Il blog di Antonio Tombolini

Monsignor Scatizzi, il testo integrale

M

Monsignor Simone ScatizziAbbiamo già tutti letto qua e là della delirante lettera di monsignor Simone Scatizzi, vescovo di Pistoia, che – scrivendo al Consiglio comunale della sua Città, reo di aver istituito un Registro delle Unioni Civili – l’ha buttata sul pesante e ha parlato di crisi della virilità del maschio e altre amenità.
Tutti ne abbiamo – più o meno sarcasticamente, più o meno amaramente – riso o sorriso. A darsi di gomito ridendone ci sono in prima fila un bel po’ di vescovi confratelli del suddetto, la stragrande maggioranza dei preti, e tutti i laici cattolici impegnati, e più sono impegnati e più ne hanno riso tra loro con l’aria di chi la sa lunga. Magari continuando a scappellarsi al baciamano quando lo incontrano, anzi, li sento già congratularsi con lui, ruffiani e ipocriti che sono.

Io non riesco a riderne ancora oggi. Mi leggo e rileggo quella lettera, penso a chi l’ha scritta, al suo ruolo e alla sua funzione nella Chiesa, al luogo in cui vive, alla drammatica assenza di reazioni pubbliche da parte della sua comunità cristiana, alla tragica assenza di reazioni pubbliche anche di uno solo dei suoi confratelli vescovi, di un sacerdote, di un laico… e allora penso che dopo averne tanto riso la cosa da fare sia questa: leggere per intero la lettera di monsignor Scatizzi, poi ne riparliamo.

Non è breve, ma leggetela tutta, per favore. Non per riderne, ma per registrare mentalmente le reazioni, i pensieri che vi suscita. Poi ne riparliamo. Eccola qua:

Ho letto che il Consiglio
comunale, senza giungere all’approvazione delle nozze gay, ha però dato
vita al registro delle «unioni civili», facendo un primo scalino verso
forme negate dall’etica generale. Prima di ogni altra considerazione mi
piacerebbe molto che si evitassero certi eufemismi, sia scrivendo che
parlando, perché sembrano nascondere la realtà quasi per un certo
pudore ma, nella vita sociale, sanno di stratagemmi per far bypassare
un’idea dinanzi all’opinione pubblica e, quindi, hanno il sapore di
un’ipocrisia.

Le unioni civili esistono già, costituite da un uomo e da una donna
che riconoscono solo il legame consapevolmente e reciprocamente
assunto, dinanzi allo Stato. So che la maggioranza dei consiglieri è
data da uomini: non so se certi consiglieri si sono resi conto di dare
un ulteriore colpo all’identità maschile. E’ risaputo, da diverso tempo
ormai, che è sempre più in calo non solo la fecondità maschile ma anche
la stessa virilità. Si scrive e si vocifera in tutti gli spazi della
comunicazione: quotidiani, riviste settimanali e specialistiche, saggi,
discussioni radio-televisive – che la perdita della virilità maschile
dà indici sempre più alti. È proprio partendo anche dai dati emersi in
occasione del referendum sulla legge 40/2004 – che indicano come nei
prossimi anni si arriverà ad una percentuale davvero impressionante
circa l’infertilità maschile – che ogni forma che incoraggia lo
svilimento della mascolinità e la confusione di genere è
incomprensibile.

Al congresso di Copenaghen sulla riproduzione umana e sulla
embrionologia, il 20 giugno scorso, Bill Ledger, docente all’università
di Sheffield, ha ipotizzato che entro un decennio l’infertilità colpirà
non più una coppia su sette, come oggi avviene, ma una coppia su tre.

Questa perdita dell’identità maschile, con tutte le sue conseguenze
e causata dalla mancanza di modelli autorevoli e credibili; da
un’educazione in gran parte nelle mani femminili, da contesti di
assenza o di insignificanza psico-pedagogica della figura paterna. Non
si può ignorare che l’uso di droghe ed alcolici sta aumentando tra i
pre-adolescenti proprio a causa di una fragilità dell’identità e
dell’inquietudine psico-affettiva con le conseguenze facilmente
prevedibili.

La cultura attuale, dunque, sta mettendo in crisi la virilità
propria del maschio. Il grido di allarme, partito dagli Stati Uniti,
sta riecheggiando in tutta Europa e perciò, anche in Italia. Non sono
certo le leggi spagnole di Zapatero che potranno migliorare la
situazione. Se è vero, come è vero, che le persone omosessuali per
motivi del Dna sono una piccolissima minoranza, si deve arrivare ad
ammettere, implicitamente o esplicitamente, che la grande maggioranza
di essi sono il prodotto di un contesto socio-culturale: la
femminilizzazione della società. Gli uomini, secondo quanto riferisce
la stampa spendono più delle donne per cosmetici, depilazione,
parrucchieri trucchi di vario genere, chirurgia estetica, eccetera. Da
qui bisessualità conclamata, esperienze negative nell’infanzia,
mancanza di formazione all’amore e alla sessualità, orgoglio gay e via
dicendo.

Se così stanno le cose – e chi è informato dimostri il contrario –
non solo le nozze gay sono un ulteriore elemento negativo, ma anche lo
stesso registro delle unioni omosessuali.

Avrei davvero piacere di sapere se i consiglieri comunali che hanno
votato la delibera del caso, hanno considerato certi aspetti del
problema, e mi sarebbe gradita una risposta seria dal Consiglio o
almeno da qualcuno di essi.

Domando:

1) Hanno fatto questa scelta sull’onda di una cultura di tipo
radicale che conduce a una deriva moral-nichilista, oppure pressati
dalla realtà, perché nel comune di Pistoia il fenomeno è vistoso?

2) Il registro delle unioni omosessuali è stato considerato
soltanto un aiuto alla coppia sessualmente omologa senza considerarne
le influenze sulle nuove generazioni, o si è inteso omologare tutto?

3) Da che mondo è mondo, il matrimonio è sempre stato il fenomeno
base della formazione della società, anche se in forme diverse perché
andare incontro a un’esclusione dell’impegno sociale della coppia, non
riconoscendo essa la funzione dello Stato, per chiedere poi allo Stato
sostegno ed aiuto? Non parlo del matrimonio religioso, ma di quello
civile.

4) I consiglieri hanno preso coscienza e consapevolezza di quanto
ho denunciato sopra, cioè della crisi della mascolinità anche in
Italia, oltre che nel mondo?

5) Hanno avuto consapevolezza che i sessuologi e gli andrologi
hanno sempre più richieste di intervento proprio per una
svirilizzazione del maschio?

6) Credono davvero che queste soluzioni – norma o legge che sia –
non incidano sul comportamento comune? Chi conosce la mentalità
popolare – e i consiglieri dovrebbero conoscerla – sa che la gente
comune ragiona in termini semplici «Se la legge lo permette, significa
che non è male!». Bene! Hanno preso coscienza che questa deriva
culturale porterà sofferenza psicologica a persone che si troveranno
defraudate di tanti contenuti importanti di vita? Hanno parlato mai con
serietà, con persone omosessuali per coglierne l’angoscia e la
disperazione che spesso le intridono?

7) La richiesta di «una possibile adozione» non dice proprio nulla
circa la sofferenza che producono certe incompiutezze di genere?
Credono davvero che tutto si risolva nella persona con una legge, o una
torma pseudo-giuridica, che sembra non solo accettare ma convalidare
certi comportamenti?

8) Spetta proprio ai consigli comunali, che hanno carattere
amministrativo, deliberare o darne l’impressione, su questi punti
nodali dell’etica di una società?

9) Si sono resi conto i consiglieri che i pre-adolescenti e gli
adolescenti, così poco seguiti nell’educazione etica della vita e nella
formazione alla sessualità, hanno un periodo di assestamento e di
ricerca della propria identità e, di conseguenza, queste indicazioni
che provengono dalla società civile possono non aiutarli ad uscire da
quell’ambiguità che l’amicizia stessa, con il suo carico di
affettività, può ingenerare nel loro inconscio?

10) Si sono resi conto che porteranno nella vita la responsabilità
di aver incentivato la confusione di genere in momenti significativi
della maturazione della personalità ed avranno il risentimento, se non
l’odio, di tanti sofferenti ed angosciati per la loro incompiutezza?

11) I consiglieri comunali si sono resi conto che la differenza di
genere – maschile e femminile – è una ricchezza della vita psichica
della coppia, e nello stesso tempo del singolo partner, per gli aspetti
originali e acquisiti che il maschile porta al femminile e il femminile
al maschile, mentre ciò non avviene nella coppia omosessuale?

12) Mi si dica: incentivare la soppressione tra maschile e
femminile è una conquista civile o non piuttosto un inquinamento della
realtà naturale e, quindi, una forma da evitare assolutamente?

13) La ricchezza della vita di coppia non sta solo nel legame, ma
anche nel completamento delle diversità con una maturazione permanente,
anche se faticosa: si ritiene la maturazione di genere, e quindi
personale, un valore, oppure si ritiene un bene la fissazione della
personalità ai primi stadi dello sviluppo? I consiglieri si sono
impegnati, prima, in una conoscenza della psicologia dinamica?

14) Che cosa hanno proposto, nel caso che abbiano voluto andare
incontro a molte «situazioni irregolari», per aiutare preadolescenti,
adolescenti e giovani a non cadere nel tranello di «prove» o di
cedimenti, in un momento in cui emergono le pulsioni sessuali,
disorientando così la psicologia giovanile?

15) Se il criterio dei consiglieri è stato quello di regolarsi
sulla domanda di una minoranza, a quando il consenso civile per la
pedofilia, le organizzazioni mafiose, il terrorismo come
rivendicazione, la stessa aggressività e la violenza fisica per farsi
valere, la guerra preventiva, eccetera, eccetera? Mi vogliono spiegare
perché alcune minoranze devono essere ascoltate ed altre no? E perché
non debbono essere ascoltate le maggioranze che propugnano
comportamenti che ne i consiglieri, ne il sottoscritto condividono, a
cui ho accennato sopra? Oppure si considerano i comportamenti sessuali,
anche più anormali, come fattori che non hanno sulla società nessuna
incidenza?

16) Posta la laicità dello Stato, esiste un’etica naturale a cui
fare riferimento, oppure no? E una cultura che ha difeso e difende la
persona come valore su cui misurarsi, è un portato di arretratezza o di
civiltà? Mi possono dire con chiarezza in quale civiltà si sono formati
e, se non sono troppo indiscreto, a quale civiltà appartengono?

17) Se una comunità non condivide certe derive radicali e
nichiliste, ha il diritto o no di difendersi con la stessa logica della
ragione e non solo con la logica della fede? Avrà diritto una comunità,
anche nel momento politico, ad opporsi a queste soluzioni che negano
una storia, una civiltà acquisita ed ogni etica naturale?

18) È vero o no che i partiti che fanno certe scelte – vedi
nazismo, comunismo, fascismo, liberismo selvaggio – finiscono per
provocare soluzioni opposte, anche se non condivisibili? Basta
osservare quello che sta succedendo nella Russia! Si è detto talvolta
che per votare occorreva tapparsi il naso: la storia ci ha indicato
come finiscono certe situazioni! Credono i consiglieri che si possa
continuare una politica a colpi di testa, senza una linea precisa
dovendosi continuamente tappare il naso?

Attendo umilmente delle risposte e non mi si dica che questa è
un’invasione di campo. Sono un cittadino come tutti, ho votato sempre
alle elezioni politiche e amministrative, pago le tasse, ho quindi
diritto di sapere come gli amministratori la pensano e come intendono
muoversi. Ho diritto di saperlo anche perché sono responsabile di una
comunità ed ho il dovere di informarla e di illuminarla.

Non voglio e non posso credere che la democrazia consista nel
seguire ciecamente quello che un gruppetto di persone che è al
potere-politico o amministrativo – intende fare, senza osservazioni e
senza confronti. Mi sembra che certe forme che si chiamavano
«dittature» anche se con la specificazione «del proletariato» o
realizzate in nome del popolo, siano ormai desuete. Mi si dirà: alle
persone che convivono non ci dobbiamo pensare, soprattutto se si
ritrovano in difficoltà di salute ed economiche? Rispondo: chi si
assume l’onere di una persona – e nel caso di unioni civili è atto
reciproco – ha il dovere di provvederle il necessario. La condivisione
di vita deve portare ad una reciproca responsabilità. Nelle difficoltà
deve, certo, essere aiutata la persona, sempre, ma senza confondere i
termini e creare situazioni sociali dalle conseguenze imprevedibili.
Rimango in attesa di una risposta, non generica, ad ogni domanda posta,
sia che si voglia rispondere pubblicamente o privatamente. Mi preme
capire il parere del Consiglio comunale e dei partiti che lo compongono.

 

Commenta

  • Concordo con quell’impenitente di Malvino: questo qua VUOLE un vero maschione… tutto per sé!
    Il resto è fuffa. Pericolosa fuffa.

  • Un testo che dal Concilio in poi non mi era mai accaduto di leggere.
    D’altronde, la linea della CEI ormai è segnata: gli unici mediatori tra – uso un termine impreciso – Fede e Politica ora sono i vescovi, mentre i laici cattolici (ti ricordi questo termine? sigh…) devono limitarsi alle devozioni o all’apologetica.
    E’ il modello-CL che ha vinto, l’Azione Cattolica si è auto-estinta…

  • Alcune osservazioni.
    Parto dalle più facete: nessuno può permettersi di scrivere “bypassare” (io parlo “tagliano”) o “virilità maschile” (esiste quella femminile?).
    Divento più serio:
    1. Almeno dalla prima parte, sembra che omosessualità significhi solo fra due uomini, non fra due donne.
    2. Il punto 15 dell’elenco è fuori di ogni senso sia dal punto di vista legale che anche cristiano: è sacrosanto sostenere i diritti di alcune minoranze in certi contesti (legali e morali), non possono essere sostenuti presunti diritti di altre minoranze in contesti illegali ed immorali.
    Termino con una provocazione: e se invece di rendere legale l’unione fra due persone dello stesso sesso, togliessimo lo status di legalmente privilegiate anche alle unioni fra persone di due sessi diversi (banalizzando: abolizione del matrimonio)?

  • Alcune osservazioni.
    Parto dalle più facete: nessuno può permettersi di scrivere “bypassare” (io parlo “tagliano”) o “virilità maschile” (esiste quella femminile?).
    Divento più serio:
    1. Almeno dalla prima parte, sembra che omosessualità significhi solo fra due uomini, non fra due donne.
    2. Il punto 15 dell’elenco è fuori di ogni senso sia dal punto di vista legale che anche cristiano: è sacrosanto sostenere i diritti di alcune minoranze in certi contesti (legali e morali), non possono essere sostenuti presunti diritti di altre minoranze in contesti illegali ed immorali.
    Termino con una provocazione: e se invece di rendere legale l’unione fra due persone dello stesso sesso, togliessimo lo status di legalmente privilegiate anche alle unioni fra persone di due sessi diversi (banalizzando: abolizione del matrimonio)?

  • Il monsignore ha assolutamente ragione.
    Chi la pensa diversmente deve solo vergognarsi.
    Esiste un’etica naturale che significa:
    a)famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna
    b)rispetto della vita fin dal suo concepimento
    c) no alla fecondazione assisitita: i fgili devono sempre nascere da un atto d’amore, e non essere creati in laboratorio
    d) no alla selezione del figlio “su misura”
    Se non si rispettano queste regole minime si arriverà ad una deriva di tipo zapateriano e ad una nuova eugenetica – come già avviene in Svezia (v. la pubblicità sulle “culle robuste”) – reintroducendo di fatto il nazismo, questa volta per via scientifica.

  • Ho letto con attenzione, con la nausea che saliva dallo stomaco alla gola; il curatore di anime che si intromette con disquisizione pseudopsicologica (da genuino autodidatta, presumo, visti gli sproloqui che infarciscono il suo delirante scritto) nell’attività consiliare di una giunta democraticamente eletta da cittadini liberi, accusandoli di operare in modo contrario all'”etica generale” (la sua, presumo), con affermazioni qualunquistiche e scientificamente prive di fondamento, con la sua rilettura della storia tipica dell’uomo qualunque o del prelato “In altre faccende affaccendato”.
    La sua frase di detta ai consiglieri: “Hanno parlato mai con serietà, con persone omosessuali per coglierne l’angoscia e la disperazione che spesso le intridono?” io la faccio a lui e aggiungo: e lei, ha mai parlato con queste persone, con serietà, senza accorgersi che l’eventuale “angoscia e disperazione” di queste persone nasceva dal suo disprezzo per loro, per la sua condanna, che stride con i precetti che lei dovrebbe ben conoscere di amore indistinto e indiscriminato per il prossimo?
    Le anime non hanno sesso, caro il mio prelato, si occupi di quelle e lasci in pace le persone oneste ch hanno il diritto di vivere come vogliono il loro amore e la loro sessualità; semmai cominci, con lo stesso fervore, a condannare i tanti suoi colleghi pedofili.

  • Spendo due parole per un uomo che non c’è più,ma che sicuramente merita la stima delle persone,invece che una valanga di calunnie.
    Premetto che nonostante sia eterosessuale e cattolico,ho amici omosessuali e non nutro nessun sentimento,nè di odio,nè di compassione per loro,penso che siano persone come me.
    Se il buon senso regnasse di più in questa società,probabilmente non saremmo alla deriva come oggi,a chi si rivolge alla chiesa nominando i preti pedofili,dico che si guardi per sè stesso,perchè non tutti i sacerdoti sono corrotti,sia nella società laica che in quella cattolica esistono parti deviate e questa è la realtà dei fatti,non si può generalizzare.
    Il vescovo era un uomo che almeno prendeva una posizione e non mi sembra che la dasse con disprezzo,è chiaro che secondo la dottrina della chiesa,il matrimonio essendo un sacramento non si estenda alle unioni gay,questo fa parte della dottrina della chiesa,non mi sembra siano condannate le unioni gay in modo discriminatorio,c’è da stare piuttosto attenti a chi,usa queste differenze per annullare la chiesa stessa,secondo me non si deve mai urlare allo scandalo indicando una persona che esprime il proprio punto di vista,in fondo siamo un popolo di pecore,abbiamo lasciato fare la classe politica ciò che voleva e ci si scandalizza tanto se un rappresentante della chiesa pensa che l’aborto,l’eugenetica e le unioni gay debbano stare fuori dal sacro?Ma fatemi il piacere signori,altrimenti si rasenta l’ipocrisia.
    Che poi i politici o rappresentanti stessi della chiesa si siano messi a ridere,forse appartengono a quella percentuale di persone che non possiedono nè valori morali nè civili,è probabile che avrebbero avuto molto da imparare da questa persona.
    Ah dimenticavo,quando si dice che è la chiesa che ha determinato l’odio per le persone omosessuali in Italia e nel mondo,mi vien da ridere,sono lo stesso tipo di persone che hanno riso alle dichiarazioni del vescovo che in Italia e nel mondo hanno interesse a creare divisioni fra i popoli che determinano ogni giorno la cosiddetta “diversità” e le divisioni fra la gente.
    Meglio un uomo che assume una posizione,piuttosto che uno che non l’assume affatto,si fa presto a criticare.

Il blog di Antonio Tombolini

Antonio Tombolini

Get in touch