Il blog di Antonio Tombolini

Vecchi a 28 anni

V

Se volete farvi un’idea di come l’università (e in questo campo non solo italiana, temo) sia in grado di ridurre chi vi si avventura a studiare discipline idiote come Corporate Communication e simili, andatevi a leggere i commenti di tal Andrea Signori in questo post che ho aperto come guest blogger invitato da Filippo Ronco di Tigulliovino.

Al secondo commento del signor Signori, non ho resistito, e sono andato a vedere il suo blog: in preda alla depressione, ho scoperto che ha solo 28 anni. Portati malissimo però. A meno che non si svegli presto dal torpore che lo incupisce: SVEGLIA ANDREA!

[Se conosco Filippo Ronco, alla fine darà ragione al signor Signori, e ai suoi tristissimi dogmi di Corporate Communication, e si terrà l’orribile nome di TigullioVino ancora a lungo. Si accettano scommesse].

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  • Caro Antonio,
    ho paura che, nonostante non ci siamo mai incontrati in RL, per il momento il cambio nome sia per me passo troppo lungo. Non so se Andrea sia un vecchio oppure no, di certo è un bravo guaglione che ha studiato molto – forse troppo, come suggerisci – e che è inevitabilmente indottrinato. Esprime il punto di vista di un “professionista”. Io – non so tu – non ho studiato marketing. Sono completo autodidatta in tutto ciò che mi piace e mi interessa. Cerco di fare le cose “abbastanza bene” da solo. Quello che ti posso dire, sulla questione, sono due cose :
    1) da un lato sono molto curioso di avere l’opinione di chi conosce il sito da anni. Al momento siete tre o quattro ad aver espresso un’opinione, non molti per costituire un campione rappresentativo.
    2) dall’altro lato sono fermamente convinto che alcune delle perplessità, almeno quelle legate agli aspetti tecnici negativi che comporterebbe il cambio nome, non siano facilissimamente aggirabili. Questi sono fatti, non pugnette, con cui mi dovrei scontrare sul serio. Pauroso ? Forse, ma con il culo che mi sono fatto in questi ultimi 6 anni, permettimi di rifletterci un pochino.
    Per te, è senz’altro più facile dispensare consigli (per altro richiesti e molto graditi). Vedi, TigullioVino.it è nato 6 anni fa quando sulla rete portali sul vino ce n’erano forse due o tre, quando non c’era la banda larga, quando a navigare eravamo molto meno di oggi. In questi sei anni di gente a cui ho stretto la mano, con cui ho litigato, che comunque ha avuto un rapporto con questo sito, ce n’è un pacco così. In qualche modo – rischiando di beccarmi botte di presuntuoso – credo che sul “web del vino”, abbiamo fatto e facciamo parte della storia della rete in Italia. Il timore di perdere o confondere questa gente a cui tengo, capirai possa avere un suo fondamento. Con rinnovata stima, Fil.

  • Caro Filippo, dare consigli sacrosanti gratis è la mia passione. E sai perché lo faccio? Perché ogni volta metto alla prova la mia teoria: se il consiglio ottimo, sacrosanto, eccezionale, lo dai gratis, chi lo riceve non lo applicherà mai. La cosa mi diverte assai, in verità.
    Nel merito: dici che sul “web del vino” avete fatto e fate parte della storia della rete in Italia. Non c’è dubbio. Occhio però: accontentarsi di far parte della “storia” non basta, se si ambisce a far parte anche al “futuro” della rete, cambiare (nel tuo caso il nome) è necessario. Ma non obbligatorio, s’intende: auguri in ogni caso!

  • Antonio, è proprio perché non ci accontentiamo della storia (o pristoria !) ma vogliamo far parte anche del futuro che ho aperto da ottobre al mondo della blogosfera e che ho accettato di buon grado che tu mettessi alla berlina il nostro nome, proprio per coglierne le reazioni della gente. Sicuramente è una cosa che non riesco a fare in 5 minuti, ci sono migliaia di euro di investimenti che recano quel nome e che vanno smaltiti con un processo graduale. Insomma anche ragionamenti razionali oltre che impulsivi. Molto più in grande, mi viene in mente il processo che ha visto come protagonisti omnitel italia e vodafone. L’acquisizione è passata per un accostamento ed un graduale aumento della visibilità di vodafone fino alla completa sostituzione. E’ solo un esempio. Qui c’è anche il problema che di domini decenti sul vino ormai ce n’è pochini.
    Si potrebbe cominciare col vedere se aumenta il numero di persone che è per il cambio o quello delle persone che è per il mantenimento. Poi, nel caso prevalga il cambio, indire un concorso per il miglior nome proposto dai lettori. In fondo, se dovessi cambiare veramente nome, vorrei proprio che fosse questo il modo : un modo che passa per il coinvolgimento di persone che hanno fatto parte e fanno parte della storia della rete (come te), dei lettori, di chi ci segue da anni. Un cambio non banale dunque : ieri eravamo così, oggi siamo pomì. Anche travagliato se vuoi, che è meglio. Una sola ultima nota, anzi due.
    Ritenere necessario un cambio nome per acquisire nuova o migliore dignità non è una richiesta che bada più alla forma che alla sostanza (ma è forse un altro mio modo di trovare delle scuse pertinenti).
    Tecnicamente, affiancare al logo la scritta “Italia” sarebbe troppo poco ? Sarebbe per me la cosa più facile da fare a livello operativo e di costi…

  • Per mia convinzione, ma mia e non sono sicuro che sia sempre valida per tutti e tutto , tengo sempre piu´ai contenuti che al contenitore. Per me ti stai creando un non problema. Fossi in te userei magari maggiori energie per raccontare alla gente perché TIGULLIO e cosa é, che non per cambiare il nome. Antonio ha forse ragione : e´necessario ma non obbligatorio. In questo leggo che se non te lo ha ordinato il dottore di cambiare il nome, valutane solo la necessita`. Perdi lettori se cambi ? ne guadagni ? vai a letto piú contento ? piu´orgoglioso di essere riconosciuto ? quanto é grande la tua platea ? quanto grande deve diventare (il futuro) ? hai inserzionisti che aumenterebbero il loro impegno se tu cambiassi nome ? ti rivolgi solo a aficionados o hai ambizione universalistiche ? in Cina, Giappone e Rodeo Drive per esempio magari TIGULLIO farebbe “figo” mentre Riviera Winezine o finezze del genere no.
    Insomma : (1) profonda analisi (2) if it is not broken do not mend it (3) insistere per la strada qualitativa storica e magari profondo rinnovo del look, non del nome, se proprio la primavera ti titilla a fare qualcosa di nuovo. In alternativa: sette giorni di totale lontananza: l’astinenza porta consiglio. Buona Pasqua!
    Se i produttori di Chianti

  • Ciao Antonio,
    mi paleso sul tuo blog. Non pensavo di meritare tanta attenzione o disprezzo che sia.
    Continuo a vedere che mi etichetti con epiteti diciamo “bizzarri” anche se io ho solo espresso la mia opinione. Di te ho sempre avuto e continuo ad avere una piena stima. (anche se ci conosciamo, da pochissimo, ed in modo mediato da internet.)
    Sono un lettore del tuo blog, non assiduo lo ammetto, ma ha volte ho preso spunto da alcuni tuoi post ed osservazioni.
    Per quanto mi riguarda rimango fiero ed orgoglioso, come giusto che sia per tutti, del mio percorso di studi da te tanto osteggiato: sono fiero della mia laurea, del mio master negli USA e della relativa esperienza in multinazionale. Mi dispiace solo che vengo etichettato: vecchio, idiota, incupito da te che sei una di quelle persone aperte verso le opinioni “altre”; che su internet ha il coraggio di parlare fuori dalle righe e che per questo hai sempre raccolto la mia stima.
    Sei una persona che riesce a parlare di tutto e a far uscire il lato “interesante” di tutti gli argomenti da te trattati. Quindi il tuo “attacco” nei miei confronti suona ancora più stridente.
    Comunque sia ti ribadisco che continuerò ad essere un lettore del tuo blog e a seguire con interesse le tue iniziative a favore del mondo blogger.

  • Caro Andrea Signori,
    accetta con grazia la mia intromissione perché leggendo le risposte-reazioni di Antonio Tombolini, mi sono venute le lagrime agli occhi dal ridere… “Ecco” mi sono detto” qui ‘é uno che si e´fatto tutto il corso degli studi, preparato, motivato, serio con master negli USA, ed Antonio Tombolini lo prende a pesci in faccia..” Poco caritatevole e poco in sintonia con la festivitá che s’avvicina.
    Poi ho visitato il tuo blog ed ho avuto l’impressione di leggere i compiti del primo della classe: fatti bene, con le notazioni giuste, tutto bene in colonna ed i colori giusti nelle foto ben scelte. Forse é qui il punto: la rete é un luogo di appuntamento delle sostanze, non delle forme. Secondo me ti devi gettare
    piu´a capofitto, senza riserve, nello “sporco” della rete, dimenticare per un attimo tutto quello che di – sicuramente utilissimo – hai imparato ed imparare la rete. Mi sembra significativa di un tuo modo scolastico di pensare la tua classifica dei primi cinquanta big spenders per annunci nella rete. Chettene frega! sono i cinque milioni di small timers che ti devono interessare perché hanno bisogno di te. La rete non é la trasposizione in cyberspace delle agenzie di pubblicitá, bisogna inventarsi giornalmente nuove forme perché tu vai a comunicare a casa della gente faccia a faccia diretto dove devi spendere te stesso e non le cose che hai imparato. Quelle poi, sí, torneranno magari utili come gli strumenti di lavoro ad un falegname ma come confrontarsi con il compito ha ben poco a che fare con l’educazione pur valida che hai ricevuto ma che ha guardato al massimo al passato prossimo mentre la rete é presente e futuro.
    In bocca al lupo,
    Carlo

  • @ Carlo
    Ehi ! E’ il tombolix che ha tirato fuori la cosa ! Per me è in stato latente da anni. Anch’io credo più a contenuto che a forma anche se è inutile negare che la forma ha una sua importanza. La sai la cosa buffa ? Con questo nome sfigato spesso facciamo cose (es. il meeting) che oltre ad offrire grande qualità badano molto anche alla forma. Che sia una sorta di riflesso condizionato ? 🙂
    @ Andrea
    Quando si dice una critica costruttiva…
    Vedi Andrea. Non è territorio nemico. E’ territorio anti-regola, nuovo, diverso. Luogo da cui si può imparare davvero molto. Bisogna seguirli sti “vecchi” della rete Andrè, qualche consiglio buono, senza nulla togliere alla tua preparazione ed alle tue competenze, adesso è arrivato.

  • Ma tu si’ guaglione (marketing blues)
    Di palo in frasca:
    Antonio Tombolini dà del vecchio ad Andrea Signori, che ha solo 28 anni
    Cavolo ho ventotto anni, anche io tra un po’!
    Vado nel blog di Andrea Signori per controllare di persona se è vero quello che dice Antonio
    Leggo di un …

  • Bene Andrea, adesso sì, così mi piaci! Come vedi i miei metodi funzionano sempre, sono orgoglioso di te 😉
    Ricorda semre una cosa però: io non disprezzo mai *nessuno*. Disprezzo *molte cose* (tra cui le fesserie che hai inanellato nei tuoi interventi sul nome di TigullioVino), ma non disprezzo mai *nessuna persona*. Qua la mano! 🙂
    [Bonus hint: studiare è importantissimo! Solo così è possibile poi capire che tutto quello che hai imparato non serve a niente, se non a essere buttato via per andare oltre].

  • Ciao Carlo,
    ti posso assicurare che lungi da me essere il primo della classe e mi sembra strano aver mandato questo messaggio. Anzi io sono uno di quelli che odia i professorini saccentelli tutto teorie e principi immutabili. Giusto per scherzare ti posso dire che a scuola ero uno di quelli che studiava 20 minuti al giorno o copiava la versione di latino prima dell’arrivo della Prof. ed infatti prendevo il classico 7 senza infamia e senza lode!!
    Inoltre ho un passato da rugbysta semi professionista quindi diciamo che i formalismi non mi appartengono; anzi come dici giustamente te ho preso spunto da Internet per smussare alcuni lati del mio carattere già di per sè spigoloso. Ero uno di quelli considerati “teste calde”, di quelli che ti vengono sotto se attaccati, di quelli che non danno una possibilità di redenzione, di quelli che se “avevo qualcosa da dirti te la veniva a dire sotto casa”. Sono stato un frequentatore di stadi di calcio e, usando una metafora, diciamo che la partita veniva sicuramente dopo; era lo strumento, per “incontrarmi” in modo “diretto” con “tutti” quelli che la pensavano diversamente.
    Oggi ovviamente ripensandoci sorrido ma non mi pento; mi è servito per alimentare e sfogare il lato “animale” che alberga in ogni essere umano.
    La scuola, l’università e le esperienze all’estero inevitabilemnte ti migliorano; la rete altresì mi ha insegnato l’arte della diplomazia e sicuramente ne traggo vantaggio.
    Il fatto che il mio blog sia diciamo, “in ordine”, è perchè non mi piace fare qualcosa e farla male o alla “Carlona” (per i non romani vuol dire “approssimativo”). Penso tutti noi badiamo alla forma ed all’estetica di ciò che facciamo. Per i contenuti: sono uno di quelli che non va vestito “istituzionale” in ufficio perchè penso che nel lavoro “l’abito fa il monaco….ma fino ad un certo punto”; sul lavoro contano le abilità e le intuizioni, quindi se sono intelligente, lo sono con il gessato o con le scarpe da ginnastica. In questo senso ho appreso molto dalla cultura statunitense, poco propensa ai formalismi.
    L’articolo dell’elenco dei top spender è un “notizia di servizio”. Leggo circa un centinaio di blog al giorno (negli spazi lavorativi!!) e pubblico mediamente 2/3 notizie. Quella dei Top Spender la possiamo considerare come “notizie utili” per chi fa il mio lavoro. Ovviamente il blog non è formato da questo tipo di news ma da curiosità, innovazioni, particolarità dal mondo del marketing/pubblicità/comunicazione. Io nel blog parlo del mio ambito lavorativo quindi quel tipo di notizie ci deve stare; certo avessi un blog che parlasse in generale di me e della società quel tipo di notizia non verrebbe inserita.
    Forse l’aver risposto con il “Lei” ad Antonio può essere preso come formalismo ma io nella vita, e tanto più sulla rete, non sono amico di nessuno a prescindere. Sicuramente sono propenso a stabilire legami “amicali” ma sicuramente l’approccio iniziale è di rispetto verso chi ho davanti tanto meglio se si tratta di una persona più anziana di me (senza offesa Antonio:))
    Sul lavoro, lungi dal betificarmi, nelle occasioni in cui bisogna lavorare in team molti colleghi chiedono di poter stare “con me”; ma non perchè sia un genio, ma solo perchè creo un ambiente positivo e gradevole grazie appunto ai miei pochi formalismi ed ai modi “simpatici”(tranne quelli dovuti al rispetto verso gli altri).
    Spero di aver fugato i fraintendimenti sul mio sembrare un “professorino”.
    Ho 28 anni ci mancherebbe che no fossi pronto a cambiare idea anche sugli argomenti in cui sono più ferrato: io ho detto la mia sul cambio di nome e, non essendo il guru di un bel niente, mi piaceva sentire le altre opinioni in merito pronto a dire, quando convinto: “è vero hai ragione”.
    Quindi Antonio, tornando alla nostra diatriba: la mia la sai (:)) perchè secondo te è sbagliata?

  • Ciao Carlo
    tu sostieni che “la rete é un luogo di appuntamento delle sostanze, non delle forme.” Beh ahimè questo non è vero, almeno in prima battuta, seppure talvolta sarebbe meglio che avvenisse come tu affermi.
    Tempo fa scrissi su Imli di una ricerca, pubblicata su Nature, dal titolo “Behaviour and Information Technology”.
    Ciò che emergeva da quella ricerca è che l’occhio umano giudica un sito web in 50 millesimi di secondo. Certo una tempistica non sufficiente per valutare il content, ma l’apparenza sì.
    I punti focali della ricerca stabilivano che:
    1) Non solo la prima impressione è quella che conta, ma è anche quella che perdura nel tempo. Questo effetto viene definito dagli psicologi come Halo Effect. Difficilmente quindi, se il primo impatto grafico non è stato positivo, sarà possibile fidelizzare i propri utenti.
    2) Se la prima impressione è stata positiva, è molto probabile che gli utenti tornino a visitare un determinato sito, come spiega la Lindgaard: continuing to use a website that gave a good first impression helps to ‘prove’ to themselves that they made a good initial decision
    3) Avere degli ottimi contenuti non basta. La struttura grafica gioca un ruolo primario nella valutazione da parte dei navigatori, quanto meno nella fase iniziale, in quanto viene presa in considerazione ancor prima del content.

  • A Andrea e a Jacopo,
    Se rispondo ad ambedue é perché mi sembra che vi accomuni quella che io chiamo la ” sindrome di trasposizione”. Ci torno su tra un minuto: intanto ´vi ringrazio per i post lunghi e dettagliati. Dunque: secondo me il nocciolo del problema non é che io abbia a contestare quello che scrivete. Me ne mancano tra l’altro le basi teoriche e gli studi approfondit che avete fatto. Ma a tutti e due vedo comune un angolo di prospettiva, un modo di considerare la rete che secondo la mia esperienza é sbagliato. La rete é li´per voi: dovete prenderla per quello che vi serve, alle vostre condizioni, per i vostri contenuti. Jacopo, tu citi: “..’occhio umano giudica un sito web in 50 millesimi di secondo…” Appunto “un sito web” generico, non il tuo. Nel tuo sito tu ti devi rivolgere alle persone cui ti piacerebbe rivolgere e poi a quello cui pensi il tuo sito piacerebbe. E poi dimenticare che hai un sito, cioé. Hai una vita fuori dal sito e vai a ballare, al ristorante a giocare a rugby, se poi incontri qualcuno con
    cui entri in rapporti cordiali gli dici “Ah, se vuoi vedere che faccio dai un’occhiata al mio sito http://www...” e poi continui a parlare delle cose di cui stavi parlando, che hai in comune con il tizio o la tizia in questione. Porti la vita nel sito, non il contrario. Vedrai allora che ti fai un giro di persone che apprezzano il tuo sito perché ne apprezzano i contenuti.
    Tutte le altre cose che citi Jacopo mi sembra siano valide sia per la rete che per la pubblicitá stampata, grosso modo. Ed allora che cacchio ce l’abbiamo a fare internet ? l’estetica sulla rete e´ molto sopravvalutata, anzi secondo me
    spinge spesso al risultato opposto (p.es. : “skip introduction”: roba che di solito é artwork, creativa, costa un sacco di soldi, ma che ce l’hai messa a fare se poi pensi che debba/possa essere saltata ?).
    Io conosco un tizio inglese che re-importa il bacon danese dall’ Inghilterra e lo rivende ai privati danesi insieme ad una barca di specialitá alimentari inglesi che proprio gourmet gourmet non sono (www.foodfromhome.dk). Non solo, se ordini la merce te la devi andare a prendere in una piazzola prestabilita di sosta sulle statali. Insomma il tizio é entrato in rete ed USA la rete per le sue idee, alle condizioni sia grafiche che di vendita, che vuole lui e fa una barca di soldi divertendosi anche. Lo uso in questo caso some esempio perché penso che avere i presupposti, la formazione specifica, sapere dell’ Halo effect, secondo il mio modo di vedere, é piu´facile che sia nocivo che non favorevole ad un uso efficace vantaggioso della rete.
    Per questo parlavo di “sindrome di trasposizione”. Tutto quello che uno ha imparato alla Bocconi e dintorni serve non molto sulla rete perché la rete non ti richiede né lauree né masters. Secondo me “rem tene verba sequuntur”, se hai della sostanza gettati, vai, della forma ne parliamo dopo: un restyling non si nega a nessuno.

  • Carlo hai perfettamente centrato la questione. Per quanto mi riguarda considero Internet come utile e complementare alla vita reale. Non è e non deve diventare la “mia” vita. Il giorno che mi troverò a considerare maggiormente internet rispetto agli stimoli provenienti dal reale ingoierò litri di cicuta 🙂
    Io internet lo intendo in questo senso. Poi le nozioni di pubblicità e marketing apprese sui banchi le applico nella vita reale e se posso le adatto ad internet; ma solo se posso. Mi spiego: ogni media usa un proprio linguaggio specifico (linguaggio inteso come modi di trasmettere l’informazioni e come viene recepito dagli utenti).
    La pubblicità, la comunicazione, ed il marketing conosciuto per l’off line non si applica (e chi lo fa sbaglia) sull’online. Proprio per questo che sono nate le varie definizioni e suffissi: web-advertising, web-marketing etc. Anche se ho capito che te e Antonio non apprezzato queste definizioni, mi limito solo a riportarle.
    Comunqu concordo sul prendere la rete per quello che serve a me e non per quello che io “servo” alla rete.

  • Tigulliovino come nome va benissimo. Ovvero, non e’ da cambiare. Sarebbe come cambiare (si licet…) il nome alla Granarolo solo perche’ sembra un formaggio ed e’ il nome di un paesotto.
    A meno che non sia libero Vino.com o Vini.com…:)
    @ tombolini: sarebbe come cambiarti il cognome perche’ ricorda:
    Cadere
    Giocare a tombola
    Sepolcro
    Ormai tutti ti conoscono come Tombilini, con un cognome piu’ virile non ti cambierebbe nulla. E’ simplicissimus…:)

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