Il blog di Antonio Tombolini

Kindle, e compagnia bella /4 ovvero Ebook Revolution

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Print is dead
[Non sarò breve neanche in quest’ultima puntata del mio miniciclo dedicato alla Ebook Revolution]
Siamo partiti dal clamore suscitato in rete dall’uscita ufficiale di Amazon Kindle. Ci siamo chiesti che caratteristiche ha rispetto agli altri lettori di nuova generazione attualmente sul mercato (su questo date un’occhiata all’utilissima sinossi pubblicata da Wired). Ci siamo chiesti se il modello di business di Amazon Kindle e quello dei suoi competitor potesse avere successo oppure no. Ci siamo risposti che in fondo non è questa la vera questione. Ed eccoci al punto: ma allora, qual è la vera questione?
La vera questione non è se Amazon Kindle, o Sony Portable Reader, o iRex iLiad, o Bookeen Cybook Gen3, o qualcuno degli analoghi devices prossimi venturi, ha adottato il modello di business vincente o no. La vera questione non riguarda questo o quel lettore: la vera questione riguarda la tecnologia alla base di tutti i nuovi lettori: è davvero la tecnologia e-Ink un punto di svolta, tale da innescare sul serio una inversione di tendenza, tale da accelerare fortemente e in maniera irreversibile l’adozioni di un nuovo modo di leggere (e di scrivere)?
Chiunque abbia avuto l’opportunità di vederla in azione, su uno qualsiasi dei dispositivi già in commercio, non può che rispondere , su questo non si discute: la resa visiva è rivoluzionaria e stupefacente. Anche i più scettici e feticisti adoratori della carta stampata, posti davanti ad un iLiad, hanno dovuto riconoscere che si legge che è una meraviglia.
Questa è la chiave di volta, e questo mi fa dire che sì, la Ebook Revolution stavolta è cominciata sul serio.
Chi vincerà tra i competitors? Falsa questione: in un mercato allo stato nascente come questo, i diversi attori non sono affatto competitor, sono semmai alleati nel dare forza e slancio al mercato di tutti. Guardate all’effetto-Kindle: iLiad è sul mercato ormai da quasi un anno, disponibile anche in Italia da oltre sei mesi, e nessun organo di stampa ne aveva parlato. Esce Kindle con la forza mediatica scatenata da Amazon, e che succede? Succede che perfino la stampa italiana (qui, qui, qui, tanto per rimanere al pomeriggio di oggi) si accorge anche di iLiad e di Cybook ecc…
Dice Ah, ma costano troppo! Già. Ma dico io, guardiamo il dito o guardiamo la luna? Nel 1982 pagai 4.800.000 lire (oltre 6.000 euro a valori attuali) il mio Apple IIe (monitor a fosfori verdi, niente hard disk, 64KB RAM, due drive per altrettanti floppy da 5¼, uno per i dati e uno per il programma, un brutto cassone-tastiera con dentro il motore del pc). Eravamo in pochi giovanotti esaltati a comprarlo, eppure era il segnale della rivoluzione del pc.
Dice Ah, ma non ci sono contenuti, specialmente in italiano, perché sono tutti fissati coi DRM, gli editori sono miopi ecc…
Vero, dico io. Vero, ma passeggero, temporaneo. Il mercato della musica docet. E attenti a dare addosso sempre e solo agli editori. Ho conosciuto editori che hanno capito e sanno benissimo che i DRM non servono a niente (se non a limitare assurdamente le vendite potenziali di un ebook). Ma saranno costretti a pubblicare con i DRM, e io spero vivamente che lo facciano, e li aiuterò a farlo, purché pubblichino contenuti. E sapete costretti da chi e da cosa? Dall’ignoranza degli autori e dei loro agenti, specialmente in Italia.
Ecco il vero fattore critico (ovunque, ma in Italia di più) che potrebbe rallentare fortemente il successo degli ebook: gli autori (salvo le eccezioni ecc. ecc., ok) non capiscono niente di internet, e i loro agenti ancora meno, e sono i più conservatori di tutti, ovviamente contro i loro stessi interessi. A fronte della pubblicazione digitale si chiedono Ma poi non si passeranno le copie del mio libro? Ma poi io come faccio a controllare le vendite? ecc… E l’adozione del DRM è l’unico strumento che gli editori hanno per tappargli la bocca facendola corta, e pubblicare.
Prevedo dunque una prima fase in cui gli ebook saranno pubblicati con DRM, per poi liberarsene dopo un po’. Come diversamente si spiegherebbe, ad esempio, il contraddittorio comportamento proprio di Amazon, che poche settimane dopo la riuscita operazione di lancio del negozio di musica DRM-free lancia invece il suo Kindle Store con ebook tutti rigorosamente DRM-mati?
Vero che sono ancora cari, vero che sono a volte brutti (talmente brutto che ridà in bello avrebbe detto mia nonna di Kindle), vero che ci sono ancora pochi contenuti.
Ma vero anche e soprattutto che il cambio è ormai definitivo, e irreversibile: i device costeranno sempre di meno, saranno sempre più belli ed efficienti, e ci saranno sempre più contenuti disponibili ed accessibili a basso costo.
Quanto tempo ci vorrà perché tutto ciò cominci a diventare un business profittevole per chi decide di investirci del suo? Secondo me un anno, a partire da adesso: rimettete gli orologi, e vediamoci qui, tra un anno. 🙂

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  • Il mio primo iPod, nel 2001, costava più di 600 euro. Ripensandoci è una follia (oggi il più costoso e capiente ne costa la metà), ma al tempo ne ero più che soddisfatto. Cosa penso di Kindle? Che di fatto il modello di business di Apple ha creato una scuola ed Amazono no sta facendo altro che tentare di seguirla.
    Steve Jobs lo dice sempre, non è l’hardware che ha reso famoso e popolare l’iPod ma il software e, di conseguenza, l’intero eco-sistema. Che piaccia o no, il necessario legame con iTunes per il funzionamento dell’iPod ha creato il mercato della musica (legale) online senza la quale (molto probabilmente, ma davvero non lo sapremo mai) il mercato dell’mp3 player non si sarebbe diffuso così tanto. Quindi la vera innovazione di Kindle non credo stia nella tecnologia del display, tra 5 anni sarà completamente diversa, ma sulla sua possibilità di acquistare libri, di trovarli, di cercarli, in un ambiente integrato al dispositivo.
    Chiunque ha provato un iPhone o un iPod touch si è subito reso conto di quanto “emozionante” sia l’acquisto di musica (legale) attraverso l’ìTunes store direttamente sul dispositivo, comodamente seduto sul divano.

  • E allora Antonio, cosa di deve fare noialtri di fronte a questa rivoluzione? Si deve comprare ora, aspettare quando costerà di meno e avrà più contenuti?
    Io credo che se ci fossero degli applicativi per le aziende, e credo che tu stia facendo qualcosa a proposito, la gente sarebbe già invogliata ad acquistarlo ora per lavoro e poi lo userebbe per leggere quello che c’e’.
    Pensa a che bello avere una guida dei ristoranti o dei vini aggiornata in continuo sull’ebook. Tempo fa Bonilli confessò che ogni volta ne discutono, e ogni volta frenano, sempre per il motivo dei diritti. Eppure il modello cartaceo non mi sembra autosufficente se gli togli la pubblicità.

  • Credo che il successo di Apple con iPod sia il risultato della combinazione virtuosa di diversi elementi:
    1. la disponibilità di metodi di compressione audio davvero efficienti e facili da usare – “rippare” un CD audio è operazione di pochi minuti e a “prova di idiota” e i file risultanti possono essere facilmente “trasportati” e riutilizzati su diversi supporti
    2. l’emergere di un formato compresso “universale” e portabile come MP3 (Sony con il suo ATRAC ha fallito miseramente proprio per la mancata portabilità)
    3. la decisione obtorto collo delle case discografiche di cavalcare la tigre piuttosto che combatterla, mettendo in vendita on-line – a basso costo ma con qualità inferiore – i dischi che non riuscivano più a vendere in negozio
    4. in ultimo – ma solo in ultimo – la fama di Apple e la sua capacità di produrre oggetti sempre più “stilish” e facili da usare
    Il circolo virtuoso è evidente: mi compro l’iPod (o similia) e comincio prima a rippare i miei dischi personali e quelli degli amici, poi comincio a scaricare dai vari canali – illegali ma sostanzialmente tollerati. A un certo punto, allettato dal prezzo basso e dalla facilità di acquisto, comincio a comprare su iTunes o similia (dove trovo davvero di tutto), esplorando anche generi mai presi in considerazione prima. In poco tempo la mia discoteca digitale cresce abnormemente e ciò mi induce a comprare un nuovo iPod, che nel frattempo si è arricchito di “frills” che inducono nuovi bisogni. Senza contare che, quando trovo un disco che davvero mi piace, me lo vado a comprare pure su CD, per il piacere di possedere l’oggetto del mio culto.
    Alla fine ci guadagnano un po’ tutti.
    Nel caso dei libri ricomporre lo stesso circolo virtuoso è un po’ più difficile:
    1. esistono fin troppi formati di compressione, molti dei quali proprietari – a vari livelli di chiusura -, nessuno dei quali davvero vincente e compatibile con tutti gli e-reader disponibili. Il rischio di dover riconvertire tutta la propria biblioteca digitale per poterla leggere sul nuovo dispositivo appena comprato è molto alto e scoraggia gli eventuali acquirenti (sia di libri che di dispositivi)
    2. “rippare” i propri libri è impresa possibile ma francamente titanica
    3. trovare – financo sui canali illegali – proprio il libro che ti interessa in un formato digitale decente è impresa ancor più titanica (praticamente impossibile). Senza contare che il 90% dei libri scaricabili sono in inglese. Per per la letteratura, arriviamo al 99% e la maggior parte sono opere sconosciute di autori americani altrettanto sconosciuti, genere “paperback da supermercato”.
    4. anche volendo comprare libri elettronici legalmente, non si trova praticamente niente, neppure su Amazon. La maggior parte dei famosi 80.000 titoli per Kindle rientrano nella categoria dei “paperback da supermercato” di cui sopra.
    E’ come se su iTunes trovassi solo l’equivalente dei Cugini di Campagna e Toto Cutugno…
    In sostanza, temo che – al di là delle straordinarie potenzialità degli attuali dispositivi di lettura – quello degli ebook rimarrà un mercato di nicchia ancora per un po’, almeno fino a quando non aumenterà la disponibilità dei titoli “seri”.
    Al momento sul mio iLiad – che pure adoro – posso leggere Guerra e Pace nella traduzione di chissacchì, ma se voglio leggermi “Le benevole” di Jonathan Littel, recentemente edito da Einaudi, mi tocca ancora portarmi dietro un buon chiletto di carta (che si somma, ahimè, al peso dell’iLiad…)

  • @Gianpaolo: non c’è dubbio, iLiad è uno strumento di lavoro formidabile. Basti pensare che può scambiare dati senza fili in una rete locale, ogni azienda potrebbe cavarne applicazioni appropriate: e noi siamo qua per questo 😉
    @Roberto: estremizzi un po’, ma non posso darti torto. Credimi però: la possibilità di digitalizzare e convertire i propri libri (o altrui) in formato digitale leggibile (sostanzialmente Mobipocket e/o PDF) e di farlo facilmente è già a portata di mano, solo è poco divulgata. Simplicissimus, per dire, sta lavorando ad una applicazione di autopubblicazione/conversione online che è niente male… coming soon! 🙂

  • dori, tu che ne dici? Tipo che PC Magazine chiude l’edizione di carta ed esce solo digitale? Tipo che tutti i quotidiani USA sono disponibili in abbonamento Kindle? Tipo che un bestseller che esce su Amazon in contemporanea in cartaceo e in formato elettronico fa il 12% del fatturato come ebook (e quindi in numero di copie quasi la metà di quelle vendute)… eccetera…

  • Mi piacerebbe un parere su questo: e’ ora di mettere in cantiere propri progetti per gli editori dico di distribuzione previa trasformazione dei propri contenuti anche in Italia per gli ereader?E per quali?per quali linguaggi?
    apprezzerei moltissimo una risposta.
    Paolo

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