Il blog di Antonio Tombolini

La fine del cibo a buon mercato

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A me pare una di quelle notizie su cui pochi si soffermano, se non per scambiarsi due luoghi comuni sul caro-vita al bar, e che invece segnano i punti di svolta di intere epoche.
No more cheap food
Guardate il grafico qui sopra: è l’indice dei prezzi food dell’Economist, creato nel 1845. Ha subito una prima impennata negli anni tra il 1960 e il 1980, e segnala una nuova imponente impennata adesso, da meno di un anno a questa parte (lo sanno bene gli agricoltori che hanno venduto il grano a 15 euro il quintale in maggio, e si ritrovano a venderlo a 45-60 euro il quintale adesso, tanto per dire.
Non si tratta di una variazione congiunturale e di breve termine, ma di una variazione strutturale e di lungo periodo, importante quanto quella del mercato del petrolio (se non di più), su cui vale la pena riflettere. E un buon punto di partenza è il numero dell’Economist in edicola questa settimana, con la sua cover story, dal titolo assai eloquente: The end of cheap food.

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