Il blog di Antonio Tombolini

Le nuove frontiere del web-marketing

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Non c’è che dire, a Esperya la sanno lunga sulle nuove frontiere del marketing. Potremmo riassumere così: bella gnocca, qualche tocco di simbologia fallica (che non tradisce mai) e via andare. Come da loro ultima newsletter.

Ora la domanda diventa: dato che è scientificamente dimostrato che grazie a quella gnocca rimedieranno un po’ di ordini e nuovi clienti, perché non dovrebbero farlo? (Io una mia risposta ce l’ho, ma mi piacerebbe sentire che ne pensate voi).

[Disclaimer: Esperya la fondai io nel web-paleolitico. Adesso per di più lavoro per San-lorenzo.com, quindi non dovrei proprio ecc. ecc., ok. Ma non ho resistito, sorry.]

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  • Siamo in Italia: io non mi aspetto altro da noi italiani… E non farmi commentare oltre che mi infervoro, visto che fra poche ore tutto si fermerà per seguire 11 imbecilli in calzoncini corti che inseguono una palla… E’ la loro mentalità, degli 11 in calzoncini corti, che perpetrano strategie di marketing del genere…
    Sì, lo so, sono femminista, non so che farci: ci sono nata! ;-))

  • Secondo me quello di ricorrere a qualche ragazza giusta per attirare l’attenzione e’ un metodo consolidato che (almeno in Italia) funziona ancora.
    L’utilizzo di immagini di belle figliole pero’ non dovrebbe essere fine a se’ stesso e cosi’ semplicistico.
    E ora Antonio, una domanda per te:
    personalmente nei panni dell’utente ragazza=click.
    Devo preoccuparmi? 😉
    Comunque da qui a far arrivare nuovi ordini e clienti, spero ce ne passi.

  • Buongiorno, mi chiamo Gennaro Petretti e sono l’attuale responsabile di Esperya.
    Vorrei precisare alcune cose:
    1) Un’attività definita di “comarketing” viene effettuata con lo scopo di far conoscere ai clienti di un’azienda l’offerta di un’altra azienda e viceversa.
    In questo caso si è trattato di un’iniziativa congiunta Esperya – Glamoutlet, aziende ovviamente non concorrenti ma con clienti avvezzi all’acquisto sul web.
    http://www.glamoutlet.it vende costumi da bagno e biancheria intima. Mentre il cibo normalmente viene presentato sui piatti, i costumi di solito vengono indossati da belle modelle.
    2) Non ho trovato “dimostrazioni scientifiche” sull’efficacia della “gnocca” nella vendita di prodotti tipici di alta qualità (tra i luoghi comuni invece ne esiste un’ampia letteratura).
    Comunque, se l’affermazione fosse vera, non avrei alcuna esitazione a usare la “gnocca”. Se il risultato fosse una diffusione sempre maggiore e presso un pubblico sempre più ampio dei prodotti che amiamo e che con tanta fatica selezioniamo e gestiamo (lo spirito che caratterizzava Esperya alle origini è rimasto assolutamente invariato) ci sarebbe solo da esserne felici.
    Anche perché, per mantenere la nostra libertà di manovra, per non dover cedere a spiacevoli compromessi nella selezione dei nostri prodotti (ad esempio vendere con proprio marchio e senza citare il fornitore, prodotti di provenienza tutt’altro che artigianale e magari venduti con altre etichette anche in grande distribuzione) è bene cercare di gestire l’azienda in maniera profittevole. Esperya negli anni scorsi ha perso milioni di euro…dovresti saperlo. Ma non voglio insistere su questo tema, nonostante ti trovi molto simpatico so che sei tanto polemico quanto permaloso.
    3) Questa puoi capirla solo tu: so bene cosa vendi ora, nulla da obiettare ma non sarebbe meglio lasciare in pace chi cerca fare il proprio lavoro con coerenza e serietà?
    Se avessi voglia di fare un giro da queste parti, sappi che sei il benvenuto in Esperya!
    PS Una curiosità: ma il “tocco di simbologia fallica” quale sarebbe? La bottiglia?!?

  • “Anche perché, per mantenere la nostra libertà di manovra, per non dover cedere a spiacevoli compromessi nella selezione dei nostri prodotti (ad esempio vendere con proprio marchio e senza citare il fornitore, prodotti di provenienza tutt’altro che artigianale e magari venduti con altre etichette anche in grande distribuzione)”
    mi informerei meglio, sig. Gennaro, presso i suoi fornitori… succede anche che questi vendano fregandosene del loro marchio. sa, pur di vendere…del resto lei userebbe anche la gnocca…

  • Gennaro Gennaro, ma come? Non lo sai che “la patata tira”? In quel caso c’è lo gnocco Siffredi al posto della gnocca, ma il principio è sempre lo stesso: attirare clienti stupidi. Io, per me, i clienti stupidi li evito come la peste. Rompiballe sì, mi piacciono, anzi, li cerco. Ma stupidi no, alla larga.
    Quanto al resto, il disclaimer serviva proprio a circoscrivere il tema. Se ti interessa “la vera storia di Esperya”, trovi un bel po’ di roba in rete, ma se l’invito che mi fai è comprensivo anche di una bella cena, vengo a raccontartela di persona 🙂
    Sulla questione “prodotti con marchio / prodotti senza marchio”, guarda che se vuoi ne possiamo discutere direttamente su San Lorenzo, dove ne parlo esplicitamente nel “Manifesto di SL”:
    http://blogs.san-lorenzo.com/sl/2006/01/buoni_davvero_il_manifesto_sl.html

  • Personalmente, mi sembra un poco avvilente questo uso della “gnocca” dappertutto, sopratutto in TV. Avvilente per noi italiani, che tramandiamo e rimandiamo in continuo il nostro stereotipo di tipetti machi, tutti peperoncino e amanti della bella vita (e quindi delle belle donne, anche se virtuali). E secondo me alla lunga anche un po controproducente.

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