Il blog di Antonio Tombolini

Il caso FIAT: il prezzo del convertendo

I

(4. – …segue)

Dunque, avevamo lasciato la FIAT al 27 maggio 2002, giorno in cui azienda e banche siglano l’accordo sul prestito convertendo: le banche si impegnano a sganciare alla FIAT la bellezza di 3.000.000.000 (tremiliardi) di Euro, da restituire dopo tre anni. E accettano che alla scadenza, in caso di mancata restituzione, il prestito venga convertito in acquisto di azioni FIAT.

Per essere precisi avevamo lasciato FIAT e banche ancora attorno al tavolo, alle prese con la determinazione del prezzo di conversione, ovvero del prezzo a cui le banche avrebbero, scaduti i tre anni, acquistato le azioni FIAT invece di riprendersi i soldi. E avevamo chiarito che attorno a quel tavolo, l’interesse delle banche sarebbe stato quello di fissare un prezzo più basso possibile.

Come andarono in realtà le cose?

Adesso i grafici a lungo termine (quelli che servono per valutare l’andamento di un’azienda) non ci servono più: l’abbiamo già visto col grafico a sette anni, la FIAT è stracotta, e da tempo. Adesso, per seguire quel che di strano accade tra il 2002 (data del prestito) e oggi (all’approssimarsi della mancata restituzione del prestito, e quindi della conversione di esso in acquisto di azioni FIAT da parte delle banche), ci servono i grafici a breve termine, quelli che ci aiutano a capire chi sono e come si muovono i furbi e gli idioti. Prendiamoci allora un grafico a quattro mesi, dal 27 maggio, data dell’accordo, al 24 settembre 2002, data in cui il denaro viene effettivamente erogato a FIAT:

Come vedete questi quattro mesi sono belli movimentati: molti picchi, all’insù (i molti idioti comprano dai pochi furbi) e all’ingiù (i pochi furbi comprano dai molti idioti), segno di una intensa attività speculativa.
Quel giorno, quel 27 maggio, il giorno in cui si fa l’accordo sul prestito e bisogna fissare il prezzo di conversione che varrà fra tre anni, un’azione FIAT vale 12 Euro, e loro sanno che per le banche più basso si fissa il prezzo di conversione, meglio è.
A quanto te lo vanno a fissare?

Alla media tra 14,44 Euro e il prezzo medio che le azioni FIAT avranno nei tre o sei mesi precedenti alla scadenza del prestito.

Come valutarlo?

La base di calcolo, 14,44 Euro, è assurda, chiaramente gonfiata, un vero favore a FIAT. Nulla lascia pensare (checché ne dica la stampa, che parlerà periodicamente di un rilancio aziendale) che il titolo possa mai tornare a quei valori, tutt’altro.
Assurdità che potrà tuttavia essere mitigata dai valori che il titolo avrà di fatto nei sei mesi precedenti alla scadenza: se il titolo avrà un valore molto più basso dei 14,44 Euro, il prezzo di conversione ne terrà conto, dovendo considerare la media.

Il periodo chiave perciò diventa quello compreso tra il 20 marzo e il 20 settembre 2005: i giorni che stiamo vivendo. Ma di questo diremo fra un po’.

Per ora torniamo al giorno della conclusione dell’accordo, a quel 27 maggio 2002: come dovrebbe reagire il mercato alla notizia che tutte le maggiori banche ritengono giusto concedere un prestito così enorme a un’azienda in crisi nera come la FIAT, e che accettano come garanzia il fatto di mettersi in tasca, alla scadenza, invece che denaro le stesse azioni aziendali?
A rigor di logica uno dovrebbe ricavarne che gli esperti delle banche ritengono che il rilancio ci sarà davvero, che è una notizia molto positiva per la FIAT, e la quotazione dovrebbe tornare a riprendersi. E invece…

Invece succede che i furbi sanno che la FIAT è comunque cotta, che il trend complessivo sarà comunque al ribasso, e trasformano quello che era un tempo un titolo industriale solido, su cui si investiva solo a lungo termine, in un classico titolo da speculazione a breve, e cominciano i saliscendi da ottovolante. Dai 12 Euro del 27 maggio, si precipita agli 8,70 Euro del 24 settembre (-30% in quattro mesi), e nel mezzo di tutto: balzi e precipizi in continuazione.

Provate a considerare le banche nell’ottica delle cose che abbiamo imparato sulla borsa: sono furbi o idioti?
Le banche vanno ascritte d’ufficio, ovviamente, alla schiera dei furbi, lo sono per mestiere. Ma godono in più di una posizione particolare: sono dei furbi che – avendo come clienti un sacco di idioti cui dare consigli di investimento – possono procurarsi tutti gli idioti che vogliono. Sono cioè quei furbi che, con un picco all’insù, possono vendere tutte le loro azioni (furbi!) ai tanti idioti che seguiranno il loro consiglio di comprarle (idioti!). Chi meglio di loro può sfruttare situazioni come questa? Per di più su un titolo, la FIAT, di cui ormai sono di fatto i maggiori azionisti, e cioè i veri padroni, in grado di imporre cosa far sapere e cosa non far sapere?

Di fatto, da quel 27 maggio 2002, le banche si ritrovano in tasca, al posto di 3 miliardi di Euro in contanti, una montagna di azioni di un’azienda decotta acquistate al prezzo folle di 14 e rotti Euro. Però hanno tre anni di tempo per operare sul mercato in termini speculativi, per cercare di ridurre quella perdita. E cominciano subito: sono soprattutto loro a diramare alternandole notizie positive e negative, destinate a creare l’effetto ottovolante necessario. Sono soprattutto loro a comprare dai tanti idioti che vendono nei picchi più bassi, e a rivendere quelle stesse azioni a quegli stessi idioti nei picchi più alti. E cominciano così a ridurre le perdite.

Questo è quello che vi dice il grafico qui sotto:

Fiatmag2002mar2005

In tutto il lungo periodo che va dalla concessione del prestito nel maggio 2002 alla vigilia dei sei mesi che contano (ricordate? Iniziano il 20 marzo 2005), il titolo FIAT prosegue il suo inesorabile declino, disegnando una parabola discendente molto classica, con andamento che si va assestando attorno ai 5 Euro di fine periodo. Una parabola però molto accidentata nel suo percorso, e abbiamo visto il perché.

C’è poi un altro fatto strano, verso la fine di questo periodo: date un’occhiata a quel picco blu, nella parte inferiore del grafico, verso la fine. E’ il giorno di San Valentino, il 14 febbraio 2005. La General Motors decide di regalare (letteralmente) a FIAT 1,55 miliardi di dollari, pur di non averci a che fare (chiarimenti dettagliati qui e qui). Azienda, banche e media riescono a fare un miracolo: trasformano una pessima notizia in una vittoria straordinaria. La FIAT compra un paginone intero di pubblicità su tutti i quotidiani: Dedicato a tutti i tifosi d’Italia, c’era scritto, alludendo all’operazione GM. Gli idioti arrivano, e arrivano alla grande: non erano mai state comprate così tante azioni in un solo giorno, 114 milioni di azioni a 6,22 Euro. La quotazione è bassa, la FIAT è alla riscossa, consigliavano le banche agli idioti, che aspettate a comprare?

E’ il colpo grosso. Tutti si aspettano il rilancio definitivo di FIAT, Montezemolo promette faville, stavolta è la volta buona!
Ma a voi dovrebbe essere venuto un sospetto ormai: ma come, il 20 marzo inizia il periodo in cui alle banche farebbe comodo che i valori siano bassi, per i prossimi sei mesi, possibile che si facciano fregare così, che il rialzo di FIAT parta proprio quando è per loro meno opportuno? Che fanno? Hanno comprato azioni a 14 Euro, e ne vendono come non mai (perché sono state soprattutto loro a venderle il giorno di San Valentino) a 6,22?
Tenetevi forte, stiamo entrando, finalmente, nei sei mesi che contano.

E infatti, soltanto un mese dopo…
(4. – Continua…)

Add comment

  • A´Anto´! questo é mejo de un giallo de Iccicocche….sbrighete colla quinta puntata!
    salutoni,
    Carlo

  • Credo di far parte di una terza categoria, quella degli idiurbi.
    Potenziali idioti, che non partecipando alla sagra, sono anche un poco furbi.
    Ottimo lavoro Simplico, al thriller, suggerisco alleggerimento italiota, Montezemolo è o non è il figlio secreto dell’oscuro Avvocato?

  • Un vero scandalo!
    Senti, Antonio, io avrei un’ideuzza sulle primarie, mi sa che ti manderò una mail…
    Letto il mio post del 12 agosto?

  • rieccomi.
    A (s)proposito auguri a te e Patrizia e buoni festeggiamenti.
    Tornando su Fiat, i prezzi di questo ultimo semestre, in definitiva, influenzano una cosa: l’assetto azionario futuro. Ossia chi sarà l’azionista di riferimento.
    Più il valore delle azioni sale e minore sarà la percentuale di Fiat che finirà in mano alle banche.
    Vai a capire quali sono gli interessi dei grandi azionsti in particolare della famiglia Agnelli da una parte e delle banche dall’altra.
    Ambiscono ad avere la maggioranza (o comunque ad una posizione rilevante) o piuttosto il contrario ?
    E il mercato per chi tifa ?
    Che dici Antonio ?

  • aspettiamo tutti il finale del thriller! E’ curioso anche osservare come gli scambi siano sempre stati dal 98 al 2003 attorno ai due/tre milioni e come nei due anni successivi, come dicevi tu, sia molto ma molto di più!

  • caro Antonio mi pare un buon esercizio il tuo, salvo pero omettere di compiacerti per i buoni risultati di vendita che stanno ritornado a livelli accettabili e una gamma di prodotto che finalmente “questo si” dopo decade sta iniziando ad interessare i clienti. il danno peggiore in tutti questi anni di dissesto gestionale si e’ materializzato purtroppo sulla rete di vendita che ha perso quella fisionomia di rete capillare e servizio di assistenza ai clienti, oggi purtroppo i piu’ diretti concorrenti di fiat sono meglio organizzati sul teritorio nazionale e hanno una capacita di fideilizzazione maggiore del gruppo fiat che pero continua ad avere il suo seguito in quanto produttore nazionale. per quanto alle tue elucubrazioni sulla finanza fiat credo che da una parte stai omettendo delle verita per esempio il miliardo e mezzo di dollari pagato da Gm e’ servito a compensare l’ acquisto in comproprieta sui brevetti dei motori diesel di nuova generazione della fiat ed i relativi impianti di produzione, senza contare ad eventuali ulteriori concessioni di fiat a gm che a noi non e dato sapere, come tu saprai il produttore dei motori diesel per GM la giapponese ISUZU non aveva ancora iniziato a progettare i motori di nuova generazione e le regole di mercato in europa la stavano ponendo ai margini del mercato in un momento dove quasi il 60% delle nuove immatricolazioni e’ diesel.per il resto io credo che una azienda abbia il diritto dovere di difendere le proprie posizioni e la propria leadership, operazioni anche piu scandalose del convertendo fiat si sono viste con la vendita regalo della SME, la quotazione di fininvest con allora quasi 4 miliardi di debiti, la privatizzazione con spolpamento e rivendita di telecom italia, per non andare ad enimont, quelli si che erano soldi dei contribuenti, per quanto alle speculazioni purtroppo il sistema italia e’ cosi da sempre e non e’ colpa di fiat ma del sistema politico che delegato a legiferare fa leggi e leggine ad uso e consumo di furbetti e furboni, generando spesso problemi sociali a volte evidenti a volte meno evidenti. sul management fiat direi invece che finalmente ci sono persone con le palle e non le solite patacche, la ferrari e’ toranata all’utile ed ai successi con montezemolo, la maserati e stata rimessa in piedi da montezemolo, la fiat sotto la sua egida si sta difendendo raggiungendo ultimamente livelli di vendita insperati in italia ed all’ estero, tornando ad essere un palymaker anche sui mercati internazionali dove mancavamo da decenni e riottenedo credibilita e fiducia per stringere alleanze strategiche su vecchi e nuovi mercati, finalmente si rivedono prodotti con un minimo di identita. la mia domanda e’ quando gli spagnoli che hanno iniziato a contare in europa da un decennio riescono a difendere le loro aziende da attacchi stranieri, quando i francesi si attaccano all’ amor patrio per evitare di perdere l’ identita delle loro aziende, quando i tedeschi non ti fanno nemmeno guardare dentro i loro confini, perche dovremmo noi scandalizzarci invece di inorgoglirci di fronte ad un tentativo di difesa fatto da una proprieta per mantenere in controllo di una azienda che da sempre si e’ identificata con il nostro paese nel bene e nel male, che ha permesso di salvaguardare marchi storici come ferrari, maserati, alfa romeo, lancia, non e stato cosi per altri marchi finiti sotto l’ egida di ali multinazionali che non ci hanno pensato due volte a scaricare le nostre produzioni restando con un bene volatile che e’ il marchio.
    in un periodo di deindustrializzazione e dislocazione delle produzioni credo che vada premiato questo tentativo ” con tutti i suoi limiti e problemi” di salvare la proprieta assieme all’ identita italiana della piu grande azienda nostrana, o vuoi vedere che ci sono sempre i soliti furbetti “telecom docet” che avendo annusato la puzza di una mezza carogna stanno ringhiando per il piatto succulento!! e se anche fosse vero che le banche hanno guadagnato con la speculazione dove sta il danno, secondo me in tutta questa storia c’e’ anche qualcuno che ci ha guadagnato comprando fiat a quattro euro che ora puo rivendere a nove, non vorrai che sia solo fiat ad averci guadagnato, se poi il titolo terra’ non e dato sapere, credo che nelle sfere finanziarie nostrane la fiat oggi abbia piu nemici che amici. a me piacciono cosi e gli auguro di farcela, vorrei poter un giorno gioire per un prodotto italiano che si vende in europa e nel mondo, e che in qualche modo aiutera il paese ad uscire dalla crisi economica in cui si dimena per mancanza di programmazione e di impegni seri nel medio e lungo periodo. fare disfattismo e’ facile, il difficile e’ costruire, sviluppare, mantenere, rinnovare, hai mai provato ad andare in banca a chiedere un prestito per un progetto per il quale non puoi dare garanzie in solido!!
    saluti cari,
    adriano

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