Il blog di Antonio Tombolini

Pandemite?

P

Leggo Pandemia da tempo, come tanti (tutti?) i bloggers italiani, a quanto pare.
A forza di leggere le tante cose utili che Luca posta instancabilmente nel suo benemerito blog, uno finisce per prendere per buono tutto quello che scrive.

Da un po’ di tempo però mi rimaneva una sensazione strana, indefinibile, come di qualcosa che non va: non tanto nelle singole cose, nei puntuali argomenti che affronta, ma nella prospettiva adottata per parlarne.
Stasera, l’illuminazione:
Se BMW punta la propria promozione online attraverso una campagna incardinata sulla diffusione di un podcast musicale, forse significa che i signori del marketing nelle grandi aziende non sono proprio tutti dei tonti.

Così sentenzia Luca nel suo ultimo post. Come se fare un podcast, un blog, inserire un tool web 2.0 nel sito aziendale etc. rendesse ipso facto e automaticamente smart il manager e la megacorporation di turno.
No, Luca, non condivido: resto fermamente convinto che "i signori del marketing nelle grandi aziende" siano effettivamente tutti (quasi, ok) "dei tonti", e che lo restino anche se decidono di usare un podcast per fare una campagna promozionale.

Allo stesso modo non condivido il titolo del post: "BMW sdogana il podcast", che è smorzato sì da quel "se ce ne fosse bisogno", ma che comunque comunica l’ansia e il bisogno (se ce ne fosse) di sentirsi sdoganati (ma da chi? e da che?) in virtù dell’inclusione tra gli armamentari del marketing dei big spenders.
No, non la penso affatto così. Tenderei quasi a pensare il contrario, pensa te: penso che "i signori del marketing nelle grandi aziende" oltre a essere (quasi) tutti "dei tonti", siano anche tutti (quasi) altrettanti Re Mida al contrario, capaci di trasformare in merda anche l’oro più fino che gli capitasse di toccare. Podcast e webismi vari inclusi.

Add comment

  • Caro Antonio,
    conversare con te è sempre un piacere, di persona come sul blog. Il bello di incontrarsi di persona, ogni tanto, è poter leggere i tuoi scritti come se sentissi la tua voce e il tuo intercalare, dandogli quindi anche il senso che solo una chiacchierata può dare. Utile a non equivocare parole che, nella forma scritta, possono a volte perdere di tono ed essere fraintese.
    Ti voglio tranquillizzare. Non sento di dover essere sdoganato, né che il web lo debba essere. Il titolo aveva proprio quello scopo: provocare e stimolare discussioni, cosa riuscita 🙂
    Sul marketing hai molta più esperienza di me, ammesso che io posso dire di averne (magari da lettore critico, questo sì). Ti prendo in parola per quello che dici sui signori del marketing. Hai le tue ragioni, spesso bene argomentate sul tuo blog, non ne dubito. A volte percepisco, forse erroneamente, un atteggiamento un po’ ideologico contro i signori del marketing, quasi fanatico, passami il termine.
    Non avendo potuto leggere ogni tuo scritto – probabilmente da qualche parte c’è – mi mancano alcune puntate della tua storia personale per avere il quadro completo.
    Mi piacerebbe capire il perché della tua ultima opinione, giusto per avere un ulteriore stimolo di riflessione.
    L’attacco del post poi è perfetto e non sono ironico. Semmai qualcuno mi prendesse troppo sul serio, questo post ricorda a me e a chi mi legge di stare con i piedi per terra. Pratica da tenere sempre a mente.

  • Perfettamente d’accordo. Con tutto l’affetto che provo per Luca, credo che si stia un po’ perdendo nel circolo vizioso “promuovo il Web 2.0 che promuove me, che ne sono il vate in Italia”.

  • a parte le considerazioni su “i signori del marketing nelle grandi aziende”, argomento sul quale non ho alcuna conoscenza, e sul quale quindi non posso dire nulla di nulla…
    che dire: Antonio, secondo me hai ragione. rilancio: leggo troppi “web 2.0&blog o niente”.
    o forse é solo la mia allergia al termine “web 2.0”, eh 🙂

  • Adesso se io sapessi cosa é il Web 2.0 sarei molto piu´in grado di
    contribuire a questo dibattito. Peró di una cosa sono sicuro: la rete esiste da – vogliamo dire dieci anni ? qualcosina di piu´? che una Casa come la BMW che non difetta ne´di mezzi né di idee si decide ora a fare un cautissimo passo (un podcast musicale, ma dai !) puo´significare diverse cose :
    (a) il media é stato pesato e trovato leggero per i fabbisogni della BMW
    (b) non esiste ancora una generazione di signori del marketing che
    ha capito come e perché funziona la rete
    (c) la pubblicitá alle autovetture é ancora centrata su elementi di motivazione “antiquati” quali, velocitá, libertá personale, grinta, solletico al senso di superioritá ed una spruzzata di sesso. Tutto questo guardare all’ indietro a pensarci bene é proprio l’ opposto della rete. Non voglio dire che un filmato BMW non si possa trasmettere su You Tube e simili : ho solo la sensazione che la rete viene frequentata anche/maggiormente da gente che é sensibile
    anche ad altri stimoli ( risparmio, ecologia, trasparenza del prezzo etc, riciclabilitá ) che l’ industria automotiva non é ancora riuscita – o non ha interesse – a far suoi.
    Azzardo quindi un’ ipotesi: direi non (solo) tonti ma forse consapevoli dei “rischi” che la pubblicitá in rete comporta, rischi che non vogliono correre perché forse nella rete si trovano davanti ad una forma di comunicazione non gestibile con i modi di pensare tradizionali e propri dell’ industria aumobilistica.

  • Ciao Antò, ciao Luca.
    BMW magari non ha capito una mazza e ‘sta idea del podcast musicale è ‘na ciofeca. Intanto è una delle poche “big” ad essere online e in modo attivo già da qualche anno (vedi campagne su tradedoubler). Certo, nella vita c’è di meglio ma forse non è lì che bisogna cercare i dormienti.

  • L’importante è non confondere strategie – attività – azioni di marketing strategico e/o operativo.
    Nel mare magnum si perdono spesso di vista, volutamente o meno, i fondamentali scambiando per esempio come strategia quanto invece è un’attività di marketing da follower.
    Banalità conosciute? Non mi sembra.
    Oggi ( su questo rimando ad un post di Maurizio Goetz che condivido ) la tensione è sui risultati di breve periodo e sul classico vai e vendi da commesso viaggiatore.
    Tensione dettata dai k.p.i. con cui vengono misurati i managers.
    Merolli aggiunge un’altro spunto di riflessione: quanto l’automotive è teso a diventare “ecologicamente responsabile” ( per dirla alla Vandana Shiva )? Di per sè il prodotto mal si presta ad esserlo anche con uno spinto utilizzo del “design for recycling” ( già oggi in percentuale rilevante si riciclano gli items rottamati ) ed inoltre si scontra con gli interessi di altri settori ( chimico, energetico ecc. – vedasi la polemica sorta sul fondo dei coniugi Gates riguardo agli investimenti in società che “inquinano” ).
    Sdoganato il Podcast? Come sempre saranno gli utilizzatori finali a determinare il successo dell’attività.
    Ci si dimentica spesso che sono i Clienti da cui derivano le risorse Aziendali ( si parla/scrive molto di chi stà a monte in Azienda con autoreferenzialità ).
    Sono per i fondamentali sempre ma mixati con il nuovo ( non perchè fà figo al managers per il suo curriculum ),
    marketing myopia alla Ted Levitt?.
    Maestrino dalla penna rossa? Si quando ancora senti parlare o leggi delle anacronistiche 4P, e le 4C e dintorni di Kotler? il L.T.V.? ecc.
    Un prodotto/servizio se fà schifo, ha prezzi alti ecc. lo puoi “allargare” infarcendolo di tools virtuali ma comunque tale rimane.
    Quante persone conoscete che scrivono di rete e poi non usano pervasivamente i tools disponibili ( home banking, poste, spesa, libri ecc. )?
    Mi chiedo se non sia anche un problema di come viene comunicato il “valore” della rete da parte degli attori che ne fanno parte, più che un'”ottusità” di chi si avvicina per la prima volta o del “brambilla” di turno che non vuole farne uso.
    Banalizzando c’è chi vorrebbe tutto “virtuale” una matrix de no artri ( con teletrasporto al posto dell’auto ), chi invece preferisce utilizzare la rete solo per lo stretto necessario.
    Non per questo gli ultimi devono essere tacciati di anacronismo, solo forse non gli interessa/necessita ( a Luca magari interessa il podcast a me invece un baule più ampio della Bmw ).
    A questi ultimi bisogna “saper parlare” per trasformarli in convinti fruitori della rete.
    Il mio è solo un modesto parere soggettivo da osservatore e riporto molti sentiment di persone con cui parlo ( anche se il primo collegamento alla rete lo feci nel 1991 con Galactica ), spesso disorientato, non un giudizio di merito delle persone.
    Saluti.
    Alberto Claudio Tremolada
    alberto@bloggeraus.com

  • Io non ho podcast ahimé.
    Comunque, conosco bene la tua radio, mesi fa mi hai pure incluso nella rassegna della tua cantata del caffè. Per la trasmissioncina, vedremo.

Il blog di Antonio Tombolini