Il blog di Antonio Tombolini

Zambardino fa il salto della quaglia?

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Mi trovo a Urbino, all’Academic BarCamp. Avevo previsto una presentazione sulla didattica e la rete, credo interessante. Senonché mi imbatto in questo post di Vittorio Zambardino, che si rivolge proprio a quelli che sono qui a Urbino, per dire, più o meno, Ma di cosa state parlando? Il mondo crolla, bruciamo il PIL degli USA in poche settimane e voi siete ancora lì a parlare d’altro.
Raccolgo la provocazione, e siccome la mia presentazione avverrà tra un quarto d’ora, decido che quella che avevo preparato la pubblicherò altrove, e dedicherò il mio intervento ad Urbino proprio a ciò che Zambardino auspica: qual è l’impatto di una crisi come questa sulla rete, sul web 2.0, sui social network, sui nuovi business etc…?
Qui però vorrei osservare che mentre molte delle osservazioni che Vittorio fa sono le domande giuste per riflettere sul fenomeno, la chiusa del suo post mi pare denunci un frettoloso salto della quaglia da parte sua. Come altrimenti spiegare il passaggio al “voi” che riserva ai blogger in una sorta di avvertimento come quello che segue?

Non siete migliori di noi, questo lo si è sempre saputo. E oggi siete anche muti. E’ tempo di imparare una lingua comune.

Vittorio, non siamo migliori di voi? Di voi chi, di grazia?
Zambardino è stato uno dei primi, e dei pochi, e dei migliori, a fare il salto in avanti, dal mondo del Giornalismo-As-Usual al mondo della rete. Mi pare sia uno dei primi, chissà, magari spaventato dalla crisi, a fare un salto all’indietro, fuggendone via. Il tutto lascia un retrogusto amaro, tutt’altro che piacevole.

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  • È la prima vera grande occasione per il web2.0 per dimostrare che è possibile (e aggiungerei doveroso per noi) un cambio di paradigma: tracciando la linea di una valorizzazione digitale che neghi l’accumulazione sterile e la superi con creazione di ricchezza condivisa.
    Un meccanismo finanziario, però: crediti P2P, e addirittura moneta P2P, come già ti dissi. Attendo il bicchiere promesso per proseguire il discorso

  • @gallizio, ho sempre schifato quelli che in nome di chissà quale purezza hanno schifato e schifano, in rete, i temi del denaro e dell’economia, che sono, a ben guardare, i temi della *sostenibilità* di tutto il ben di dio che la rete ci offre. Il tema è: oggidì tutto ciò si regge SOLO su ricavi da pubblicità: possibile mai che da tutta ‘sta “wise of crowds” non esca fuori un qualche approccio più creativo al business in rete?
    Il bicchiere promesso, mio caro, è qui che ti attende: quando vieni a guadagnartelo? 🙂

  • Caro Antonio
    ti sbagli, mannaggia il web che si legge in fretta.
    Ho detto che nessuno gode del male altrui perche’ sono convinto che tra crisi dei media tradizionali e ritardo dei social media si stia aprendo un baratro in cui, mi voglio rovinare, sia perfino in gioco qualcosa che riguarda la democrazia: per dire, ma ci rendiamo conto che i governi continuano a dire che le banche non falliranno e nessun giornale al mondo chiede: scusate cosa sapete più di noi?
    Il punto è che per parlare bisogna assumere un punto di vista, nessuno parla nel vuoto. Io assumo quello della mia professione. E ovviamente quando si assume una posizione ci si mette sulle spalle tutti i limiti e le insufficienze di quella. Ma lo faccio perché sono convinto che dall’uragano CHE NON E’ ANCORA ARRIVATO nulla sarà lasciato uguale a prima.

  • Vittorio, ritengo MOLTO importante quel che hai scritto e il tema che hai sollevato. Certo, a caldo quella chiusa col “noi” e il “voi” mi ha un po’ stranito (e un po’ mi stranisce ancora, magari devo comprenderla meglio): ma che tutto quel che sta accadendo sia destinato a conseguenze (quanno ce vo’…) epocali, non ho dubbi. Che poi secondo me siano più positive che negative, è un altro discorso. Che poi – per quanto riguarda la rete – come ho provato a dire oggi a Urbino la conseguenza maggiore sarà di mettere tutta l’economia di internet di fronte all’assurdità che oggi tutta, ma proprio tutta, si basa su un’unica linea di ricavo – quella della pubblicità – destinata a morire, ecco, questa è la cosa che vorrei dire e su cui tornerò 🙂
    NB Non mi pare che la rete, neanche in Italia, sia rimasta così estranea alla cosa. Credo invece che una volta di più i cosiddetti “media tradizionali” manchino ad uno scopo fondamentale, informare, informare anche sui “basics” di situazioni come queste. E Zambardino-Giornalista non può chiedere ai blogger (e neanche allo ZetaVu blogger) di supplire a queste mancanze, e lamentarsi con loro se non lo fanno.

  • Vittorio Zambardino ha scritto alcune cose anche condivisibili, ma forse ha messo troppa carne al fuoco in un unico post. Sarebbe stato più utile affrontare i diversi elementi del post separatamente, altrimenti anche chi commenta può essere indotto semplificando troppo a banalizzare. Avrei tante cose da dire, ma temo di partire per la tangente su temi importanti come il trust, i modelli di business, l’informazione, peccato perché il dibattito è maledettamente utile.

  • io veramente non capisco cosa abbia a che fare una crisi generata da operazioni finanziarie scellerate con il web 2.0 e i blog
    se c’è un problema, questo riguarda la finanza, un certo modo di fare finanza e tutta la cultura al contorno – cioè l’interpretazione di capitalismo e liberismo che è andata per la maggiore in questi ultimi anni, l’arricchirsi dei “master of the universe”
    credo sia davvero questa la riflessione, davvero epocale, che bisogna fare

  • La parte finale del post di Zambardino si presta a critiche che vedo non gli sono state risparmiate. (Inserisco il mio contributo, commento al post su Zetavu)
    Mi sembra di capire che il post affronta due argomenti: uno, il rapporto tra media tradizionali/editoria e new media/blog,
    due, la crisi economica, ormai definita recessione globale.
    Uno dei fenomeni recenti e diffusi in tutti i settori, è la disintermediazione difficile passarne immuni, ma un buon suggerimento può essere “da un problema creiamo un’opportunità”. In questo senso i media tradizionali hanno tralasciato di considerare quanto è grande il bacino di lettori che possono attrarre avvicinandoli. Possiamo chiamarli “new reader” e nel rapporto con loro manca spesso il confronto diretto, ma questo può diventare altro argomento.
    Due, la crisi.
    Ci hanno spiegato che (forse) siamo in recessione, una recessione che sta investendo l’America, l’Europa, l’Italia, una “recessioneglobale”, così noi – new reader – ci domandiamo cosa fare. Personalmente non saprei a chi chiedere: dal mio blog qualche giorno fa ho domandato qualche ricetta e mi sono arrivati freschi e inaspettati due suggerimenti, il primo “attività concrete e lavoro, che producano risultati”, il secondo “diminuire i costi migliorando le performace”.
    Decisamente esclusi viaggi gratis e conferenze stampa.
    Se è consentita, una considerazione per entrambi gli argomenti, i cambiamenti vanno gestiti (chi lo farà, certo, sarà in vantaggio, gli altri dovranno rincorrere) perchè combatterli non è possibile, quando li percepiamo sono già avvenuti

  • Reputo molto interessante il tema sollevato da Vittorio ma, d’altra parte, reputo la sua chiusa inappropriata. I giornalisti della carta stampata e i blogger non sono in competizione e i linguaggi che usano devono necessariamente essere diversi perché diversi sono il mezzo di comunicazione di cui si avvalgono e il target di lettori a cui si rivolgono.
    Per quanto riguarda il tema di base, le reazioni della blogosfera alla crisi, lo abbiamo approfondito qui: http://blog.memesphere.it/2008/10/12/crisi-vista-dalla-blogosfera/

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