Il blog di Antonio Tombolini

I Vescovi e la Politica: peccato mortale!

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Ieri intervista al Corriere del cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, ecclesiastico in quota CL, su Chiesa, politica, laicità e religiosità.

Oggi, sempre sul Corriere, intervista-risposta di Marco Pannella.

Nel frattempo, sempre sull’intervista di Scola, un paio di ottime osservazioni fatte al volo da Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani.

Volevo sottrarmi, ma un amico troppo amico mi ha chiesto di dire la mia, così, datemi ancora qualche ora di tempo, e ci torno anch’io.

Nel frattempo godetevi questa chicca: Papa Ratzinger sarebbe in serie ambasce a causa di alcuni vescovi filippini troppo disobbedienti. Embè, direte voi, dove sarebbe la novità?

Nelle Filippine diversi vescovi si stanno dando da fare in partiti e associazioni per opporsi al governo della presidente Arroyo.

Uno di questi, ad esempio, è Antonio Tobias, vescovo di Novaliches, che il 4 luglio è stato raggiunto da una allarmata chiamata telefonica da parte del Nunzio Apostolico Antonio Franco (l’ambasciatore del Vaticano presso la Repubblica delle Filippine), che da parte del Papa gli ricordava che – udite udite! – as a bishop, he should not be involved in political activities: in quanto vescovo, egli non dovrebbe essere coinvolto in attività politiche. Né più né meno.

Monsignor Tobias, infatti, è reo di aver preso parte a un’assemblea del KME (Kilusang Makabansang Ekonomiya), una specie di Comitato Scienza & Vita, per capirci, fatto però di uomini d’affari ed economisti che spingono per una radicale riforma delle politiche economiche governative.

Il nunzio apostolico Franco si era già fatto vivo sul tema, partecipando alla recente assemblea della CBCP (la Conferenza Episcopale delle Filippine), e nel suo intervento aveva affermato che as bishops, we should not get involved in direct political actions because that is the direct arena of the lay people: come vescovi, non dovremmo essere coinvolti direttamente in azioni politiche, perché questo terreno è quello proprio dei laici. Ah però!

Non a caso l’assemblea della Conferenza Episcopale delle Filippine si è conclusa con un documento ufficiale di cui riporto qui il passaggio centrale:

We are not politicians who are to provide a political blueprint to solve political problems. (…) With Pope Benedict XVI we do not believe in the “intrusion into politics on the part of the hierarchy.

Già, c’è scritto proprio così: Con Papa Benedetto XVI non crediamo nella intrusione nella politica da parte della gerarchia.  Ma guarda tu il Papa cosa ti va a pensare della laicità, va a finire che scomunica Ruini e Scola!

Morale (e fuor di celia): la gerarchia si impegni direttamente anche nella politica e nella società civile, ci dice la Chiesa in Italia; la gerarchia lasci l’impegno politico e civile ai laici, ci dice la stessa Chiesa nelle Filippine.

Doppiezza e ipocrisia. Non sono un teologo moralista, ma credo che in questo caso si potrebbe senz’altro parlare di peccato mortale*.

* Il peccato mortale viene così definito dal catechismo di Pio X, in cui si trova l’ultima teorizzazione della differenza tra peccato veniale e peccato mortale: è mortale il peccato commesso in materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. E’ detto mortale perché nell’anima uccide la vita della grazia.

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  • La parola chiave è “direct”.
    Per decenni e fino ad oggi, la politica vaticana è sempre stata esercitata in-direct nella DC prima e poi nelle sue tante derivazioni. Cioè infarcendo le liste di propri rappresentanti, di area e di corpi intermedi.
    Oggi, la linea è più “direct” nel nostro Paese probabilmente per scarsa fiducia in gran parte della rappresentanza e soprattutto perchè non c’è un partitone affidabile di riferimento e garanzia.

  • Non solo dilettante…oltre alla scomparsa della DC metterei nel conto il pauroso vuoto di idee e proposte. Una politica completamente svuotata di ideologie, ideali ed idee, tutta concentrata su sè stessa, che parla una lingua incomprensibile, crea un vuoto e nel vuoto si infila l’unico soggetto che per anni è stato accreditato come ultimo e unico portatore di “valori”

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