Il blog di Antonio Tombolini

Eataly, Slow Food e la Grossa Distribuzione

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(Foto Dissapore) Il testo dell'articolo è del 2007, la foto è invece del 2015, otto anni dopo.
(Foto Dissapore) Il testo dell’articolo è del 2007, la foto è invece del 2015, otto anni dopo.

Prodotti eccellenti (perché selezionati da Slow Food) + prezzi bassi (perché in Grande Distribuzione) = Qualità Democratica. Pare essere questa dunque l’equazione del tandem Eataly – Slow Food. Cosa si vuole di più?

Nessuno dubita? C’è un motivo: parliamo parliamo di qualità, ma quando si tratta di cibo e di vino, in realtà, ne abbiamo scarsa esperienza diretta. Si trattasse di automobili no: che credito dareste a chi vi dicesse “Ferrari per tutti, a prezzi bassi, perché ne espongo una  miriade in 100 mila metri quadrati”? Ridereste: sapete bene che la Ferrari, per essere quel che è, non sopporta economie di scala. Magari se ne possono fare di più, se la domanda c’è, ma i costi di produzione non caleranno. Che ci crediate o no, per l’autentica robiola di roccaverano, o per l’autentico caciocavallo podolico, le cose stanno esattamente allo stesso modo.

Ah, dimenticavo: avevo pubblicato una scrittarello su queste cose quando di Eataly non si parlava ancora, e a corteggiare le consulenze di Slow Food era la Coop (avrà rinunciato? Mah…). Si intitola La Grossa Distribuzione.

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  • Anto´: ce li vogliamo mettere gli occhiali rosa, per una volta ? metti caso
    che Eataly – con o senza Slow Food – riesca a realizzare un sogno: non ne saresti contento ? In fondo in fondo quale é l’ ambizione? di creare un KaDeWe, un Dean and De Luca per tutti ? massi´: applaudi ed anzi dagli una mano di PR (quello che in fondo stai facendo: é il terzo post in un mese!).
    E se una mano non gliela vuoi dare, dalla ai potenziali fornitori: sottolineagli che il pericolo sta nelle richieste di numero ( i volumi grossi necessarii a chi é grosso) e nella riconoscibilitá. Se di Castelmagno se producono trenta e ad Eataly ne servono centroquaranta, come andrá a finire ?
    Se il prodotto deve essere distribuito su dieci punti di vendita ma reclamizzato centralmente, dovrá avera la stessa etichetta o si potrá vendere
    con diverse etichette di diversi produttori , nei diversi punti di vendita ?
    Oggi reclamizzare costa e la “biodiversitá” fa a cazzotti con le necessita´di
    promozione.
    Insomma ci sono pericoli e non piccoli insiti nelle logiche della GDO e qualcuno me lo evidenziavi giá nel 2003, a me, che in fondo in fondo non ero insoddisfatto dell’ Autogrill.
    Chissá che non vada a finire cosi´: chi si contenta gode ?
    ho visitato il sito Eataly e come assortimento non é che mi ha impressionato piu´di tanto, specie per la parte vino, (molto nomenklatura). Cresceranno ?
    speriamo per loro, per chi ci lavora e per l’ idea che – convienini – male male non é.
    E a questo punto, chiudiamo costruttivi: tu che faresti ?

  • Dal momento che parlare di qualità dell’offerta è diventato di moda, dopo il boom della quantità degli Hard Discount di qualche tempo fa, le grandi catene di distribuzione cavalcano l’onda inventandosi il prodotto tipico, solo per esempio i FiorFiore Coop. Come d’altronde è venuto di moda offrire i bio e gli equosolidali.

  • @Carlo: occhiali rosa io? Ma non se ne parla neanche! Mi ci vedi agghindato alla Elton John? Naaaa… Allora, diciamo così: a me di aiutare Slow Food e/o il signor Farinetti, non è che mi vada un granché. Ne credo (anzi, ne sono convinto) che abbiano bisogno del mio aiuto. Aiutare i produttori “autentici”? Beh, è quello che sto cercando di fare, in vari modi, diciamo da almeno dieci anni, ormai. Uno dei modi in cui lo faccio, consiste proprio in questo: nel cercare di chiarire quel che è sogno e quel che è realtà; quali sogni potrebbero diventare realtà, e quali rischiano invece di trasformarsi in un incubo.
    Ma se devo dirti la verità, beh, la verità è che *io non voglio aiutare nessuno*: amo il cibo e il vino autentici, li amo pazzamente, e penso continuamente a come “salvarli” (dove sono in pericolo) e a come poterne godere di più e in più persone. Lo schema “Culatello per tutti” (se per Culatello intendiamo quello autentico e non un surrogato) equivale a dire “Ferrari per tutti”. Questa è secondo me una cazzata. E siccome mi pare che Eataly/SlowFood stiano raccontando che proprio questo è lo schema della loro iniziativa, non riesco a non dire che – secondo me – è una cazzata. Per tutti: per loro, per i produttori, per gli appassionati e i consumatori.
    @marchino: hai ragione, la moda è un brutta bestia. Io amo la moda, le mode, so che determinano il 90% dei nostri comportamenti (i miei compresi). Ma so anche che molti le “usano” per distorcere e snaturare l’autenticità dei fenomeni. Sono felice se il vino buono e i formaggi buoni “vanno di moda”, ma a maggior ragione, in quel caso, penso che occorra vigilare soprattutto su un punto: *l’autenticità* di ciò che viene spacciato.

  • Ah, mancava una risposta al “che faresti” di Carlo. Che farei… io farei “lo Show”. La cosa è ancora vaga persino nella mia testa, quindi non chiedere di più: spero di poter essere più preciso presto.

  • …con ciò però, concordo che il vero prodotto di qualità, realizzato seguendo i canoni classici della sua propria produzione sia in contraddizione con il criterio della grande distribuzione che per forza di cose non può avere i tempi di produzione di un artigiano (e nemmeno le caratteristiche). Per cui il valore di un prodotto artigianale è sicuramente più alto di quello di un prodotto di massa. Io, per esempio, capisco che la carne che acquisto da Cazzamali a Romanengo (presidio Slow Food) costa di più della scottona che trovo all’ipermercato, ma i due prodotti sono imparagonabili i fatto di qualità; non che la carne del supermercato sia cattiva, ma è quell’altra che è molti gradini più in alto e dunque è giustificato il prezzo più alto.

  • A me personalmente basterebbe che in Italia ci fosse un GDO più evoluta, alla TESCO. Ovvero: non pretendo assolutamente la qualità artigianale, ma pretendo una qualità di servizio da supermercato evoluto: prezzi, servizi, orari, cortesia, customer care allo stracubo, pulizia, trasparenza.
    Se la GDO italiana vuol fare passi avanti, basterebbe che li facesse in queste cose, non nel cercare di spacciarsi per quello che non è, ma nel diventare quello che dovrebbe essere.

  • Sono felicemente socia Slow Food, abbastanza dentro le logiche dell’associazione per sapere cosa succede e perchè, e ho visitato Eataly. Beh, da socia dico: finalmente!! Niente occhiali rosa, ninete esaltazione del piccolo e dell’autentico: prodotti seri, di ottima qualità, a prezzi accettabili. Certo se di quel formaggio voglio l’eccellenza assoluta non lo vado a comprare da Eataly, ma c’è finalmente la possibilità di trovare cose particolari, di conoscere prodotti di cui molti hanno solo sentito parlare, oppure neanche quello e di essere sicuri che si tratta di cose serie. Il problema della quantità è irrilevante: quando è finito è finito e magari col tempo lo capiscono tutti. Io ho girato felice tra gli scafali, ho comprato cose che trovo solo al salone o nei territori di provenienza, ho notato che i produttori presenti (almeno quelli che conosco) non sono i migliori in assoluto, ma la qualità è altissima, ho sentito la meraviglia delle persone che non avevano idea di certi prodotti. Certo è una operazione commerciale, e allora? Certo c’è una consulenza di Slow Food , così come con la Coop, e allora? possiamo riempirci la bocca di aiuto ai produttori e poi non far niente per aiutarli? A me sembra un’idea geniale e sono ben felice di sapere dove posso trovare tutte quelle buone cose, in qualunque momento. Tutto qui

  • @Laura: se rileggi i posts vedrai che nessuno ha criticato Eataly o i cibi che vendono, né la loro qualitá. E nenache vine messa in dubbio il sentimento di appagamento e di felicitá dei soci SF. Il punto é un altro : é se una onlus abbia il diritto di entrare in collaborazione con una societá profit.
    Sará un caso, ma a parte qualche riflessione onesta ed un po´ imbarazzata di soci e fiduciari, a nome proprio, nessuno a livello ufficiale SF onlus ha ancora avuto il tempo o la cortesia di dare una risposta coerente a questa domanda abbastanza semplice.

  • ‘Lo schema “Culatello per tutti” (se per Culatello intendiamo quello autentico e non un surrogato) equivale a dire “Ferrari per tutti”. Questa è secondo me una cazzata.’
    A leggere il sito, non mi sembra che lo schema sia ‘culatello per tutti’.
    Forse sarebbe più interessante (e magari intrigante), invece di stracciarsi le vesti contro un populismo che non c’è, chiedersi se una Ferrari *vale* il prezzo che costa…

  • Il supermercato di qualità in Italia è la COOP per la scelta e il controllo dei prodotti.Provate i freschi. Chi parla è un produttore.

  • Carlo, non è Slow Food associazione ne Slow Food Fondazione, ma Slow Food Promozione srl a entrare in collaborazione con una società profit. Una Onlus non lo può giuridicamente fare. Se ci poniamo questo interrogativo chiediamoci anche se sia giusto far pagare gli spazi al Salone del Gusto, o far pagare le pagine di pubblicità sulle riviste associative e così via. Qualcuno si lamentava del costo della tessera. Ma non crederemo mica che l’associazione si regga con quei soldi vero? Che sia possibile pagare affitti e telefoni con quei soldi? che sia possibile fare tutto ciò che è stato fatto in questi anni? Fino a quando le operazioni sono chiare e dichiarate non vedo proprio quale sia il problema.

  • Laura, tu scrivi ” Fino a quando le operazioni sono chiare e dichiarate non vedo proprio quale sia il problema”. Il problema é che le operazioni non sono né chiare né tanto dichiarate. Oppure saranno anche dichiarate ma si poggiano, per dirla eufemisticamente, sull’ equivoco che, come dicevo qualche post fa e come ha sottolineato anche Sebasardo, che Slow Food non é sempre Slow Food ma bisogna leggere attentamente quello che c’é scritto dopo. Giocare sulla disattenzione del socio equivale per me a carpirne la buona fede. Il giorno che esisteranno la Slow Food Football Club SpA, la Slow Food Filatelica srl o la Slow Food Nettezze Urbane s.a.s, stai pur sicura che “la gente” continuirá a percepirle come emanazioni della Onlus, senza la quale, madre di tutte le Slow Food profit, queste, il capitale sociale morale neanche sapevano dove andarlo a prenderle. Insomma: o la Slow Food sceglie di nascondersi dietro espedienti che sanno di leguleio, chiudendo la bocca ma non i pensieri di tutti, oppure alza paratie stagne tra la Onlus e le varie srl spa
    e societá profit varie.

  • Carlo, ma tu sei sicuro che i soci non abbiano le idee chiare? Nessuno si è mai nascosto dietro a niente, è sempre molto chiaro chi fa cosa, c’è sempre scritto e non in caratteri piccoli. Se uno non legge peggio per lui. E’ come leggere le eticchette dei prodotti: se non le leggi ti dvi accontentare delle immagini e della pubblicità. Parlare della disattenzione e della buona fede del socio in questi termini francamente mi sembra al limite dell’offensivo.

  • Laura, ma come ? io mi iscrivo ad una associazione onlus, ne sostengo le idee. gli ideali e poi mi rtitrovo a dover “leggere le etichette” ? Allora avevo ragione:
    siamo tornati al “caveat emptor”. Se va bene a te, ai soci, va bene a tutti.
    Non li conosco, tutti i soci, come non credo li conosca tu, non ho fatto interviste (e mi chiedo se e come siano stati tutti consultati ) e quindi non ti posso rispondere : ti faccio solo notare che un Fiduciario da una parte e un socio dall’altra (vedi i posts relativi) qualche dubbio cominciano ad averlo
    Secondo me, e secondo qualcun altro – ma saremo una minoranza, a quanto leggo – qualcosa di criticabile e di poco lineare c’é, e credo di averlo spiegato ampliamente. Ovviamente non é ne mia intenzione offendere nessuno, ne´tantomeno entrare in ping-pong di interventi con te: questo non per mancanza di rispetto alle tue opinioni, ma perché vedo che siamo su posizioni molto lontane e non voglio rischiare di tediare che frequenta questo sito.

  • Scusate ma perchè invece di tutte queste paranoie ONLUS ,PROFIT ,GIUSTO ,SBAGLIATO ECC. non mandate una bella e-mail a Petrini o a Burdese (magari anche a Farinetti)e vi fate spiegare bene come stanno le cose e poi DOPO ne discutiamo .
    Ciao a Tutti
    Loris

  • Mi piacerebbe capire come mai si fa tanto baccano su un’associazione come Slow Food Italia, che a malapena conta 40.000 soci, e non si sente mai una voce fuori dal coro sul Touring Club Italiano, che è strutturato allo stesso modo, controlla (tramite una holding, per giunta) una casa editrice, un gruppo di librerie e di agenzie di viaggio, organizza pacchetti turistici, gestisce diversi villaggi, strapaga i propri dirigenti… e conta quasi MEZZO MILIONE di soci.

  • @ Loris : é giá, e´proprio questo che é stato fatto, via questi blogs, i commenti etc. Bonilli e Sebasardo una bozza di risposta l’ hanno anche data, ma davanti alle repliche : silenzio totale. Come rilevavo la leadership dello SF brilla per assenza. Ammetto : non sono obbligati a rispondere a nessuno. E forse hanno anche poco che rispondere per cui meglio non portare legna al fuoco. Peró non credo che non siano al corrente di questo dibattito che qualche crepa l’ ha creata e qualche interrogativo lo ha posto.
    @ Luca: non conosco lo statuto del Touring Club, ma tutto il bailamme é nato perché SF onlus si é “commista” con operazioni commerciali. Questo – legittimo se é legittimo e legale se sé legale – e´stato fatto portando in dote il non indifferente capitale morale onlus – quindi di tutti – ad operazioni di privati. poi – ma qui parlo per preferenze personali – lo SF tratta di pane vino e salame, e quindi tocca il mio quotidiano e le probelmatiche eche interessano il quotidiano di molti di noi, molto di piu´della guida di Bari o il Villaggio turistico di Banzari di Sotto

  • Ciao
    caro Antonio a titolo di informazione la Coop è presente nel progetto Eataly con una percentuale corposa da socio e non ha di certo smessso di corteggiare Slow Food.
    Per quanto riguarda Onlus e rapporti verso privati comprenderai che non è così difficile immaginare che uno o più dei maggiori sponsor di Slow Food faccia sentire la sua voce quando ha in mente un progetto commerciale e cerchi di utilizzare al meglio le risorse che ha contriuito e contribuisce a supportare. Ciò non dimeno non deve sminuire il valore del lavoro fatto e le intenzioni future di una Onlus che si basa sulla capacità ed i sogni di chi collabora lavora o si mette a disposizione per la realizzazione di un progetto su vasta scal quale può essere quello di Slow Food.
    Per quanto riguarda il caso Eataly in particolare, meglio 10 20 30 Eataly che anche una sola GDO (non faccio nomi).
    Il punto può essere invece se le risorse spese da Slow Food per il progetto Eataly, con la creazione di un’ufficio ad hoc, possano invece ora essere messe a disposizione anche di altre realtà minori.
    Cordiali saluti

  • ciao a tutti
    sono un attento ristoratore.
    penso che le strategie commerciali di slow food siano ormai chiare a tutti gli operatori di settore…almeno spero
    peccato….una buona idea inghiottita dal dio denaro.
    p.s.: acquisire marchi e produzioni agricole artiginali per insignirle e poi distribuirle sotto marchio commerciale a scopo di lucro è “politicamente scorretto”…
    abbiamo gia i politici che fanno egregiamente questo lavoro a favore della gdo e delle multinazionali dell’alimentazione.
    PENSATE FORSE CHE AD UN DIRETTORE GENERALE DI UNA MULTINAZIONALE DEL SETTORE ALIEMENTI O DI UNA QUALSIASI ALTRA SOCIETA’ A SCOPO DI LUCRO INTERSESSI DELLA VOSTRA SALUTE E DELLA QUALITA’ DEL PRODOTTO VENDUTO!!!! E’ MOLTO SE CONOSCONO L’ORIGINE DEL PRODOTTO…
    lasciateci mangiare in pace…
    saluti

  • MATTIA
    “acquisire marchi e produzioni agricole artiginali per insignirle e poi distribuirle sotto marchio commerciale a scopo di lucro è “politicamente scorretto”…
    MA COSA SCRIVI?ACQUISIRE PRODUZIONI AGRICOLE? SCUSA MA FORSE SAREBBE MEGLIO SEMPRE INFORMARSI DI COME FUNZIONANO LE “COSE”.
    CIAO
    GIANNI

  • @dino: io invece sconsiglio proprio i prodotti freschi della coop……forse sarà perchè non mi faccio influenzare dal credo politico……..
    Firmato
    Uno che lavora nell’impiantistica alimentare per grandi gruppi e piccoli artigiani

di Antonio Tombolini
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