Il blog di Antonio Tombolini

Flow VS Loop or Flow AND Loop?

F

Lo spunto mi è venuto contemplando l’immagine qui accanto (cliccateci per vederla meglio). E’ di Paolo Donà (autore di una brillantissima presentazione di RubyOnRails al RomeCamp sabato scorso). La sostanza è questa: noi sviluppatori abbiamo un basso livello di produttività, perché per lavorare bene dobbiamo raggiungere un livello di concentrazione minimo (il Flow State treshold, nel grafico) che ci consenta di stare nel flusso, uno stato di grazia in cui le cose riescono bene, e pure veloci. L’ansia però di rimanere connessi ci crea le condizioni per infinite interruzioni della concentrazione, e ci impediscono di raggiungere il Flow State: We are addicted to ‘staying in the loop’, dice Paolo.

Naturalmente la considerazione è estendibile a chiunque faccia un lavoro net-intensive, anche a chi, come me, non fa lo sviluppatore.

Così come posta da Paolo, tuttavia, la cosa rischia di essere manichea: la cosa buona è il Flow State, la cosa cattiva è lo Stay in the Loop. In realtà penso che il grafico sia un ottimo strumento di contemplazione, ricordandoci che abbiamo bisogno sia del Flow che del Loop.

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  • non sono proprio d’accordo… entrambe le cose sono necessarie, “Flow” (o “alone time” come lo chiama qualcuno) e connessioni/socializzazione, ma in momenti diversi (o addirittura in giorni diversi).
    Trovo importante per poter fare bene il mio lavoro (sviluppatore) non avere interruzioni per un po’ (aiuta la concentrazione), ma poi non posso fare a meno di avere fasi in cui leggo i blogs, o rispondo alle email, etc. etc. (ma e’ inevitabile che in questi momenti faccia “poco”).

  • Il lavoro “sempre davanti allo schermo” (net-intensive) richiede piu´disciplina di quanto uno non pensi. Se non si esercita un po´di autocontrollo ed esercizio di concentrazione, lo stress é proprio li, dietro l’ angolo. Io sono molto bravo ad esercitare questo autocontrollo, nei giorni che…. ci riesco. Negli altri ho la tendenza a distrami e lasciarmi distrarre facilmente, ma significa anche che il
    compito principale non ha o non gli do´una priorita sufficientemente alta.
    Conosco uno che lavora con tre schermi e tre differenti indirizzi postali. Quando é collegato su uno non guarda nenache gli altri due. E cosí via. Forse un po´di autodelocalizzazione aiuterebbe anche me….

  • Il lavoro “sempre davanti allo schermo” (net-intensive) richiede piu´disciplina di quanto uno non pensi. Se non si esercita un po´di autocontrollo ed esercizio di concentrazione, lo stress é proprio li, dietro l’ angolo. Io sono molto bravo ad esercitare questo autocontrollo, nei giorni che…. ci riesco. Negli altri ho la tendenza a distrami e lasciarmi distrarre facilmente, ma significa anche che il
    compito principale non ha o non gli do´una priorita sufficientemente alta.
    Conosco uno che lavora con tre schermi e tre differenti indirizzi postali. Quando é collegato su uno non guarda nenache gli altri due. E cosí via. Forse un po´di autodelocalizzazione aiuterebbe anche me….

  • @ Carlo Merolli
    Mazza quanto ci hai preso Carlo con questa frase “Il lavoro “sempre davanti allo schermo” (net-intensive) richiede piu´disciplina di quanto uno non pensi. Se non si esercita un po´di autocontrollo ed esercizio di concentrazione, lo stress é proprio li, dietro l’ angolo”. Sono totalmente d’accordo da vero net-(living, più che intensive). Il problema dell’organizzazione e della razionalizzazione del lavoro, soprattutto per chi cura come me, come Antonio, come molti altri, molti progetti, email, siti, blog, contemporaneamente, è di fondamentale importanza solo che poi rimandi sempre, non lo fai mai veramente (almeno io) e ti butti al 100% nelle cose o a seconda della necessità, o a seconda della passione del momento, o a seconda delle scadenze imposte. Il cazzeggio in un giorno, se uno volesse veramente tirare le somme, è parecchio.

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