Il blog di Antonio Tombolini

La mia intervista al Corriere

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Nel numero oggi in edicola del Corriere della Sera c’è una mia intervista sui prossimi referendum. Nel Corriere di carta è a pagina 11, nel Corriere online è qui.

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  • Tieni duro Antonio. A quanto pare il tempo delle streghe e degli eretici sta tornando. Mi spiace – e mi scandalizzo – per gli insulti che ti rivolgono contro.
    Ciao
    Salvio

  • Caro antonio, per cominciare sul tuo sito non è così evidente il tuo nome, secondo me dovresti evidenziarlo da qualche parte.
    Per quanto riguarda la tua iniziativa, di cambiamento della “Chiesa” intesa come gerarchia, partendo dal basso, cioè dalla base, credo che non vi siano alternative: la Chiesa è irriformabile così com’è; solo una iniziativa dei credenti, dei laici e dei chierici che la pensano diversamente potrà portare a qualche reale cambimento di atteggiamento riguardo le “cose del mondo”. Uscire allo scoperto, quando di fatto anche nelle parrocchie è in atto una campagna di disinformazione e di coercizione delle coscienze, è l’unico modo per evidenziare che ci sono anche altri punti di vista da parte proprio di coloro che credono.
    Alcune domande mi sorgono spontanee: potranno i singoli religiosi e religiose, coloro che ricoprono incarichi a tutti i livelli ecclesiali andare a votare “impunemente”? Chi si esporrà in modo chiaro per esporre le sue opinioni divergenti potrà continuare a svolgere il suo servizio nella comunità cristiana? C’è molto da preoccuparsi dalla piega che stanno prendendo gli avvenimenti; la tua iniziativa può dare un contributo significativo a condizione che altri escano allo scoperto e abbiano la libertà di esprimere il lro punto di vista adeguatamente motivato.
    Ciao e buona strumentalizzazione.
    Roberto Fagotto

  • caro antonio,
    ho appena finito di sentire in real audio il tuo intervento su radio radicale.
    ti confesso che, da quando era iniziata la tua avventura di ‘candidato’, avevo guardato a questa tua partecipazione con occhio critico. non per colpa tua, ma per la mia profonda disaffezione a tutto quello che e’ politica.
    tuttavia, leggendoti e seguendoti in modo piu’ frequente di quanto non faccia da sempre, ho piano piano cambiato idea, e ora ti scrivo per dirti che andro’ a votare quattro si ai referendum. e tengo a dirti che l’argomento definitivamente convincente e’ la tua visione *cristiana* del problema.
    oltre, naturalmente, la stima che ho di te.
    ti faccio molti auguri.

  • ho appena letto la tua intervista sul corriere.
    voglio darti il mio appoggio morale e spirituale da uomo credente e già tesserato nell’azione cattolica.

  • Sono cattolico. Voterò sì al referendum. Occorre una riforma dal basso della chiesa, dai laici. Tu potresti essere un primo catalizzatore. Anch’io ho abbandonato Roma e ambienti troppo vicini alla curia per tornare nella mia Sicilia. In bocca al lupo

  • Togli il link da qui al mio sito. Non ho mai accettato link da siti di destra o estrema destra, come ad esempio un sito cattolico. Non esistono cattolici non di destra. Non ho nessuna intenzione di venir linkato da siti come questo.
    Uriel

  • Leggo della Tua intervista e dei commenti sul Tuo sito Internet. Non credo sia necessario riformare la Chiesa (la Chiesa siamo noi) ma le alte sfere della Curia, che – anzichè occuparsi delle anime – si intromettono nella politica italiana, per la quale competenza non hanno. La politica è cosa diversa dalla religione e Nostro Signore ci ha dotati di libero arbitrio.
    In bocca al lupo.
    Krelly

  • Ciao Antonio,
    trovo difficile condensare in poche righe i diversi aspetti che vorrei affrontare rispetto a questo Referendum e più in generale rispetto alla presunta ingerenza della Chiesa nella vita politica italiana.
    Leggendo i commenti alla tua decisione devo ammetere che invidio un po’ coloro che hanno delle certezze così lapidee rispetto a delle questioni che forse genereranno in me dei dubbi per tutta la vita.
    Quello che forse trovo eccessivo è tutta questa critica rispetto al fatto che alcuni esponenti del clero diano delle indicazioni su cosa fare. In effetti se qualcuno non li segue, come nel tuo caso, nessuno credo si sia pronunciato a favore di una scomunica, ammesso che ne abbia l’autorità.
    D’altra parte se si pensa che esista una parte della comunità che fa, in maniera del tutto acritica, quello che gli dice Ruini, allora ritengo che il problema non sia Ruini o quello che dice. Posso aggiungere che un problema simile lo ravviso in coloro i quali voteranno si perché non è giusto che chi ha i soldi va in Spagna e chi è povero è costretto a rimanere a casa, subendo una legge ingiusta.
    Condividerai con me che è sempre possibile trovare un paese estero dove è lecito ciò che qui non lo è e non per questo la nostra normativa è automaticamente ingiusta.
    Posso aggiungere, come elemento di riflessione e quindi provocatorio, che ho convinto un mio caro amico che è ateo e di ispirazione materialista, a votare no ai Referendum grazie ad una sua esperienza personale.
    Egli infatti è felicemente sposato con una persona con la quale ha un figlio, non potrebbe concepire la sua vita senza di loro. Sua moglie è affetta da una seria patologia di origine genetica che sicuramente le rende la vita difficile ed incide seriamente anche sull’aspettativa di vita futura.
    Ora è molto probabile che se passa il principio ispiratore dell’abrogazione della legge corrente vi potrà essere la possibilità per un genitore di decidere se impiantare o non un embrione affetto per esempio da una patologia dello stesso tipo o simile. Forse nel caso della moglie del mio amico, in un futuro prossimo, è solo questione di progresso tecnologico, si potrà decidere se non impiantarla…voglio essere ovviamente un po’ provocatorio.
    Il mio amico, ed in questo condivido, vuole avere uno strumento forte per dire ai genitori della moglie che devono impiantarla comunque! Anzi la sua posizione direi che è anche più forte; egli infatti non vuole contribuire economicamente ad un Sistema Sanitario Nazionale che permetta queste scelte.
    La sua posizione è radicale perché quello che umanamente gli ha dato e gli continua a dare la compagna della sua vita ed il figlio, compensa ampiamente la situazione di “handicap” genetico sofferta.
    Antonio ti chiedo: chi decide chi deve esistere o continuare ad esistere? chi decide eventualmente i criteri?…criteri come la sindome down si… la sclerosi multipla no.
    Dopo millenni ci risiamo con la tentazione del peccato originale…? Sono fuori tema?
    Comunque ti scriverò altre mie considerazioni alla tua casella di posta elettronica, sperando ovviamente che non trovi noiose queste mie libere digressioni.
    Fammi sapere..se ti va ovviamente.
    Saluti
    Stefano Merli

  • Carissimo Antonio, io da cristiano senza Chiesa, da radicale, da liberalsocialista ti esprimo tutta la mia ammirazione e la solidarietà per gli attacchi che hai già subito e subirai.
    Ti linko subito sul mio blog.
    Un caro saluto.

  • Stefano dice:
    “Il mio amico, ed in questo condivido, vuole avere uno strumento forte per dire ai genitori della moglie che devono impiantarla comunque!”
    come saprai la legge 40 obbliga l’impianto degli embrioni, ma un’altra legge consente l’aborto. Dunque i genitori della moglie del tuo amico, volendolo, avrebbero potuto ricorrervi.
    Non credo dunque che il problema vada posto in questi termini.
    Poi dici ancora:
    “Anzi la sua posizione direi che è anche più forte; egli infatti non vuole contribuire economicamente ad un Sistema Sanitario Nazionale che permetta queste scelte.”
    E siamo ancora lì.
    Noi tutti , anche tu ed il tuo amico, paghiamo, da piu’ di 20 anni le tasse anche per consentire l’attuazione della legge sull’interruzione dellla gravidanza.
    Poi ancora dici:
    “La sua posizione è radicale perché quello che umanamente gli ha dato e gli continua a dare la compagna della sua vita ed il figlio, compensa ampiamente la situazione di “handicap” genetico sofferta.”
    Non stento a crederlo, ma ancora una volta non e’ questo il punto.
    Probabilmente sarebbe la stessa cosa anche per me, ma
    una legislazione diversa in materia non mi obbligherebbe in nessun modo a fare delle scelte che personalmente non condivido. Potrei impiantare tutti gli embrioni che voglio, non fare diagnosi prenatale, o farla e impiantare ugualmente l’embrione, così come ora nessuno mi obbliga a ricorrere all’aborto.
    La legge 40 invece obbliga, chi la pensa diversamente da me e da te, a fare le mie scelte, le tue e quelle del tuo amico.
    Ecco alcuni motivi per cui votero’ si’.

  • Tanto per cominciare, vorrei anche io “solidarizzare” (va molto di moda e non costa nulla): ma vorrei farlo anche con Ruini, dato che mi pare che i tuoi attachi nei suoi confronti siano considerati quasi un atto dovuto. A me pare che i vescovi abbiano il diritto e anche il dovere di fornire indicazioni su temi etici importanti: qui non si tratta di dare indicazioni sulle tasse, ma sulla vita umana. Anche gli ebrei ortodossi, che peraltro non hanno clero, hanno dato l’indicazione di andare a votare. Poi ciascuno si confronterà con la propria coscienza, ma per farlo in maniera piu’ efficacia mi semnbra opportuno partire da un confronto con la coscienza altrui, soprattutto laddove queste coscienze (come nel caso della chiesa cattolica e della comunità ebraica) sono il frutto di riflessioni millenarie. Se vogliamo “tornare bambini” occorre che ci affidiamo a una madre. Altrimenti finiamo per diventare degli inguaribili monelli.

  • Vorrei aggiungere degli elementi di riflessione anche in risposta alle ragioni sostenute da Patrizia.
    La questione dell’aborto è, prima di tutto, una questione dolorosa. Credo che anche Patriza condivida con me che se ci fosse per tutti ed in tutte le condizioni una soluzione alternativa, questa deve essere percorsa. Ritengo che sia prima di tutto un limite umano e della nostra società contemporanea non poter trovare soluzioni alternative. Detto questo la questione di coerenza mi sembra posta male.
    Essendo io contrario all’aborto e sebbene vi sia una legge che lo consenta, io mi chiedo: sono più coerente (con me stesso ovviamente) votando no o si a questo referendum?
    In altri termini se la mia posizione è che nessuno può decidere in merito alla “vita” di un essere umano e quando dico nessuno intendo neanche il diretto interessato, figuriamoci il genitore, e sono contrario ad accettare che l’aborto sia lo strumento d’elezione per risolvere certi problemi; la domanda che pongo a me stesso è: confermo questa mia posizione votando si o votando no?
    L’ultima questione relativa al fatto che una legge più “permissiva” in materia non obbliga nessuno ad essere invece più conservativo solleva secondo me il tema più importante, anche forse più rilevante della legge stessa.
    In effetti, se si pensa ad uno Stato che con le sue norme deve regolare i rapporti tra i cittadini con il principale obbiettivo di regolamentare le reciproche libertà per minimizzare i conflitti allora il principio esposto da Patrizia non è criticabile se al contrario, le norme dello Stato si devono ispirare e devono quindi esprimere un indirizzo etico allora la questione si sposta su quale debbano esser i valori etici dello Stato.
    Sicuramente se condividiamo la visione di uno Stato etico, una norma o legge non interpreta correttamente i principi etici per il solo fatto che non limita la libertà personale dei singoli individui. Oggi si parla di Stato Sociale, nel quale credo possa ascriversi la posizione di Patrizia, e di Stato Etico che porta se non altro a dover sostenere eventualmente ragioni diverse da quelle esposte da Patrizia. In effetti credo che il risultato del referendum darà anche un’indicazione di quello che vogliono gli Italiani rispetto a questa questione.
    Saluti e grazie a Patrizia per gli spunti di riflessione.
    Stefano Merli

  • E’ curioso Uriel: non vuole essere linkato e posta in pubblico con tanto di link alla sua pagina. Curioso no?
    Vedo invece con piacere trovare qui l’amico Panther :))

  • ho veramente apprezzato l’intervento a otto e mezzo, credo che la scelta di votare e di votare quattro si al referendum sia persino un dovere, una forma di rispetto per l’altro che è sostanza evangelica. Purtroppo questa è la scelta di coloro che mettono davanti ad ogni cosa la coerenza con il proprio essere elasciano agli altri, come direbbe Eric Fromm, ma anche Marco Pannella la cura degli averi.

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