Il blog di Antonio Tombolini

Ma liberaci dall'ICI

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L’ICI, Imposta Comunale sugli Immobili, fu istituita nel 1992. Fin da allora la legge rende esenti dal pagamento dell’ICI gli immobili di proprietà ecclesiastica (ma perché? E perché nessuno protesta? E per quanto mi riguarda: ma perché la Chiesa non rifiuta questi privilegi corrotti e corruttori?), purché destinati a fini religiosi, di culto o caritatevoli.

Poi il mondo evolve…

Il mondo evolve, e col tempo ci pensa la Cassazione con un par di sentenze, a spiegare che tra questi vanno comunque ricompresi anche gli oratori.

Il progresso però non conosce soste, ed è di questi giorni la notizia che con apposito decreto il governo vorrebbe estendere l’esenzione anche agli immobili sede di attività commerciali, purché di proprietà ecclesiastica: norma peraltro schietta e coerente, che verrebbe così a chiarire definitivamente ed esplicitamente la natura tecnica di privilegio di una previsione del genere.

Peccato che per ora la Commissione Bilancio del Senato abbia bloccato il decreto: oh, no, nessun rigurgito anticlericale, macché. E manco uno strepito, che dico, manco un solo sussurro perplesso, neanche dalla sinistra laica e perbene. Niente, è solo che non c’è la copertura finanziaria necessaria. Ma la troveranno, tranquilli, sottrarranno un po’ di risorse da qualche altra posta, ma la troveranno la copertura necessaria. E nessuno (tranne i soliti – con rispetto parlando – radicali) troverà da ridire, statene certi.

Nel frattempo la stessa CEI, con una nota ufficiale, si era premurata di mentire tanto tartufescamente quanto spudoratamente così:

Nulla viene “regalato alla Chiesa”, in quanto l’esenzione da tale imposta è già definita per legge fin dal 1992 e il recente decreto legge non fa che confermarla, esplicitando gli ambiti di applicazione.

Monsignor Ruini, don Camillo, almeno tra noi non prendiamoci in giro: il fatto che il regalo venga fatto fin dal 1992 non lo rende meno regalo. Ed "esplicitare gli ambiti di applicazione" vuol dire tutt’altro che niente di nuovo, come vorresti far intendere: il decreto per ora bocciato estende quella esenzione (par di capire con effetto retroattivo addirittura, cioè con la necessità che lo Stato restituisca quanto pagato negli anni scorsi!) perfino agli immobili sede di attività commerciali!

Eminenza Reverendissima, signor Cardinale, monsignore carissimo, don Camillo: ma che razza di prova è mai questa cui ci sottoponete, che par di proposito volerci condurre ad aver vergogna, ogni giorno di più, d’esser gregge di cotanti pastori?

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