Il blog di Antonio Tombolini

Risposta aperta (e quanto!) alla lettera aperta che mi ha scritto Malvino

R

Caro Luigi,
Lascia che ti dica intanto (spero che la cosa non ti sorprenda, né ti addolori troppo) che sì, quell’omelia mi era proprio – a-hemsfuggita, lo confesso.
Non avevo dubbi invece che a te non sarebbe sfuggita affatto. Ma questo è un altro discorso, e magari sarà l’oggetto di una mia lettera aperta a te. Qui mi tocca stare al ruolo che mi tocca, quello di chi a domanda (da persona gradita e stimata assai, e questo ti è noto) risponde.
Riconoscerai con me, credo, che connotato essenziale (quanto meno fenomenologicamente parlando, per quanto si tratti a mio avviso di carattere costitutivo ontologico, ne potremo discutere) dell’essere cattolico – aldilà e prima ancora dell’adesione a dogmi e precetti – è il disporre, sempre e comunque, di una scappatoia. Volendo volare basso, e far comprendere per analogia, è un po’ il discorso Costituzione formale vs. Costituzione materiale su cui si gingillano i costituzionalisti (e su cui pascolano i potenti) nostrani. Ecco, quella cosa lì lo Stato italiano la deve – tra le tante – alla Chiesa Cattolica. La cosa tuttavia ha anche un suo coté nobile, è in grado anche di volare alto, come il vangelo in più punti dimostra. Mi basti citarne uno:

Gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio. Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più» (Giovanni 8:4-11)

(Per inciso: mi piacerebbe discutere con te di quell’enigma di Gesù che per tutta risposta si mette a scrivere col dito in terra, ma sarà forse anche questo, se ti piacerà, argomento di un’altra conversazione.)
Ti dico questo, caro Luigi, perché è una cosa che a mio avviso ti sfugge, e rischia di rendere innocua, troppo innocua la tua polemica anticattolica. E in quanto innocua sterile, incapace di generare cambiamento, foss’anche nel senso di quanto tu auspichi: meno pecore, meno pastori, più uomini liberi.
Mi fai l’onore, da tempo, di annoverarmi tra le menti libere (libere, più che adulte, che a questo connotato di adulto non ci ho mai tenuto granché: sarà perché quand’ero vicepresidente dell’Azione Cattolica a Roma, lo ero in rappresentanza dei ragazzi, e accanto me sedeva tale Rosi Bindi, in rappresentanza, ella sì, invece, proprio degli adulti) benché cattoliche.
Mi fai però il torto (non a me, ma ai cattolici liberi, quelli che ci sono) di pretendere di inchiodarmi alla norma con la semplice citazione di un dogma, di un canone, di un precetto: non funziona così in Santa Madre Chiesa, Malvino mio.
E tu stesso, con la tua vasta (e da me sinceramente invidiata) frequentazione di testi e fonti, dovresti ben saperlo: non v’è corpo normativo più elastico, trascurabile ed eludibile di quello che adotti come suo principio la leviatanica pretesa di regolamentare ogni singolo caso. E l’approccio casistico, se c’è, c’è proprio per consentire a ciascun caso in concreto di poter dimostrare la propria irriducibilità alla fattispecie normativa corrispondente. Vero, le gerarchie ecclesiastiche lo misero a punto per meglio tutelare se stesse e i propri privilegi, e meglio opprimere i poveri cristi. Ma gli strumenti spesso fuggono di mano ai loro creatori, e gli si rivoltano perfino contro, e così accade oggi a Papi e Vescovi, sgomenti nell’assistere impotenti alla crescente irrilevanza – presso gli stessi fedeli, prima ancora che per il mondo! – dei loro antistorici, e sempre più isterici (eziologicamente isterici, ritengo), proclami.
Talché (torniamo a bomba) la struttura tipica della norma cattolica non è mai un perentorio “O fai così o sei fuori dalla Chiesa”, ma è sempre (potrai facilmente verificarlo se vorrai in una visione sinottica delle fonti) un “O fai così o sei fuori dalla Chiesa, a meno che…”, dove è proprio quell’a meno che a connotare in senso cattolico la proposizione. Se vuoi ciò è dimostrato anche storicamente dal fatto che mentre il contenuto positivo della norma-precetto mostra di risentire, eccome, degli insulti del tempo che passa, cambiando e spesso giungendo a proposizioni opposte a quelle originarie (e qui di nuovo tu, abbagliato dal falso bersaglio che ti si prospetta, a questo indirizzi – facendo valere il principio di non contraddizione – la tua vis polemica), la parte stabile, l’ubi consistam perenne immutabile e duraturo di ogni precetto cattolico risiede proprio in quel “a meno che…”. Ed è nell’invenzione di quel a meno che che risiede perfino la radice del potere mondano della Chiesa cattolica, la sua flessibilità, che è il segreto della sua durata.
(Di nuovo per inciso: che il pontefice attuale non capisca questo, che non capisca che irrigidirsi significa condannarsi alla progressiva insignificanza, è solo uno dei tanti indizi della sua – sia detto in senso tecnico – ignoranza).
Prendiamo dunque – alla luce di quanto sopra – il toro più ansimante e minaccioso per le corna, il dogma della infallibilità del Papa: dogma, per un cattolico, vuol dire che se non ci credi non puoi definirti tale. E dove la troviamo qui la scappatoia?
Già. Epperò… ma siamo sicuri che l’infallibilità è del Papa? E cosa è infallibile del dire di un Papa? In quel che dice in un’omelia? No di certo. Quando parla ex-cathedra? Sì, esatto, ma… ecchevvordì? Come si fa a capire quando sta parlando ex-cathedra e quando no? Mette una sigla? Scorre un avviso in sovrimpressione? Macché… allora quando scrive Encicliche? Bah, neanche. Andiamo alle fonti, magari ci aiutano a capire:

891 “Di questa infallibilità il romano Pontefice, capo del collegio dei vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio, quando, quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli, che conferma nella fede i suoi fratelli, proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale. . . L’infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel corpo episcopale, quando questi esercita il supremo Magistero col successore di Pietro” soprattutto in un Concilio Ecumenico [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 25; cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm. , 3074]. Quando la Chiesa, mediante il suo Magistero supremo, propone qualche cosa “da credere come rivelato da Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10] e come insegnamento di Cristo, “a tali definizioni si deve aderire con l’ossequio della fede” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 25]. Tale infallibilità abbraccia l’intero deposito della Rivelazione divina [Cf ibid]. (dal Catechismo della Chiesa Cattolica)

In quell’omelia, in quel decreto, in quell’Enciclica erano presenti tutti i requisiti di cui sopra? E via a discutere…
Ma concediamo, per amor di approfondimento teorico, che tale infallibilità risieda almeno nelle encicliche, perfino in quelle (assai povere, in verità) dell’attuale pontefice. Come la mettiamo?
Beh, mettiamola così, Malvino: mettiamola che sarebbe interessante fare uno studio delle Encicliche da cui cavare una lista di tutte le affermazioni cui ne corrisponde almeno un’altra che dice l’opposto, del tipo di quelle che tu accenni nella tua lettera: libero arbitrio vs. obbedienza, tanto per dirne una.
Ora cosa ne conclude un povero cattolico, un membro del popolo di Dio che è la Chiesa? Facile: ne conclude che sì, ok, sei infallibile, però oggi ne dici una e domani (e magari anche oggi stesso, nello stesso documento) ne dici un’altra, uguale e contraria, e sei infallibile lo stesso… sai che c’è? Le encicliche le lascio a Malvino, io vedo di fare i conti, se la questione della fede mi sta davvero a cuore, con cose più serie.
Voilà, in un colpo solo quel cattolico (che di essere più o meno adulto realmente se ne frega) si è liberato della tua presa, ma si ritrova anche più solo, con al fianco nessuno, nemmeno tu, che lo pungoli su ciò che conta davvero, seriamente, su ciò che davvero può mettere – e di fatto mette – in crisi ogni giorno la sua fede. Che è sì cattolica, come nel mio caso, vorrei dire storicamente, sociologicamente cattolica, perché sono nato qui, perché ho letto certi libri e non altri ecc… Ma che prima ancora è fede, ovvero è apertura al tema e al problema del divino e dei suoi rapporti e della sua rilevanza con l’umano.
Ecco, sarebbe questa fede – una fede bambina, con tutto l’infantilismo che le è essenziale in quanto fede, se vuoi – che avrebbe bisogno, e perfino desiderio, di confrontarsi con te, con la tua capacità di pensiero libero, profondo, ficcante. Un pensiero che a mio avviso continui a sprecare riversandone ogni energia su uno dei pontefici, l’attuale, più ignorante che la storia della Chiesa abbia mai avuto (di quanto sia impostura il parlare di un Papa teologo in questo caso sappiamo entrambi).

Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! (…) Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito» (Luca 11:46,52)

Con l’affetto che già sai,
Antonio

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  • Antonio, provo a riassumere la tua risposta in una frase: “La vera questione della fede è più intima che mai, e tu da italiano cresciuto in un ambiente cattolico ti riconosci in buona parte dei principi che guidano la chiesa cattolica, senza però cadere vittima degli anacronismi e dell’infallibilismo.”
    Sono corretto?
    Dico la mia: se di fede si tratta, non vedo cosa c’entri l’apparato Chiesa con tutto ciò. Fede è fede, e per noi nati e cresciuti in Italia, ha sicuramente connotazioni “conosciute” e caratteristiche. Però tutto il resto, la Chiesa temporale, i papi e le encicliche… Beh, oggigiorno lasciano il tempo che trovano. Sono ovviamente il parto di una gerarchia che prova a restare in piedi nonostante l’età. C’è riuscita finora, e penso durerà ancora per molto. Ma non me la sento di farmi ingannare, nè penso che altri italiani svegli e in gamba debbano cadere nella stessa trappola.
    Per il resto… Complimenti per la divina padronanza di linguaggio, ti leggo raramente in questa “veste” (da “sfida” retorica, oltre che contenutistica), e ti ammiro molto 🙂

  • Mi è piaciuta la risposta. Ci sarebbe molto da argomentare, ma nei commenti occorre essere brevi e, provocatoriamente, domando: quanto ha senso ancora dirsi “cattolici” alla luce della verità cristiana – per chi ‘vede e crede’ in tale verità? Cattolico è diventanto un termine di appartenenza e ogni appartenenza, e ogni appartenza confina e cela il messaggio evangelico, ch’è universale.
    P.S.
    Riguardo all’«enigma» di Gesù che scrive sulla sabbia, ne ha fatto una splendida lettura René Girard, “La vittima e la folla”, Santi Quaranta, Treviso 1998

  • Gentile Antonio, giungo qui attraverso il blog di Malvino, di cui sono assiduo lettore e del quale apprezzo molte cose, ma in particolare il rigore laico e la scrittura.
    L’impressione, leggendo questa sua ampia replica, è che o a me non è chiaro cosa significhi essere cattolico, cosa pressoché certa, o non è chiaro a lei, cosa invece da ritenersi inverosimile.
    Le sarei veramente grato se volesse, lo dico senza sarcasmo, spiegarmi il significato che lei attribuisce all’essere cattolico, inteso come particolare e specifico modo di essere cristiano.
    A scanso di equivoci io non sono cattolico, e per quanto mi è dato di sapere di lui, non posso dirmi neanche cristiano, nemmeno nella misura in cui il mio agnosticismo mi consentirebbe di aderirvi quale modello filosofico ed etico. Potrei dirmi, con maggiore facilità e con un po’ di humor, malviniano.
    C’é una parte del suo discorso che mi ha colpito particolarmente, quella in cui il cattolico, driblato il magistero della Chiesa e rintuzzato l’anticlericale insolente (con ironia) si trova finalmente solo, solo con se stesso – dico io – e con suoi dubbi.
    Paradossalmente è esattamente la posizione in cui mi sono dovuto adattare a condurre la mia esistenza sino ad oggi, in cui il dubbio è l’unica cosa certa (senza ironia, stavolta). Da non credente ho persino il dubbio che un dio esista davvero.
    Tra me e lei almeno in questo dovrebbero esserci delle differenze e le chiedo: tra i tanti dubbi che ogni giorno mettono in crisi la sua fede, una certezza se la sente di dichiararla?
    Grazie in ogni caso per l’occasione di riflessione.

  • Shakespeare ne aveva giá parlato, di Antonio -love labours lost – Tombolini. Il fatto é che extra ecclesiam nulla salus e quindi le delusioni di pietas e caritas di Antonio sono sanabili solo con il passaggio da cattolico a cristiano. Dove poi ti accorgi di avere valori simili ai mussulmani, agli abrei, ai buddisti e toh´: anche ai socialisti.
    “Fai quello che il prete dice, non quello che il prete fá”, lungi dall’essere una professione di teraipocrisia, é l’insegnamento piu´vero e profondo di Santa Madre Chiesa, che un po´mette le mani avanti, un po´si salva in corner ed un po´- molto – ti rammenta quale sia la sostanza delle cose.
    C’é una massa di persone kantianamente oneste che ama il prossimo, che non fa agli altri quello che etc etc e che mai si sognerebbe di scagliare la prima pietra. (*) I dubbi ci sono perché il catechismo te li ha seminati in testa per farti concentrare su un sacco di questioni che questoni non sono: ammesso e non concesso che Dio esista, chi se ne frega ? cui prodest ?
    L’infallibilitá del Pontefice, Mussolini ha sempre ragione, meno male che Silvio c’é : il potere temporale della Chiesa ha bisogno di dogmi, non certo tu né tanto meno io. Il giorno che
    non avremo piú bisogno delle forme piu´invadenti di di Dio, di Stato di servi o di padroni, forse cominceremo a godercela un po´di piu´e ad apprezzare la vita per quello che é. Non per come qualcun altro ci ha detto che dovrebbe essere. Utopie a parte: vedi come é andata a finire a Francesco d’Assisi che qualche dubbio come Antonio lo provava e qualche aspirazione di cambiamento la aveva.
    (*) I segni di Cristo sulla sabbia: secondo me era un trucco psicologico. Da una parte ti confronto con quesiti legali da cui dipende una vita, metto a nudo la tua anima costringendoti a riflettere sul fatto se sei senza peccato o no: dall’altra non ti do’ nessuna importanza come interlocutore, “nun me te filo pe gnente”. Infatto continuo a scarabocchiare sulla sabbia, come se niente fosse,
    perché non sei tu a dover giudicare il prossimo tuo.
    Sul “va e non peccare piu´” invece si potrebbe elaborare molto ma é fuori seminato e non vorrei mettere sale sulla ferita.

  • Caro Pentolaccia, chiunque tu sia,
    A parte che non mi ricordo di post riguardanti gli interessantissimi argomenti da te citati – e scrivo “interessantissimi” senza ironia -, non é che uno puo´fare a meno di ricordarsi che siamo in uno splendido Paese che dal punto di vista della religione é piú simile all’Iran con i suoi guardiani delle fede, che al resto dell’Europa laica di cui pur facciamo parte.
    Come se questo non bastasse siamo ( beh, sono) ancora in molti a portarsi appresso un pesante bagaglio di domande esistenziali su se e sul come ma spesso anche su perché di questo status “privilegiato”.
    Il fatto che la cosa stia bene e non procuri ambasce ne questioni morali alla maggior parte della gente, che é cattolica apostolica romana, spesso solo sulla carta, é cosa che dovrebbe preoccupare tutti
    molto piú della spero momentanea assenza di donne nude e birra.
    Eh si: perche se per queste ultime due, anche nell’ordine inverso, c’é sempre tempo, al condizionamento mentale, morale e materiale esercitato dallo Stato Cittá del Vaticano sulla maggior parte di noi (beh: voi) ci sono poche e scarse risposte pratiche che non siano quelle di una continua guardia alzata e sempre critica. Come nei due ultimi post di Malvino e di Antonio. Cosa, ovviamente faticosa, che drena energie, ruba tempo a occupazioni piu´socialmente utili come appunto l’interesse per le nuditá dell’altro sesso ( o magari dello stesso sesso, Vaticano permettendo) e della birra.

  • salve,
    arrivo anch’io a questo post condotto dal blog di malvino.
    sono uno di quei (tantissimi ancorché tristi, in fondo) convinti anticlericali che erano molto credenti da piccoli.
    trovo interessante la risposta; naturalmente ha ragione sul fatto che certe critiche sembrano mancare il punto (in realtà centrano altri punti, ché mica ce n’è uno solo!), né dubito che malvino (nel caso presente) lo ignori.
    voltaire (giusto per citare uno qualunque) torna spessissimo sul fatto che gesù non ha mai parlato di trinità, transustanziazione, spirito che procede dal padre e dal figlio e tutte le altre sciocchezze sulle quali da secoli credenti senza fede si scannano (letteralmente) e soprattutto scannano gli altri.
    non sarò certo io a dire che i dogmi sono la vera cosa importante, o che uno andrà all’inferno perché ha calcolato male il numero di angeli che possono stare sulla punta di uno spillo; riconosco nella mia esperienza personale ciò di cui lei parla, quel rimanere soli con sé stessi.
    mi riconosco per esperienza personale in quel rimanere solo coi propri dubbi: da cattolico un tempo*, da panteistagnosico oggi.
    il problema, vale a dire il motivo per cui sto scrivendo questo commento, è che la chiesa quei dubbi li proibisce – non senza lasciare, ovviamente, la scappatoia d’ordinanza: il dubbio è peccato, un peccato perdonabile, ma per cui sentirsi in colpa.
    il fatto è che questo papa – e non mi si dica che è una posizione minoritaria – torna ogni cinque minuti ad affermare che il più grande pericolo (oltre ai preservativi, l’omosessualità e insomma tutte le fisime sessuofobiche che un vecchio monomaniaco non ha evidentemente mai superato) è il nichilismo, dove per nichilismo deve intendersi dubbio che dura più di un istante e non si conclude col pentirsi di aver dubitato; nichilismo al quale portano tante strade che neanche roma: il laicismo, il relativismo, l’uso improprio della ragione.
    presentare il dubbio come debolezza (perdonabile, ovvio) anziché come forza ha proprio questo effetto: lasciare ognuno solo coi propri dubbi, impedire che il dubbio di uno possa parlare col dubbio dell’altro.
    e sentirsi in colpa per il proprio dubbio è il modo migliore per condannare i dubbi degli altri.
    giorgian
    * erano dubbi piccoli, ovviamente: io ero troppo giovane per poter avere sulla coscienza altri peccati che proprio quei dubbi; e infine potrei dire che abbandonai la fede proprio per la superbia di non volerli condannare, quei piccoli dubbi.

  • Prima cosa: vi amo tutti. Poi dicono che su internet si possono fare solo sveltine. Ok.
    Nel merito non aggiungo altro, mi piace stare ad ascoltare un po’ voi, ed altri commenti se ne arriveranno. Voglio solo appuntarmi una cosa che ritengo fondamentale, da quel che dice Giorgian qui sopra:
    “a chiesa quei dubbi li proibisce – non senza lasciare, ovviamente, la scappatoia d’ordinanza: il dubbio è peccato, un peccato perdonabile, ma per cui sentirsi in colpa.”
    Ecco, il senso di colpa: questo è il punto chiave. Sbarazzarsi del senso di colpa, senza di quello né la Chiesa né altri hanno possibilità di oppressione spirituale. E la mia domanda è: ha senso una fede, e magari una fede cristiana, e magari una fede cattolica, *che non contempli* il senso di colpa? E’ cioè ipotizzabile un concetto di “peccato” che sia più nel senso dell'”errore” da correggere che non nel senso della “colpa” da punire?
    Provai a far partire qualche pensiero perfino qui su questo tema, ma l’ho colpevolmente abbandonato 🙂
    http://antoniotombolini.simplicissimus.it/2005/11/e_si_accorsero_che_erano_nudi_.html
    Nel frattempo ho scoperto uno che – in chiave psicoanalitica – aveva interpretato l’episodio di Genesi esattamente come me. Si tratta di uno “fuori dal giro” naturalmente, e dimenticato, ma che varrebbe la pena rileggere senza i paraocchi della pubblicistica demonizzante: Otto Gross, Zur funktionellen Geistesbildung des Revolutionärs.

  • Ma perche’ parlare di peccato quando questo termine si porta addosso un fardello enorme. Lasciamo il fardello e lasciamo la parola e cominciamo a parlare di responsabilita’. Questo e’ un termine che mi piace.
    Ma ancora e sempre non capisco perche’ ti ostini a dichiararti cattolico cristiano.
    Mi spieghi perche’ farmi vomitare addosso e magari anche a mio figlio il catichesmo con i suoi peccati, sensi di colpa, peccato originale, confessione (usanza barbara all’inverosimile) e qualche predica annacquata per poi ritrovarsi “anche più solo, con al fianco nessuno”.
    Se poi dobbiabo leggere di scritture sulla sabbia o altro ancora possiamo farlo da noi parlandone con gli amici e forgiando la nostra coscienza da persone libere senza nessuno che ci vomiti addosso le sue verita’.

  • Aridaje co´sta Genesi! su Otto Gross giuochi in casa e la sua sorte mi ha sempre ricordato quella infelice di Dino Campana: la societá ufficiale che emette sentenze e relega persone di genio non conforme in manicomi o nelle pieghe della storia. Comunque: la societá ufficiale e proprio quella che si intromette e decide – vorrebbe decidere – dove devi stare. Per farla brev la mia risposta a te é : no assolutamente no.
    Tutto il marchindrippo del potere temporale della Chiesa si basa sul (tuo/nostro) senso di colpa. Tanto é vero che il peccato é “originale”.
    Quindi una fede cattolica che voglia liberarsi delle sue origini di peccato e quindi del senso di colpa é una contraddizione in termini. Tanto é vero che anche i protestanti, pur ribellandosi e criticando, lo hanno poi mantenuto o sostituito con atteggiamenti equivalenti (la grazia, gli eletti e baggianate varie).
    Perche ? `ma é semplice: come fai a tenere uno alla catena che é libero, che non prova sensi di colpa e non si vergogna di essere nudo, né di essersi mangiato il frutto della conoscenza e magari di essersi fatto – loro si – una sveltina sotto il suindicato albero ?
    Secondo me é tutta una trappola intellettuale (pensa alla confessione! dai!…) per controllare e tenere a bada gente
    di temperamento focoso e mediterraneo, che sinnó continuava a beve, magná, scopá e allegramente sgozzarsi l’un l’altro /altra, a seconda dei casi.
    Ma visto che viviamo nel 2009 e la frittata é fatta, mi piace la risposta di Isacco – che ad occhio e croce tanto entusiasta del cattolicesimo non mi sembra – : usiamo quel po´di ragione che abbiamo e ricominciamo dal “cielo stellato sopra di me” e responsabilitá varie
    personali.
    Ricominciamo troisianamnete da tre e mettiamoci in testa che Adamo ed Eva né peccarono né commisero colpe: non sapevano neanche la differenza tra nudi e vestiti, figurati se potevano mai voler trasgredire. “Pore creature”, come i croati del Giusti: strumenti ciechi di occhiuta rapina che loro non tocca e forse non sanno”.
    E se qualcuno si scandolezza per quell’ “occhiuta rapina” sappi che non é rivolto all’ essere perfettissimo creatore del cielo e della terra ovemai esista, ma a chi ha sistematizzato e volto a proprio vantaggio un sacco di storie e leggende dei tempi dei nostri progenitori.

  • Caro Antonio mi sembra che nel il dialogo tra te e Malvino vi unisca la contestazione – laica – dell’ingerenza ecclesiastica nel mondo politico, e vi divida, invece, il segno tracciato per terra da Gesù…
    Inosomma, vi unisce la Religione, vi divide la fede.
    Tu vieni dalla tradizione degli “obbedienti in piedi”. Oggi si va verso la disobbedienza in ginocchio. Non è il caso di Malvino. Parlo di ben altri personaggi. Veline incluse.
    ps. Mi sono sempre dimenticato di inserirti nel blogroll, cosa che farà immediatamente.
    Ciao
    Ale

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