Il blog di Antonio Tombolini

La vera vittima dei giornali su epaper è…

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(c)gapingvoid.com
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C’è una cosa, una cosa enorme, di cui – a proposito di giornali in versione ePaper (e vale per tutti, compreso il Corriere su Kindle, e La Stampa ePaper, così come le esperienze all’estero) non si parla.
Diciamo subito che il fatto che non se ne parli è già di per sé indicativo: per quanto la cosa sia enorme, evidentemente non è una notizia, la si ritiene una cosa ovvia, naturale. E infatti così è.
Qual è dunque questa cosa enorme ma non notiziabile perché scontata? Facile: la morte della pubblicità. Tutte le versioni ePaper dei quotidiani sono partite senza pubblicità.
Troveranno lungo la via altre forme di veicolare comunicazione commerciale? Io penso di sì. Ma non sarà la solita araba fenice che siamo usi chiamare una nuova forma di pubblicità. Sarà piuttosto un’approssimazione, finalmente, a quella conversazione di cui anche la comunicazione commerciale deve adeguarsi ai tempi della rete.

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  • Antò, ma siamo realisti. Almeno in Italia, ma quali altre fonti di reddito e modelli di business esistono ed esisteranno per l’editoria e per chi scrive sul web senza avere un reddito altro, seriamente?
    Anche i blogger italiani che scrivo semi professionalmente e non hanno la pubblicità hanno il loro modello di business che nel 90% dei casi consiste nel comparsare sul cartaceo o su altre formati accustomed, non ultime radio e televisione.
    E cosa garantisce un introito per queste comparsate? Guarda caso la tanto odiata raccolta pubblicitaria….

  • Ogni volta che ti sento dire “la pubblicità è morta” (farei un brindisi e) mi carico e sento che, tuttosommato, anche noi piccoli sfigati “ce la possiamo fare!” 🙂

  • @camillo, non è questione di odiata o amata, è semplicemente morta. Non esiste modello di business alternativo? Da un lato non ne sarei tanto sicuro: la rete è piena di business in cui la pubblicità non c’entra niente (amazon, ebay, i servizi web con account premium, ecc…). E poi sai com’è, le vere rivoluzioni si riconoscono proprio da questo: il vecchio si rompe, non funziona più, muore, prima ancora che si sia capito qual è esattamente il nuovo destinato a rimpiazzarlo. Ma continuare a rimirare i movimenti galvanici del cadavere non aiuta a concentrarsi sul nuovo da costruire.
    @andrea, sì, ce la possiamo fare, ma c’è un primo passo da fare subito: smetterla si autointerpretarsi (al di là dell’ironia c’è un fondo di complesso di inferiorità da vincere) come “piccoli sfigati”. Siamo noi a sapere come funzionano le cose adesso, siamo noi che possiamo inoltrarci nei territori inesplorati dove si possono scoprire i paradigmi nuovi del business e della comunicazione. Sono “loro” a dover, direbbero nei libri di business di Harvard, “kick my ass”.

  • Posso raccontare un piccolo episodio, un po’ off topic, ma neanche tanto in tema di “nuovi paradigmi del business” da inventare/scoprire per “colpa” della rete?
    Un amico mi racconta che di recente una major discografica ha organizzato una sorta di focus group di ragazzini per cercare di capire loro gusti, modalità di fruizione del “prodotto” musica etc etc. Al termine della sessione li hanno chiamati a un tavolo dove c’erano mucchi di CD capaci di soddisfare tutti i gusti musicali e li hanno invitati a servirsi liberamente per ringraziarli.
    Pare che la maggior parte NON ABBIA PRESO NIENTE. Non capivano neanchè PERCHE’ avrebbero dovuto desiderare di prenderli….tanto se era musica che gli piaceva potevano tranquillamente scaricarsela 😀

  • @Giorgio, non è OT, a me pare un ottimo esempio.
    Sul tavolo c’erano oggetti che ai ragazzini non servivano, senza reale valore aggiunto rispetto a quelli che sanno procurarsi da soli
    Sono loro che hanno donato valore alla major, e visto che non si sono stati ricambiati, la prossima volta non ci andranno neppure al focus group.
    L’oggetto da offrire ai ragazzini è quello che Antonio ci stimola a cercare nei ” territori inesplorati dove si possono scoprire i paradigmi nuovi del business e della comunicazione”.

  • Forse i giornalisti metteranno online gratuitamente gli articoli su determinati argomenti e venderanno su amazon dei dossier completi sui retroscena della notizia… a mo’ di libro-inchiesta… sempre che non si trovi il modo di scaricare illegalmente anche questi ultimi… e ammesso che ci si campi coi libri-inchiesta…

  • La mia dolce metà mi riporta che nota un incremento spaventoso di vendite di un prodotto che viene pompato in quel dato periodo in tv (lavora in farmacia)
    La pubblicità fa ancora i suoi morti, ma forse non abbastanza per ripagarsi

  • Ahhh… mi toccherà ripetermi per tutta la vita, lo so: la pubblicità è morta non vuol dire che “non fa aumentare le vendite”, ma che il beneficio incrementale che viene dalla pubblicità generato è inferiore al costo sostenuto per ottenerlo. E questo divario tende ad aumentare.

  • Lancio uno spunto di riflessione, poi magari ci scriverò un post specifico. Nella mia città (Parma, ma credo che l’esempio sia generalizzabile) circa venticinque anni fa (uso come riferimento l’esame di maturità) c’erano una quindicina di librerie e una decina di negozi di dischi.
    Oggi ci sono due negozi di dischi (più un paio di Megastore misti con anche i cd) e sempre una quindicina di librerie, forse anche un paio in più.
    Bene o male il libro di carta piace ancora – a suo modo il libro è un top tecnologico ben più del cd – non a caso per il momento i fruitori di ebook reader sono spesso persone che amano la lettura in tutte le sue forme.

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