Il blog di Antonio Tombolini

In morte di Marco Pantani

I

Marco PantaniAdesso vi dico come la vedo io.
Sento il coro dei giornalisti ufficiali, quelli che da qualche anno a questa parte non hanno esitato a dipingere Pantani come il mostro dopato prima, e drogato poi, che ora – al solito – piangono lacrime di coccodrillo. Ma questo c’era da aspettarselo.
Quel che fa più incazzare invece è il moralismo mistificante di cui condiscono le loro lacrime: Pantani è morto, sentenziano unanimi, perché lo abbiamo lasciato solo quando aveva bisogno di aiuto; perché era un uomo che ha sbagliato ma andava aiutato; perché questo sport disumano lo ha portato al doping, e il doping lo ha portato alla droga, e la droga lo ha portato alla depressione, e la depressione alla morte. Ah, – ho letto su più di un giornale – se nello sport ci fosse più rigore, più disciplina, niente doping, queste cose non accadrebbero!
Che menti piccine, che facce di bronzo. Come non fossero stati loro a mettere alla gogna Pantani nel ’99, così come fecero con Maradona a suo tempo.
Eh, ma in fondo pure lui poteva fare a meno del doping!, si affretterà ad obiettarmi la solita anima bella.
Balle, signori miei. Pantani che al Tour del ’98 si alza sui pedali e vola sul Col du Galibier con la leggerezza di un angelo è la sua opera d’arte. Per realizzarla avrà dovuto magari assumere qualche sostanza dopante. Bene, adesso tenetevi forte: ecchissenefrega!
Era adulto, libero, consapevole. Voleva dare il massimo, e darlo sulla bici. E noi ne siamo stati i beneficiari.
Il doping combattetelo là dove c’è sul serio e miete vittime idiote: alle marcialonghe amatoriali, tra i ciclisti dilettanti, tra i cosiddetti amatori di ogni sport da sagra paesana. E lasciate in pace le vette, gli artisti, di ogni sport. Oppure, chiudete e abolite lo sport (ogni sport) come spettacolo eccelso fatto di prodezze. Non potete, scribacchini da strabazzo, fare quel che state facendo: magnificare l’impresa epica di Pantani e allo stesso tempo fargli, perfino post mortem, la morale antidoping.
Pantani non è morto per il doping, né per la droga. E’ morto di depressione: una depressione crescente e devastante, che si è impadronita di lui da quando lo hanno separato cinicamente e a forza dal ciclismo.
Per uno come Marco Pantani il ciclismo era la vita. E’ così per i predestinati. Per Maradona lo era il calcio, per Mozart la musica, per Van Gogh la pittura. E non c’è da ironizzare sulla presunta maggiore o minore elevatezza delle rispettive vocazioni. Conoscevo un omino, Pititò, per il quale fare il calzolaio era la vita, e faceva il calzolaio con la stessa determinazione, amore, intensità con cui – probabilmente – Dante scrisse la sua Commedia.
A un certo punto, anzi: in un punto preciso, all’apice della sua carriera, decisero che fare di Pantani il mostro del doping avrebbe fatto un bel rumore. E’ il 1999, l’anno prima il Pirata ha vinto (impresa epica!) Giro d’Italia e Tour de France, e ora sta dominando ancora il Giro d’Italia. La Gazzetta dello Sport, dell’ineffabile e squallido Candido Cannavò, sbatte il mostro Pantani in prima pagina, urlando a nove colonne allo scandalo e riversando su Pantani palate di merda.
Ecco dove comincia la fine di Pantani. Da lì in poi è preda dei Cannavò di turno: il pentimento, la cura, il rientro nelle corse, la ricaduta stavolta con la droga, il compatimento, il viaggio a Cuba sotto i riflettori per andare-lì-proprio-lì-dove-va-pure-Maradona a disintossicarsi. Una sequela di umiliazioni insopportabile, insostenibile. Un copione da recitare passivamente a beneficio dei rotocalchi.
Per sguggire a tutto ciò occorreva uno scatto, una fuga decisa e solitaria. E lui, più di ogni altro, ne era capace.
Bravo Marco, sei stato grande anche stavolta.
Vaffanculo ai piccoli ometti che hanno vissuto di te.

Commenta

  • “Ehi, in mezzo a tanti vaffa poi finisce che un suicidio ed un’overdose sembrino la stessa cosa”
    Hanno entrambi la stessa origine…quasi sempre

  • Ma sarà mai possiblie che adesso sia sempre colpa di qualcuno? Uno si dopa – quindi non segue le regole, sta RUBANDO – ed è colpa del sistema sport-spettacolo, uno si deprime ed è colpa degli amici e colleghi che non lo aiutano, uno si droga ed è colpa della società. Ma scherziamo? Chi fa delle scelte ne paga le conseguenze, più o meno a seconda della sua posizione, visiblità, forza…
    Pantani è morto, ed è una cosa triste quanto la morte del mio amico Marco (solo omonimia), tossico e coglione. Ma è la tristezza di chi la prova la sola cosa che conta, chissenefrega di Cannavò o di Tombolini!

  • beh la differenza secondo me e’ che tossicosi e depressione non sono sinonimi. E che forse dire che sia morto per una ragione piuttosto che per l’altra potrebbe essere discutibile. Tutto qui.Ci sono (immagino) un sacco di sportivi famosi tossici e non depressi che potrebbero magari morire della stessa morte di Pantani.

  • Credo che sul doping ci sia una quantit di ipocrisia spaventosa, come su altre questioni del resto. 2000 anni fa, ad Atene, gli atleti si dopavano, già… già allora e già di fatto. Vincere fa parte della nostra cultura e della nostra civiltà, nel bene e nel male. Oggi lo si fa in maniera più volgare forse, con sostanze più pericolose probabilmente. Ma la questione rimane quella: per vincere si è disposti a qualsiasi cosa, anche a lasciarci la pelle. Sarebbe meno ipocrita liberalizzare il doping, rendere tutto più trasparente e più controllato, non credete? Mi fanno ridere quei genitori che mandano i propri figli a fare “sport”, sì che lì imparano i veri valori! Pantani è una vittima del sistema, ma è stato un grande campione. Mi dispiace che non abbia parlato, che non abbia detto anche lui, come invece altri hanno fatto, come stavano davvero le cose. Non credo che lo avremmo amato meno, lo avremmo amato lo stesso e forse con meno amarezza.

  • A me non me ne frega niente se Pantani si doppava, se Baudelaire si oppiava e se Kayam se’mbriacava. Un pittore non si suicida perché non può più fare mostre, un ciclista non può morire perché non può più fare gare… Forse ad un artista più che agli altri capita di andare oltre e vedere un non fine, nessun valore. Ma, checcazzo c’entra con l’essere famosi?

  • Tombolini, forse ho capito male, quindi illuminami!
    Ma con quel Vaffanculo e con quel Bravo Marco hai giustificato il suo suicidio? (Sempre che di quest ultimo si tratti)

  • le forze dell’ordine devono irrompere nelle case dove uomini nudi si sono gonfiati di Viagra. Il Viagra provoca prestazioni innaturali, e rientra nei termini giudiziari di frode sessuale. Chi usa Viagra si avvantaggia ingiustamente sugli uomini onesti che hanno erezioni brevi ma non chimicamente stimolate. E se poi gli uomini che hanno usato Viagra avranno dei figli, come potranno insegnare alla prole di non drogarsi, dal momento che si sono drogati anche loro per gotere e procreare incidentalmente.
    Ma cosa c’entra questo con Pantani? Scusate, credo di avere sbagliato il sito del commento…

  • Uno. Marco Pantani è un uomo speciale, proprio come lo sono -a loro modo, nel loro mondo- gli artisti veri (concordo con te, Tom); speciale quindi ‘non normale’, quindi ancora -se volete- un po’ matto. E’ la sua grande, innata fortuna, e, al contempo, la sua condanna.
    Due. Lo sport, in sé, è una roba nient’affatto sana, al contrario di quanto comunemente si crede e si dice. E’ un gioco bellissimo, straordinario, ma praticarlo NON E’ una roba ‘sana’. Per nessuno, a nessun livello. E’ parente, che so, del gioco d’azzardo, dell’eroina, dell’alpinismo estremo… della guerra.
    ( Ben altro è il ‘muoversi nella natura’. Non è lo sport, secondo me, né tanto meno i suoi cosiddetti valori, che dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi: ma questo è un altro discorso. )
    Tre. Sul cosiddetto giornalismo sportivo non ho niente da dire, tranne una parola: merda.

  • Dire che per vincere qualsiasi sistema è valido(anche il doping),l’importante è non essere beccato (mi sembra che questo sia il senso del discorso) è come dire che è morale non pagere le tasse (basta non essere scoperti).OOpps.. ma qualcuno l’ha detto….
    Le regole esistono per essere rispettate,al massimo si possono cambiare se non le riteniamo giuste, ma fino a quando sono in vigore dobbiamo seguirle.Se senza doping i ciclisti non possono correre a 50 Km all’ora vorrà dire che andranno più piano.

  • Quanta ipocrisia, come si fa a dire che Pantani non è morto di droga proprio non lo capisco.
    Ancor meno capisco come si faccia a giustificare il fatto che Pantani assumeva ogni genere di schifezza per fregare gli avversari.
    Belle’esempio che si da alle nuove generazioni: ragazzi fregare il prossimo è lecito, truccare le carte per vincere anche, imbottirsi di droghe fino a morirne poi non ne parliamo.
    Viaaaa, Pantani rimane un esempio negativo e basta, ed è incredibile come tutto questo giustificazionismo serva solo a coprire le reponsabilità individuali.
    Saluti
    MR

  • Come fate a dire che è stato perseguitato, forse le sfugge il senso della parola persecuzione.
    La cosa risulta assai offensiva per chi nella sua vita è stato davvero perseguitato, non certo per questo finto eroe che nella vita ha avuto tutto e ha buttato via tutto (compresa la sua stessa vita).
    Pantani è stato indagato per aver commesso reati che sono stati realmente accertati (e ne ha commessi altri sempre legati alle droghe non accertati per sopravvenuta morte).
    Dove diavolo è la persecuzione? forse solo nel suo cervello dopato.
    Saluti
    MR

  • cmq pantani è vero è stato perseguitato…addirittura è stato anke assolto dalle accuse e mi rimangio le mani a pensarci
    poteva vincere ancora altre corse e poi gli esempi negativi nn li da lui anzi li date voi fumando sigarette e spinelli

  • cmq pantani è vero è stato perseguitato…addirittura è stato anke assolto dalle accuse e mi rimangio le mani a pensarci
    poteva vincere ancora altre corse e poi gli esempi negativi nn li da lui anzi li date voi fumando sigarette e spinelli

  • Non so dove trovate il coraggio di
    criticare Marco. Credete forse che
    sia stato l’unico a prendere doping
    e che tutti gli altri ciclisti
    possano percorrere 200 km al giorno
    per 20 giorni? Io dico di no e
    disprezzo ancora di più quelli che
    adesso rimpiangono IL PIRATA perchè
    non c’è più nessun italiano in grado di
    farci provare quelle emozioni: sono
    solo degli ipocriti che non ci hanno
    pensato 2 volte nel definirlo mostro.
    Sono solo in pochi ad averlo apprezzato
    per quello che davvero è: IL GRANDE
    PIRATA MARCO PANTANI.

  • Pantani è stato senz’altro un grande ciclista, ma un uomo debole. Nessuno l’ha obbligato ad morire di droga (overdose o suicidio, non vedo una grande differenza). E non si dica che è lo sport che lo ha costretto a drogarsi: esistono tanti drogati che non fanno sport e tanti sportivi che non si drogano. Perseguitato dai giornalisti? Senz’altro, ma fa parte delle regole del gioco: più sei visibile, più corri il rischio di cadere nell’attenzione dei media. I giornalisti non c’entrano: Pantani è morto perchè era un uomo debole. Va senz’altro ricordato come grande sportivo, ma non lo glorificherei. Un uomo che muore di droga non può che incolpare sè stesso.

  • Nessun tipo di dopin è ammissibile sia per i dilettanti sie per i professionisti.
    Non creiamo alibi a nessuno, vogliamo esseri umani non SUPERMEN DROGATI,

  • IL GRANDE PANTANI NON � MAI RISULTATO POSITIVO AL DOPING,� STATO ACCUSATO SENZA PROVE !!!! CHI NON � CONVINTO ,SI INFORMI MEGLIO !!!! PERCH� NON SE LA SONO PRESA CON CHI � RISULTATO VERAMENTE POSITIVO AL DOPING ??? E SONO TANTISSIMI E NON SOLO CICLISTI MA ANCHE CALCIATORI,NUOTATORI ,…. . SI SONO NASCOSTI DIETRO LE SPALLE DI PANTANI PER COPRIRE CHI SI DOPAVA VERAMENTE.

  • IL GRANDE PANTANI NON � MAI RISULTATO POSITIVO AL DOPING,� STATO ACCUSATO SENZA PROVE !!!! CHI NON � CONVINTO ,SI INFORMI MEGLIO !!!! PERCH� NON SE LA SONO PRESA CON CHI � RISULTATO VERAMENTE POSITIVO AL DOPING ??? E SONO TANTISSIMI E NON SOLO CICLISTI MA ANCHE CALCIATORI,NUOTATORI ,…. . SI SONO NASCOSTI DIETRO LE SPALLE DI PANTANI PER COPRIRE CHI SI DOPAVA VERAMENTE.

  • IL GRANDE PANTANI NON � MAI RISULTATO POSITIVO AL DOPING,� STATO ACCUSATO SENZA PROVE !!!! CHI NON � CONVINTO ,SI INFORMI MEGLIO !!!! PERCH� NON SE LA SONO PRESA CON CHI � RISULTATO VERAMENTE POSITIVO AL DOPING ??? E SONO TANTISSIMI E NON SOLO CICLISTI MA ANCHE CALCIATORI,NUOTATORI ,…. . SI SONO NASCOSTI DIETRO LE SPALLE DI PANTANI PER COPRIRE CHI SI DOPAVA VERAMENTE.

  • IL GRANDE PANTANI NON � MAI RISULTATO POSITIVO AL DOPING,� STATO ACCUSATO SENZA PROVE !!!! CHI NON � CONVINTO ,SI INFORMI MEGLIO !!!! PERCH� NON SE LA SONO PRESA CON CHI � RISULTATO VERAMENTE POSITIVO AL DOPING ??? E SONO TANTISSIMI E NON SOLO CICLISTI MA ANCHE CALCIATORI,NUOTATORI ,…. . SI SONO NASCOSTI DIETRO LE SPALLE DI PANTANI PER COPRIRE CHI SI DOPAVA VERAMENTE.

  • Marco Pantani lascerà dentro di noi un vuoto incolmabile… Ci mancherà, perchè con la sua semplicità ha saputo farsi voler bene, quel simpatico viso che sorrideva ad ogni vittoria, resterà nei nostri cuori…
    A distanza di quasi un anno dalla sua morte, ogni volta che gli penso, mi vengono le lacrime agli occhi e sento un brivido alla schiena… Mi dispiace che un campione come lui, sia caduto in un tunnel da cui purtroppo non sia riuscito ad uscirne…
    Mi dispiace Marco, hai superato tante salite, ma questa, era insuperabile anche per te…
    Ti ricorderò come un uomo fisicamente forte, ma dall’anima debole…
    ADDIO MARCO, ANCHE SE NEI MIEI PENSIERI, CI SARAI SEMPRE.
    Con affetto e un pò di malinconia, una tua fan.
    Basta con le polemiche… Lasciamolo finalmente in pace…

  • Mentre leggo gli altri commenti piango e capisco che il pirata di Cesenatico è riuscito a scrivere un capitolo nella storia del ciclismo e non solo. è stato il macabro frutto dei dannatissimi media che lo hanno inserito brutalmente e per sfortuna definitivamente nella classica parabola discendente dello sportivo. Non basterebbero un milione di parole per descrivere Marco, o forse si ne basterebbe una sola, al grado superlativo: GRANDISSIMO!

  • Dopo aver letto tre libri su marco pantani, scritti da persone che gli sono state veramente vicino, vedi la sua manager sono convinto che lui era a posto con le analisi del sangue e forse non un complotto ma un errore c’e’ stato sicuramente….infatti dopo le regole sul doping sono tate cambiate. marco mi ha fatto innamorare del ciclismo, prima ero uno che praticava body bilding seriamente da un anno vado in bici , ho cambiato completamente il fisico( in meglio) mi sento benissimo e sempre in forma. GRAZIE MARCO.

  • pantani è stato un dio della bicicletta.si dopava?credo non ce ne sia uno di corridore pulito.andava più tutelato dal nostro paese(di merda).di buono c’è che ora che è morto potremo vedere lo speciale di costanzo in prima serata su canale 5…..

  • Mi chiamo roberto bianchi
    Sono un pedagogista di 36 anni che ama tanto il ciclismo che
    Vive per scrivere novelle, romanzi, favole e poesie
    Abito in via fattoria grancia,7 58100 grosseto
    Il mio numero telefonico è 0564 25002
    La mia e-mail è
    Roberto.bianchi01@aliceposta.it
    Vi invio una novella in ricordo del Pirata e offro la mia collaborazione
    >
    I
    Mark danzava sui pedali,mentre saliva verso il cielo.
    Pedalava con forza.
    La cadenza era precisa,e lui era una cosa sola con l’erta salita.
    Le montagne erano la sua passione sin da piccolo. E proprio per la determinazione e la pervicacia con cui si era applicato,dopo anni di impegno,era diventato il più forte ciclista d’Europa e del mondo, ma adesso le cose non andavano più tanto bene.
    L’anima del paesaggio alpino,intanto che Mark si allenava in vista della prossima grande gara a tappe, brillava sulle sue tempie roride di sudore, specchiandosi sulla fronte imperlata.
    Con un occhio al computer, controllava i battiti cardiaci e le calorie consumate,per sbocconcellare di tanto in tanto le barrette iperproteiche, e attingere dalla borraccia avide boccate di liquido ricco dei sali minerali perduti.
    Il panorama sembrava dipinto da un grande pittore. La tavolozza dei colori era piena. Si andava dal verde tenue dei pascoli a quello smeraldo delle conifere. Sulle colline sinuose si intravedevano,nella pittoresca primavera alto atesina,i sentieri per le passeggiate costeggiati da fiori. Si vedevano una fitta coltre di genziane turchine e primule di montagna.
    Non mancavano gli anemoni e c’erano pure le rose di prato.
    L’altimetria dei primi chilometri dell’ascesa,aveva offerto sinuosi scenari ondulati. Adesso,Mark, vedeva le rocce modellate dallo sciogliere dei ghiacci e dall’erosione del vento, brillare di mille colori a seconda dell’infrangersi della luce sui cristalli delle balze.
    -Sono quasi alla fine dell’allenamento su strada quotidiano!-pensava Mark mentre riassumeva mentalmente cosa avrebbe dovuto fare in palestra.
    Intanto,sulla cima, lo attendeva il suo allenatore con l’ammiraglia.
    Il preparatore atletico Peter,invece, lo avrebbe trovato prima di fare la doccia, per sottoporsi ai massaggi di rito.
    Giunto all’ultimo tratto di salita Mark guardava il cielo all’ora del tramonto:
    -E’ colorato di violaceo e indaco!Forse è come me,che sono ormai giunto al crepuscolo della carriera!-rifletteva mentre faceva i conclusivi sforzi.
    Infatti,da qualche tempo Mark non vinceva più,e solo il tifo dei suoi fan continuava a sostenerlo.
    II
    Prima di andare a farsi la doccia,con già l’accappatoio addosso, Mark entrò nello stanzino di Peter: per i massaggi.
    Camminava con passo indeciso,avvicinandosi al lettino,e Peter se ne accorse.
    -Come va Mark?Ti vedo un po’ strano!-
    -Ehhh! Ho un bel po’ di problemi! Il nostro manager sta cominciando a stancarsi dei miei insuccessi!-rispose Mark.
    -Già!Fanno così per dire!Ma basta il tuo nome per attirare il pubblico alle corse!-
    -Si!Ma io voglio tornare a vincere, anche per una questione di orgoglio!-
    Peter cominciò a stimolare manualmente le masse muscolari della gamba. Cosparse i polpacci del ciclista con un olio particolare,che prima diede a Mark una sensazione di freddo,e poi, con la frizione che proseguiva vigorosa,fece provare lui intenso calore.
    Il massaggiatore,intanto, pareva assorto nei suoi pensieri, e a un certo punto, vedendo Mark sempre più depresso cominciò a parlare.
    -Sai Mark…ci sono tanti metodi per migliorare le proprie prestazioni atletiche! Posso farti conoscere un esimio medico!-
    -No!Non mi va di drogarmi!-
    -Ma queste sono cose utili!Che aiutano la tua muscolatura e basta! Non si tratta di veri e propri farmaci! Prova!E vedrai che tutto andrà meglio!-
    Mark rifletteva. Del resto ne aveva provate tante con metodi legali,e niente lo aveva aiutato a migliorare. Ormai faceva parte del sistema,e poi gli venivano in mente le parole del manager:
    -Okey! Hai ragione! Devo provare!Del resto lo fanno tutti!-
    -Bene! Dopo il massaggio aspettami!Farò un paio di telefonate!-
    Mentre Mark faceva la doccia,Peter prese il suo cellulare,spiegò la situazione al dottor Siod e decise con lui di trovarsi a cena insieme a Mark.
    Mangiarono un buon piatto di pesce,poi,il dottor Siod cominciò a parlare dei suoi metodi.
    -Caro Mark! Ti faremo delle iniezioni! Il tuo battito cardiaco migliorerà!Poi passeremo agli anabolizzanti! C’è pericolo che potrai acquistare troppo peso,ma non ti preoccupare, presto l’effetto secondario delle inoculazioni ti farà mancare l’appetito,e non rischierai di ingrassare!-
    -Ho già sentito parlare degli steroidi!-
    -Sì!Te ne daremo per un certo periodo! C’è un po’ di pericolo perché si deposita colesterolo nei muscoli,ma il gioco vale la candela,e le negatività vengono fuori solo a lungo termine!-
    Il dottor Siod continuò a parlare con grande capacità oratoria dei suoi miracolosi sistemi,e prima di mezzanotte Mark era del tutto convinto.
    -Bene caro Mark!Sarà Peter a fornirti tutto il necessario!Ti preparo qui scritte le dosi di somministrazione! Tra una settimana ti voglio visitare!Ecco il mio indirizzo!Vedrai che nel giro di poco tempo il tuo rendimento migliorerà!-
    Il terzetto si congedò,e Mark tornando a casa,pur sentendosi confuso, pensava al grande passo che stava per compiere:era stata la scelta giusta?
    III
    La mattina presto Mark si presentò in palestra.
    Peter gli somministrò subito delle anfetamine.
    Mark indossò la sua tuta aderente. Si sistemò gli scarpini,e munito di un passamontagna, data la mattinata ventosa, cominciò a pedalare verso le montagne.
    La sua psiche principiò a elaborare quanto stava accadendo,e già si sentiva più forte.
    Era una strana sensazione di sicurezza. Il freddo non lo toccava neppure,e d’altronde, avendo ricevuto anche una razione di adrenalina, poteva percepirsi realmente meglio.
    -Mi sento forte!-pensava Mark.
    Inoltre i muscoli delle cosce erano meno rigidi del solito, per tutta la mattina la stanchezza non si fece avvertire.
    Al suo rientro Mark era entusiasta:
    -Caro Peter!Mi sento veramente un altro!-
    Peter gli offrì il pranzo,ma lui lo rifiutò.
    -Non ho fame!Sto bene così!- l’appetito cominciava già a mancargli, come causa secondaria delle medicine.
    In breve tempo la sua efficienza migliorò.
    C’era però un altro problema,sempre come conseguenza dei farmaci, Mark era sempre più depresso.
    Mentre lo massaggiava,Mark,una sera si confidò con Peter:
    -Dopo aver assunto adrenalina o simili, li per lì mi sento meglio,ma dopo pochi minuti mi prende l’angoscia,e provo un grande scoramento!-
    Anche per questo,però, c’era un rimedio.
    E Peter iniziò a offrire della cocaina.
    Era pericolosa,ma era il prezzo del successo.
    -Vedrai!-diceva Peter-Con un’annusata di questa polvere magica sarai più pronto e accorto!La depressione non ti assalirà più e tutto andrà meglio!-
    Mark così, cominciò a dipendere dai farmaci e dalla coca.
    Bastava un giorno senza adrenalina e anabolizzanti, per farlo sentire come un tossicomane senza roba.
    Inoltre il senso di nausea perseguitava Mark da mane a sera:ma ormai era in ballo e doveva ballare.
    IV
    Finalmente giunse la prima corsa della stagione, era arrivato il momento per verificare l’effetto delle droghe.
    La squadra intera scortò Mark per oltre tre ore, durante il tratto pianeggiante.
    Sopraggiunti ai piedi della prima erta salita, tre gregari accompagnarono il nostro capitano alla testa del gruppo, mentre un altro uomo fornì Mark della mantellina per proteggersi dal freddo e portò anche delle borracce, che Mark sistemò nelle sue tasche posteriori.
    Deciso a riscattarsi Mark partì con un poderoso scatto,e dopo un breve spazio di tempo aveva già un mezzo chilometro di vantaggio.
    -Devo farcela!Devo farcela!-si diceva Mark mentre spingeva con forza sui pedali.
    Saliva di potenza,ma era agile come un’aquila.
    Di tanto in tanto si alzava sulle leve e guizzava per alcuni metri aumentando il passo.
    Il pubblico era in visibilio,e aveva creato un cunicolo attraverso il quale Mark transitava, come in una galleria umana di voci e incitamenti.
    -Forza!-
    -Dai!-
    -Sei flessuoso come un vivace cerbiatto!-
    -Vinci per noi!-
    Gridavano i tifosi di Mark.Intanto Mark continuava e saliva:…saliva verso il cielo!
    Mancavano ormai pochi tornanti alla cima, quando Mark non ce la fece più.
    Il battito cardiaco era aumentato a dismisura. Sentiva i polpacci duri e le cosce gli dolevano.
    Dovette fermarsi.
    Fu assai deprimente,per lui, dover rinunciare a un rientro vittorioso.
    La sera, all’albergo presso il quale il suo team era alloggiato, si parlò a lungo della gara.
    Intanto il dottor Siod condusse Mark in uno stanzino e cominciò a ordinargli altri farmaci.
    -Se vuoi migliorare ancora, devi aumentare le dosi!-così il dottor Siod prescrisse una nuova terapia,che prevedeva anche l’ossigenazione del sangue e la somministrazione de eritreo-poietina.
    V
    Cominciò per Mark un nuovo periodo di allenamento.
    Le quantità di farmaci aumentarono sempre più,ma Mark si sentiva di migliorare nel rendimento,e lottava convinto di percorrere la strada giusta.
    Purtroppo cresceva anche la depressione, contro la quale Mark usava la cocaina nei momenti di sconforto.
    Quella mattina,prima di uscire con la bici, il manager parlò ai ragazzi componenti la squadra, dei programmi principali della stagione:
    -Miriamo a vincere qualche classica,ma soprattutto le nostre speranze sono riposte su Mark! Vogliamo rivincere il grande giro a tappe della nazione:che è la corsa più importante dell’anno! Ci piace sognare di rivedere Mark con la maglia di leader! Faremo di tutto per centrare questo obiettivo!-disse il direttore della compagine.
    Dopo il discorso cominciarono gli allenamenti.
    Venne somministrata a Mark un’abbondante dose di medicinali, alla quale vennero aggiunti anche degli antidolorifici, per non sentire gli spasimi di uno strappo muscolare,che il nostro ex-campione si era procurato in palestra.
    I ragazzi partirono dietro l’ammiraglia. Il programma della mattina prevedeva una lunga uscita di quasi tre ore, a ritmo sostenuto.
    In breve si giunse al tratto in ascesa.
    Mark vedeva l’asfalto scorrere veloce sotto di sé, mentre i battistrada facevano lui da guida.
    Ogni tanto prendeva delle tavolette proteiche, oppure si reidratava con una apposita miscela preparata dal solito medico Siod, ricca anche di vitamine e integratori.
    Il cielo era bigio,e minacciava un imminente piovasco.
    -Affrettatevi verso la cima!-dissero dalla vettura-Oggi pomeriggio continueremo in palestra!-
    Il vento cominciò a soffiare forte contro i ciclisti che procedevano proteggendo Mark dalle folate.
    Arrivarono in vetta verso mezzogiorno,e Mark già pensava alla lunga corsa a tappe della quale aveva parlato il direttore.
    Prima dell’allenamento in palestra il massaggiatore si prese cura di stimolare manualmente i muscoli di Mark, senza dimenticarsi di somministrare una ulteriore dose di anabolizzanti.
    Alla fine Mark si alzò traballando e entrando in palestra si sentì venire meno. Barcollò e svenne.
    Lo caricarono su un lettino mobile,e lo spinsero di corsa in infermeria.
    Dopo pochi minuti lo rimisero in piedi,ma quest’episodio era già un allarme…
    VI
    A metà maggio cominciò la corsa nazionale:il giro d’Italia.
    Le prime tappe erano destinate ai trionfi dei velocisti, e Mark corse in retroguardia, sognando di arrivare presto alle montagne.
    Dopo cinque giorni la classifica non segnalava alcun exploit, ed era arrivata la prima frazione con impegnative salite.
    Prima della partenza,il medico di squadra, si preoccupò di somministrare,a Mark e ai suoi compagni, un certo quantitativo di prodotti drenanti, per non risultare positivi all’ antidoping.
    La mattina, dopo le firme agli alloggiamenti di partenza, la corsa cominciò.
    Lo spirito di gruppo,all’interno della squadra di Mark,era forte. Lo facevano sentire davvero il re della situazione, scortandolo e proteggendolo durante il lungo tragitto che portava dalla pianura alle prime alture.
    La tappa in questione conduceva verso il Casentino aretino. Tra faggi e abeti, le rocce arrotondate e sinuose si innalzavano verso il cielo.
    Per tutta la nazione il giro del Paese,era un fatto culturale e di grande importanza. Per l’intera durata della corsa la popolazione si dimenticava del debito pubblico, della disoccupazione, e di tutti i problemi interni ed esteri.
    Il congruo gruppo dei ciclisti era preceduto da una schiera di camionette pubblicitarie,e anche a conclusione della carovana stavano altri veicoli con giornalisti della carta stampata e della televisione. Sui giornali non si parlava d’altro che del giro.
    La gente attendeva per ore il passaggio dei campioni. Preparava stendardi e bandiere, offrendo un palcoscenico multicolore che arricchiva i già stupendi paesaggi italiani.
    Dopo aver costeggiato il corso dell’Arno, i ciclisti cominciarono a salire verso Bibbiena e Poppi. C’era il primo importante gran premio della montagna. Mark tagliò il traguardo del gran premio in testa, conquistando la maglia verde che veniva attribuita al leader della classifica per gli scalatori.
    La tappa fu vinta da un compagno di team di Mark,e la sera, all’albergo della squadra, c’era un clima assai gaio.
    Mark però era depresso,per via degli effetti collaterali scatenati dall’uso degli anabolizzanti.
    Mentre gli altri, toltisi gli scarpini e indossata la tuta sponsorizzata stavano sul divino vicino alla hall dell’hotel a parlare allegramente, Mark era chiuso in camera.
    Guardava la maglia verde appoggiata sulla spalliera della sedia,ma si sentiva quanto mai sconfortato.
    Bussarono alla porta della stanza.
    -Permesso!-
    Era il dottor Siod.
    Aveva una siringa in mano,per rincarare ulteriormente la dose di steroidi.
    -Domattina presto ne faremo un’altra dose!-disse il dottore,e poi proseguì, dopo domani ci sarà un’altra giornata di salite, e dobbiamo farci trovare pronti.
    VII
    Dopo due giorni i ciclisti si trovarono ad affrontare la Maiella, che si imponeva grandiosa davanti a loro, illuminata da uno sgargiante sole. Questa tappa rappresentava un’ardua impresa da affrontare con il massimo impegno, soprattutto per gli scalatori:date le autorevoli vette.
    L’arrivo di tappa, questa volta era in salita, sulle rampe del monte Amaro, così chiamato proprio per l’asperità delle sue strade,e che nell’Appennino è secondo, per altezza, solo al Gran Sasso d’Italia.
    Non appena cominciata l’arrampicata Mark scattò.
    Presto racimolò un vantaggio di oltre un minuto.
    Il pubblico era in visibilio.
    Addirittura lo osannava e lo festeggiava al suo passaggio.
    -Sei il più grande Mark!-era scritto in cima a un poggio.
    Il nostro scalatore lesse con le lacrime agli occhi i mille messsaggi impressi col gesso sull’asfalto, oppure che comparivano su striscioni e bandiere.
    Gli sembrava di essere tornato ai bei tempi. Assaporava il calore dei suoi fan che inneggiavano. Del resto non aveva amici, il solo vero affetto che lo circondava era quello dei tifosi.
    La gente lo vedeva come simbolo dell’ascesa verso il cielo, come immagine dei risultati che vengono con la pervicacia e l’applicazione…
    -Loro non sanno dell’eritro-poietina!-pensava Mark-Ma io non li inganno!Lo faccio anche per loro, che così hanno qualcosa in cui credere:io,il loro idolo!-
    L’erosione aveva scavato profonde incisioni,e certe rocce, agli occhi di Mark,parevano assumere forme di volti umani. Anche le immagini scavate nelle rupi gli sembravano tifosi intenti ad incitarlo.
    Prima delle 17.00 Mark giunse al traguardo. Aveva tre minuti di vantaggio sui primi inseguitori.
    Avvolto in una marea di applausi e braccia levate, tagliò la striscia d’arrivo. Ringraziò il pubblico lanciando baci.
    Sul palco della premiazione gli porsero i fiori del vincitore di tappa e dettero a Mark la maglia rosa:era anche salito in vetta alla classifica generale.
    In albergo, sul suo letto, Mark però,era come al solito triste.
    Era già stato sottoposto ai trattamenti medici,ma sapeva che dato lo sforzo giornaliero, avrebbe dovuto iniettarsi altre medicine anche durante la notte.
    Preparò la sveglia,e mise sul comodino le piccole siringhe disponendole secondo l’ordine previsto.
    Fu una notte angosciosa,:ormai era schiavo dei trattamenti terapeutici.
    Si svegliò prestissimo,e preso dallo sconforto cominciò ad annusare cocaina.
    Era ancora buio quando comparve presso i tavoli dell’hotel a fare colazione,ma la cocaina aveva già fatto il suo effetto,e si sentiva pronto per affrontare l’ennesima giornata agonistica.
    VIII
    I giorni passarono.
    Mark continuava a tenere saldamente la maglia di capoclassifica, anche se il trattamento a base di farmaci dopanti era sempre più massiccio.
    Arrivarono in Sicilia,per l’ultima tappa prima di spostarsi, dopo il giorno di riposo, verso le cime più alte, le Alpi.
    Nelle belle montagne che fanno da corona al nostro settentrione,Mark continuò a vincere.
    La faticosa impresa di Mark aveva ormai coinvolto l’intera Italia.
    Quando il gruppone passava, fendendo le rive umane di folla, la gente cercava immediatamente la sua maglia rosa.
    -Ecco Mark! Forza! Dai! Alè!-incitavano tutti.
    E bello di sudore, lo vedevano ascendere sulle erte strade. Andava su lieve sospinto anche dal tifo dei suoi fan:verso le vette alpine più belle e impervie..
    Era agile come un camoscio,e rapido al par di una pantera. Saliva alto come l’aquila, e con la furbizia tattica dell’avvoltoio.
    Mentre si arrampicava sulle salite pareva un fanciullo,e veniva voglia di aiutarlo. Leggero sui pedali si muoveva con ritmo cadenzato. Poi d’un tratto scattava,ed ergo aggrediva la bici, la sballottava a destra e manca, pedalando di potenza. Quindi tornava tranquillo,ma sempre lesto e felpato.
    Sembrava levitare sulle leve,mentre acquistava minuti e minuti di vantaggio.
    Un po’ leone e un po’ gazzella:ora ruggiva,ora balzava in avanti.
    Stupenda era l’ascesa del nostro atleta. Seminascosto, celato sotto la galleria umana dei tifosi.
    Impugnava la parte bassa del manubrio,e cominciava a staccare gli altri.
    Di tanto in tanto qualcuno del pubblico gettava l’acqua per rinfrescarlo,oppure lo incitava e urlava, accompagnandolo e correndo con lui per decine di metri:per poi seguirlo col cuore,mentre scalava deciso le pendenze e i dislivelli.
    Sembrava fatato,Mark,mentre era tutt’uno con la bicicletta sulle salite estreme…verso il cielo.
    Andava su come l’etere,e gli altri al confronto parevano fermi.Mentre con lui andava in alto anche la fantasia dei tifosi.
    Sui volti di tutti si leggevano le maschere indicanti l’estremo sforzo,Mark invece, aiutato dall’effetto della coca,era sempre fresco e tranquillo.
    I cuori di tutta Italia erano con Mark:e il popolo si abbracciava e esultava entusiasta al suo transito.
    Era un trionfo totale.
    Tutti gioivano al massimo gaudio, intanto che Mark, sul podio d’arrivo indossava ogni pomeriggio la maglia rosa, insieme al suo splendido,malinconico, sorriso.
    Belli erano i colori, belle le divise, ma soprattutto era bello l’animo col quale la gente seguiva la corsa, senza sapere della trappola nella quale Mark era caduto.
    Tutti ringraziavano i corridori indefessi. Che lottavano contro ogni asperità. Continuando a correre anche dopo tremende cadute,laceri e sanguinanti,ma sopra ogni cosa era Mark al centro delle attenzioni:per le emozioni che riusciva a regalare.
    Ogni tanto qualcuno si ritirava,e abbandonava la corsa piangendo deluso. Altri insistettero fino alle Alpi:il regno del nostro Mark.
    Il giro era però metafora di vita,e il rendimento sovra-umano del nostro beniamino faceva storcere il naso ai giornalisti.
    Sui titoli delle maggiori testate italiane apparivano strane frasi:
    -Ci sarà sotto un inganno?-
    -E’ un robot?-
    -Mark:l’uomo che va verso il cielo!E’ umano?-
    …e prima della tappa sul Pordoi ci fu l’antidoping incrociato:urina e sangue prelevati insieme a tutti i corridori.
    IX
    Era la notte precedente la frazione più dura: quella sul Pordoi.
    Alle tre del mattino Mark udì chiamare dal corridoio:erano cominciati i prelievi antidoping.
    Ufficiali in uniforme,e medici in camice, entrarono nelle camere degli atleti.
    Con fare altero,e modi sprezzanti, gli addetti all’antidoping agirono per tutta la notte presso gli alberghi, ove erano alloggiate tutte le squadre presenti al giro.
    Solo a mattina fatta le cose furono concluse.
    I corridori decisero di riunirsi.
    Cominciarono ad affluire all’hotel dei giornalisti, ove tennero una conferenza stampa.
    I reporter fumavano eccitati, mentre i ciclisti parlavano:
    -Siamo stati trattati come criminali!-disse Paolo,uno dei velocisti più potenti del continente.
    -Come faremo ad affrontare la tappa di oggi, dopo una notte insonne?-commentò un suo compagno di squadra.
    Alla fine qualcuno propose di non partire per protesta.
    Intanto Mark stava in disparte,vicino a una finestra.
    Guardava il panorama.
    Si vedevano le Dolomiti occidentali.
    Mark pensava alle tappe appena concluse.
    Aveva ancora negli occhi il paesaggio della Val Pusteria, e del parco naturale delimitato a sud dalla Val Gardena.
    Lo scenario delle frastagliate guglie era ben vivo nella sua mente, vedeva il cielo:il cielo verso il quale saliva compiendo le sue imprese.
    Ovunque, in attesa di ascendere verso il Pordoi, si era circondati da suggestivi pinnacoli di roccia. Qui, folte foreste di conifere ammantavano i versanti della valle, mentre in alto si vedevano i ghiacciai eterni.
    Mark immaginava i camosci delle alture, e pensava alle onnipresenti marmotte. Le aspre cime,e le creste taglienti di granito che gli erano davanti rappresentavano per Mark una grande sfida,e lui voleva accettare il duello.
    Mark non seguì la conferenza stampa, i suoi pensieri erano altrove.
    Alla fine, seppe che la tappa sarebbe comunque partita, ma per dichiarare palesemente la loro lamentela, i corridori avrebbero compiuto il tragitto senza competizione.
    La corsa si svolse così con ritmo lento, tutti in gruppo compatto.
    A Mark sembrò una violenza nei confronti delle salite, e tra la delusione del pubblico, il gruppone giunse alla conclusione della fase giornaliera.
    Intanto, i direttori della squadra di Mark erano assai preoccupati per i risultati dei prelievi.
    Il principale manager del team cominciò a fare mille telefonate.
    Alla fine si incontrò con un dirigente del nucleo deputato alla eliminazione del doping nello sport.
    -Sapete come fare per i prelievi fatti a Mark!-disse il dirigente al capo della squadra.
    -Okay!-rispose il presidente-Quanto volete?-e così, pagando una cospicua somma, le provette contenenti sangue e urina del nostro campione vennero sostituite.
    La sera, in questa maniera, nella camera di Mark, il dottor Siod entrò come al solito con le sue siringhette da insulina, e somministrò al campione una dose ancora più massiccia di farmaci.
    La nausea tormentò Mark per tutta la notte,. Le tempie gli scoppiavano e il cuore gli palpitava come a scoppiargli nel petto.
    Si sentiva davvero male, ma doveva insistere, stava per vincere il giro d’Italia.
    X
    Il giorno dopo, la corsa, riprese normalmente.
    Nel pubblico c’era la solita aria magica.
    Come ogni anno la gente viveva magicamente l’atmosfera del giro, e la storia, quell’anno si faceva ancora più bella accompagnando le fatiche di Mark:paragonate a vere azioni eroiche.
    Ciclisti di tutte nazioni(italiani, francesi, spagnoli, ucraini, colombiani, svizzeri, americani, russi e perfino un giapponese) pedalavano insieme,e scrivendo pagine di ricordi, facevano sognare il popolo, ignaro dell’inganno dovuto ai farmaci non ammessi.
    Non c’è bisogno di essere appassionati di ciclismo per essere coinvolti dal giro.
    La irrazionalità del moderno viene a essere prevalsa dalla più naturale gioia dei sentimenti, quando coi loro mezzi a due ruote, i corridori affrontano le difficoltà. Così i tifosi festeggiavano e urlavano tutti.
    La festa aveva ormai pervaso l’intero stivale. Mark era quasi giunto alla fine dell’avventura rosa. Tra soli due giorni sarebbe giunto al traguardo conclusivo:tra gli applausi di tutta Italia.
    Nel cuore di molti Mark era riuscito a entrare, come fosse un caro amico conosciuto da sempre. Le sue poche parole. Lo sguardo triste. Aveva un modo di fare tale, da essere diventato parte della vita di ogni giorno di molti.
    Tra le immagini di quell’anno, tanti tifosi ricorderanno le imprese ciclistiche di quel periodo,e tutti, già lo sapevano, avrebbero avuto per sempre la figura del nostro magro campione salire…salire verso il cielo.
    Nonni,nipoti e anche qualche signora, attendevano per ore il passaggio del gruppone. Tutti osannavano Mark, e credendo che il ciclismo fosse composto solo da gambe, cuore e testa, non pensavano alla droga:anzi, non ci volevano pensare.
    Chissà quanti fanciulli vagheggiavano di vestire la maglia rosa emulando Mark, senza sapere il retroscena delle anfetamine e della cocaina.
    Le tappe montane ormai erano concluse.
    Si aspettava la kermesse conclusiva. L’ultimo giorno,infatti, la carovana avrebbe scortato la maglia rosa a Milano, ove la lunga corsa a tappe doveva festeggiare il suo campione. Ci sarebbe stata una volata per lo sprint finale, ma la tappa sarebbe stata un festival per celebrare Mark.
    Quella sera, Mark, andò a letto più nervoso del solito. Pensava alla giornata conclusiva, alle lunghe interviste del dopo gara e al trionfo che lo avrebbe stressato più delle salite.
    Si svegliò varie volte. Alla fine, decise di darsi pace con una bella dose di coca,e riuscì a prender sonno, stremato altresì da un cocktail di medicinali, dei quali non poteva più fare a meno.
    XI
    Erano passate le undici.
    Tra poco l’ultima tappa sarebbe partita.
    Alla Hall dell’albergo tutti aspettavano Mark.
    -Qualcuno lo ha visto?-chiese il direttore.
    Ma nessuno sapeva dove era Mark.
    A un certo punto, il manager e il medico,preoccupati, decisero di salire in camera.
    Bussarono alla porta.
    -Mark!Ci sei?-
    Non si sentiva rispondere.
    -Che facciamo?-chiese il medico.
    Alla fine decisero di entrare.
    Mark era riverso sul letto,esanime:i farmaci lo avevano stroncato,e il cuore aveva ceduto.
    Le siringhe erano ancora sul comodino,e sotto di loro stava ripiegata ordinatamente l’ultima maglia rosa.
    In pochi minuti la tremenda notizia dilagò attraverso la carovana.
    Radio-Giro diffuse l’annuncio del tragico evento.
    L’Italia tutta si rattristò, presa dallo sconforto.
    La gente malediva il sistema,e Mark venne pianto nel nostro Paese, visto come una vittima degli eventi che lo avevano travolto e ingabbiato in un circolo malefico.
    Per un giorno il giro si fermò, prima dell’ultima tappa, in segno di lutto.
    L’ultima frazione venne fatta scortando la bara di Mark.
    Un auto condusse il feretro fino all’aeroporto di Milano,e lentamente, tutti i ciclisti pedalarono dietro la vettura.
    Centinaia di mazzi di fiori venivano lanciati dai tifosi, mentre il catafalco transitava nelle strade.
    Sopra alla cassa si intravedeva la maglia rosa, bella e simbolica anche in quel doloroso lutto.
    I vetri del nero automezzo risplendevano, coi raggi del sole che cercavano di illuminare il cataletto.
    Migliaia di persone, costituivano gallerie umane simili a quelle che avevano scortato le imprese di Mark lungo le salite. Ma questa volta i tifosi tenevano le mani giunte e la testa china. Anziché urlare e incitare mormoravano parole commosse.
    Il lungo corteo continuò sino all’aeroporto, dove Mark avrebbe preso il volo per il suo paese.
    Qualcuno vide una luce nella volta celeste.
    Era il nostro campione,che saliva…saliva verso il cielo!!!

  • Pantani ha scritto fine alla parola ciclismo perche nessuno mai sarà come lui.Tanti grazie al suo coraggio e alla sua determinazione sono divenuti grandi ciclisti.Il 14 febbraio 2004 non si è spenta solo una vita ma si è spenta anche l’anima del vero ciclismo,doping o non doping sfido io a rifare ciò che lui ha fatto su quelle salite.Quindi fanculo a tutti quelli che dopo aver tifato per lui e aver gioito si sono schierate contro dandogli anche del drogato.per sempre:viva e forza Pantani il nostro PIRATA

  • NON me ne è mai fregato niente del ciclismo, i pomeriggi con quel lungo giro d’italia sempre uguale, con queste bici sempre alla stessa velocità erano una vera palla. Facendo zapping un pomeriggio del 1994 se non sbaglio sentii la concitazione del commentatore del giro, e vidi un piccolo ragazzo stempiatello che in piedi sui pedali saliva a velocità doppia rispetto agli altri una salita che in macchina si fa in 2 marcia, CHI E’? mi chiesi.. rimasi a guardare, incominciando ad interessarmi, era avvincente vederlo, finalmente un pò di brio, un pò di palle in questo sport del quale non ho mai trovato niente di interessante o avvincente..lo vidi fino alla vittoria, staccò di parecchio avversari molto + blasonati… iniziai a seguire il giro quell’anno e ogni giorno era sempre + avvincente, aspettavo solo lui sapevo che ci avrebbe provato, e non deludeva mai, alla fine di ogni tappa del giro commentavo con i miei amici i quali mi dicevano che non me ne era mai fregato niente del ciclismo, si! ma fin quando non ho visto Marco Pantani. Non ho più perso una manifestazione ciclistica dove lui fosse presente, non mi ha mai deluso, mi sentivo elettrizzato dopo aver visto le sue gare, il suo coraggio, la sua tenacia, tornare e vincere contro gli infortuni, bellissimooo..
    Uno così non sarà facile ritrovarlo, uscito dalle corse per sospetto doping attendevo il suo ritorno che non è mai arrivato, poi seppi della sua morte, in quel modo tragico…
    Non seguo + il ciclismo da allora, almeno fin quando non troverò uno come lui che ha dato tanto per emozionare la gente, e farle capire cosa è il ciclismo fatto con il cuore…
    Ho visto lo speciale l’altro giorno, ci penso ancora con tenerezza a quel piccolo folletto pelato dal cuore pieno di coraggio.
    Marco sei stato un grande, hai appasionato tante persone con le tue imprese che non saranno mai dimenticate… il resto, dei se e dei ma, lo lascio agli altri e alle sterili polemiche italiane, di lui avrò sempre il ricordo di uno che sulla bici poteva sfidare chiunque e capace di saltare oltre qualsiasi ostacolo.
    Ciao Marco

  • ormai è passato tanto tempo da quel giorno, ormai le lacrime sono finite ma dentro resta un grande vuoto e non solo per gli appassionati di ciclismo ma per tutte quelle persone (come Marco e molti altri) che credendo in qualcosa si giocano tutto per loro stessi, ma anche per gli altri.Io non farò mai vivere a nessuno grandi emozioni in TV,non sono un ciclista, ma come lui e tanti altri credo in qualcosa e per quella cosa, per SENTIRMI VIVO me la gioco fino in fondo. Mi domando quanto sono VIVE quelle persone che in quei giorni non si staccavano da quelle immagini di quell’uomo solo in vetta che faceva vivere emozioni immense e poi, quando è stato scoperto il segreto di pulcinella lo hanno crocifisso. MERDE quello è stato il vostro ringraziamento per esservi sentiti anche voi per una volta GRANDI grazie a Marco!!!
    Sono da poco finiti sia il giro che il tour e sfido chiunque a non essersi sentito solo o a non aver aspettato lui che scattava… e, finita la tappa, ammirato l’eroe del giorno a non aver almeno pensato “e se ci fosse stato il pirata?”

  • senti tombolini..pantani avrà anche scelto e sbagliato..a drogarsi..ma marco era un ragazzo fragilissimo interiormente..è sempre riuscito a rialzarsi da ogni infortunio e sfortuna..ma dall’esclusione dal giro del ’99..ke aveva gia praticamente in mano..no..non è riuscito a rialzarsi..il suo ematocrito variava..sballava spesso..da sempre..e quando gli hanno fatto il controllo era a 52..qualche ora prima era a 47..qulche ora dopo il controllo era nuovamente nella norma..come lo spieghi..? beh..marco aveva un orgoglio non indifferente..e lui sapeva di essere in regola e non di essersi DOPATO..ma il solo pensiero che la gente..i parenti..gli amici..tutti i tifosi..potessero pensare che avesse BARATO..lo distruggeva..lo ha distrutto..gli ha tolto la forza di alzarsi ancora una volta e di tirare avanti..ha perso la sua sfida..contro la fragilità..e ne ha intrapresa un’altra..quella con la droga..ancora una volta a causa della sua fragilità..lo hanno fregato e lui c’è cascato..vuoto dentro più che mai..questa sfida non l’ha vinta..pantani si è spento una volta per tutte..ha compiuto l’ultima scalata della vita..quella verso la morte..dove ha ritrovato la paca..la NORMALITA’..che la gente gli ha tolto e non gli ha più restituito.. Marco è stato incastrato..è vittima del sistema..poi vittima della sua fragilità.. ma prima di tutto Marco è un EROE..un eroe tragico.. ma pur sempre un eroe degno di rispetto.. il rispetto che avrebbe meritato da vivo.. è facile piangere il campione quando non c’è più.. quando invece in vita è stato distrutto..è facile ricordarlo come campione quando è morto.. mentre in vita era ritenuto un dopato, un drogato.. il Pantani si è SUICIDATO nel 2004 inconsapevole ormai dei suoi movimenti..delle sue azioni.. ma Marco..il PIRATA..il PANTA..beh lui è morto il 5 giugno 1999..ucciso..distrutto..rovinato..derubato.. si perchè lui davanti ai para-occhi della gente ha perso TUTTO.. dopo quel che rimaneva era il signore PANTANI..una persona vuota.. il campione che io amavo e che tutti quelli che credevano in lui amavano..era stato portato via e annientato.. ma chi se ne frega se lui era stato messo in discussione davanti agli altri per ciò che non aveva fatto..chi se ne frega se lui non aveva più niente.. beh nel mio cuore è rimasto soltanto il PIRATA CAMPIONE di tutti..e nei miei signi è rimasto l’omettino magro e pelato che nel suo piccolo sconfiggeva i giganti e spuntava dalle vette delle montagne più leggero che mai e come se avesse le ali..si portava sul traguardo..sapendo di aver vinto su tutti..sul mondo..su se stesso.. Marco sarà sempre nel mio cuore e in quello di chi credeva veramente nel oirata CAMPIONE su tutti.. Marco è VIVO..vive dentro di noi.. MARCO SEI GRANDE.. IL PIU’ GRANDE.. FORZA PANTANI..

  • Scusate se mi intrometto, Marco Pantani non è mai stato trovato positivo al doping, è stato sospeso per ematocrito alto il giorno della tappa dell’Aprica al Giro del ’99, a quei tempi non era possibile assiociare l’ematocrito alto al doping per Eritropoietina (EPO). Ha subito una gogna mediatica spaventosa che non è stata riservata ad alcuno degli altri ciclisti EFFETTIVAMENTE scoperti dopati e squalificati. Addirittura sono state pubblicati i risultati degli esami del sangue dopo l’incidente del 1995 dove risultava ematocrito alto, per dare forza all’ipotesi del doping. Per fare un esempio nello stesso anno ci fu un controllo sanguigno al Parma Calcio (era una prova e nopn aveva valore legale o sportivo) dal quale risultò che quasi tutti i giocatori avevano valori alti, si disse subito che le macchine erano state tarate male…. Quasi tutti gli avversari di Pantani al Giro sono stati trovati positivi e squalificati per periodi più o meno lunghi (Garzelli, Frigo, Simoni, Casagrande Francesco) per non parlare del Tour de France dove, a parte qulche eccezione, sono caduti intanti. Eppure solo a Pantani è stato riservato il trattamento di un criminale, con tanto di processo per frode sportiva e telecamere ogni volta che si presentava in Tribunale. Voglio vedere chi avrebbe retto ad una pressione simile.

  • Se fosse stato lasciato veramente solo si sarebbe salvato. Purtroppo si sono ricordati di lui un po’ troppi. Lo hanno accusato di reati non previsti dalle leggi.
    Dopato di che? Ditemi un controllo antidoping (compresa l’autopsia) che lo ha trovato positivo. La famosa campagna del Coni “Io non rischio la salute” ha portato automaticamente tutti i ciclisti a 49,9 di ematocrito. Ma appunto non si rischiava niente. A 50,1 eri il mostro da prima pagina. Io sono andato a controllare certe mie vecchie analisi del sangue, su una ho 49,9 ed i valori di riferimento riportano fino a 52. Ma che razza di doping è quello che la mutua lo da per normale. Ciao

  • Ho solo 17 anni..ero piccolo quando vedevo Marco correre..ma mi ha emozionato..mi ha fatto capire cosa vuol dire essere grandi, essere dei campioni, ke come un bambino ho pianto qnd se ne è andato. Marco è stato il più forte e per me sempre lo sarà. Sembro un idiota, ma ogni volta ke faccio un semplice giro in bici mi diverto perché penso a lui. E’ stato e per sempre resterà un campione.

  • Ho solo 17 anni..ero piccolo quando vedevo Marco correre..ma mi ha emozionato..mi ha fatto capire cosa vuol dire essere grandi, essere dei campioni, ke come un bambino ho pianto qnd se ne è andato. Marco è stato il più forte e per me sempre lo sarà. Sembro un idiota, ma ogni volta ke faccio un semplice giro in bici mi diverto perché penso a lui. E’ stato e per sempre resterà un campione.

  • …………come una glauca falena ti ho intravisto chimera dei miei sogni, come una lucciola ceca verso il buio ti ho sentito sfiorare gli infiniti celi, Tu airone bianco caduto in volo.
    Rammento di te, ancora.
    Seppellisco l’immagine dei tuoi occhi,vivi, per non invadere nei silenzi che il tempo depone. E in questa sinfonia di sensi…sempre e comunque il tuo nome MARCO!!!!!!

  • vorrei rispondere innanzitutto al tale mario rossi la cui lettera mi ha particolarmente colpito, in negativo.pantani puo essere un esempio negativo solo per non essere riuscito a trovare un ultimo briciolo di forza per rialzarsi ancora un’ ultima volta.tutto il resto cioe gli scatti in salita, le incredibili rimonte, gli interminabili ultimi minuti in solitaria verso un arrivo che non sembra mai avvicinarsi sono solo i piu bei esempi che un campione come lui abbia potuto lasciarci.

di Antonio Tombolini
Il blog di Antonio Tombolini

Antonio Tombolini

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