Il blog di Antonio Tombolini

Lo strano caso del vescovo, della divorziata e della minigonna: Simplicissimus' Version

L

Io non ne volevo parlare, ma tant’è.
Lei, Caterina Bonci insegnante di religione in Fano, la mette più o meno così:

il vescovo mi ha licenziato adducendo come motivo il fatto che sono divorziata, ma non è vero, perché sono divorziata da dieci anni e in tutto questo tempo la Curia non aveva avuto niente da ridire. La verità è che vogliono punire la mia avvenenza, è colpa dei genitori cattivi, e delle mamme gelose, che mettono in giro la chiacchiera che io vado a scuola con la minigonna, che poi non è manco vero e se anche lo fosse, ma insomma, non sarebbe mio diritto?

E via tutti ad elargire solidarietà alla povera insegnante vittima della sua avvenenza, e dalli al vescovaccio misogino che se la prende con la minigonna e – non volendolo ammettere – trova la scusa del divorzio. Scusa inconsistente, ridono tutti, prova ne sia che la tipa è divorziata da più di diec’anni, e da sempre insegna indisturbata la vera fede…

Io non ci sto.

Balle. La verità l’ha scritta – rara avis – il bravo Michele Lembo.

Dice ma come, tu mi ti metti contro la povera donna ora disoccupata, e mi difendi il vescovo potente e prepotente?
No, ma cerco di vedere le cose come stanno.

Chiariamo intanto che la storia dell’avvenenza e della minigonna, che alla povera Bonci qualche giornalista di quart’ordine avrà suggerito come strategicamente efficace, non c’entra un tubo.
Dice ma come, allora tu credi alla Curia che il motivo sia il divorzio? E come mai allora solo dopo dieci anni?

Certo che ci credo, e vi spiego anche perché la Curia si avvalga solo ora di quella motivazione per far fuori la Bonci: gli è infatti che solo da un anno lo Stato italiano ha emanato una legge, in base alla quale gli insegnanti di religione, privi di punteggio (e sì che già per legge sono pagati dal contribuente, ma scelti dal vescovo, pensa te…) possono partecipare ipso facto a pubblico concorso per la cattedra di ruolo in altre materie, diventando così con una scorciatoia insegnanti di ruolo in pianta stabile. Per partecipare al concorso però, gli insegnanti di religione devono essere muniti, come la legge prevede, di apposito Certificato di Idoneità all’insegnamento della religione rilasciato dal vescovo. La Bonci, che il concorso fece e vinse nel 2004, quel certificato non ce l’aveva, perché il vescovo (come la legge gli consente di fare) non ha ritenuto di darglielo, in quanto divorziata.

Fare un po’ di carità consentendo di anno in anno alla Bonci di insegnare la religione va bene, ha ragionato in cuor suo il pio monsignor Tomassetti, ma elargirle un bel posto definitivo, quando è pure divorziata, mentre – come osserva oggi un altro vescovo, monsignor Maggiolini sul Quotidiano Nazionale – dovrebbe insegnare l’indissolubilità del matrimonio, questo no, questo è troppo.

Come dare torto – dal suo punto di vista – al vescovo?
Con chi prendersela? Perché scandalizzarsi di questo stato di cose? Se si accettano (e le si accettano senza scandalo da anni, a quanto pare) leggi come queste, di che cosa scandalizzarsi?

Perciò non me la prendo col vescovo, io. E il decolleté della professoressa di religione non mi commuove più di tanto.
Me la prendo con voi. Sì, proprio con voi.

  • Con voi che non vi informate.
  • Con voi che non sapete che l’insegnamento della religione cattolica viene pagato coi soldi dei cittadini, ma che per legge assunzioni e licenziamenti e concorsi vengono decisi dai vescovi.
  • Con voi che continuate imperterriti a votare imperterriti sempre e soltanto per quelli che sono capaci di concepire leggi come questa.
  • Con voi che poi vi sentite così informati sulla politica, perché non vi perdete manco una puntata di Bruno Vespa.
  • Con voi che mi fate la lacrimuccia liberal-moralistica a favore della libertà di minigonna per la malcapitata, senza battere manco un ciglio per liberarvi di leggi ammazza-diritto come queste.

Avete solo un modo per redimervi: aderire subito a Lievito Riformatore.

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  • Visto che l’insegnamento della religione cattolica viene pagato coi soldi dei cittadini, ma che per legge assunzioni e licenziamenti e concorsi vengono decisi dai vescovi, mi piacerebbe anche sapere – così, per curiosità – quale sia stato il comportamento della Caterina Bonci agli scorsi referendum.
    Lungi dal fare dietrologia di bassa lega, voglio solo sottolineare che una delle conseguenze di leggi del genere è stata anche la non segretezza del voto. Come si saranno comportati lo scorso giugno gli insegnanti di religione, ben consci di poter pagare il loro “dissenso” col posto di lavoro?

  • A me non interessa cosa ha fatto la Bonci. Io credo che di questa vicenda va messo in evidenza il fatto (gravissimo) che lo stato italiano consente legalmente che un vescovo decida assunzioni e licenziamenti di personale pubblico, pagato dallo stato. Tutto ciò fa parte del Concordato, che, per me, va tolto di mezzo.

  • ancora una volta mi hai tolto le parole dalla tastiera…
    tg e giornali hanno messo in evidenza il lato da commedia all’italiana, mentre il lato rilevante dell’episodio è quello di aver fatto conoscere una legislazione allucinante.

  • ueh…non è che me la potresti presentare, ‘sta divorziata avvenente e in minigonna? fano è carinissima…mi ci potrei pure trasferire…ciao, Antonio, un abbraccio. 🙂 PS: vedo che la tua community cresce bene. ne sono contentissimo.

  • Commento per commento metto anche il mio in quanto ho l’impressione che chi si firma “mic” non abbia capito (magari avrei potuto dire che aveva letto troppo in fretta) il preciso senso ed il chiaro significato della nota scritta da Andrea.
    Nota che pone una domanda nient’affatto peregrina.
    Il referendum a seguito della clamorosa scelta della CEI di fatto ha comportato una palese violazione del diritto costituzionale che assicura la segretezza del voto. Cosi nella pratica gestione, senza dubbio (di fatto ce ne sono le prove) abbiamo consentito anche che si verificasse se gli insegnati di religione erano stati o meno ossequienti agli ordini di Ruini. Pena ovviamente possibili sanzioni da parte del Vescovo che, diciamolo pure, non poteva fare altrimenti. Almeno il Presidente della Repubblica si è recato a votare e non ha dichiarato la sua scelta. Il mio Vescovo, come tutti quelli che si sono astenuti, è stato di fatto schedato, non vi pare? Spero d’essere stato chiaro, ma per finire vorrei lanciare una proposta (che dovrebbe avere scarso successo): proviamo a raccogliere notizie per verificare se ci sono dei disubbidienti coraggiosi. Chi fa l’insegnate di religione ed ha affrontato il segreto dell’urna sa difendere le sue idee, ha qualcosa anche del martire. Da parte mia vorrei almeno conoscerlo e per questa occasione m’impegno ad offrirgli una gustosa cena. Ovviamente quando lo troveremo saranno invitati anche Antonio ed i commentatori di questa notizia sul blog.

  • Ma e’ possibile sapere se uno ha votato o no? Per esempio Caterina Bonci e’ andata a votare al referendum?
    Gianluigi, sara’ la prima domanda da farle a cena? 😉

  • Insomma con invariabile puntualitá c’e´sempre qualcuno che si meraviglia che l’ istituzione-Chiesa si attenga scrupolosamente al proprio mansionario: il quale prevede oltre che dar da mangiare agli affamati, curare le anime e soccorrere i bisognosi anche l’oculata cura dei propri interessi terreni. Se i principi della Chiesa si chiamano cosi´sará anche perché sono piu´ capaci dei ministri e sottosegretari con i quali contrattano i varii Concordati.
    Dunque se il contratto dice che l’insegnamento della religione cattolica viene pagato coi soldi dei cittadini, ma che per legge assunzioni e licenziamenti e concorsi vengono decisi dai vescovi, significa che come in tutte le cose di questo mondo il piu´furbo inganna il meno furbo.
    Magari non ce lo aspettavamo da Santa Madre Chiesa, ma cosi´é.
    Significa anche che alla maggior parte della
    gente le cose stanno bene cosi´perché intanto
    chi e´mai stato bocciato a religione ( beh veramente io in quinta ginnasio, ma non fa testo), che peso ha nel comune sentire “l’ ora di religione” ? Scarsissimo.
    Serve solo alla Chiesa Cattolica, a tenere un piede nella porta, e prendere soldi da un paese sulle cui forme di fede tra maghi
    e madonne in lagrime c’e’ da porsi tanti interrogativi.
    In questa ottica l’inciente della Maestrina dalla Minigonna Rossa e´solo un dettaglio
    personalmente doloroso ma presto dimenticato.
    Non so se il Lievito Riformatore sia la risposta giusta peró nel resto d’Europa una legge del genere neanche nel piu´profondo
    Medioevo.

  • Il vescovo e la minigonna
    Vi ricordate quellinsegnante di religione di Fano, Caterina Bonci, che qualche giorno fa il vescovo ha allontanato dallinsegnamento?Non adatta allinsegnamento in quanto divorziata, sostiene il vescovo; discriminata per la propria avve

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