Il blog di Antonio Tombolini

Eataly è anche Coop. E i produttori?

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Dunque è ufficiale: Eataly è anche Coop (scusate se non link le fonti, ma scrivo da postazione precaria: trovate comunque agevolmente in rete, ad esempio, gli articoli di Italia Oggi e Il Sole24Ore su questo). Per la precisione, la società Eataly Distribuzione è detenuta per il 60% da Farinetti, e per il rimanente 40% da Coop Liguria, Coop Piemonte e Coop Adriatica.

A questo punto sarebbe interessante sentire il punto di vista di qualcuno dei produttori coinvolti, di quelli che hanno aderito, magari perché ci raccontino come è impostato il loro rapporto con Eataly dal punto di vista contrattuale, commerciale, ecc… Speriamo che qualcuno si faccia vivo, ovviamente troverà qui, se vorrà, tutto lo spazio che vuole.

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  • Perdonami non è un sofisma, ma dire coop (intesa come COOP Italia) e dire coop liguria, novacoop e adriatica è come paragonare 100 a 30-35.
    Per quello scrissi che non è stata una decisione politica/strategica, ma una “opportunità” che qlc nei distretti suddetti ha valutato come conveniente.

  • Abbiate pazienza , ma fino ad ora ho letto parecchie inesattezze (a parer mio) sul problema Qualità-Quantità , grande distribuzione ecc. sia su questo blog che su quello di Bonilli.
    Cercherò di essere breve ,sono un piccolo produttore della provincia di Cuneo , fino ad una decina di anni fa producevo es. 70 (faccio numeri a caso) , con il passare degli anni e qualche apparizione al Salone del Gusto (ebbene si) sono riuscito a far conoscere ed apprezzare il mio prodotto non solo in Piemonte ,ora la mia produzione è arrivata a 100 e qui si ferma perché andare oltre vorrebbe dire meno qualità ,su questo non ci sono discussioni. Se ora i miei prodotti li distribuisco in 10 (sempre a caso) piccoli punti vendita e ad ognuno vendo 10 pz., con il mio ingresso in Eataly , NON CAMBIA ASSOLUTAMENTE NULLA in fatto di produzione, rimane e rimarrà 100.Cambierà la distribuzione , mi pare banale, perché onestamente mi sento molto più “sputtanato” a vedere un mio prodotto venduto , magari in qualche piccolo famoso negozio di Milano , a 16 ,quando da me è stato comprato a 10 ,che non vederlo venduto a Eataly a 12 o 13 : il mio margine non cambia. Ripeto , cambierà il modo di distribuire , probabilmente ad alcuni negozi (specialmente quelli a cui alludevo prima) invece di dare 10 darò soltanto più 8.E quando il prodotto è finito , rimarranno gli scaffali vuoti .Punto. Forse non lo sapete ma esiste anche una possibilità di alternanza di piccoli produttori inoltre è certo che quando apriranno altri centri Eataly es. Milano, Genova ecc. NON troverete il mio prodotto ma altri di produttori locali. Forse gestire il limite vuol dire proprio questo o sbaglio? Ovviamente i disonesti esistono ovunque ma sarà il mercato ad escluderli , su questo non ci piove, perché il consumatore ,oggi ,è molto informato e sa scegliere , non c’è slogans che tenga.
    Spero di non aver fatto troppa confusione con i numeri , ma la realtà è questa.
    Ciao a tutti
    D’OC

  • Caro D’OC, avrei da ridire, ma non ridico, preferisco registrare il tuo parere. Ti chiedo soltando una cortesia, visto che sei l’unico fornitore Eataly che sembra essersi per ora fatto vivo: non è che potresti aiutarci a fare chiarezza sui contratti di fornitura che Eataly sottopone ai fornitori?

  • Caro Antonio
    sarei curioso di conoscere il tuo parere sul mio post , mi pare di capire che non sei molto d’accordo o sbaglio?Il tipo di contratto non c’entra nulla ,mi ripeto , il mio margine non cambia sia che venda ad Eataly o P….,mi capisci?
    D’OC

  • Concordo pienamente con D’OC , anch’io sono un produttore e devo dire che le condizione che ho letto su vari blog sono completamente NON VERE.
    Saluti
    Carlo

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