Il blog di Antonio Tombolini

Il nuovo logo di Narcissus.me

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[ATTENZIONE: Per motivi di suspence questa volta l’immagine si trova in fondo al post] Narcissus.me è la piattaforma di SelfPublishing di Simplicissimus Book Farm. Non è bella (ve lo dico io, non c’è problema, ce lo diciamo da soli), ma funziona molto bene. Ora vogliamo anche che sia bella, o comunque più bella. Rifaremo il sito, anche in vista del SelfPublishing Festival che organizzeremo nell’ottobre prossimo (e su questo tornerò tra qualche giorno coi dettagli). Nel frattempo, sempre con la guida del nostro art director Marta D’Asaro, abbiamo fatto (più che rifatto, ché un logo vero e proprio non c’era ancora) il logo di Narcissus.
Narcissus è SelfPublishing. Narcissus è per chi scrive un libro. Per chi lo scrive e se ne prende cura, coltivandolo con amore. Narcissus è la possibilità (e dunque la libertà) di scrivere il proprio libro e di pubblicarlo, perché siano i lettori a decidere se leggerlo, apprezzarlo o disprezzarlo. Narcissus è un invito e un’ode alla scrittura.
Qual è l’atto di scrittura più comune, primordiale, archetipico che ci sia? Cos’è ciò che scriviamo quando non sappiamo ancora cosa scrivere?
Lo Scarabocchio, ecco che cosa! Narcissus vuole celebrare la scrittura rispettandola fin dal suo grado zero, dallo scarabocchio in poi.
Ecco perché, al di là della vera e propria fascinazione in cui sono stato trascinato al vederlo, lo Scarabocchio è il nuovo logo di Narcissus:
narcissus_big
Io me ne sono letteralmente innamorato. Gran bel lavoro Marta, let’s move on!

18 Commenti

  • Ah, quindi non è un teaser per il vero logo? Pensavo – speravo – che fosse una specie di tuo esperimento mediatico per valutare le risposte dei tuoi lettori di fronte a un logo estemporaneo. Assodato che non è così e che l’hai esposto pubblicamente, lasciati dire che il logo non funziona su così tanti livelli che il tuo entusiasmo appare, quanto meno, sorprendente. Innanzi tutto, il concetto “scarabocchio” è debole, in quanto semanticamente vuoto, o meglio, adatto a tutto e al contrario di tutto. E’ un concept facile, usato e abusato (http://tinyurl.com/ncvuntc). Prescindendo da questo, se lo si volesse adottare perché strettamente calzante, esistono mille modi di “lavorarlo” un minimo, affinché non sembri la prima curva uscita dal mouse. Si può giocare con lo spessore del tratto, con la forma generale, si possono limare le asperità del vettore fino a dargli un aspetto più morbido, più iconico. Lo si può abbinare a un altro elemento per stabilire un’associazione originale, creativa. Qui, io non vedo nulla di tutto questo. Sono state mantenute persino le terminazioni della linea di default, quelle squadrate. Poi, come dicevo nell’altro commento al logo di SBF, è sempre facile criticare il lavoro altrui e d’altro canto il successo di un logo è sempre determinato dal successo del prodotto o servizio che definisce. Ma, francamente, qui si poteva (si doveva) fare di meglio.

  • Capisco il concetto Antonio – che tra l’altro non condivido, per me il grado zero della scrittura è la pagina bianca – ma qabiria che mi ha preceduto mi ha tolto le parole di bocca. Spero che Marta insieme a te/voi abbia ancora modo e tempo, prima del ri-lancio della piattaforma, di ripensare questo logo. Altrimenti me ne farò una ragione, deve del resto piacere a te! 🙂

  • @Luca, è confermato: dovrai fartene una ragione. Non solo perché “mi piace”, ma soprattutto perché trovo che sia il logo giusto e più efficace per la “cosa” cui deve dare il volto. Probabilmente è questa “cosa” (il selfpublighing) che ti è lontano. Se poi per te il grado zero della scrittura è la pagina bianca, è perché vivi ancora in un mondo fatto di carta (e quindi di pagine). Il bimbo non comincia a scrivere contemplando la pagina bianca (come fanno “i grandi scrittori” di cui voi dell’editoria VERA vi occupate), ma facendo uno scarabocchio.
    @Pippo grazie, mi fa particolarmente felice 🙂
    @qabiria scusa, per capire, tu chi sei? Voglio dire, sei lo stesso Qabiria di quelli (bravissimi peraltro) che Simplicissimus usa per le traduzioni, anche in questo blog? Quelli cioè che hanno come logo quello che si vede anche qui a destra, in fondo alla barra laterale? Quello, per capirci, fatto di un culo di 500 infilzato da una chiave di ricarica degli orologi? Indubbiamente originale.

  • @Antonio Chiariamo l’equivoco, una pagina bianca per me ora – AD 2013 – è la schermata bianca di un computer se si utilizza Word 😉 Certo poi uno scrittore digitale può utilizzare Scrivener, WriteRoom, Ommwriter ecc. e avere un supporto diverso. Io non credo che i tuoi autori scrivano ancora su carta e se uno scarabocchio lo fanno, lo realizzano con una Wacom, mi sbaglierò 🙂 Rispetto allo scarabocchio, ripeto, deve piacere a te perché sei tu che devi essere convinto dell’efficacia di un “simbolo” che rappresenta la tua impresa, tutto qui. E a me gli scarabocchi piacciono, quello che Fazi utilizza per la sua collana Campo dei Fiori ad esempio è un bel logo/scarabocchio. Infine, ho molta simpatia per il selfpublishing digitale ed è una fortuna che in Italia tu sia stato e sia tuttora tra i sostenitori di questa forma espressiva quasi ignorata dall’editoria tradizionale.

  • Innanzitutto Salve, visto che è la prima volta che commento su questi lidi dopo un lungo periodo da lurker.
    In merito al logo, ci sta perfettamente la motivazione che ne dai, ma ti giro il tuo stesso ragionamento: lo scarabocchio che il bambino fa sul foglio, lo fa con una penna (o pennarello, pastello ecc.) oppure lo fa al computer con una linea vettoriale palesemente realizzata con le impostazioni standard di Illustrator? Credo che sia questo che non funziona: non tanto l’idea in sé, quanto la sua realizzazione: così com’è, io non ci vedo uno scarabocchio, ma una linea vettoriale curva. Poi, come detto da altri, il “cliente” finale sei tu, e quindi l’ultima parola spetta giustamente a te 🙂

  • Benvenuto lurker Okamis 🙂
    Scarabocchio o linea vettoriale curva? L’idea è che sia il primo, ma forse anche rendere un po’ della seconda, ai tempi del digitale, non è male… vedremo 🙂

  • Scusate, ma ho quasi sessan’anni e ho avuto uno studio pubblicitario per oltre la metà della mia vita.
    Mi prenderò del vecchio ma trovo il logo assolutamente geniale.
    Se deve essere uno “scarabocchio” è esattamente lo scarabocchio che farebbe un neofita con un mouse in mano o lo scarabocchio che faccio io su photoshop quando testo la velocità della tavola grafica.
    Niente ricercatezza, niente masturbazioni mentali su asperità del vettore.
    E’ uno scarabocchio!! Punto!
    E poi come scrittore sarò proprio lieto di averlo sulle copertine dei miei libri.(detto piano: quello vecchio sì, che era proprio bruttino)

  • Mi fa pensare ad un gomitolo di lana… a mio avviso è totalmente inadeguato. Nonostante condivida in parte il concept espresso da Antonio avrei esplorato altre soluzioni, in particolare avrei provato, vista la natura del progetto, a lavorare sulla font e a costruirne una ad hoc invece di usare quella che sembrerebbe essere semplicemente “Breuer Text”. Sulla font usata c’è da dire che risulta anche poco armonica con “lo scarabocchio” e totalmente fuori fuoco con il concetto di “atto di scrittura più comune, primordiale…”. Personalmente “lo scarabocchio” mi rievoca più i primi “disegni” di un bambino e non un “atto di scrittura primordiale”. Per finire è anche l’andamento dello scarabocchio a non convincermi, lo trovo innaturale fatto con un mouse e non co una penna…

  • Ma uno scarabocchio può essere anche negativo o sbaglio?
    Potrei interpretarlo così: scrivo scarabocchi.
    C’è poi lo stridore tra Narcissus (bello) e lo scarabocchio (brutto).
    A meno che non si pensi alla vanità che potrebbe richiamare il Narcissus,
    e allora l’interpretazione sarebbe: sono un vanesio che scrive robette.
    Certo si può fare anche un’interpretazione positiva infatti lo scarabocchio che è stato disegnato sopra richiama il logo di Simplicissimus per le forme che ha, quasi a voler dire che se si è su Simplicissimus si è arrivati, se si è su Narcissus invece si è in crescita.
    Ma insomma, per quel che conta, alla fine a me non convince tantissimo.

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