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Diritto e Tempo: premessa

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PREMESSA

Un interesse propriamente filosofico per la questione diritto e tempo, diverso dalle sistemazioni di teoria generale del diritto relative alla descrizione degli istituti giuridici riconducibili al tempo, è rinvenibile soprattutto in Germania e in Italia.

Per la Germania sono da richiamare le riflessioni di Karl Engisch, Gerhart Husserl, Werner Maihofer, Erik Wolf.

Accanto agli studi critici di autori stranieri, anche in Italia si
viene ormai sviluppando una riflessione autonoma sulla questione
diritto e tempo, che si esprime attraverso i lavori di alcuni tra i più
autorevoli pensatori contemporanei della filosofia del diritto italiana.

Nella presente ricerca esporremo gli studi a nostro avviso più
importanti, facendo riferimento alle opere pubblicate dai singoli
studiosi e alle relazioni che hanno dato vita nel 1981 al XIII
Congresso della "Società Italiana di Filosofia Giuridica e Politica" su
Diritto e Tempo (Pavia – Salice Terme, 28-31 maggio 1981), già di per sé segnale del crescente interesse che il nostro tema va suscitando (Parte Prima).

La ricerca su ciò che è designato dall’espressione "diritto e tempo"
si misurerà a questo punto col pensiero di Martin Heidegger
(1889-1976), che verrà percorso con speciale riguardo alla questione
del tempo, facendo anzitutto riferimento alla sua opera maggiore, Sein und Zeit, del 1927 (Parte Seconda).

Si dirà che in Heidegger non è rinvenibile alcuna trattazione
esplicita del fenomeno diritto, né tanto meno della questione diritto e
tempo. Tutto ciò è vero, sebbene anche e allo stesso modo non-vero. Un
esame "storiografico" dell’opera heideggeriana consente di individuare
più di un passo in cui il suo pensiero si sofferma a meditare su
termini come giustizia, dike, adikia, legge, eccetera. Sulla base di tali reperti ci si potrebbe spingere ad elaborare una concezione heideggeriana del diritto.

Ma è anche vero che proprio là dove tali termini entrano in
questione, Heidegger esplicitamente mette in guardia da
un’interpretazione immediatamente giuridica di ciò che lì viene detto,
invitandoci anzi a "prescindere dalle nostre rappresentazioni
giuridiche e morali". Non è dunque un tale procedimento a consentire un
accesso genuino al pensiero di Heidegger. Più prudente sarà lasciar
parlare Heidegger in ciò che il suo pensiero dice (e non dice), senza
volerne costringere le espressioni in luoghi che non sono loro propri.

Acquisito in tal modo un maggior approfondimento del concetto di tempo, la ricerca tornerà alle principali posizioni della filosofia del diritto italiana, mostrando che proprio la considerazione della questione diritto e tempo consente al pensiero di accedere alla integralità del fenomeno diritto come esperienza giuridica, di là da ogni sua riduzione normativistica. Emergerà così, dallo stesso pensiero del diritto, la connessione ontologica tra tempo ed essere, che richiederà per parte sua un ulteriore approfondimento (Parte Terza).

Su questa base verrà proposta una interpretazione di "tutto-Heidegger", che conduca la filosofia del diritto a cogliere l’invito dell’autorevole pensatore tedesco ad una radicale ed esplicita problematizzazione della connessione tra essere e tempo.
Per tale connessione ne va infatti della possibile autenticità esistenziale dell’esperienza giuridica (Parte Quarta).

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