Il blog di Antonio Tombolini

Ancora su Pesto al Blogger

A

Carlo, in un suo commento, la mette così:

Insomma: Stormhoek regala vino. O ne hanno troppo e non sanno come venderlo o hanno scelto questo modo "nuovo" per farsi pubblicitá.
Quando passava la carovana del Giro d’Italia le macchine al seguito gettavano pacchetti di caffé tra la folla…Tutto bene. A me interesserebbe la risposta a qualche domanda. Perché regalo ai bloggers ? certo, perché chi scrive ha sicuramente qualche soldo in piu´di chi non scrive (mia teoria) e perché si fa automaticamente ambasciatore. Quindi ottimizzazione dei costi.Quanto viene investito in questo tipo di campagna? Quanto rimane di fidelizzazione dopo la fine della campagna?
Se questa é la nuova via (una delle nuove vie) della pubblicitá, quale é il prossimo gruppo che conviene "omaggiare" dopo i bloggers?
La forma di promozione é proponibile anche per produttori europei che hanno costi di produzione ben differenti da quelli sudafricani?

Così argomentando, però, si perde il centro della questione. In questi giorni la Canon (mi pare, o chi per essa) sta regalando fotocamere digitali ai bloggers "influenti", agli A-list bloggers, contando naturalmente di ricavarne word of mouth in rete. Sembra la stessa cosa, ma in realtà c’è un abisso: Stormhoek e San Lorenzo regalano vino pesto e trofie a tutti i bloggers, indipendentemente dalla loro popolarità: non cercano word of mouth, cercano di entrare in conversazione con loro. Thomas, il titolare della Stormhoek, ha partecipato a più di una cena in casa di bloggers da cui era stato invitato. Il sottoscritto risponde personalmente a mail e commenti. Non si tratta di fare un omaggio per cavarne pubblicità: si tratta di entrare in conversazione, e così fare mercato come si faceva un tempo, sulla piazza: stando insieme per il piacere di starci. Per dirla con Hugh:

We made it available to ALL bloggers, regardless of "influence" and/or traffic. It made it a lot more interesting and fun than the usual "Let’s give out some freebies to some A-Listers and start some buzz" routine.


[Nel frattempo Pesto al Blogger è passato alla Permanent Edition]

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  • Forse ho capito che Tombolini vuole fare il mercato come lo si faceva una volta (forse perche’ c’e’ stata un’involuzione di quello moderno? Mi butto, non sono un esperto), che la pubblicita’ e morta e che il marketing ha perso la g. Ma insomma, un conto e’ farlo con aziende piccoline, un conto e’ se’ lo facesse la nike. Forse in questo caso sono altre le strade della “personalizzazione”. O sbaglio? Illuminatemi.

  • Luigi, non saprei illuminare nessuno. So però che la rete sembra fatta apposta per le Micromarche Globali. Così come mi pare incontestabili che le Macromarche delle Megacorporation ci si trovino molto a disagio. Anzi, l’impressione è che il loro disagio sia crescente. Credo che questo abbia a che fare con la dimensione della conversazione: una conversazione “di massa” non è più una conversazione. Conversare non è “parlare a tutti”, mentre le megacorps di massa è questo che vogliono fare: parlare a tutti (fregandosene di ascoltare, non ne hanno né il tempo né la possibilità). Per questo tendo a pensare che la “personalizzazione” delle Nike & Co. sia solo l’ennesima finzione, l’ultimo mascheramento del marketing-as-usual. Nike potrebbe certo decidere di regalare un paio di scarpe a tutti i bloggers “influenti”: gli costerebbe meno di tante sue azioni di marketing. Non potrebbe mai però decidere di regalare un paio di scarpe *a tutti* i bloggers. E non per ragioni di costo: semplicemente perché non sarebbe in grado (né lo vorrebbe) di accendere conversazioni.
    Vero è che tuttavia qualche super-mega-corp questa strada la sta tentando, e proprio coi blog: è il caso di Robert Scobler, della “cattivissima” Microsoft. Da seguire e da studiare.

  • La differenza di metodica ed ideologica tra Stormhoek/San Lorenzo e chi cura solo gli A-listers e persone influenti é importantissima. E´la sostanza della differenza tra vecchia pubblicitá e nuova pubblicitá. Ma se siamo d’accordo sul dato oggettivo che lo scopo finale della pubblicitá é vendere il prodotto (siamo d’accordo ?), allora ritornano i miei quesiti:
    – Quanto rimane di fidelizzazione dopo la fine della campagna?
    – Se questa é la nuova via (una delle nuove vie) della pubblicitá, quale é il prossimo gruppo che conviene “omaggiare” dopo i bloggers ?
    Insomma Stomhoek lavora piú lentamente crea con calma tempo pazienza ed omaggi e presenze una corrente di notorietá positiva
    intorno ai proprii vini grazie al dialogo che riesce ad instaurare.
    E poi ?
    O questo é giá se non un successo commerciale, una soddisfazione commerciale ? (magari Stormhoek é ricco di suo e si diverte di piu´con
    questa forma di promozione). Ma San Lorenzo ? e noi altri ?

  • La sparo grossa : secondo me il mercato della pubblicità online – in Italia – non è mai partito. Voglio dire, per esperienza diretta, mi trovo a dialogare con agenzie di comunicazione e uffici marketing di aziende che investono budget di centinaia di migliaia di euro in pubblicità. Di queste centinaia di migliaia, solo l’1-2% mi pare – sulla base della mia esperienza – rappresentare l’investimento dedicato all’online in generale.
    Mentre ammiro, sostengo e seguirò la nuova via, credo che di fatto la vecchia – sulla rete – non sia ancora sbarcata e che con il progressivo avvicinarsi della tv alla rete – e non viceversa – gli scenari sono destinati a cambiare. Spero in meglio ovviamente.

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