Il blog di Antonio Tombolini

Londra 2005

L

Sono preoccupato. Ma dai, direte voi, e chi non lo è, dopo quel che è successo a Londra.
No, non è il fatto in sé: quello mi angoscia, mi addolora, mi fa pensare – piccino come sono – a mio figlio in partenza per Oxford tra qualche giorno… no, sono preoccupato per quel che sento e leggo oggi, dopo quei fatti, e in conseguenza di quei fatti.

Provo a essere un po’ più preciso: mi preoccupa il fatto che troppi stiano usando gli attentati di Londra per riaffermare, una volta per tutte, e con l’aria di chi stavolta non ammette repliche, la loro teoria. La teoria secondo la quale non si tratta di terrorismo, ma di vera e propria guerra. E che di questo si debba prendere atto, traendone tutte le conseguenze.

E’ tutto qui.

L’ho scritto per
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  • I terroristi stanno facendo su scala globale quel che fecero i vietcong contro gli americani: la guerriglia. Questa strategia è imbattibile sul piano militare. Non puoi mettere un poliziotto/soldato dietro ogni *sospettabile*, e se lo fai perdi, perché tu per primo distruggi il tessuto dei diritti civili ed umani sui quali si basa una società che voglia essere civile. Loro, i terroristi, invece non hanno nulla da perdere.
    Secondo me, l’unico modo che abbiamo di uscire vincitori dall’attacco del terrorismo è quello di puntare noi per primi su ciò che fa superiori NON noi, ma la democrazia: i diritti umani universali, quelli che tutti aspirano ad avere, e che i terroristi non sarebbero in grado né avrebbero la volontà di assicurare.
    Non c’è altra via, anche se purtroppo questa di via per i RI avrbbe un costo: il dover ammettere che la rete di carceri segrete e no, ove si pratica anche la tortura, organizzata da parte “nostra”, è una concessione alle aspettative dei terroristi che non possiamo permetterci. Il dover ammettere che gli Stati Uniti, come il tuo scacchista, stanno perdendo la testa ed anche in passato non è che fossero irreprensibli. Il dover ammettere che le scelte e le bugie dell’Amministrazione Bush sin qui non sono state all’altezza della crisi.
    Perché gli Stati Uniti non pubblicano i documenti sequestrati al regime di Saddam Hussein, come Amnesty International chiese subito alla fine della guerra? Perché non puniscono davvero i torturatori? Perché tengono i prigionieri in un limbo giuridico assolutamente illegale? Perché non ratificano il TPI?
    Capezzone dovrebbe smetterla di minimizzare. C’è bisogno di maggiore attenzione ai diritti umani tra coloro che si vogliono democratici, perché ciò soltanto dà l’autorità necessaria a parlare ed agire in maniera credibile.
    Tu sei Tombolini, vero? Ti leggo spesso. Congratulazioni. In te ancora riesco a rispecchiarmi come radicale.

  • Mi accosti a chi parla di scontro di civiltà. Mai parlato di scontro di civiltà, l’opposto:
    Citazione:
    “Se crediamo, come dice Emma Bonino, che non si comparano tra loro le diverse civiltà, ma i sistemi di governo, quelli sì, allora siamo consapevoli della risposta politica che ci serve”.
    E’ la frase di Emma, ricordi? L’ho citata, ma tu mi accosti a Ratzinger. Ho scritto testualmente:
    Citazione:
    “Ciò che dobbiamo difendere non è, o non è solo, la nostra identità di occidentali, quindi fatta delle famose radici giudaico-cristiane, o greco-romane, o illuministe (dibattito assai inutile). E gli altri? Tutte le altre culture, le altre civiltà? Sono fuori? Cosa ne facciamo? Le regaliamo al fondamentalismo? Come vittime o come complici? Dev’essere chiaro al mondo che l’occidente combatte il terrorismo non perché è anti-cristiano, ma perché è anti-umano”.
    Pensa, ho fatto proprio attenzione a usare le parole del Papa, per dire una sì, l’altra no. Ti sono sfuggiti questi passaggi, dunque il tuo accostamento (“da tutti costoro” non lo accetto) non trova fondamento in ciò che ho scritto.
    Citazione:
    “Ciò che dobbiamo difendere non è, o non è solo, la nostra civiltà, come se le altre, a cominciare da quella islamica, non meritino la nostra difesa, ma è un modello di convivenza basato sulla libertà individuale e sulla democrazia, è un sistema di governo basato sulla separazione dei poteri, lo stato di diritto, la laicità dello Stato. Diritti soggettivi storicamente acquisiti per ogni essere umano. Sono insomma, principi che o sono universali e affermati come tali o non sono, e non possono essere difesi con successo”.
    Il mio post a caldo sul blog è, appunto, a caldo e nell’articolo ho cercato di spiegare il passaggio sul Patriot Act. Nessuna legislazione d’emergenza, anche perché noi in Italia (e l’ho scritto nell’articolo) siamo già ben al di là del Patriot Act. Il riferimento a esso è provocatorio, per sottolineare l’esigenza di prendere le cose sul serio e organizzare intelligence e forze di sicurezza in Europa e in Italia. Non è affatto detto che tutte le nuove leggi proponibili per contrastare il terrorismo violino delle libertà. Ma io dico pure che forse non servono, che basta usare i poteri già costituzionalmente previsti: l’intelligence, guidata dai governi sotto il controllo del Parlamenti.Citazione:
    “Nessuna legge d’emergenza o potere eccezionale. Occorre solo esercitare nel migliore dei modi i poteri assegnati dalla Costituzione.
    serve uno scatto di consapevolezza: riconoscere che siamo in guerra; che è all’opera il servizio segreto militare; meglio se in stretto coordinamento ai servizi di intelligence alleati; che se trovano una spia o un sabotatore nemico sul nostro territorio questo va catturato e detenuto fino alla cessazione delle ostilità. Ciò significa che dobbiamo abbandonarci nelle mani dei nostri generali e rinchiuderci in casa a pregare? Certo che no”.
    E’ vero caro Antonio, ho battuto sul chiodo “siamo in guerra”, in modo però provocatorio e non con compiacimento (almeno questo era il mio spirito, ma poi ognuno ha la propria sensibilità e non discuto come tu possa aver percepito quel mio incipit). Ho scritto anche che “mi fa schifo”, ma è anche un’ovvietà. Credo io che la guerra serva a “trovare una soluzione al più presto”? Proprio no! Serviranno decenni forse per estirpare l’odio dal Medio Oriente e l’unica strada è la democrazia. L’errore logico che fai è che io non propongo di andare alla guerra in senso ottocentesco (dove poi?). Infatti la mia non è un'”entrata in guerra”, ma la considerazione che siamo vittime di una guerra. Per essere “in guerra” non è necessario essere d’accordo in due, il che richiederebbe che noi anche dichiaramo guerra. Ce l’hanno dichiarata, ce la fanno, e ci siamo.
    Mi dispiace quindi che non hai notato con altrettanta attenzione il resto dell’articolo. La metafora dello schacchista è suggestiva, nulla più. Tu confondi? Io non confondo, non uso guerra come sinonimo di momento bellico, ma come presenza di un nemico che vuole distruggerci per quel che siamo, al di là di ciò che facciamo. Questa consapevolezza, ahimé, ma è un’opinione, in molta Europa non c’è. In Italia siamo messi ancora peggio: crediamo di non essere un tutt’uno con Usa, GB e il resto d’Europa, crediamo ancora che in qualche modo possiamo cavarcela all’italiana: non ci conviene essere così allineati, leali, perché tanto un qualche trattamento di favore lo avremo. Purtroppo è il sentimento prevalente che a tutti i nostri politici fa comodo non intaccare.
    La guerra o terrorismo globale, come lo chiami tu e io accetto la tua definizione se ti solleva, non si affronta con il momento bellico, anche se non può essere escluso, e anche io mi pare che ho indicato qualche politica che guarda caso corrisponde pari pari a quelle che infine dici di condividere.
    ciao, spero di essermi chiarito

  • detto in altre parole: togliamogli la sedia da sotto il c… allo scacchista avversario.
    Colpiamone le reti finanziarie, le complicità internazionali, oltre alle tre strade radicali chiarite ormai da alcuni anni.
    Ma noi restiamo noi stessi: liberi e democratici.
    Churchill permise l’obiezione di coscienza durante la seconda guerra mondiale perchè noi non siamo come loro e solo restando noi stessi potremo batterli.

  • Concordo con la tua analisi.
    Ma dissento fermamente dalla dichiarazione a caldo di Capezzone:
    “dobbiamo dirci tutti Blairiani”.
    No, e’ il momento di solidarizzare con le vittime, tutte.
    I cittadini Londinesi.
    Dobbiamo dirci tutti Londinesi.
    Le religioni, tutte, attaccate da chi vuol innescare una guerra tra religioni.
    Dobbiamo dirci tutti Cattolici.
    Dobbiamo dirci tutti Islamici.
    Ma a livello politico, no!
    I politici non hanno bisogno di solidarietà, ma della nostra libera e democratica partecipazione.
    Dobbiamo continuare ad essere noi stessi, chi la pensa come Blair si dica Blairiano, chi la pensa diversamente da lui,
    che lo critichi oggi come ieri.
    p.s.
    http://www.agi.it/news.pl?doc=200507081355-1085-RT1-CRO-0-NF50&page=0&id=agionline.paesiarabi
    Ma e’ possibile che in Italia un ministro possa permettersi di fare simili dichiarazioni senza doversi dimettere !?
    E’ segno che la democrazia italiana e’ allo sfascio e/o che la tesi della guerra ha pervaso il mondo istituzionale.

  • Per Pina: ebbene si’, Simplicissimus e Tombolini sono la stessa cosa 🙂 Volevo ringraziarti in privato per l’apprezzamento, ma non avendo la tua mail, lo faccio qui: grazie!
    Per Federico:
    Federico, discutere con te e’ un GRANDE piacere, grazie anche per il commento che hai fatto al mio post. Avrei un po’ di cose da dire per proseguire la discussione con te e con quello che hai sostenuto, ma non ci mancheranno le occasioni. Per ora solo un paio di note: non ti ho accomunato (se non nel “tono” di “compiacimento”, diversamente declinato – e quanto! – da te) a Ratzinger e Ferrara. Ho tenuto anzi – e non fosse stato sufficiente, lo ribadisco qui – a chiarire l’abissale differenza, che e’ differenza di *fini* in vista dei quali operare.
    E poi: certo che siamo d’accordo sulla prospettiva politica. Non siamo d’accordo, credo, sull’automatismo (che pecca, bada bene, di ottimismo, secondo me, che condivido la tua analisi sulla non-consapevolezza italiota ed europeota) cui mi pare tu ti affidi tra “dichiarazione” o “presa d’atto” dello “stato di guerra” e messa in moto dei relativi meccanismi come efficace strumento di difesa. Io temo invece che andare in quella direzione – nella migliore delle ipotesi – non serva a niente e – nella piu’ probabile – possa rivelarsi estremamente dannoso.

  • Io interpreto queste orribili aggressioni in due risoluzioni, altrettanto balorde.
    La prima è che i jihadisti sono una minoranza nell’islam, questi vigliacchi hanno come obiettivo quello di raccogliere proselitismo dai musulmani moderati, che, non scordiamolo, sono la maggioranza.
    Oggi il bersaglio occidentale, rischia di essere proprio questo soggetto, poco integrato, incline alla rabbia perché sfruttato e disperato, disilluso di poter un giorno raggiungere quel benessere che pare circondarlo.
    Il clima di ostilità nei suoi confronti cresce ad ogni azione terroristica, se non lo convincerà un mullah, lo faremo, indirettamente, noi “società civile”.
    Il secondo aspetto è quello della sconfitta insita che questa modalità di procedere comporta.
    Gli strateghi della rete terroristica, non possono non sapere, che hanno già perduto questa non-guerra, non possono impedire la mobilità, non gli effetti tangibili della comunicazione e per quanto lancino strali, l’integrazione, la più ovvia e scontata dei processi naturali, può solo essere rallentata, non fermata.
    Nella consapevolezza di non poter girare in senso antiorario le lancette della storia, sanno che il califfato, non tornerà mai più, sono coscienti che il loro modello segregazionista è destinato a fallire.
    Quindi, nell’assoluta e suicida certezza di aver perduto ogni possibilità, tentano di alzare il livello dello scontro, contro i loro tre bersagli principali.
    L’Islam moderato, gli infedeli, l’economia occidentale.
    Invocare lo scontro di civiltà, è fare il loro gioco.
    Restringere i loro diritti e libertà, è fare il loro gioco.
    Cospargerci il capo di cenere, per gli errori colonialistici del passato, è fare il loro gioco.
    Ha ragione ildilettante, quando sostiene che per vincerli, dobbiamo rimanere noi stessi.
    Che però, in fondo, è pur sempre la cosa più difficile.

  • caro Antonio, sono parzialmente d’accordo con te. il dissenso é, credo, solo terminologico. “siamo in guerra, questo é poco ma sicuro, ma non é una guerra classica.” ho scritto sul mio blog. ma dicevo anche: “non é rinunciando alla nostra, di moralità, che potremmo dire di aver vinto: avrebbero vinto loro.
    perché, alla fine, ci avrebbero convertiti.” ecco perché sarà una guerra lunga. perché le soluzioni rapide non esistono. esistono progetti, idee, possibilità. ma, purtroppo, a lunga scadenza. altro non possiamo immaginare. se non vogliamo perdere la nostra identità. e darci, in fondo, per sconfitti. ciao.

  • ebbene si, siamo in guerra, ma non dall’11 settembre. Siamo in guerra da quando Ramzi Youssef tentò di far saltare in aria il World Trade Center nel 1993, da quando gli algerini facevano saltare le metropolitane parigine nel 1995. Anzi: da quando i pasdaran di Khomeini presero d’assalto l’ambasciata mericana nel 1979
    L’abbiamo voluta noi questa guerra? No.
    Le radici greco-cristiane? Si perchè dalla Grecia e non dai faraoni o dai califfi ci arriva la democrazia, e perchè l’Europa da Poitiers a Lepanto, dalla Reconquista a Vienna (immaginate una Vienna ottomana e immaginatevi un Mozart. Possibile? E dieri di no…)
    scelse di essere cristiana e a questo si deve se son le loro donne a volte a chiedersi se è giusto portare il velo. Se avessero visnto loro saremmo in pieno medioevo( con tutto il rispetto per Dante e Tommaso d’Aquino)

  • Credo che in questi anni ci sia un abuso di termini impropri. Probabilmente la causa sta nella superficialità delle analisi percepite e nella semiaridità del terreno sul quale si svolgono gli eventi. Il termine “guerra” che sento abusare per contesti che mi pare abbiano altri connotati è probabilmente il riflesso inconsapevole e condizionato all’abuso del termine “pace” che abbiamo sentito, insopportabilmente, strillare e sbandierare in ogni dove in modo ideologico ed irresponsabile, ipocrita ed elusivo.
    Altro che PACE! è come se volessimo gridare noi a quelli che hanno abusato della parola… questa è una GUERRA! gli rispondiamo con la spocchia di chi l’aveva già capito da molto tempo…
    Rischiamo di dividerci come sciocchi faziosi anche in questo caso, come se avessimo la necessità irresistibile di trovare tra di noi i complici dei nostri avversari: chi da una parte è “complice” delle strategie imperialiste del guerrafondaio Bush, dei neocon e dei loro servi sciocchi (Blair in primis), chi dall’altra parte è “complice” più o meno consapevole del fondamentalismo religioso perchè vuol riesumare le proprie vecchie “certezze” ideologiche nel gesto ribelle e idealizzato di una nuova generazione di giovani rivoluzionari.
    Se sbagliamo nell’abuso delle parole, certamente sbaglieremo nella lettura degli eventi e le nostre risposte saranno incongrue perchè derivano da preconcetti. Così i nostri errori aumenteranno statisticamente.

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