Il blog di Antonio Tombolini

Dialogo di un Candidato e di un Monsignore /5 (con enigma finale)

D

(5 – …Segue)

Candidato.
Bene. Restiamo calmi. Non uso mai parolacce, quasi mai. Non voglio
usarne qui, e con te. Restiamo calmi. Adesso però io mi alzo, ti
saluto, e tu nel salutarmi mi dirai che è stato tutto uno scherzo.
Giusto? Ecco, guarda, me ne vado, grazie di tutto.
Monsignore.
R. vieni qua. Lo comprendo. Non è facile per te capire, vedere tutto
con chiarezza, con la stessa chiarezza con cui ora io vedo. Ma te lo
ripeto: devi affidarti a me.

E non devi farlo per le tante occasioni in
cui ti sono stato d’aiuto: l’ho fatto e lo rifarei senza attendermene
nulla in cambio, lo sai. Devi farlo perché è la cosa più giusta per te.
Tante cose sono cambiate, da un anno a questa parte. Ma dico, non hai
occhi per vedere e orecchie per ascoltare?
Candidato. No, guarda, non ti seguo, non ti capisco, non voglio capire.
Monsignore.
E allora ti spiego io un po’ di cose. C’è un altro Papa, per esempio.
Non c’è più Giovanni Paolo II, che, come tu sai, in fondo, della
politica italiana non si interessava granché.
Candidato.
Dì pure che se ne fregava, don C., lo sappiamo tutti. Ma non se ne
fregava la segreteria di stato, né te ne fregavi tu, se permetti,
tutt’altro!
Monsignore. Certo, era mio dovere! Ma ora
posso e devo farlo in maniera più chiara, più diretta: non vorremo mica
sciupare così la visibilità e il consenso che abbiamo guadagnato
attorno ai nostri temi, R.! Un consenso che ci viene da laici, da atei
perfino!
Candidato. Ah, ecco qual è la tua novità: ti sei innamorato
dei convertiti dell’ultim’ora! Ma stai attendo, don C., a quei tipi
lì, ai Pera, ai Ferrara, ai Rutelli… ti dico solo questo, stai
attento!
Monsignore. Ti ringrazio per la premura, ma
conoscendomi non dovresti temere: agisco e agirò sempre con la massima
prudenza, e non dimentico certo quali sono le pecore più fedeli del
gregge. Ma la questione è un’altra, e non è personale. Come ti ho detto
fin dall’inizio, in questa nuova situazione abbiamo l’opportunità di
riaprire sulle radici cristiane dell’Europa, di frenare su
una deriva di legislazione laicista e permissiva, di ampliare le aree
di collaborazione, anche economica, perché no, tra Chiesa e Stato, di
riportare la formazione e l’educazione scolastica su binari più
consoni, ti ritornare sulla legge 194, e tanto altro ancora. E abbiamo il dovere di cogliere questa occasione!
Candidato.
Sì, sì, non affannarti, ho ben capito ormai. E dimmi un po’ un’ultima
cosa: chi sarà il candidato premier di questo polo dei valori? Il tuo
caro Francesco? Oppure, ma certo, tu, direttamente tu in prima
persona! Scusa la battuta, ma capirai il mio stato d’animo. Comunque va
bene, ho capito. Spero sia tutto.
Monsignore. Sì, R.,
è tutto. Ci sentiamo domani per i dettagli operativi, mi faccio vivo
io. Hai la mia benedizione, oltre che la mia gratitudine. Sapevo di
poter contare su di te, come sempre del resto. Dio te ne renderà merito.
Candidato.
Va bene. Sei troppo buono. Ti saluto. Ah, una cosa, però: a fare quella
cosa, sì, insomma, ad aprire la questione morale con la storia della
RAI e dello scambio di favori diesse-mediaset e della scalata Unipol non sarò io, ma sarà
come se fossi io. E almeno su questo, per favore, non mi contraddire.
Monsignore. Non ti contraddirò. In fondo, lo so bene, tu sei un cattolico adulto! Oh santa pace! Ora scusami tu, non ho saputo resistere alla battuta. E chi sarà a essere come se fossi tu?
Candidato. Non ti preoccupare. Fìdati, per una volta.
Monsignore. Mi fiderò, certo, cosa credi? So bene di potermi fidare di te. A presto R., e abbraccia per me i tuoi cari!
(il Candidato lascia gli appartamenti del Monsignore, che va subito al telefono)
Monsignore
. Ciao Roberto, come stai?
Roberto. —
Monsignore. Sì, anch’io, grazie. Tutto bene allora, si procede come d’accordo, e tu preparati a fare il candidato premier: congratulazioni!
Roberto. —
Monsignore.
Ma certo, sicuro che R. è d’accordo: si vede che non lo conosci come lo
conosco io. E’ un bravo cristiano, e su di lui so di poter mettere la
mano sul fuoco.
Roberto. —
Monsignore. No, non gliel’ho detto, non è necessario per ora. L’ho lasciato pensare che a candidarsi sarà Francesco.
Roberto. —
Monsignore.
Ah ah, sì, è vero, anche Francesco lo pensa di se stesso, che buffo! Ah, che birichino che sei! Ma sì, anche una risata ci sta, tutto per la maggior
gloria di Dio, Roberto, solo per quello.
Roberto. —
Monsignore.
No, tu non sei mai stato neanche nominato, neanche di sfuggita.
Comunque ora avverto anche Dino, certo. Però mi raccomando:
adesso che è tutto deciso tu ti defili ben bene, e non ti fai notare
per un bel po’.
Roberto. —
Monsignore.
Sì, lo so che queste cose tu le sai, però non si sa mai. Magari a
fine agosto sei lì, a Rimini, durante il meeting, coi tuoi fans, ti fai
prendere la mano e lasci capire qualcosa… insomma, mi hai capito,
cerchiamo di non rovinare tutto sul più bello, va bene?
Roberto. —
Monsignore. Grazie Roberto. A presto allora, e Dio ti benedica.
Roberto. —

(Qualche tempo dopo)

Allarme di Parisi: torna la questione morale

(5 – Fine.)

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