L’ottimo Andrew Savikas ha offerto una miriade di suggerimenti e inviti alla sperimentazione, anche se temo che pochi se ne siano accorti. Ah, Andrew è stato l’unico a nominare Amazon e Kindle, estraendolo dalla saccoccia. L’altro Kindle presente in sala ce l’avevo io nella mia borsa: solo che io lo porto con me per far vedere che con Cybook (e ovviamente iLiad) si vede ancora meglio che con Kindle, ma questo è un altro discorso 🙂
Morale finale: fate una cosa, venite al BookCamp!

Commenta

  • Antonio, diciamo che dal punto di vista letterario le tue relazioni valgono la solitudine dei numeri primi: feroci e poetiche. Nella tua terza vita farai lo scrittore.
    Sui contenuti non pensare che la ragione abbia sempre ragione o che l’evidenza sia una verità. PAradossalmente il problema è proprio aiutare gli editori a evitare la ghigliottina di qualche trilione di euri cartacei galleggianti sul mercato (sold in ma non sold out…) che genererebbero un colossale crack finanziario se la distribuzione liquida di contenuti innescasse rese incontrollate. Occorre davvero ridisegnare una nuova economia del libro a misura del web 2.0… Per questo parlo spesso di una “Costituente del libro digitale”: se la logica fosse “à la guerre comme à la guerre”, non potrei non temere la furia dei dinosauri morenti.
    Oggi a CAttolica, giuria tecnica del rinato MystFest digitale (Corto Cortissimo), ma non ti dirò nulla ; la giuria popolare ha infatti ancora tempo fino a lunedì per votare online su http://www.mystfest.com. Quel kalashnikov chiamato cellulare in mano ai ragazzini potrà mai essere usato in maniera creativa?

  • Non sono cattivo con gli editori, Mario, e condivido perfettamente quello che dici, e anche la necessità di un “rientro dolce” dalla ubriacatura di pseudo-fatturato cartaceo che oggi tiene in piedi il castello, di carta anch’esso.
    Sono cattivo, cattivissimo, invece, con chi organizza queste cose in questa forma, con chi fa di tutto per evitare il dialogo e la conversazione tra chi partecipa, con chi va lì a fare il relatore del nulla.
    E sono cattivo, cattivissimo, con chi ospita tutto ciò perchè ne è l’organizzatore, e taglia la corda: è intollerabile. Sarebbe come se tu mi invitassi a cena a casa tua, e al mio arrivo, dopo un frettoloso saluto, tu te ne andassi altrove squagliandoti con un “ho da fare”.

  • Ciao,
    ero a Editech anche io. Ho dovuto staccare la spina per tutto il weekend, dopo cotal giornata…. devo anche dire che sono andato via senza ascoltare l’ultimo intervento, quando è troppo è troppo!
    Che dire Antonio, spero proprio che la dedica che fai alla traduzione del manifesto dell’editore del XXI secolo. “Agli editori che fra cinque anni ci saranno ancora” possa essere verità, anche se lo dubito, purtroppo.
    Viva il Bookcamp, viva un sistema che sia collaborativo e aperto alle innovazioni (se mai riusciremo ad averlo o a crearlo…)

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