Il blog di Antonio Tombolini

Libero, LifeGate, e lo stupro dell'etica

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E così la pubblicità, pur di sopravvivere, si inventa, nel tentativo di nascondere la sua solita faccia, la Pubblicità senza Pubblicità. La formula, che in questi giorni sta riscuotendo un notevole successo mediatico come si trattasse di un evento epocale nella storia della comunicazione, è stata escogitata da Lifegate.com, il portale newage-eco-equo-solidale di Marco Roveda, per divulgare l’accordo raggiunto tra Radio Lifegate e Libero, il portale di Wind.
Partiamo dalla novità che in realtà non c’è: Lifegate produce radio (oddio, produrre è una parola grossa: manda in continuazione musica senza interruzioni, tutto qua). Libero decide di pagare (quanto? Nella migliore tradizione del business as usual, altro che novità, nessuno lo dice) per fare propria Radio Lifegate, che ora può essere ascoltata online con accesso esclusivo da Libero, e con un’interfaccia farcita di tutti i link di Libero.
Nell’ansia di mantenere comunque a Lifegate quell’aura di business-new-age, le affermazioni di Wind da un lato, e di Roveda dall’altro, mi paiono sconfinare in una vera e propria presa per il culo.
L’operatore telefonico ci assicura che

LIBERO condivide i valori di LifeGate e ti offre l’ascolto gratuito! (sembrerebbe di poterne concludere simmetricamente che LifeGate condivide i valori di Libero)

Da parte sua Marco Roveda, fondatore e patron di LifeGate, non manca di spiegarci, nella dovuta posa ascetica e ispirata, che (ascoltate bene!):

Libero è di Wind, Wind è di Enel, Enel è dello Stato, lo Stato siamo noi: ecco perché ci piace questo accordo

Lo Stato siamo noi, dice Roveda, intendendo per noi, evidentemente, lui e gli azionisti di LifeGate. Ché diversamente, qualora s’intenda un noi più ampio, che comprendesse, che ne so,
magari anche me, dovrei attendermi una qualche iniezione di soldi pubblici da parte di qualche azienda di stato (che condivide i miei valori…), che mi metta in grado, che ne so, di distribuire salami e formaggi a tutti senza che siano costretti a pagarli.
Sveglia amici miei.
E’ tempo di smascherare la truffa che si nasconde dietro la parola etica, etico, usata e abusata e violentata e stuprata dal business, e dai profeti del cosiddetto e ormai very trendy business etico, ultima invenzione e mistificazione di un marketing decadente.
Via i mercanti dal tempio!
Che tornino sulla piazza del mercato, finalmente.
A ridare dignità, e al tempio, e al mercato.

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  • Ma Roveda, non è lo stesso che ha fondato il dorato mondo Bio delle Fattorie Scaldasole? Be, almeno per lui la sua forma di Marketing funziona….;-)

  • Si’, pero’ poi ha venduto tutto a Plasmon qualche anno fa. (A proposito, la Plasmon, sapendo di Matilde – potenza della legge sulla privacy – mi ha mandato una videocassetta sulle “Oasi Plasmon” che non vedo l’ora di vedere, se non altro per appuntarmi l’indirizzo di una di queste oasi e andarci di persona).

  • e poi che ne pensi di “impatto zero”?
    vorrei scoprire qualcosa in più…mi sembra davvero un losco progetto, anche se in effetti è certificato SINCERT, ma chissà poi le certificazioni cosa sono, se non delle micro(o macro)-tangenti?

  • Perchè non si può congiungere etica con affari?
    Lifegate è un bel progetto, secondo me.
    Perchè questa critica così accesa?
    Ci sono cose ben peggiori nel mondo mi sembra, per usare la parola stupro…
    Anche il Dalai Lama ad esempio suggerisce di avere etica negli affari.
    Se il mondo gira intorno ai soldi (ed è sempre più inter-connesso in un epoca di globalizzazione) che male ci sarebbe a fare soldi in modo più etico?
    Se vai a vedere il sito di lifegate vedi che sono anche impegnati nel supporto ad associazioni che si occupano di aiutare gli altri.
    E la natura? Perchè le aziende non devono pensarci?
    Lifegate è un modo di applicare il protocollo di kyoto.
    Soluzioni magiche non ci sono, credo…
    Inoltre, la musica è buona (e da un pò di tempo la producono pure) non c’è molta pubblicità, anche se ogni tanto c’è, il portale è interessante perchè parla di moltissime cose sulla natura, l’ecologia e l’ambiente.
    L’unica cosa che mi ha deluso se vogliamo è che si presentano come guru e poi in realtà sono degli imprenditori, questo sì lo riconosco.
    Anche io ci sono cascato, ma non per questo ho cambiato opinione su di loro, mi sembrano brave persone.
    Ho solo riconvertito il tiro, sono imprenditori, che hanno una particolare sensibilità nei confronti della natura e del mondo e in questo non ci trovo nulla di sbagliato. E tu?
    Apprezzerei una risposta. Grazie, Federico

  • Per Federico,
    tanta buona musica significa un fiume di denaro in diritti d’autore.
    In tasca a chi vanno questi diritti ? e soprattutto da dove viene il denaro, visto che stranamente l’ascolto è gratis ?
    Alla faccia del Dalai Lama !
    Consiglio l’operetta giovanile di Marx “Segui il denaro”.

di Antonio Tombolini
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